Il governo degli imputati, dei condannati e dei camorristi: cosa dice la fedina penale dei nostri ministri

Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività resistere, resistere, resistere come su una irrinunciabile linea del Piave.

Con queste parole il 12 gennaio 2002 Francesco Saverio Borrelli, allora a capo della Corte d’Appello di Milano, apriva l’anno giudiziario, la prima dall’inizio del governo Berlusconi secondo (eletto nel maggio 2001). Oggi più che mai quanto disse Borrelli appare tristemente vero.

L’Italia è oggi guidata da una cricca di persone che definire statisti significherebbe insultare chi per l’Italia ha combattuto ed è morto (a cominciare da un Matteotti a caso e via a venire ai giorni nostri).

Sappiamo tutti che abbiamo un Presidente del Consiglio pluri-indagato, che non riesce a farsi assolvere, visto che crea su se stesso delle leggi a suo uso e consumo. Un premier che ha fatto del piano di rinascita democratica della loggia massonica sovversiva P2, cui era iscritto, il suo programma di governo, non ultima la separazione delle carriere dei magistrati, spettro del controllo che il governo vorrebbe avere sui pm.

Oggi scopro però scopro una cosa meravigliosa: un sottosegretario (Cosentino, nato a Gomorra) è accusato da ben cinque pentiti di essere affiliato al clan camorristico dei Casalesi, o meglio di essere a loro disposizione. Senza contare le parentele acquisite che lo legherebbero ai Casalesi. Insomma, mentre lo Stato dice di voler combattere la camorra e manda l’esercito, al ministero dell’economia un tizio “particolare” se ne sta comodamente seduto come sottosegretario, mica come addetto alle pulizie. La cosa è, al minimo, incoerente. Giustamente Maroni afferma che la lotta alla mafia si fa in silenzio, talmente in silenzio che i media ci ricordano solo delle stragi, ma non che nel governo c’è qualcuno accusato di essere colluso con i camorristi, e perfino legato da parentela. Ecco, questo è il silenzio della lotta alla mafia.

Cosentino si aggiunge alla lista dei ministri opachi che ho stilato tempo addietro, e che vengo qui a ricordare.

Abbiamo ministri condannati o indagati, alcuni per vilipendio della Costituzione (un Bossi a caso), sulla quale hanno poi giurato, altri per corruzione o reati assimilabili (Calderoli, Fitto, Matteoli).

Abbiamo ex soubrette come ministre (Carfagna).

Abbiamo la Prestigiacomo ministro dell’ambiente (la famiglia Prestigiacomo possiede industrie petrolchimiche, che sono notoriamente amiche dell’ambiente, e quindi quando dice in tema d’ambiente l’Europa dà i numeri, non è in conflitto di interessi).

Abbiamo un ministro della Salute (Sacconi), la cui moglie è ai vertici di Federfarma.

Fra i parlamentari della maggioranza ve ne sono svariati condannati in primo secondo o terzo grado per i più svariati reati, dalla corruzione fino a reati legati alla mafia (Cuffaro, Dell’Utri, per citare uno degli amicississimi di Berlusconi imputati o condannati). Anche il PD, va detto, da questo punto di vista non scherza.

La corruzione in politica dilaga, e neppure il più naturale rimedio alla stessa funziona: i politici italiani sono infatti i più pagati d’Europa, eppure continuano a farsi corrompere, mostrando un’avidità fuori dal Comune (e dalla Regione, dagli ospedali e delle pompe funebri, solo per citare gli ultimi casi di tangenti venuti a galla)

Ritornando alla citazione di Borrelli, basta vedere queste poche notizie riguardanti le persone che guidano il Paese per capire che l’imperativo categorico è proprio “resistere, resistere, resistere”. Come notato da .mau., Sandro Bondi (uno dei ruffiani di Berlusconi, divenuto ministro dei Beni culturali, mica un comunista a caso) ha implicitamente ammesso che in Italia la democrazia è in pericolo. Vediamo:

Il ministro Sandro BONDI (…) esprime la convinzione che la cultura sia legata sia allo sviluppo economico che alla democrazia. Aggiunge, a tal proposito, che il mercato librario italiano e quello dei giornali (…) è sostenuto da una piccola parte dei cittadini. Evidenzia quindi che solo una piccola parte della popolazione si occupa di cultura e ciò si riverbera sulla democrazia.

Insomma, democrazia significa, fra le altre cose cultura, ma la cultura (il cui simbolo è certamente il libro) è sostenuta solo da una piccola parte dei cittadini. Bondi, insomma, ha detto che gli italiani sono perlopiù ignoranti e per questo hanno scarsa confidenza con il valore della democrazia (un valore che, ricordo, va difeso quotidianamente, essendo una conquista, per di più recente).

Per tutti questi motivi (e concludo) non posso fare a meno di invitare il Partito Democratico a “resistere, resistere, resistere” al fine di impedire che la Costituzione finisca nelle mani di Pecorella, deputato-imputato avvocato del capo (pluri-imputato) di un governo composto da imputati, condannati, soubrette e industriali in conflitto di interesse. Sarebbe l’ennesimo smacco a quel residuo di democrazia che rimane a questo Paese.

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9 Comments

  1. Io non farei tanto affidamento sul Partito Democratico…
    Comunque, è vero che gli italiani hanno scarsa (per non dire inesistente) cultura democratica (colpa anche della scuola): infatti pur essendo QUASI TUTTI a conoscenza dell’esistenza dei conflitti d’interesse, QUASI NESSUNO sembra coglierne le conseguenze!

  2. Io non farei tanto affidamento sul Partito Democratico…
    Comunque, è vero che gli italiani hanno scarsa (per non dire inesistente) cultura democratica (colpa anche della scuola): infatti pur essendo QUASI TUTTI a conoscenza dell’esistenza dei conflitti d’interesse, QUASI NESSUNO sembra coglierne le conseguenze!

  3. Neanche io, ma da quando ho preso coscienza ho notato che in politica, più che cercare il meglio, va cercato il meno peggio. Insomma questo passa il convento, aspettando tempi migliori.

    Quanto all’inesistente cultura democratica, io sarei tentato di radicalizzare il discorso per dire che QUASI TUTTI gli italiani vivono in una sorta di apatia. Qua ci soffiano via la libertà da sotto il naso e non ce ne accorgiamo.

  4. Neanche io, ma da quando ho preso coscienza ho notato che in politica, più che cercare il meglio, va cercato il meno peggio. Insomma questo passa il convento, aspettando tempi migliori.

    Quanto all’inesistente cultura democratica, io sarei tentato di radicalizzare il discorso per dire che QUASI TUTTI gli italiani vivono in una sorta di apatia. Qua ci soffiano via la libertà da sotto il naso e non ce ne accorgiamo.

  5. Ma forse per apprezzare la libertà bisogna sapere che cosa farsene… forse gli italiani non sono mai veramente usciti dallo status di sudditi per diventare veri cittadini. A me più che apatici sembrano acritici, cioè restii a ragionare in modo autonomo (eredità cattolica?)

  6. Ma forse per apprezzare la libertà bisogna sapere che cosa farsene… forse gli italiani non sono mai veramente usciti dallo status di sudditi per diventare veri cittadini. A me più che apatici sembrano acritici, cioè restii a ragionare in modo autonomo (eredità cattolica?)

  7. Per quanto mi riguarda sono sia apatici e acritici.

    Un po’ la mancanza di fiducia nelle istituzioni, che nella storia d’Italia non sono state mai granché illuminate, un po’ la lontananza da quei centri più liberali dell’Europa continentale, certo il potere temporale della Chiesa ha contribuito a creare questa cappa che ha fatto credere alle persone che non sono in grado di pensare perché ci sono persone in contatto con autorità superiori (la divinità – quando non sono esse stesse le autorità superiori) e che quindi hanno l’autorità di pensare anche per loro (in parole povere, la commistione fra potere politico e potere religioso che esisteva nelle civiltà antiche). Insomma, i fattori che hanno degenerato la coscienza di molte persone sono tantissimi. E chi è oggi al potere ha capito che è conveniente andare avanti per questa strada, tanto che oggi vediamo gente con un background per lo meno dubbio decidere della vita di persone che non si sognerebbero di rubare caramelle in un supermercato.

    In questo senso io vedo il Paese in pericolo, non tanto ora, quanto in futuro. Il sistema corrente, basato sulla corruzione e sull’illegalità-o-quasi, supportato dall’apatia e dalla acriticità della gente, non si può autoalimentare, perché indebolisce le sue stesse fondamenta.

    Oggi siamo in una crisi economica che non fa altro che aggravare la situazione italiana, la cui è ferma da ben prima del mese scorso, e rischiamo di non uscirci. Ed è in momenti come questo che le organizzazioni di estrema destra trovano buon gioco, perché il pericolo del portafoglio vuoto sveglia pure i più apatici, i quali, tuttavia, non perdono la propria acriticità. Se non riusciamo ad avere un buon governo (che per forza di cose deve essere eletto da una buona base elettorale – ogni organizzazione ha il governo che merita, si dice), avremo davanti due situazioni simili a precedenti storici: o la Francia dopo le dimissioni di Daladier, quando le forze antifasciste si unirono per arginare il pericolo antidemocratico, o la Germania o l’Italia di Hitler e Mussolini, dove i fascisti giunsero al potere.

    A giudicare da come stiamo messi oggi, ci avviamo (di nuovo) verso la seconda ipotesi, visto che le forze di opposizione sono divise e non battono a tamburo sui pericoli che corriamo per risvegliare le coscienze.

    Di una cosa sono abbastanza certo: che questo scenario avverrà, se avverrà, dopo Berlusconi e a causa di cosa Berlusconi lascerà in eredità. In questo senso lo si può vedere come un Giolitti.

    Mio malgrado l’unica forza politica che ha fatto di questo tema il proprio programma è l’Italia dei Valori, e la speranza rimane accesa anche grazie al recente gradimento che riscuote fra gli italiani, che supera di gran lunga anche il PD. Forse questa è la scossa che serve a riportare il PD in carreggiata e fargli combattere la deriva che la destra sta generando (volontariamente o meno non lo so, probabilmente lo fanno “solo” per affari più che per un preciso quadro politico).

    Ecco, mi hai fatto divagare e praticamente ci ho scritto un altro post. Magari prima o poi lo sviluppo. Grazie mille. 🙂

  8. Per quanto mi riguarda sono sia apatici e acritici.

    Un po’ la mancanza di fiducia nelle istituzioni, che nella storia d’Italia non sono state mai granché illuminate, un po’ la lontananza da quei centri più liberali dell’Europa continentale, certo il potere temporale della Chiesa ha contribuito a creare questa cappa che ha fatto credere alle persone che non sono in grado di pensare perché ci sono persone in contatto con autorità superiori (la divinità – quando non sono esse stesse le autorità superiori) e che quindi hanno l’autorità di pensare anche per loro (in parole povere, la commistione fra potere politico e potere religioso che esisteva nelle civiltà antiche). Insomma, i fattori che hanno degenerato la coscienza di molte persone sono tantissimi. E chi è oggi al potere ha capito che è conveniente andare avanti per questa strada, tanto che oggi vediamo gente con un background per lo meno dubbio decidere della vita di persone che non si sognerebbero di rubare caramelle in un supermercato.

    In questo senso io vedo il Paese in pericolo, non tanto ora, quanto in futuro. Il sistema corrente, basato sulla corruzione e sull’illegalità-o-quasi, supportato dall’apatia e dalla acriticità della gente, non si può autoalimentare, perché indebolisce le sue stesse fondamenta.

    Oggi siamo in una crisi economica che non fa altro che aggravare la situazione italiana, la cui è ferma da ben prima del mese scorso, e rischiamo di non uscirci. Ed è in momenti come questo che le organizzazioni di estrema destra trovano buon gioco, perché il pericolo del portafoglio vuoto sveglia pure i più apatici, i quali, tuttavia, non perdono la propria acriticità. Se non riusciamo ad avere un buon governo (che per forza di cose deve essere eletto da una buona base elettorale – ogni organizzazione ha il governo che merita, si dice), avremo davanti due situazioni simili a precedenti storici: o la Francia dopo le dimissioni di Daladier, quando le forze antifasciste si unirono per arginare il pericolo antidemocratico, o la Germania o l’Italia di Hitler e Mussolini, dove i fascisti giunsero al potere.

    A giudicare da come stiamo messi oggi, ci avviamo (di nuovo) verso la seconda ipotesi, visto che le forze di opposizione sono divise e non battono a tamburo sui pericoli che corriamo per risvegliare le coscienze.

    Di una cosa sono abbastanza certo: che questo scenario avverrà, se avverrà, dopo Berlusconi e a causa di cosa Berlusconi lascerà in eredità. In questo senso lo si può vedere come un Giolitti.

    Mio malgrado l’unica forza politica che ha fatto di questo tema il proprio programma è l’Italia dei Valori, e la speranza rimane accesa anche grazie al recente gradimento che riscuote fra gli italiani, che supera di gran lunga anche il PD. Forse questa è la scossa che serve a riportare il PD in carreggiata e fargli combattere la deriva che la destra sta generando (volontariamente o meno non lo so, probabilmente lo fanno “solo” per affari più che per un preciso quadro politico).

    Ecco, mi hai fatto divagare e praticamente ci ho scritto un altro post. Magari prima o poi lo sviluppo. Grazie mille. 🙂

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