In Abruzzo il PdL vince per abbandono da parte del PD: i democratici non possono più attendere

Pare abbastanza chiaro che il PdL, in Abruzzo, abbia vinto per abbandono del campo da parte del centrosinistra. Infatti, posto che hanno votato 180mila persone in meno rispetto al 2005:

  • Nel 2005 FI+AN presero circa 200mila voti, nel 2008 il PdL ne ha presi 191mila;
  • Nel 2005 l’UDC1 e gli altri partiti del centrodestra presero 100mila voti, nel 2008 circa 70 mila;
  • Nel 2005 DS+Margherita presero circa 260mila voti, nel 2008 il PD ne ha presi 106mila;
  • Nel 2005 l’IdV prese 20mila voti, nel 2008 80mila;
  • Nel 2005 tutti gli altri partiti di centrosinistra presero 170mila voti, nel 2008 circa 70mila;
  • A livello di presidenti, Costantini ha preso 200mila voti in meno rispetto a Del Turco;
  • Chiodi, invece, ne ha presi 20mila in meno rispetto a Pace.

Incrociando questi risultati con quelli delle politiche 2008 in Abruzzo, notiamo che il PdL perde 7 punti percentuali (riguadagnati però da una lista civica non presente in precedenza), il PD ne perde 13 che non possono certo essere compensati dagli 8 guadagnati dall’IdV (gli altri partiti, invece, rimangono più o meno sugli stessi livelli delle politiche).

La colpa della sconfitta, quindi, si direbbe essere tutta in casa del centrosinistra, più che un merito del centrodestra. Viene da chiedersi perché.

La differenza di programma fra i due partiti (PD e IdV) è enorme. L’Italia dei Valori ha un punto fermo nel suo programma, ovvero la legalità, e in Abruzzo, regione dello scandalo, è un argomento che fa certamente presa.

Il Partito Democratico, al contrario, non ha alcun punto fermo nel suo programma: non passa giorno che si scopra che un esponente del PD sia invischiato in qualche scandalo giudiziario; abbiamo i Latorre che passano i pizzini agli esponenti dell’opposizione; il partito non riesce a trovare una collocazione in Europa; un giorno dice di voler fare opposizione, il giorno dopo di voler collaborare con Berlusconi, eccetera.

Generalizziamo un po’: al momento di votare, voi scegliereste un partito che dice “Per noi è bianco” o un partito che dice “Per noi è bianco, ma anche nero”?

Dare la colpa della sconfitta del PD a qualcuno esterno (Di Pietro, nella fattispecie) è troppo comodo e indice di miopia politica. Il PD ha troppe questioni aperte al suo interno e pochi o nessun punto fermo. Chi non voleva votare a destra aveva come alternative o il voto a Di Pietro o il non voto.

Il Partito Democratico, per tornare a vincere, deve risolvere le questioni al proprio interno, dare una risposta alla domanda “Perché il cittadino dovrebbe votare per noi?” che sia più chiara di “Perché siamo riformisti” o “Perché Veltroni è amico di Obama”. L’alternativa è venire cannibalizzati dalle azioni opposte di Di Pietro e di Berlusconi, che pur con intenzioni diverse, hanno il medesimo risultato: meno voti per i democratici.

Fonti: Regionali 2008, Politiche 2008, Regionali 2005.

  1. che nel 2008 non ha sostenuto Chiodi, ma è stato egregiamente sostituito da una lista civica []
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4 Comments

  1. Triste ma vero, il Pd è talmente idiota da prendersela con Di Pietro. Bisognerà inventare nuovi insulti per descriverne la stupidità o finiremo a tirare ai carissimi leader ‘democratici’ delle paia di scarpe? Ci pigliano in giro persino sul Tg4, qui finisce che Berlu a 120 anni sarà ancora in pista..

  2. Triste ma vero, il Pd è talmente idiota da prendersela con Di Pietro. Bisognerà inventare nuovi insulti per descriverne la stupidità o finiremo a tirare ai carissimi leader ‘democratici’ delle paia di scarpe? Ci pigliano in giro persino sul Tg4, qui finisce che Berlu a 120 anni sarà ancora in pista..

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