Conflitto di interessi: in Thailandia si protesta, in Italia si dimentica

Come in molti sapranno, la Thailandia sta vivendo giorni convulsi: le opposizioni hanno bloccato per protesta l’aeroporto internazionale di Bangkok, chiedendo nuove elezioni. Anche se da noi se ne parla poco, complice anche l’attacco terroristico di Mumbay, la situazione è talmente simile a quella italiana che diventa doveroso parlarne. Cercando di non disperarsi dalla vergogna.

Un po’ di storia recente della Thailandia: nel 2001 un magnate delle telecomunicazioni (televisioni e squadra di calcio inglese comprese) diventa Primo Ministro della Thailandia. Si chiama Thaksin Shinawatra.

Questo signore nel 1994 decide di scendere in campo, si butta in politica e diventa ministro degli esteri. Nel 1996 il Parlamento viene sciolto e si va a nuove elezioni, che il partito di Thaksin perde di brutto. Nel 1998 fonda un nuovo partito (chiamato grossomodo “I Thailandesi amano i Thailandesi” – TRT) e nel 2001 vince le elezioni. Nel frattempo viene processato a causa del suo conflitto di interessi, ma viene assolto (si scoprirà poi che aveva corrotto i giudici).

Il suo governo sarà definito, fra le altre cose, come corrotto, autoritario, demagogico, pieno di conflitti di interessi, permissivo sull’evasione fiscale, approfittatore di cavilli legali o di veri e propri buchi legislativi (varerà anche una specie di legge Tremonti1) e ostile nei confronti della libertà di stampa.

Vi sembra di notare qualche analogia con qualche Paese europeo?

Nel 2006, però, i militari decidono di averne le scatole piene di questo regime corrotto, autoritario, pieno di conflitti di interesse, etc., e depongono Thaksin, mettendo tra l’altro al bando il suo partito. Dopo un anno i militari restituiscono il potere al popolo e si tengono nuove elezioni, che vengono vinte da una coalizione di partiti (formata, tra gli altri, dai fuoriusciti del TRT), che eleggono premier Samak Sundaravej. Poche settimane più tardi (siamo agli inizi del 2008), Thaksin ritorna trionfante in Thailandia (salvo poi finire nuovamente sotto processo per vari reati), visto che il nostro eroe continua ad avere un forte consenso2. Pochi mesi dopo Samak viene cacciato via per la solita “bazzecola” del conflitto di interessi. Al suo posto finisce Somchai Wongsawat, guarda un po’ il caso, cognato di Thaksin. E riscoppiano le proteste delle opposizioni, che, a quanto pare, non vogliono conflitti di interessi fra affari a politica.

In Thailandia, insomma, il conflitto di interessi non sembra essere un argomento tabù come in Italia, visto che ha causato, come è ovvio, varie mostruosità e distorsioni nella politica thailandese (a cominciare dalla corruzione e dall’evasione fiscale che, non fa mai male ricordarlo, sono modalità soft di rubare soldi ai cittadini).

In Italia, se qualcuno si azzarda a parlare di conflitto di interessi, viene bollato come giustizialista, persecutore di probi cittadini, comunista (o quanto meno liquidato con un ipocrita «non sono questi gli interessi della gente»), mentre invece si tratterebbe di una grande conquista liberale, visto che il conflitto d’interessi è il vero cancro della democrazia3. Se abbiamo un governo che aiuta prima le imprese che le famiglie4 e che tenta ogni due giorni di salvare i grandi bancarottieri e falsificatori di bilanci, piuttosto che ridare delle regole alla finanza, come ci si aspetterebbe dopo che la finanza selvaggia ha scatenato la crisi che stiamo vivendo, forse forse il problema è anche dovuto al fatto che, più che un governo (Berlusconi, dopotutto non è l’unico dei ministri ad essere imprenditore, parente o amico di imprenditori), trattasi di una diramazione del mondo degli affari, che ormai pervade la destra come la sinistra (vedasi il caro vecchio Minimo D’Alema e le intercettazioni con i furbetti del quartierino).

Se sui giornali leggo notizie delle proteste in Thailandia, un certo senso di vergogna lo provo. Forse per questo in tv ne parlano poco. E soprattutto dimenticano Thaksin, (ex) premier, magnate delle tv, indagato per corruzione giudiziaria ed evasione fiscale. Qualcuno potrebbe notare qualche somiglianza.

  1. Per chi non la conoscesse: nel 1994 (ma anche successivamente, sempre con Berlusconi e Tremonti) il governo Berlusconi I emanò una legge che prevedeva agevolazioni fiscali per chi effettuava un certo tipo di investimenti; Mediaset, azienda di Berlusconi, chiese al governo, guidato da Berlusconi (voi ci vedete un leggero conflitto di interessi?) se l’acquisto di film fosse un investimento previsto dalla legge. A leggere il testo (articolo 3) si direbbe di no, ma il governo rispose di sì, e Mediaset risparmiò qualche centinaio di miliardi di lire in tasse (sottratte, quindi alla collettività, quindi a noi). Qualcosa del genere fece anche Thaksin. []
  2. sarà mica grazie alle sue tv? []
  3. Tra l’altro i conflitti di interessi, nei Paesi comunisti, erano all’ordine del giorno, in un sistema dove lo Stato era tutto, ma questo i berluscones se lo dimenticano. []
  4. Secondo me, se i consumatori non consumano, le imprese producono per niente, quindi che le aiuti a fare? []
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2 Comments

  1. Scrivici un articolo su wikinotizie. E dai, qui sei al tremilionesimo posto tra i siti internet, li saresti al 12millesimo.Da qui chi ti sente?

  2. Scrivici un articolo su wikinotizie. E dai, qui sei al tremilionesimo posto tra i siti internet, li saresti al 12millesimo.Da qui chi ti sente?

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