Ragioni per dire sì a Marino

Oggi si vota per le primarie del Partito Democratico e non nascondo la mia simpatia per Ignazio Marino.

Innanzitutto a votare bisogna andare per le ragioni già sostenute da Alessandro Gilioli.

Poi nasce il problema sul chi votare. Ma voglio essere breve.

Pierluigi Bersani è l’alfiere di Minimo D’Alema (vediamo di non mentire a noi stessi, è così, Bersani lo ha già difeso in ogni possibile sede nonostante l’indifendibilità di baffetto): con Bersani il PD sarà naturalmente portato all’inciucio, perché la filosofia dalemiana vede al centro il potere. È proprio a causa di questa filosofia che il centrosinistra è andato a puttane: l’allargamento dell’alleanza a chiunque, con ali incompatibili, è un’invenzione dalemiana per arrivare al potere con il minimo sforzo. E la stessa strategia del dialogo con chiunque ha portato a parlare anche con un tizio che si poteva e si doveva far fuori già nel 1994 (ma D’Alema non volle, è dimostrato – e non volle neppure negli anni seguenti, a cominciare dal regalone che gli fece con la Bicamerale – e a volerla dire tutta, fra D’Alema e Berlusconi preferisco il secondo, perché almeno Berlusconi al PdL è iscritto). Con Bersani/D’Alema non cambierà nulla: ha pure candidato Bassolino. E infine: come si fa a votare alle primarie un tizio che le primarie vuole abolirle? Se non sei iscritto al PD ma andrai comunque a votare Bersani, caro mio, fatti fare un check-up.

Dario Franceschini è il vicedisastro di Walter Veltroni, l’acerrimo e storico rivale di Minimo. I veltroniani si distinguono per la raccolta del consenso attraverso la spettacolarizzazione e non attraverso i contenuti (Veltroni, ricordiamolo, è l’uomo del “ma anche”, Veltroni sponsorizzò Marrazzo in quanto volto noto, non in quanto politico, tipo Sassoli alle Europee, Veltroni è l’uomo dei milioni di persone al Circo Massimo e del tracollo alle elezioni, quello che si dimise il giorno della sentenza Mills, giusto per dare l’opportunità ai telegiornali di parlare d’altro, eccetera eccetera). Franceschini sta facendo la stessa cosa: come Veltroni candidò la Madia e il tizio della Thyssenkrupp per fare spettacolo, così Franceschini, a mero titolo di esempio, ha fatto sapere che se sarà eletto segretario sceglierà come vice un nero e una donna (non che non mi possa andare bene, ma mi sa comunque di spettacolo: io voglio un vice che sappia fare il suo mestiere, poi bianco o nero, donna, uomo o trans non mi frega un accidenti; Franceschini la fa passare come “lo scelgo come vice in quanto nero, non in quanto bravo, come donna, non in quanto competente”, il che mi pare un insulto). Non va poi dimenticato che in questi mesi da segretario Franceschini si è fatto notare per le colorite e tutto sommato buone risposte alle scemenze che i destrorsi propinavano a pranzo e cena, ma anche questo è stato perlopiù spettacolo, i contenuti sono rimasti a zero (unica attenuante può essere solo il fatto che si trattava di un’anatra zoppa). Franceschini ha cambiato i calzini, ma di certo non il PD.

Ignazio Marino è indubbiamente il meno peggio. E ve lo dico con grande franchezza, il suo programma fa veramente pena. Ma la colpa non è di Marino, la colpa è dell’Italia che fa schifo. Il programma di Marino fa pena perché non contiene granché di innovativo e rivoluzionario per un qualsiasi altro Paese occidentale: Marino non ha fatto altro che mettere nel suo programma il minimo indispensabile per ridiventare un Paese civile. Nelle altre due mozioni, invece, ci sono un bel pacco di “forse, ma anche, se le condizioni si formeranno”: gli unici sì sono al far rimanere le cose come stanno. Marino è un terrorista: ma vi rendete conto di cosa ha detto sul lavoro? Mentre Franceschini e Bersani parlano di abbattere le barricate fra lavoratori e imprese (i soliti inciucioni), Marino parla di talento e meritocrazia, parla di vera flessibilità (che non è quella cosa che spacciano per legge Biagi, cioè la precarietà). In altre parole, Franceschini e Bersani ne fanno una questione di soldi, Marino ne fa una questione di competenze. Parlando di laicità, per Franceschini e Bersani è una bella parola, ma nient’altro: Franceschini resta un democristiano, mentre Bersani vuole allearsi con l’UdC, quindi addio laicità. Per Marino, invece, la laicità è un metodo, perché solo chi è laico può difendere i diritti civili. I programmi di Franceschini e Bersani su energia e ambiente sono un sottoinsieme del programma di Marino, che va molto oltre. E soprattutto dice no in modo assoluto al nucleare (in sintonia con gli altri Paesi occidentali che il nucleare lo stanno progressivamente abbandonando). Bersani neppure parla di nucleare, nella sua mozione. Mi fermo qua, se volete potete continuare qui.

Probabilmente vi sembro un po’ infervorato (e non ho mai votato PD e continuerò a non votarlo fin quando ci sarà Minimo in giro), ma rendiamoci conto che del PD non si può fare a meno, quindi o si cambia il PD o si muore. E oltre Marino non c’è cambiamento. Le speranze di vincere possono anche essere poche, ma, senza dubbio, maggiore è il peso della mozione Marino, maggiori saranno gli ostacoli per il vincitore di continuare con la politica fallimentare del proprio marionettista (D’Alema e Veltroni sono stati l’anima del centrosinistra negli ultimi quindici anni, e guardate dove siamo arrivati…).

Insomma, andate a votare, e votate bene. 😉

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2 Comments

  1. La mia la dico così, se vincesse Marino, nonostante gli ordini già impostati da sindacati e compagnia bella per far vincere Bersani, e sperando che i voti di strada siano veramente quelli che poi verranno fatti vedere sulle statistiche ufficiali, al di là di questo, credo che, Marino sia il vero e unico antiberlusconi per le prossime elezioni, la vera spina nel fianco, l'uomo di buon senso e capacità di mediazione, almeno credo, perchè se vincessero gli altri due, almeno da come la vedo io, i voti si sposteranno per la maggior parte in altri partiti, e l'IDV non credo riuscirebe a fare vera alternativa, vista l'ultima notizia riguardante gli affari di Dipietro, insomma la vedo dura in termini anche di alleanze elettorali.

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