Levi ci riprova: riproposta la legge che burocratizza la rete

Fra le cose di cui non avrei sentito la mancanza dopo la caduta del governo Prodi II era il disegno di legge Levi-Prodi, che si riproponeva di ingabbiare internet in una nuova rete burocratica e per mettere una nuova spada di Damocle sulla testa di tutti coloro che osano scrivere su internet.

All’epoca vi furono vigorose proteste da parte del mondo di internet, il progetto si fermò e poi cadde Prodi. Pericolo scampato? Ma neanche per idea! Ricardo Franco Levi (del Partito Democratico) ritorna all’attacco con una legge che è nella sostanza identica alla precedente e che spara alle gambe di ogni utente che voglia condividere una notizia, un’opinione, nella rete. Il nome dato a questa legge dalla blogosfere, non a caso, è PdL anti-blog o ammazza-blog. Giusto per la cronaca, Obama (del Partito Democratico, statunitense, però) si è presentato al popolo americano come garante della libertà della rete, in modo tale da far arrivare la nostra vergogna a livelli stratosferici (giusto per non dimenticare la gaffe di Berlusconi dell’altro giorno). Di là il nuovo garantisce la libertà in rete, di qua il vecchio garantisce tanta burocrazia. Bello, no?

La legge, presentata a giugno, è stata assegnata in commissione il 6 novembre, il che significa che potrebbe azzoppare la rete italiana (come se già non fosse già stata gambizzata a sufficienza) già dall’anno prossimo.

Non ci credete? Vediamo cosa dice la legge (cercherò di prendere gli articoli più importanti).

Per chi volesse, ne ho parlato brevemente anche su Wikinotizie. Minotti, invece, ha dato una propria opinione veloce a riguardo.

Articolo 2, comma 1, Definizione di prodotto editoriale

Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

La definizione, insomma, raggruppa qualunque scritto, ma ciò che è divertente è che non conta se lo stesso prodotto venga pubblicato o meno, basta che sia “destinato alla pubblicazione”. Insomma, se solo pensi di pubblicare qualcosa su internet, sappi che hai creato un prodotto editoriale, con tutte le conseguenze di cui diremo sotto.

Articolo 6, Esercizio dell’attività editoriale

Ai fini della presente legge, per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e alla distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.

Dunque anche l’attività di blogger è attività editoriale, in quanto l’articolo scritto su un blog è un prodotto editoriale.

Articolo 7 comma 1, Registro degli operatori di comunicazione

1. Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5), della legge 31 luglio 1997, n. 249. Sono esclusi dall’obbligo della registrazione i soggetti che operano come punti finali di vendita dei prodotti editoriali.

Chi esercita attività editoriale devono iscriversi al ROC invece che in Tribunale, come avvenuto fino ad ora. Chi non deve iscriversi al ROC sono le edicole. Come poi l’iscrizione al Registro tuteli la trasparenza, la concorrenza e soprattutto il pluralismo non saprei dire: passi la trasparenza, ma la concorrenza viene calpestata da una mandria di bufali, visto che ci saranno persone che dovranno abbandonare internet non potendo mettersi in regola, oppure regredire a scrivere in rete soltanto che cosa si è mangiato a pranzo e com’è andata oggi al lavoro. Essendovi meno concorrenza, e dunque meno operatori, anche il pluralismo va a farsi benedire.

Articolo 8, Attività editoriale sulla rete internet

1. L’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.

Iscrivendosi al ROC, il blogger diventa soggetto alla legge sulla stampa, che già in più occasioni abbiamo definito fascista, in quanto basta la denuncia, anche non fondata, di qualcuno per far scattare il sequestro del sito. La legge sulla stampa del 1948, in particolare, individua la figura del direttore responsabile, che deve essere un giornalista iscritto all’albo. E quanti sono i blogger-giornalisti? Ricordiamolo: per diventare giornalisti bisogna superare un esame di Stato.

3. Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro.

Una prima eccezione alla regola: i siti personali (ovvero quelli nei quali si descrive la propria giornata o si pubblicano i propri disegni) e quelli a uso collettivo (e lo dico papale papale, non so che cazzo significhi: uso collettivo indica l’uso da parte di una pluralità di persone, ma se si riferisce alla scrittura, immagino si riferisca a siti come Wikipedia, mentre se si riferisce anche alla lettura -come il termine “uso” farebbe intendere-, la cosa si estenderebbe un bel po’, visto che la rete, per definizione, ha un uso collettivo). Ma poi c’è un’eccezione all’eccezione, ovvero non devono costituire organizzazione imprenditoriale del lavoro. Il che può voler dire qualunque cosa: si va dai banner di circuiti pubblicitari fino a banner interni, volti a promuovere la vendita di un libro scritto dal blogger stesso.

Seguono norme che io ho trovato un po’ confuse e alcune addirittura assurde: un editore può scontare il prezzo dei libri solo fino al 15% o al massimo al 20% solo in determinate occasioni. Fortunatamente il commercio elettronico non rientra in questo limite assurdo. Levi vorrà forse far fallire le librerie?

Ovviamente l’essere soggetti alle norme sulla stampa, qualora un blogger decida di iscriversi al ROC, non implica l’avere diritto ai contributi, visto che secondo il medesimo progetto di legge bisogna essere cooperativa o impresa. Mi sembrava strano che venisse imposto un dovere in cambio di un diritto: l’Italia sarebbe diventata un po’ più democratica, ma non sia mai che ciò avvenga. Se viene imposto un dovere, deve essere garantito un diritto (giusto per ricordare la grandezza degli USA in questo senso, la Rivoluzione americana è avvenuta al grido di “Niente tasse senza rappresentanza parlamentare“).1

Ovviamente non può mancare la delega al Governo per riformare l’editoria: e qua non può mancare di ricordare che il maggiore editore d’Italia è anche capo del Governo, e quindi chissà che bel lavoro uscirà fuori.

La finisco qui: non mancheranno ulteriori commenti in futuro specialmente se questa porcheria ignobile proseguirà nel suo iter parlamentare. La rete deve essere agevolata, visto che essa è il motore dello sviluppo economico. Questi idioti che stanno in Parlamento, invece, si ripropongono ogni volta di distruggerla, di renderne sempre più difficile la diffusione nel nostro Paese. Perché lo fanno? Perché Levi se ne esce nuovamente con questa porcata? Non avranno mica paura di internet, un luogo dove porre sotto controllo l’informazione è difficile per non dire impossibile?

A voi la sentenza.

Luca mi segnala di aver ricevuto un nuovo pagamento da PayPerUse.
  1. Avevo preparato un altro intervento per oggi giusto per fare un paragone fra la democrazia italiana e quella americana, ma rimanderò a domani []
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