Non vada al governo un partito che non esiste (ancora)

Avevo iniziato a scrivere questo post quattro giorni fa, ma, per fortuna, quanto auspicato qui sotto si è già realizzato per un terzo, con il PD che sembra deciso a starsene all’opposizione. Pubblico ugualmente il post perché restano comunque gli altri due terzi da realizzare: impedire alla generazione (e sub-generazione1 ) di post-comunisti e post-margheriti di riprendersi il partito, ma soprattutto chiudere definitivamente, “purgando” il partito degli irresponsabili yes-men2, la stagione del nulla di uno che, dopo essere riuscito a conquistare3 una posizione di potere da cui poteva davvero cambiare le cose, ha deciso di governare a colpi di tweet, dimenticando che il bacino di elettori potenziali del PD è composto soprattutto di gente che vuole fatti.

Se io fossi il segretario del PD, e il Presidente della Repubblica mi chiedesse di essere responsabile per il bene del Paese, e di sostenere il governo di qualcun altro, gli direi che proprio per senso di responsabilità e per il bene del Paese che il mio partito se ne deve stare al suo posto: fra quelli che hanno perso le elezioni.

Perché abbiamo perso le elezioni, e chi perde le elezioni non va al governo. Perché gli elettori hanno bocciato il nostro programma elettorale (e quindi la maggioranza del Paese non lo vuole). Perché se andassi al governo con qualcun altro, dovremmo contribuire a realizzare il suo programma elettorale, e perderemmo pure i voti di quelli che mi hanno votato a questo giro, perché non è che il nostro programma elettorale sia troppo compatibile con il loro.

Non possiamo andare al governo con la Lega, presidente, perché noi non governiamo con una fotocopia sbiadita dei fascisti. Siamo un partito democratico, mi sorprendo che lei me lo chieda, presidente. Qualcuno ha detto che saremmo il primo partito di questa coalizione e potremmo avere un grande peso nel sostenere la tenuta del Paese, ma siamo franchi: al prossimo giro non mi voterei neanche io perché sarebbe un voto inutile, visto che per un paio d’anni saremmo ancora noi il capro espiatorio di tutte le disfunzionalità di questo Paese incrostato dalla ruggine, e che non possiamo scrostare con chi per un ventennio lo ha paralizzato o contribuito a paralizzare.

Se andassimo al governo con la Lega pure mia madre mi direbbe che l’abbiamo fatto per difendere le nostre poltrone, le nostre banche e le nostre coop. Anche se questo non è vero, presidente, se andassimo al governo, al prossimo giro con la pelle del mio partito ci scriveranno l’equivalente contemporaneo delle leggi razziali.

No, presidente, non posso andare al governo nemmeno col M5S, perché non abbiamo proprio capito bene-bene quale sia il loro programma, e le cose che abbiamo capito non è che ci piacciano tanto, perché in certi casi, come il reddito di cittadinanza, si tratta, io credo, di una bugia epocale per prendere in giro la gente.

Magari sbaglio, e queste cose che a me sembrano irrealizzabili fra qualche mese o anno saranno realtà. In tal caso, complimenti a loro. Ma intanto preferisco non esserne corresponsabile: la ricetta del M5S (e pure della Lega) è l’ennesima iniezione di deficit e debito pubblici nella speranza che gli steroidi riescano a dare una scarica ad un corpo sfibrato da quarant’anni di doping. Non è questa la cura, secondo noi, ma il Paese non è d’accordo con noi e quindi non possiamo governare contro la volontà degli elettori.

Lo ripeto, presidente, loro hanno vinto, e noi abbiamo perso. Fine. Tutto quello che possiamo fare, al massimo, è votare a favore provvedimento per provvedimento, se questo è quello che desiderano i nostri iscritti e i nostri elettori potenziali. Se loro fanno cose belle, concrete e realizzabili, noi li votiamo, ci mancherebbe: questa è responsabilità verso il Paese.

Ma prima dobbiamo capire cosa vogliono i nostri elettori potenziali. 

Quindi no, presidente, ci affidiamo a lei: se questa legislatura avrà un governo, noi saremo responsabilmente all’opposizione, e intanto prepareremo un programma migliore per le prossime elezioni.

Certo, posso capire chi teme che se si torna a votare i partiti fascisti e semi-fascisti prenderanno il 60%. Ma se io ne divento complice, l’unica differenza riguarderà i tempi: fascisti e semi-fascisti, invece di prendere il 60% fra tre mesi, prenderanno il 75 fra uno o due anni.

Quindi vadano al governo loro fin da subito, o al massimo fra qualche mese se si torna a votare: se il loro programma è miracoloso come dicono, è bene che lo realizzino da soli, perché se funzionasse sarebbe merito loro, mentre se non funzionasse sarebbe colpa nostra; e invece è giusto che gli italiani attribuiscano i meriti a chi li merita.

Grazie per averci ospitato, presidente, ma dobbiamo declinare: non siamo ancora dei rincoglioniti.

…ma fortunatamente non sono4 il segretario del PD, perché il “rincoglioniti” mi scapperebbe davvero, insieme a tante altre male parole, se davvero il presidente mi chiedesse una cosa del genere. Non so se questo tipo di linguaggio sia ammesso dal protocollo, ma farmi portare via di peso dai corazzieri non è proprio il massimo delle pubbliche relazioni.

Ma fortunatamente non sono il segretario del PD perché questo segretario non c’è, e perché oggi il PD ha (di nuovo) l’opportunità per diventare quello per cui è nato; perché i falliti residui marci, post-comunisti e margheriti, sono stati in buona parte buttati fuori; e perché potrebbe essersene andato pure il loro (ugualmente fallito) rottamatore, che per me è sempre stato uno di quei palloncini che metti sulla sedia, e quando uno ci si siede sopra fanno dei rumori “interessanti” scatenando l’ilarità triste degli adulti presenti.

Il rottamatore, in questa metafora, si è dimostrato un palloncino monouso, prendendo il 41% sulla speranza e perdendone la metà passando tre anni a gonfiarsi d’aria, sperando di far ridere di nuovo simulando poderoso meteorismo. Ma il “botto” non è stato ripetuto, quindi c’è solo da augurarsi che il palloncino rotto venga buttato via. Grazie per aver liberato il PD da Minimo e i suoi pollastri preistorici, ma ora anche ciao.

Perché nel migliore degli scenari, al prossimo giro (o al massimo quello dopo) al Paese servirà qualche forza politica che raccolga i voti di chi era sano di mente il 4 marzo e comunque ha votato qualcun altro o qualcos’altro e non il PD, perché il PD a guida WC è stato prima di tutto un fallimento intellettuale, anzi, politicamente è stata una scoreggia ascellare.

E al peggiore degli scenari non voglio neanche pensare.

Poi magari sbaglio: chi ha vinto le elezioni a questo giro renderà davvero questo Paese migliore, e allora farò allegramente ammenda.

Ma nel frattempo mi si perdoni se credo che l’unico partito che può rendere questo Paese migliore è un partito che non esiste, ancora.

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  1. Tipo quei cretini, proxy dei falliti precedenti, che va in giro a parlare di governo di scopo. []
  2. Tipo quell’altro che delira di lasciare aperta una porticina a un governicchio del presidente – ma con chi, accidenti? []
  3. bruciando soldi pubblici, ma vabbé []
  4. E non potrei né vorrei esserlo, per il bene del partito stesso. []