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  • feb
    18

    [Economics for dummies] Scenari di debito pubblico

    Autore: Giovanni De Mizio @ToobyTweet

    Avviso: è un pippone bello ma lungo :)

    Qualche giorno fa parlavo del 1996, delle manovre sul bilancio che ci permisero di entrare nell’euro e sulla necessità di tenere alta la guardia sul debito pubblico stesso. Ieri Mandell ricordava che l’Italia è una minaccia maggiore rispetto alla Grecia, proprio per via del debito pubblico, mentre oggi Giavazzi (che, tra l’altro, ha curato il Blanchard su cui ho studiato macroeconomia e di cui parlavo la volta scorsa) ricorda sul Corriere che il problema (per la Grecia, e a maggior ragione per l’Italia) non è tanto il debito, quanto la mancanza di crescita: non è una cosa difficile da capire, non ci vuole un Ph.D. per comprendere che se non guadagni abbastanza i debiti non li puoi pagare.

    Oggi, quindi, voglio mostrare, come sempre nel modo più semplice possibile, quanto questo sia vero. Ho quindi simulato, con un foglio di calcolo, vari scenari sull’andamento del debito pubblico italiano nei prossimi decenni, considerando diversi livelli di crescita e di avanzi primari (con tassi e inflazione costanti). Poco più di un giochino, dunque, che però mostra quanto la situazione italiana sia delicata. Ho usato un foglio di calcolo molto semplice, ho controllato le formule un paio di volte, ma lo lascio comunque a disposizione qui, per permettere a chi volesse una verifica ((Devo dire che dopo un po’ stavo per entrare in zona rincogl**nimento :) )) e anche per “giocarci” autonomamente (magari combinando scenari diversi, rendendolo più “realistico”). Basta scaricarlo nel formato preferito (Menu File → Scarica).

    Ho effettuato due tipi di simulazioni: in un primo caso considero l’andamento del debito pubblico in base a una data crescita del PIL e a un dato (dis)avanzo primario (ovvero la differenza fra uscite e entrate al netto delle spese per gli interessi, in percentuale del PIL); nel secondo ipotizzo che l’Italia riesca a rimanere entro i limiti del Patto di Stabilità e Crescita, ovvero che limiti il disavanzo totale al 3%. Notate la differenza fra primario e totale (quest’ultimo essendo disavanzo primario più la spesa per interessi): servono quindi due formule leggermente diverse.

    La formula base, relativa al primo tipo è:



    Dove B è il debito, Y è il PIL, r sono i tassi di interesse reali, g è la crescita del PIL, G è la spesa pubblica e T sono le tasse. Il secondo addendo è il disavanzo primario (che in caso di avanzo è negativo, essendo T maggiore di G).

    Si può facilmente ((Non lo faccio qui per non dilungarmi troppo, se volete la tratterò in un articolo ad hoc)) ricavare dalla formula precedente un’altra che comprenda anche la spesa per gli interessi, e quindi il disavanzo totale. Essa è:



    Entrano anche π (l’inflazione) e i (il tasso di interesse nominale). Potremmo chiamarla formula di Maastricht, e sarà la nostra simulazione “limite”: infatti considereremo per essa il massimo dell’inflazione accettata dal trattato (2%), il massimo del disavanzo totale (3%) e una crescita annua del PIL del 2%.

    Prenderemo come anno base il 2009: non mi risulta ci sia ancora una stima precisa del rapporto debito/PIL, poiché l’ISTAT non ha ancora elaborato il nostro Y. B invece è stato reso noto dalla Banca d’Italia qualche giorno fa e per calcolare il rapporto che ci serve prenderemo per buona la stima del PIL del Governo, il che ci porta ad un rapporto debito/PIL pari a 114,9%. Lo scopo del gioco è vedere in quanto tempo l’Italia riesce a raggiungere l’obiettivo del 60% del rapporto debito/PIL (uno dei parametri di Maastricht) a seconda dei vari scenari.

    È necessaria qualche altra nota: il caso in cui g > r non è interessante, in quanto il debito pubblico può calare anche in presenza di disavanzi primari (chiaro: se guadagni tanto, non hai problemi a pagare i debiti, e ti avanza pure qualcosa). Già questo dimostra che una crescita sostenuta aiuta a far calare il livello del debito in percentuale del PIL. Ci occuperemo quindi del caso inverso, ovvero un equilibrio instabile con r > g, cosa che rende necessari degli avanzi primari.

    r verrà considerato pari a 3,5% in ogni simulazione: è un livello abbastanza favorevole. Ovviamente usando il foglio di calcolo allegato potrete fare le vostre simulazioni con altri dati.

    E veniamo infine alla pratica. Nel primo grafico consideriamo cinque scenari: il Maastricht (che sarà presente in tutti i grafici) e altri quattro in cui combineremo g = 0,5% e g = 2% con avanzi primari pari al 2% e al 5%. Nel caso di g ho scelto questi livelli poiché rappresentano approssimativamente la crescita media annua del PIL negli ultimi dieci anni e degli ultimi quaranta. I livelli degli avanzi primari sono invece abbastanza “arbitrari”, ma non irreali: vado a spanne (non sono riuscito a trovare dati precisissimi), ma rispecchiano gli avanzi degli anni Zero e degli anni Novanta.

    Notiamo innanzitutto che la linea blu (che rappresenta Maastricht) ci dice che l’Italia non può permettersi di rispettare i limiti, ma deve fare di meglio per riuscire a raggiungere il livello del 60% richiesto dal Trattato stesso entro questo secolo (se guardate nel file allegato, noterete che, se ci limitassimo a rispettare Maastricht, nel 2055 siamo ancora sopra l’80%).

    In secondo luogo notiamo che in presenza di bassa crescita (ovvero l’Italia del presente) abbiamo bisogno di alti avanzi primari per tenere sotto controllo il debito (linea gialla), altrimenti il debito pubblico finisce totalmente fuori controllo (linea rossa). Al contrario, se la crescita è buona (diciamo che 2% è il minimo per potere parlare di crescita) più elevati avanzi primari aiuteranno a raggiungere più facilmente l’obiettivo (linea grigia), o quanto meno ad evitare l’esplosione del debito (linea verde).

    Ricordo che per aumentare l’avanzo primario occorre aumentare le tasse (T) e/o abbassare le spese (G).

    Nel secondo grafico considereremo g = 1% (che rappresenta il livello minimo per poter dire che non siamo in stagnazione, ed è anche la cifra che si spera l’Italia riesca a raggiungere nei prossimi anni – ricordo che più è alto g e più è facile essere virtuosi), e vedremo che succede variando l’avanzo primario. La linea blu rappresenta sempre Maastricht.

    Questo grafico ci fa capire l’importanza di essere parchi nelle spese per riuscire a gestire i propri debiti. La linea verde ci indica che sarebbe possibile (ma improbabile e non auspicabile, in generale) azzerare in poco più di vent’anni il nostro debito pubblico pur in presenza di bassa crescita. Il livello del 6% è quello richiesto da Fitch per stabilizzare i conti pubblici nei prossimi anni (in questo caso, però, ci interessa solo la prima parte della linea verde, diciamo fino a ritornare a livelli intorno al 100%).

    Nel grafico successivo, invece, vediamo come varia l’andamento del nostro debito pubblico assumendo un avanzo costante e pari al 3% e variando la crescita del PIL (debole, g=1; decente, g=2; sostenuta, g=4 – quest’ultimo caso non interessante, poiché è g > r, ma fa nulla). Direi che si commenta da solo: più guadagni e più i tuoi debiti sono gestibili.

    Veniamo a qualche conclusione: se g > r, il debito pubblico potrà essere tenuto più facilmente sotto controllo anche in presenza di disavanzi primari (ovvero se le spese superano le tasse incassate); al contrario, se r > g, per tenere il debito sotto controllo sarà necessario avere avanzi primari tanto maggiori quanto minore sarà la crescita del PIL. Questo mostra che le scelte di politica economica sono difficili (ma dopotutto paghiamo – tanto – Tremonti per questo): è meglio aumentare gli investimenti pubblici (o abbassare le tasse), aumentando il disavanzo e sperare in un adeguato aumento del PIL, o è meglio tagliare le spese (o aumentare le tasse) sperando che il PIL non si deprima troppo?

    La storia italiana recente è piuttosto brutta, da questo punto di vista, almeno stando ai dati che ho trovato (in ogni caso coerenti con altre fonti sparse). Durante il governo Prodi I (anni Novanta) ad alti avanzi corrispondeva una crescita del PIL decente, e qualcosa di simile è accaduto nei successivi governi fino al 2000 (avanzi minori ma crescita maggiore). Poi siamo entrati nei famigerati anni Zero: durante i governi Berlusconi II e III (2001-2006) gli avanzi primari sono costantemente calati, fino a raggiungere lo 0,5% nel 2005 e lo 0,6% nel 2006, a fronte di una crescita del PIL sempre inferiore al 2% e spesso prossima allo zero. Questo è solo parzialmente spiegabile dalla crisi economica successiva all’11 settembre: il governo Berlusconi-Tremonti ha tenuto la spesa pubblica fuori controllo, senza che però questo avesse un impatto di rilievo sul PIL (insomma, hanno speso un sacco di soldi ma non s’è capito bene per che cosa). Va ricordato, poi, che gli altri Paesi hanno registrato crescite record negli anni successivi al 2002, mentre noi no.

    Poi è arrivato il governo Prodi II, e nel 2007 l’avanzo primario è tornato al 3,1%, a fronte di una crescita quasi decente dell’1,9%. Successivamente però è ritornato Berlusconi con il fido Tremonti e con loro un’altra crisi (porteranno mica sfiga?): nel 2008 (quindi con l’ultima finanziaria Prodi) l’avanzo primario è stato pari al 2,5% contro una decrescita del PIL (-1%).

    Per il 2009 la crescita del PIL sarà fortemente negativa (il dato dovrebbe uscire a giorni, ed essere pari a -4,9%), mentre il dato sull’avanzo primario dovrebbe uscire ad inizio marzo. Io credo che saremo prossimi allo 0%, nonostante Tremonti abbia varato una finanziaria minima (di 9 miliardi, se non ricordo male): questo è da imputarsi probabilmente ad una spesa corrente che nel 2009 è stata maggiore del previsto per circa 20 miliardi.

    Fin qui la parte tecnica, di seguito quella “ideologica”.

    Questo spiega l’allarme che riguarda l’Italia: ci troviamo in una situazione veramente debole e, a mio avviso, la situazione politica non ci farà rafforzare. Il nostro debito è maggiore rispetto a quello greco, e anche se è più solido, non toglie che nel giro di qualche anno toccherà a noi fare la fine della Grecia. Il problema, quindi, diventa politico: occorre un governo che sia in grado di vedere oltre il breve termine della legislatura, che metta realmente sotto controllo la spesa pubblica e che si faccia dare tutte le tasse che gli spettano (vogliamo aggiungerci anche una stretta sulla corruzione, che ci costerebbe 60 miliardi?). Servono, in altre parole, riforme strutturali.

    Cosa che però non credo questo governo voglia fare: il premier è sempre alla ricerca di consenso a breve termine, mentre le riforme di cui parlavo sopra sono impopolari, nello stesso termine (sono queste a causare, ad esempio, il calo di popolarità di Zapatero, ma anche di Sarkozy, per dire); questo, poi, è il governo che:

    • governa praticamente da dieci anni e guarda caso la spesa pubblica è finita fuori controllo giusto nel periodo Berlusconi-Tremonti;
    • ha eliminato la tracciabilità e altre forme di lotta all’evasione introdotte dal governo Prodi;
    • ha favorito gli evasori (e la criminalità organizzata) con uno scudo fiscale che rappresenta una resa senza condizioni a chi ruba allo Stato;
    • ha dimostrato incapacità al limite del comico: Tremonti, che dice di avere previsto la crisi, prima ha tolto soldi alle banche (ricche) per darli ai poveri con la social card (altro fallimento), salvo pochi mesi dopo correre a salvare le banche stesse, restituendo tutto con gli interessi;
    • ha smantellato l’ufficio europeo anticorruzione;
    • ha vari ministri (Berlusconi compreso) indagati o sotto processo per questi reati;
    • ha buttato a mare miliardi per l’affare Alitalia per evitare che finisse in mani francesi (cosa che poi è puntualmente avvenuta);
    • ha abolito una tassa che ormai colpiva solo i più ricchi e che era forse la tassa più federalista del mondo (l’ICI), alla faccia del federalismo fiscale.

    Posso continuare per settimane a portare esempi per ribadire che questo governo è assolutamente inadeguato a gestire una situazione come questa. È vero che Tremonti ha impedito che il debito esplodesse non introducendo manovre anticicliche (gli stimoli di cui abbiamo sentito parlare a proposito di altri Paesi), ma è anche vero che sono stati buttati un bel po’ di quattrini che forse si sarebbero potuti utilizzare in modo un po’ più accorto, ovvero per finanziare uno stimolo maggiore, che avrebbe contribuito a rafforzare la nostra crescita e quindi a stabilizzare il nostro debito pubblico.

    Non che dalle parti dell’opposizione stiamo messi meglio, per carità: sia il PD che l’IdV non hanno ancora proposto granché in campo economico, e in generale non si è ben capito se sono più socialisti o più liberali (e lo stesso vale per il PdL, che però di sicuro liberale non è).

    Servirebbe un popolo informato, che comprenda in che situazioni siamo, che pretenda una politica pulita, che capisca che le tasse devono pagarle tutti perché così si pagherà meno tutti, servirebbero elettori che ragionino con la testa e non con lo stomaco e censurino senza sé e senza ma comportamenti idioti, distruttivi, corrotti e volti ad un effimero e pallido benessere di breve termine.

    È un’utopia, lo so: il popolo, per definizione, ragiona con lo stomaco, e in aggiunta siamo i più rincoglioniti dalla televisione. Di solito, in questi casi, interviene un personale politico lungimirante, che sappia parlare anche allo stomaco, ma che poi usi la testa (ad esempio, un Obama). Purtroppo in Italia questa specie è in via di estinzione.

    Qualcuno dirà che sono pessimista: magari, rispondo io, ma sono solo realista. Paolo Mieli diceva qualche sera fa che il tappo sta per saltare, e anch’io sono convinto che alla fine un redde rationem ci sarà. L’esempio sarà l’Argentina, con la differenza che, come ci insegna la storia, l’italiano sa essere una bestia molto più cattiva: qualcuno, ai piani alti, dovrebbe cominciare a ricordarsene.

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