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No, Berlusconi non è un pericolo per la democrazia, è un pericolo per l’intelligenza

Silvio Berlusconi ha proposto che in Parlamento votino solo i capigruppo. Bene.

Qualcuno obietterà che con questa uscita Berlusconi si conferma un pericolo per la democrazia.

No, Berlusconi si conferma solo buffone.

Consideriamo varie ipotesi di applicazione di questo sistema.

Al momento la maggioranza può contare su due gruppi (PdL, LN), l’opposizione, invece, su tre (PD, IdV, UdC): la maggioranza finirebbe sistematicamente in minoranza.

Una riforma di questo tipo, poi, favorirebbe la divisione dei gruppi in più gruppi per avere più capigruppo: alla fine avremo una miriade di microgruppi con altrettanti capigruppo, ovvero trenta persone per ogni camera addette al voto, ognuna a capo di un drappello di venti deputati o dieci senatori.

Questo, ovviamente, nel caso valga il principio “una testa-un voto”.

Voi obietterete ancora: facciamo allora che ogni capogruppo vale per la percentuale che il partito ha raccolto alle elezioni oppure per la percentuale di seggi che il partito ha ottenuto. Adesso la cosa funziona?

Sì, solo che il Parlamento è diventato una società per azioni.

Dopo il partito-azienda, il Parlamento-azienda. Allegria!

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