Berlusconi ha orrore di Di Pietro? Davvero?

Silvio Berlusconi ha oggi affermato di avere orrore di Antonio Di Pietro. A Radio Anch’io ha testualmente detto: «Io ho orrore di Di Pietro e lo dico alto e forte… è il campione delle manette».

Il riferimento, ovviamente, è alle manette che fece scattare nell’ambito di Mani Pulite, un’inchiesta che, scoprendo un palazzo di corruzioni nella politica italiana, portò alla dissoluzione la cosiddetta prima Repubblica (causando la rovina, tra gli altri, anche dell’amicissimo di Berlusconi, Bettino Craxi, l’uomo che fece grande Fininvest-Mediaset con la legge Mammì – altra legge scritta a uso e consumo di Berlusconi, in barba alle direttive comunitarie, applicate un po’ a casaccio, tanto che quando i giudici tentarono di ristabilire il Diritto, Berlusconi intervenne con un decreto per bloccarli dall’applicare le sentenze della Corte Costituzionale – sì, la stessa Corte, massimo organo di garanzia del rispetto della legge fondamentale dello Stato, che ha dichiarato Rete4 abusiva).

L’orrore per Di Pietro è talmente grande che Berlusconi ha anche dimenticato che, sulla scia del successo di Tangentopoli, egli propose a Di Pietro stesso la carica di ministro dell’Interno (o anche della Giustizia, su proposta di Forza Italia stesso). Come prova, non voglio linkare a Wikipedia, dove pure si menziona la cosa, bensì questo articolo del Corriere della Sera del 24 luglio 1994, dove il giornalista, Gianfranco Piazzesi, dice esplicitamente: «La primavera scorsa Berlusconi offri’ a Di Pietro il ministero dell’Interno», oppure quest’altro, del 8 maggio 1994, di Gian Antonio Stella (quello che ha scritto La Casta), o anche questo o quest’altro o quest’altro ancora. Gli articoli sono, voglio sottolinearlo, del 1994, quasi 15 anni fa, non dell’altro ieri. Le prove ci sono, gli scritti rimangono, la carta canta, e Berlusconi non può tornare indietro di 15 anni: Berlusconi voleva Di Pietro ministro, punto.

L’orrore, in realtà, è altrove: nel 1994 Di Pietro e il pool di Mani Pulite arrivarono ad indagare sulla Fininvest di Silvio Berlusconi, ma:

  • i poliziotti arrestati nell’ambito di Tangentopoli, all’inizio di luglio iniziarono a fare il nome della Fininvest;
  • il 13 luglio del 1994 il governo Berlusconi emise il decreto Biondi, provvedimento che dichiarava la scarcerazione e il passaggio agli arresti domiciliari per i crimini di corruzione. Il provvedimento passava praticamente sotto silenzio, poiché fu emanato il giorno in cui l’Italia, ai mondiali di calcio del 1994 superava la Bulgaria e andava in finale. In preda all’euforia generale il Paese quasi non se ne accorse, e infatti pochi giorni dopo, il 17 (mentre l’Italia giocava la finale contro il Brasile) venne scarcerato un ministro della Sanità che aveva rubato soldi agli ospedali (denaro che era destinato a curare i malati, non a ingrassare i politici). A tutto questo si aggiunge il fatto che, agli arresti domiciliari, gli indagati, confortati dalle mura domestiche e dai propri cari, hanno un evidente incentivo a non parlare. Il decreto in questione fu soprannominato “salva-ladri”: giudicate voi;
  • Più tardi, il decreto fu ritirato, ma il danno era fatto. Tuttavia l’impianto accusatorio rimaneva in piedi, e il 28 luglio fu arrestato (e subito rilasciato) con l’accusa di corruzione anche Paolo Berlusconi, fratello di Silvio (praticamente non indagabile, in quanto presidente del Consiglio).
  • Osteggiati dal governo, parte del pool è sconfortato e chiede di essere spostato ad altri incarichi;
  • Successivamente, il governo di Berlusconi invia ispettori ad indagare su presunte irregolarità formali, mentre quel che resta del pool sta chiudendo il cerchio attorno a Fininvest e Berlusconi;
  • Il 6 dicembre Di Pietro, impossibilitato a svolgere il suo lavoro dalle pressioni del governo attraverso gli ispettori e coinvolto in molte indagini (portate avanti dal fratello di un uomo che Di Pietro aveva sbattuto in carcere per corruzione), è costretto alle dimissioni (Di Pietro verrà totalmente assolto).
  • Due settimane dopo la Lega Nord, alleata di Berlusconi ma da sempre favorevole alle indagini di Mani Pulite (tanto che Bossi aveva proposto Di Pietro ministro della Giustizia), si ritira dal governo Berlusconi, determinandone la caduta.
  • Tangentopoli finisce in una nuvola di fumo: la politica, da destra a sinistra, si allea per arrivare alla prescrizione, e molti processi terminano, appunto, per avvenuta prescrizione. Si inserisce in questa notte della giustizia anche il centrosinistra, con una riforma della giustizia che, sostanzialmente, invalidava molte delle prove raccolte nelle indagini (come il famigerato e incostituzionale articolo 513 del codice penale). La riforma della Giustizia fu approvata con i voti di circa il 90-95% del Parlamento, quindi in sostanziale accordo fra Forza Italia e Ulivo (e senza dimenticare che l’elezione di Berlusconi fu ammessa grazie anche ai voti dei partiti di opposizione – l’elezione di Berlusconi è infatti illegale, a norma dell’articolo 10 della legge n.361 del 1957 (una norma sul conflitto di interesse ante litteram), secondo cui «non sono eleggibili (…) coloro che (…) risultino vincolati con lo Stato (…) per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica», (e Berlusconi è concessionario di frequenze radiotelevisive – in parte abusivamente come già sappiamo), ma la giunta per elezioni approvò ugualmente l’elezione, respingendo il ricorso (che bello, la legge continua ad essere calpestata anche nel presente!).

Berlusconi definisce Di Pietro un orrore, ma non perché questi ha fatto scattare le manette (perché, quando lo ha fatto, Berlusconi gli aveva proposto il ministero degli Interni), bensì perché Di Pietro ha osato (come tanti altri magistrati in seguito) indagare su di lui. E come tutti gli altri, ha fallito a causa degli interventi legislativi che i vari governi presieduti da Berlusconi stesso (in veste di giocatore e arbitro nello stesso tempo) hanno adottato. Volendolo come ministro, Berlusconi voleva forse dare più credibilità al suo governo, incurante delle indagini perché era innocente, oppure Berlusconi voleva esercitare un controllo sul magistrato più integerrimo del pool prima che scoprisse gli scheletri che Berlusconi stesso aveva nell’armadio. La verità non la sapremo mai.

E forse nessuno saprà se Berlusconi è realmente innocente o colpevole, nelle varie e moltissime accuse che gli sono state rivolte. Tuttavia, la storia consegnerà sicuramente ai posteri che Berlusconi, con vari provvedimenti, ha impedito che la Giustizia facesse il suo corso. L’orrore vero, secondo me, è proprio questo.

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