Italia al voto: la trappola delle maggioranze e il fascio littorio

Ora, senza fare troppi conti arzigogolati, che a quest’ora non sono un toccasana, prendo le cose come stanno e faccio due considerazioni, prendendo qualcosa dai sondaggi sulla Camera.

  • Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord corrono insieme e prendono, al momento, il 44%;
  • Partito Democratico e Italia dei Valori corrono insieme e prendono, al momento, il 34%;
  • La Sinistra Arcobaleno prende l’8%;
  • L’UDC prende il 6%;
  • La Rosa Bianca prende il 2%;
  • Il Partito Socialista prende l’1,5%;
  • L’Udeur prende l’1%;
  • Tutti gli altri partiti spariscono sotto l’1%.

La legge elettorale vigente, il Porcellum di Roberto Calderoli, prevede per la Camera una soglia di sbarramento su base nazionale del 10% per coalizione, del 4% per liste non collegate (i partiti che corrono da soli) e del 2% per le liste collegate. Fatti due conti, spariscono, fra le più famose degli ultimi tempi, la Rosa Bianca, il Partito Socialista, l’Udeur (alleluja!), i Radicali e la Destra.

Alla Camera si avrebbero quattro gruppi parlamentari:

  • Il Partito del Popolo delle Libertà;
  • Il Partito Democratico;
  • La Sinistra Arcobaleno;
  • L’UDC.

Stando così le cose, al PdL spetterebbe, come da legge elettorale, il 55% dei seggi della Camera, ovvero 340 seggi, potendo contare quindi su una maggioranza stabile. Al Partito Democratico andrebbero circa 200 seggi, alla Sinistra Arcobaleno 51 seggi, all’UDC 39.

Contando le coalizioni uscenti, il centrodestra avrebbe circa 380 seggi (il 60% del totale), mentre il centrosinistra circa 250 (il 40% del totale). Quindi, due partiti con, in totale, il 50% dei voti, prenderebbero il controllo del 60% della Camera.

Al contrario, se l’UDC fosse dentro il PdL, l’intera coalizione con la Lega Nord passerebbe dal 44% al 46% (non una semplice somma, quindi). Quindi a questa coalizione spetterebbero 340 seggi. Al Partito Democratico 240, alla Sinistra Arcobaleno 50, per un totale di 290. Il controllo della Camera, con l’UDC nel PdL, passerebbe dal 60 al 55%.

Una cosa simile può accadere anche al Senato? Sì, su base regionale, ma la cosa è un po’ più complicata. Correndo divisi, in una legge elettorale con un premio di maggioranza simile i voti che sarebbero destinati alle opposizioni si spaccano, mentre la maggioranza, anche piccola, ne ha sempre una certa disponibilità.

Uno scenario simile accadrebbe anche se vincesse il Partito Democratico, con la Sinistra Arcobaleno al posto dell’UDC.

Perché ho fatto questi conti? La cosa è presto svelata: Benito Mussolini, il 28 gennaio del 1924, pronunciò un discorso dal balcone di piazza Venezia in cui affermava che il Partito Nazionale Fascista avrebbe respinto ogni alleanza elettorale con altri partiti, ma che avrebbe accettato tutti coloro che avessero espresso il desiderio di entrare nel Listone. L’adesione doveva avvenire a titolo personale, perché si dovevano superare i tradizionali partiti politici. Sicuri di ottenere la maggioranza richiesta (con il 25% dei voti si ottenevano il 66% dei seggi), accanto al Listone i fascisti presentarono una seconda lista, che aveva lo scopo di rosicchiare altri voti al centrosinistra. La strategia ebbe successo, e la storia andò come sappiamo.

Oggi:

  • Il Partito Democratico e il Partito del Popolo delle Libertà non accettano alleanze con altri partiti: o abbandonano il proprio simbolo (UDC) oppure entreranno nei gruppi parlamentari del partito maggiore (IdV).
  • Entrambi i partiti maggiori intendono superare i vecchi partiti politici;
  • L’UDC e la Sinistra Arcobaleno sono due formazioni che si pongono l’uno nel centrodestra, l’altra nel centrosinistra, ma corrono separati dai partiti maggiori, e correndo separati rosicchiano voti all’opposizione, qualunque sia il vincitore.
  1. Se contiamo che le elezioni del 1924 e quelle del 2008 hanno come carattere comune il fatto che vi sia un premio di maggioranza assurdo (e che la Corte Costituzionale ha dichiarato, in modo purtroppo non esplicito, incostituzionale);
  2. Se contiamo che le elezioni del 1934 e quelle del 2008 hanno come carattere comune il fatto che i parlamentari vengono scelti dai partiti, togliendo al cittadino la libertà di scelta (= di elezione);

allora si può affermare che qualunque maggioranza vinca, il risultato sarà assurdo, alla faccia della democrazia.

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