Sempre più in basso

Ormai la politica divide gli atti parlamentari in due:

  • quelli che servono al Paese (nelle intenzioni, nella pratica fanno danni);
  • quelli che servono al premier e alle sue clientele.
Nel secondo caso viene spesso posta la questione di fiducia, e rientrano in esso le mozioni (come quella in discussione in questi giorni) che servono solo a verificare che esiste una maggioranza in Parlamento.
Gli atti del primo caso o passano e fanno danni o non passano e fanno comunque danni. Da diversi mesi questi atti spesso non passano perché la maggioranza, in realtà, ha cessato di esistere da mesi, e infatti va regolarmente in minoranza (l’ultima volta pochi giorni fa su un atto, il rendiconto, che DEVE essere approvato a norma dell’articolo 81 comma 1 della Costituzione).
Tuttavia il governo non cade per via degli atti contenuti nel secondo caso. Infatti i parlamentari che sono lì solo per godere di soldi, potere e privilegi si recano a votare solo durante le votazioni di fiducia, per un motivo ovvio: se cade Berlusconi, questi parlamentari perdono soldi, potere e privilegi e pure la pensione, poiché la caduta di Berlusconi significa che questa legislatura non arriverà al termine, e questi parlamentari, specificamente i Responsabili, non verranno in larghissima parte ricandidati, per cui hanno bisogno di arrivare sani e salvi alla fine del gioco e acchiappare tutto ciò che possono arraffare. E per questo voteranno la fiducia.
Ci troviamo quindi nella situazione in cui un governo non può governare perché non ha una maggioranza a supportare i suoi provvedimenti, ma che continua a rimanere sulle poltrone di governo perché ha una maggioranza che lo tiene incollato a quelle poltrone perché così essa può rimanere attaccata alle proprie. In altre parole esiste una maggioranza che sostiene solo sé stessa e non il Paese. È un circolo vizioso in cui i danni toccano tutti i cittadini italiani che non dipendono da quelle poltrone. Questa maggioranza/minoranza difende sé stessa e lascia crollare la nostra economia, le nostre imprese, i nostri posti di lavoro. Siamo ancora su quel sentiero che ci porta al fallimento entro il 2016, non possiamo dimenticarlo.
No, signore e signori, continuando con questo teatrino non se ne esce. Domani, salvo sorprese, Berlusconi avrà la fiducia, ma già da ieri i mercati hanno ripreso a preoccuparsi per le condizioni dell’Italia: i rendimenti del BTP decennale si avviano nuovamente verso la soglia del 6% (siamo a 5,86) oltre la quale il debito pubblico non è più ripagabile (e lo spread è a 370).
  • Anonimo

    Vi è un solo modo per uscire da quest’impasse: permettere che il capo del governo possa chiedere e automaticamente ottenere lo scioglimento anticipato delle camere.
    Se ciò fosse avvenuto, avremmo potuto avere elezioni anticipate già nel 2010, allorché Fini uscì dala maggioranza.
    E in quel caso, chiunque le avesse vinte, avrebbe avuto una maggioranza compatta e un mandato popolare per governare.

  • Ciò che dici non ha senso: da questa impasse non puoi uscire così perché serve una modifica costituzionale (=fra due anni).

    Resta poi il fatto che in questa impasse Berlusconi il potere (politico) di ottenere lo scioglimento delle camere ce l’ha, poiché se in una la maggioranza è in bilico, nell’altra è saldamente in mano sua, per cui un eventuale governo tecnico non può esistere senza il suo appoggio. Quindi gli basta salire al Quirinale per dimettersi e dare ordine ai suoi senatori (e a quelli leghisti) di non appoggiare un eventuale governo capeggiato da Tizio, facendogli fare la fine di Marini nel 2008.

  • Leo-60

    Non capisco perchè ti lamenti con i politici…. loro seguono semplicemente il liberismo. Ovvero, non FANNO UN CAZZO :D

  • Anonimo

    Ciò che dici è giusto. Tuttavia:
    1. Le elezioni anticipate allo stato attuale devono passare attraverso un periodo di crisi di circa un mese. Gli elettori punirebbero un governo che invece di governare apre una crisi.
    2. Durante la crisi viene tentato di fare un governo: ciò scoraggia il capo del governo dal rischio di aprirla.
    3. Modifica costituzionale: sì, ma anche no. se il capo del governo andasse dal presidente della repubblica chiedendogli lo scioglimento delle camere, e questi, sentito il parere (non vincolante dei presidenti delle camere) aderisse alla richiesta, non violerebbe la Costituzione. Verrebbe sì criticato da chi la interpreta in un certo modo e da coloro ai quali le elezioni anticipate non convengono, ma legalmente non rischierebbe niente. E creerebbe un ottimo precedente che allineerebbe la nostra democrazia a quella britannica.
    Nel lungo periodo però sarebbe meglio mettere ciò nero su bianco in costituzione.