Q&A contro la disinformazione, per i referendum – parte I

Questo post si riferisce al referendum con scheda ROSSA. (Quello sulla scheda gialla, sempre sull’acqua è qui)

Con questo articolo non voglio fare uno spot per il SÌ né uno per il NO. Molto semplicemente, se vi siete informati solo presso il Comitato per il SÌ o solo presso i favorevoli al NO, buona parte di ciò che credete di sapere sui referendum è falso. Non so se sia intenzionale, ma questa falsità è sicuramente dovuta all’eccessiva semplificazione della materia.

Quanto segue deriva dallo studio delle seguenti leggi (quelle che si vogliono abrogare) – capite quindi che la materia è complessa, ma che la semplificazione è eccessiva:

  • Articolo 23 bis della 133/2008;
  • Articolo 30 comma 26 della 99/2009;
  • Articolo 15 della 166/2009;
  • Sentenza della Corte Costituzionale 325/2010 (questa non la si vuole abrogare – non la si può abrogare).

Siete incoraggiati a fare obiezioni e farmi notare gli errori, con la condizione che mi diate un riferimento normativo (ovvero ditemi quale legge ho sbagliato a interpretare), anche indirettamente (ovvero linkandomi obiezioni fatte da chi come me, s’è letto la legge e non parla a sproposito – per cui evitatemi pure i post di Grillo e del signoraggista-sciachimista Di Pietro). Se le obiezioni sono valide, ne darò abbondante risalto in questo e nei prossimi post.

Altra premessa: verranno strettamente moderati i post che parteggiano per il SÌ o per il NO senza aggiungere nulla alla discussione. Scusate se parlo francese, ma per i fini di questo post mi fotte una sega di cosa votate, del pubblico e del privato, dell’etica, del comunismo e del capitalismo. In questo post si parla di fatti (le poche opinioni del titolare saranno facilmente riconoscibili). In un prossimo post scriverò le mie intenzioni di voto e lì sarete liberi di scrivere quello che volete. Qua no, c’è già abbastanza rumore sui referendum sull’acqua, qui dentro merxa non ne voglio.

L’acqua rischia di diventare privata?

No. Il Codice Civile, la legge Galli 36 del 1994 e la stessa legge che si vuole abrogare ribadiscono che l’acqua appartiene a tutti i cittadini e che tutti i cittadini debbano usufruirne.

Ma allora cos’è che rischia di diventare privato?

La gestione dell’acqua pubblica, ovvero, ad esempio, la depurazione dell’acqua, il suo trasporto fino ai rubinetti di casa, la manutenzione degli acquedotti e altro.

Se vince il sì, la gestione dell’acqua resterà sicuramente pubblica?

No. Se vince il sì la norma verrà abrogata, ma si applicherà la normativa europea che dice la stessa cosa, ovvero che la gestione dell’acqua va affidata con una gara ad evidenza pubblica.

Quindi la gestione dell’acqua verrà privatizzata?

No. Tutto dipenderà dall’esito della gara: la legge dice che l’acqua può (non deve) essere gestita dai privati, ma solo che deve essere affidata a una società scelta con una gara ad evidenza pubblica che può mettere in competizione società pubbliche, società private (dubito che succeda) o società miste pubblico-private.

Se viene affidata ad un privato, pagherò di più per avere l’acqua?

In realtà l’acqua la paghiamo già il giusto a prescindere dall’importo sulla bolletta. I Comuni, infatti, spesso hanno fatto pagare l’acqua a un prezzo politico, anche un decimo rispetto al costo sostenuto per fare arrivare l’acqua pulita al rubinetto; se il costo è 100, il Comune ha spesso fatto pagare in bolletta solo 10, mentre il restante 90 veniva reperito in altro modo.

Ovvero?

Di solito con più tasse. Questo è particolarmente odioso, poiché le tasse non le pagano tutti, ed è come se gli evasori avessero avuto l’acqua gratis, rubandola agli altri cittadini. In altri casi, i Comuni hanno tagliato altri servizi per reperire i fondi necessari a pagare l’acqua non pagata con la bolletta. Se invece l’acqua viene pagata totalmente in bolletta, è più difficile nascondere l’evasione.

Questo cambierebbe se l’acqua fosse gestita da una società (pubblica o privata)?

Sì, perché lo Stato in qualunque sua forma, per via delle norme europee, non può aiutare le imprese in difficoltà, quindi i Comuni non potranno ripianare le eventuali perdite della società che gestisce l’acqua senza passare per alcune garanzie e procedure perché tutto sia trasparente (ad esempio attraverso un aumento di capitale).

Eppure ci sono tante città in cui l’acqua è gestita da privati e costa davvero tantissimo. Come si spiega?

Ci sono tante realtà, io ne ho studiate alcune. Ad Arezzo abbiamo l’acqua fra le più care d’Italia e ciò è dovuto ad una serie di errori commessi dagli amministratori locali, che hanno lasciato troppo spazio alle banche: gli investimenti sono stati fatti, ma ad un costo troppo elevato (opinione personale: essendo, infatti, le banche uno dei soci di uno dei soci, ne hanno approfittato – scusate il gioco di parole, leggendo qui sarà più chiaro); nel caso Carniacque, invece, abbiamo una bolletta che è passata da 10 a 90 euro l’anno dalla “privatizzazione” a oggi. Per quanto possa sembrare strano, 90 è un prezzo molto basso (ad Arezzo costa oltre 400), ma leggendo i bilanci, si può notare che la gestione, sinora, è sostanzialmente in pareggio: è un probabile esempio di gestione virtuosa, ma c’è gente che si lamenta lo stesso, perché non aveva idea del fatto che oltre ai 10 euro pagati in bolletta, pagava 80 euro in più di tasse. Le differenze con Arezzo sono tante, ma una colpisce in modo particolare: fra i soci di Carniacque non figurano banche, solo comuni e AMGA, che è una società a maggioranza del comune di Udine con la partecipazione di vari soggetti privati, il primo di quali è E.On.

Ok,ma in sintesi?

In sintesi l’acqua si paga di più perché prima si pagava troppo poco, ma non è detto che ora la si paghi troppo, dipende dalla zona e da chi la gestisce (ad Arezzo probabilmente sì, nei dintorni di Udine probabilmente no, occorrerebbe uno studio più approfondito).

Alla fine di questo discorso mi pare di capire che se vince il SÌ non cambia niente e che se vince il NO non cambia niente. È corretto?

Sì, l’acqua potrà (non dovrà) essere affidata ai privati in ogni caso, come è, tra l’altro, da più di quindici anni a questa parte, sia pure in un quadro normativo meno preciso. Il referendum non avrà effetti pratici, la decisione spetterà sempre ai Comuni.

Ma allora perché lo fanno?

La mia ipotesi è per dare uno schiaffo a Berlusconi, ovvero per una questione politica. Ciò non mi piace perché la gente non viene adeguatamente informata, quando addirittura non viene disinformata: il mio timore è che se vince il SÌ, la gente crederà di avere risolto il problema e abbasserà la guardia. Invece così non è: come ho spiegato sopra, sia che vinca il SÌ sia che vinca il NO, politici disonesti o semplicemente inetti e privati continueranno a fare i propri comodi, anzi saranno agevolati dal fatto che la gente penserà che il referendum avrà effetti che non ha. In altre parole, chiunque vinca, nulla cambierà: le cose potranno cambiare solo se la gente, non dal 14 giugno ma già da ieri, vigilerà che i propri politici facciano gli interessi della comunità, non i propri, né quello dei privati.

Tu preferisci che l’acqua sia gestita dal pubblico o dal privato?

In fondo è indifferente: in entrambi i casi tutto dipenderà da quanto sono bravi (o almeno capaci) e onesti i politici locali che si occupano dell’acqua. Sono dell’idea che non importi tanto chi sia il socio privato o se debba esserci, quanto chi sia il socio pubblico (ovvero il sindaco, gli assessori, eccetera).

(Continua)

Photo credits | parodia di valepert (CC-BY) dal logo originale di Marco Caglioni

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25 Comments

  1. Nel post si da  per scontato che pagando l’acqua il giusto automaticamente diminuiscano le tasse da pagare. In base a quale criterio si è così sicuri che a fronte di un aumento delle tariffe corrisponda una diminuzione della tassazione? 

    1. >Nel post si da per scontato che pagando l’acqua il giusto automaticamente diminuiscano le tasse da pagare.

      L’unico collegamento che mi pare d’aver fatto è quello contrario, ovvero con tariffe troppo basse c’è necessariamente un aumento del ricorso alla fiscalità generale.

      Dunque ciò che tu dici non mi risulta (né dovrei essermi sognato di dirlo): mi citi il pezzo che ti ha dato questa sensazione così che possa riformularlo senza trarre alcuno in errore, per cortesia?

      1. Me lo ha fatto dire la logica:  anche nella risposta sostieni che con le tariffe attuali e passate troppo basse deve giocoforza esserci stato un ricorso alla fiscalità. Ergo pagando l’acqua il giusto dovrebbe esserci una diminuzione di tasse. Dov’è che ho sbagliato il passaggio logico?

        1. Dovrebbe, potrebbe esserci, ma non ci sarà certamente. Non mi sono mai sognato di dire che se si aumentano le tariffe dell’acqua avviene una diminuzione automatica delle tasse perché sarebbe una grande sciocchezza (anzi, con la fame di quattrini che hanno i Comuni non è neanche probabile che ciò avvenga). Se le tariffe sono troppo basse per coprire i costi devi per forza alzare le tasse (o ricorrere ai debiti, ma il piano di stabilità non lo consente facilmente, e comunque quei debiti con le tasse dovranno essere pagati); se alzi le tariffe, al comune avanzano dei soldi, ma non è automatico che li restituisca sotto forma di minori tasse. Potrebbe usarli per ridurre l’indebitamento o per fornire ulteriori servizi.

          Ciò che sostieni è abbastanza illogico: se per le tue spese hai bisogno di 1000 euro, ma ti danno solo 900, tu o vai dal tuo capo a chiedergli un aumento o riduci le tue spese o ti indebiti; ma se il tuo stipendio è di 1100 che fai, chiedi al tuo capo di ridurtelo? Credo di no: o aumenti le tue spese o lo destini al pagamento dei tuoi debiti o al risparmio.

          Sei tu a scegliere come destinare quello che ti avanza, non avviene nulla di automatico.

          Il Comune si trova nella stessa situazione: se spende 1000, ma ricava 900, o chiede più soldi al capo (i cittadini, sotto forma di tasse o tariffe) o riduce le spese o si indebita; se spende 1000 ma ricava 1100 o aumenta i servizi o paga i debiti o abbassa le tasse.

          È una scelta politica, ma non c’è niente di automatico.

  2. Esatto, sono d’accordo. Vuol dire che pagheremo di più l’acqua, continueremo (molto probabilmente) a pagare le tasse, e gli evasori continueranno a fare  gli evasori, al massimo pagheranno di più l’acqua. Bell’affare, proprio un bel guadagno.

  3. È questo uno dei motivi per cui il ricorso alla fiscalità generale andrebbe ridotto ai minimi termini per lasciare spazio alle tariffe (si badi bene, alle tariffe, non ai prezzi). Se per un servizio si deve pagare una tariffa, si hanno due effetti: 1) l’amministratore pubblico ha meno da rubare; 2) gli evasori hanno meno spazio per evadere. Questa è tutto sommato la ratio delle due norme che si vogliono abrogare e che perciò mi rende doloroso sentire la campagna per il sì come cura di tutti i mali, mentre invece è il contrario.

  4. Tooby ti segnalo questo incontro di martedì a Milano con le principali aziende dell’acqua, proprio per fare un Q&A con i blog e i gruppi di Internet: https://www.facebook.com/event.php?eid=215944551771010

  5. Ti sottopongo questa parte della sentenza della Corte Costituzionale 24/2011:
    4.2. – Il quesito [n.1, abrogazione art. 23-bis legge 133/2008] non víola i limiti di cui all’art. 75 Cost. nemmeno con riferimento al diritto comunitario, perché: a) non ha ad oggetto una legge a contenuto comunitariamente vincolato (e, quindi, costituzionalmente vincolato, in applicazione degli artt. 11 e 117, primo comma, Cost.); b) in particolare, l’eventuale abrogazione referendaria non comporterebbe alcun inadempimento degli obblighi comunitari.

    Non sono perciò sicuro della tua affermazione secondo cui “Se vince il sì la norma verrà abrogata, ma si applicherà la normativa europea che dice la stessa cosa, ovvero che la gestione dell’acqua va affidata con una gara ad evidenza pubblica.”

    Come si dice qui: http://www.treccani.it/magazine/diritto/approfondimenti/1_Moliterni_acqua_referendum.html

    “Innanzitutto, poiché l’art. 23-bis non costituisce un’applicazione necessitata del diritto dell’Unione europea, la normativa di risulta che conseguirebbe all’accoglimento del quesito non si porrebbe in contrasto con il diritto comunitario”

    Sempre nello stesso documento della Treccani, si dice che in realtà si tornerebbe a una situazione di sostanziale imparzialità del legislatore nazionale circa l’adozione o no di un regime di privatizzazione parziale o totale dei servizi pubblici (non c’è in ballo il solo servizio idrico).

    Questo potrebbe essere l’occasione – se il quesito non fosse stato sequestrato da opposte visioni ideologiche che impediscono di concentrarsi sui fatti – di un miglioramento della legge Ronchi, con la previsione di precisi obblighi da parte del privato e doveri di controllo da parte del pubblico.

    1. La questione si risolve per via del fatto che, in mancanza di intervento nazionale, la direttiva diventa self-enforcing (in particolare la richiesta della direttiva quadro – articolo 9 se non erro – dell’obbligo di full cost recovery, cosa difficile se non impossibile in caso di gestione diretta da parte del comune, ovvero senza la separazione fra municipio e società di gestione, anche pubblica). Va ricordato che la possibilità di privatizzare c’è da molti anni (dal 1994 con la citata legge Galli per l’acqua, con altre leggi per gli altri servizi, immagino, non ho approfondito): abrogata la Ronchi si torna al passato pur se in un quadro normativo nuovo, da cui il mio punto fondamentale, ovvero che il referendum non manterrà obbligatoriamente le gestione dell’acqua in mani pubbliche per il semplice motivo che non lo è da molto tempo (né, ovviamente, obbligherà a darlo ai privati). Discorso simile per gli altri servizi pubblici.

      Per questo sono convinto sostenitore dell’inutilità del referendum scheda rossa da un punto di vista giuridico (non politico).

      L’ultimo paragrafo mi trova completamente d’accordo: la legge è obiettivamente scritta male; la previsione degli obblighi precisi (obblighi ci sono, ma molto fumosi, al comma 2a) per l’eventuale privato è la più grave mancanza della legge (si potrebbe pensare che si voglia dare libertà alle ATO, ma la cosa non mi piace).

      Ti ringrazio per il tuo prezioso commento.

    2. Mi sono andato a leggere la sentenza che citi, subito sotto afferma:

      «Nel caso in esame, all’abrogazione dell’art. 23-bis, da un lato, non conseguirebbe alcuna
      reviviscenza delle norme abrogate da tale articolo; dall’altro, conseguirebbe l’applicazione
      immediata nell’ordinamento italiano della normativa comunitaria (come si è visto, meno
      restrittiva rispetto a quella oggetto di referendum) relativa alle regole concorrenziali
      minime in tema di gara ad evidenza pubblica per l’affidamento della gestione di servizi
      pubblici di rilevanza economica», il che conferma la bontà della mia ipotesi.

  6. ammetto che non ho studiato così approfonditamente la cosa, ma la prima risposta che mi viene in mente è la bolletta che pago, visto che è la più cara d’italia e in toscana vantiamo il fantastico caso di publiacqua…che non può certo essere menzionata come esempio di efficienza ed economicità della gestione dell’acqua…

    1. Posto che io l’acqua preferirei pagarla di più per disincentivare gli sprechi, premesso che io non sono a favore della gestione da parte dei privati… cosa c’entrano i referendum? 🙂

    2. Tra l’altro Publiacqua è al 60% di proprietà pubblica. Non solo non c’entrano i referendum, non c’entrano neanche i privati! 😉

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