Ma cade questo governo o no? No (per ora)

Piccola FAQ per capire il divorzio fra Berlusconi e Fini.

Berlusconi deve dimettersi?

No. Nonostante abbia (pare) l’appoggio di meno della metà delle due Camere (a Montecitorio dovrebbe contare meno di 300 deputati), un governo può anche essere sostenuto da una minoranza parlamentare. Tuttavia l’azione del governo è certamente limitata (la posizione è assimilabile a quella di un governo dimissionario), ed è costretto a negoziare con altri gruppi parlamentari o con singoli parlamentari per continuare la realizzazione del proprio programma. Quindi Berlusconi può continuare ad essere presidente del Consiglio, ma non è detto che possa ancora governare. Avete presente il governo Prodi? Bene, tale e quale (ma dubito che Berlusconi avrà l’appoggio di molti senatori a vita). Le dimissioni sarebbero dovute nel caso in cui una delle Camere respingesse la questione di fiducia, cosa che non è ancora avvenuta.

Fini deve dimettersi?

No. Si citano dei (rari) precedenti, ma in modo non corretto. È vero che Pertini si dimise, ma non certo perché aderì alla sinistra, come dice Lupi: Pertini era sempre stato di sinistra, semplicemente nel 1969 il partito nelle cui file era stato eletto (il PSU) decise di dividersi nelle componenti originarie (PSI e PSDI) perché la fusione non aveva comportato un miglioramento dei risultati elettorali. Pertini, che non fece altro che tornare nel suo partito originale, il PSI, presentò alla Camera le proprie dimissioni per mera coerenza politica, ma sapeva benissimo che l’aula le avrebbe respinte (e ciò avvenne, all’unanimità). In questo caso, invece, Fini è stato espulso dal suo partito e la richiesta di dimissioni altro non è che una richiesta di suicidio politico, cui Fini ha deciso di resistere. Non esiste, inoltre, una misura per rimuovere il presidente della Camera, dunque Fini può legittimamente rimanere al suo posto.

Quindi qual è oggi il rapporto fra Berlusconi e Fini?

La questione non ha ancora contorni chiari: al momento Fini ha ancora un ministro, un viceministro e tre sottosegretari, dunque nonostante abbia formato un nuovo gruppo parlamentare (Futuro e Libertà) è ancora all’interno del governo, ma in Parlamento, stando alle parole di Fini, verrà garantito un mero appoggio esterno sulle questioni che fanno parte del programma di governo, cui Fini ritiene legato il proprio mandato elettorale.

Ma Berlusconi può cacciare i ministri finiani?

Anche questa parte è controversa: la Costituzione prevede che il premier possa proporre i ministri (la nomina spetta al capo dello Stato), ma non revocarli. La dottrina è divisa fra chi ritiene quest’ultimo potere implicito nei potere di nomina (sempre in capo al Presidente della Repubblica) e chi, invece, crede il contrario. Nelle passate legislature è stata più volte fatta la proposta di attribuire esplicitamente tale potere al premier, ma una riforma del genere non si è mai concretizzata. La questione è vecchia come il cucco: Spadolini, ad esempio, subiva i litigi di due suoi ministri, ma non riusciva a cacciarli. Il problema, però, era politico, non giuridico, visto che la cacciata di quei due significava mutare gli equilibri fra i partiti (diciamolo meglio: sia la DC che il PSI volevano la poltrona di Spadolini). Berlusconi dovrebbe fare lo stesso, ovvero aprire una crisi di governo e tentare un rimpasto, ma in tal caso ci sarebbe bisogno di un nuovo voto di fiducia e ritorneremmo alla prima domanda. Il Consiglio dei Ministri potrebbe comunque decidere di svuotare i poteri dei membri del governo finiani, ad esempio ritirandone le deleghe.

Questo mi viene in mente sinora, se ci sono altre questioni che richiedono risposta, scrivetele sotto, nei commenti. 🙂

Photo credits | Jo Christian Oterhals

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