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Il più grande piazzista della storia italiana

Delle due l’una: o qui qualcuno ha grossi problemi con il buonsenso o  ci gode a prenderci per i fondelli.

Ricapitoliamo: abbiamo la massima espressione della magistratura contabile, la Corte dei Conti, che parla della corruzione come fenomeno di costume e come patologia grave, in Italia (diciamo anche che sono decenni che usa le stesse espressioni ad ogni apertura di anno giudiziario, ma vabbé). Le denunce nel 2009 sono esplose. Ogni anno 60 miliardi di euro di euro di soldi nostri finiscono nelle mani di qualcuno (non sappiamo chi, non sappiamo quanti) che poi li utilizza per comprarsi case ad Antigua, elicotteri, macchinoni, campi da golf, droga, brasiliane in minikini, eccetera, oppure per corrompere qualcuno a sua volta.

Sono soldi che, è bene ricordarlo, dovrebbero essere utilizzati in strade, scuole, tribunali e qualche altro miliardo di servizi che lo Stato dovrebbe fornire a noi, a me e a te, in cambio delle nostre tasse, ma che, appunto, non può fornire perché finiscono nelle tasche di un numero imprecisato di ladroni. Oppure sono soldi che le imprese che pagano i politici corrotti potrebbero investire per aprire nuovi impianti, per fare ricerca, per assumere altra gente, insomma per creare nuova ricchezza e posti di lavoro. E invece no, finiscono ad ingrassare i soliti maiali.

Sessanta miliardi di euro fanno circa centoventimila (120000) miliardi delle vecchie lire. La tassa occulta della corruzione, nel 1993, era stimata in diecimila (10000) miliardi di lire, che secondo l’ISTAT oggi ne varrebbero circa quindicimila (15000). Si direbbe, insomma, che oggi si rubi otto volte di più rispetto agli anni precedenti Tangentopoli (e già all’epoca rubare era prassi da prendere addirittura in giro, come si vede in questo spezzone di un film del 1981, dieci anni prima di Di Pietro).

Poi se ne esce lui, l’utilizzatore finale dei nostri posteriori, il più grande piazzista (questo sì) degli ultimi centocinquant’anni di storia italiana, Silvio Berlusconi. Il quale, tranquillo come una pera che rotola sull’erba fresca in una serena mattina di primavera un minuto prima che un asteroide distrugga il pianeta, afferma che gli episodi di corruzione scoperti di recente sono solo pochi casi isolati, pochi birbantelli da condannare.

Non so voi, ma a me sembra un po’ un controsenso: nel 1993, per stessa ammissione dei protagonisti, si rubava tutti insieme, DC, PSI, PCI e compagnia cantante. Esisteva un sistema appositamente progettato per rubare e distribuire precisamente gli introiti della corruzione a tutto o quasi il sistema politico italiano.

Ieri i politici onesti erano pochi, mentre i mariuoli erano molti, e pertanto potevano rubare indisturbatamente, diciamo, cento euro, coprendosi l’un l’altro. Oggi invece ci sarebbero molti politici onesti e pochi mariuoli, che però riescono a rubare ottomila euro, senza che gli eserciti di politici onesti si accorgano di nulla.

Ovviamente le cose non stanno così: il sistema di Tangentopoli è ancora bello e in piedi, più forte che mai, soprattutto grazie alle riforme scassagiustizia che destra e sinistra hanno varato negli ultimi quindici anni per fare sparire Tangentopoli e salvarsi la pelle prima che i magistrati ne facessero giustamente setole per spazzolini. Il tizio che afferma che la corruzione in Italia è composta di pochi casi isolati è, tanto per ricordare, lo stesso tizio che viene processato per corruzione un anno sì e l’altro pure (e solitamente prescritto per legge ad personam ricevuta, spesso grazie alle attenuanti generiche che si riconoscono a chi è ritenuto colpevole del reato). Per dire, è definitivamente stabilito che Cesare Previti comprò la sentenza che assegnò la Mondadori a Berlusconi (e Berlusconi si salvò per prescrizione, appunto); e ancora oggi Berlusconi è imputato per avere corrotto l’avvocato David Mills, il quale è già stato condannato in due gradi di giudizio per i medesimi fatti (e lo sarebbe anche lui, se non avesse varato altre leggi ad personam).

Insomma, chiedere a Berlusconi se esiste la corruzione è come chiedere a un pescivendolo se il suo pesce è fresco: dirà che lo ha pescato personalmente dieci minuti prima, anche se quel tipo di pesce dovesse vivere in un oceano dall’altro lato del pianeta, roba che neanche Superman (per l’appunto…).

I fatti sono questi: oggi si ruba molto di più rispetto a 18 anni fa. Per questo credere che pochi birbantelli isolati riescano a rubare molto di più rispetto ai potentissimi e ramificatissimi partiti della Prima Repubblica mi sembra nient’altro che l’ennesimo tentativo da parte del piazzista di Arcore di migliorare il già suo record mondiale nella categoria “magnitudine di scemenze”.

Per quanto mi riguarda, questo è un sintomo di disperazione: mi immagino il nostro amato Superpremier, dopo aver fornicato con qualche prostituta, piangere sotto una doccia gelata come quando era preoccupato che si scoprissero i suoi rapporti con celebri eroi della mafia siciliana, noti assassini, spacciatori e bombaroli. All’epoca si salvò fondando Forza Italia. Oggi non gli resta che raccontare patetiche barzellette.

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