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Contra YouTube

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Angelino “Jolie” Alfano ha affermato che «appena troveremo un modo per farlo, interverremo su YouTube». allegria

Innanzitutto, YouTube è già soggetto alle leggi. Inoltre esiste l’autogoverno degli utenti, che possono segnalare video inappropriati che verranno rimossi (in caso di pornografia, ad esempio) o resi visibili solo ai maggiorenni attraverso la registrazione al sito (nel caso di video violenti – all’epoca ricordo il video dell’impiccagione di Saddam Hussein).

Per le violazioni del diritto d’autore, basta che il proprietario dei diritti intervenga a chiedere la rimozione, anzi, spesso YouTube interviene direttamente, senza l’input del detentore, a volte anche impedendo a priori l’inserimento di video con determinati titoli o tag. Da qualche tempo, poi, YouTube rende “muti” i video che contengono tracce audio coperte da copyright.

Insomma, YouTube non è il far west, come non lo è internet. E soprattutto la colpa non è del mezzo, bensì della persona che lo usa male: voi arrestereste un martello perché qualcuno ha spaccato la testa a un altro?

Cosa rimane, allora, che Angelino Alfano non ritiene idoneo, e pertanto da spingere il Governo a intervenire?

Qualcuno dirà che vogliono censurare certi video scomodi, ad esempio dichiarazioni di politici di tanti anni fa (Bettino Craxi che ammette che in Parlamento rubano tutti) o altri casi controversi (il lancio di monetine contro Craxi, per rimanere in tema).

Sì, forse c’è anche quello. Ma credo che il problema più “interessante” sia un altro.

Mediaset è profondamente in sofferenza da diversi mesi a questa parte, perché il mercato della pubblicità è in contrazione. YouTube (e altri servizi simili) vanno per imporsi come media alternativo: in altre parole, rubano spettatori alla tv tradizionale, il che significa meno pubblicità. La gente, invece di mettersi davanti alla tv, va su internet e si mette a guardare i video di YouTube, magari non per due ore ogni sera, ma quanto basta per perdersi il film su Italia 1 o il Grande Fratello, con annessa pubblicità.

Non è necessario che si tratti di video pirata: su YouTube c’è una bella quantità di roba rilasciata dai proprietari, ovvero del tutto legale (per fare un piacere a una certa persona, citerò i Monty Python, da qualche mese felicemente su YouTube), oltre che citazioni, perfettamente legali. Da un po’ di tempo, poi, vengono proposti anche video in diretta. E senza pubblicità (all’interno dei video), men che meno made in Publitalia, Arcore.

Sia chiaro, non credo che Alfano voglia oscurare YouTube: vuole solo criminalizzarlo. Immaginate un po’ una legge che preveda che chi guarda video pirata su YouTube commette un reato (fattispecie che in verità potrebbe già essere prevista dalla legge Urbani). Si tratterebbe dell’ennesima legge inapplicabile, ma basterebbe a convincere l’italiano a non andare su YouTube, neanche a vedere il video di un tizio che prepara la pizza, non sia mai passasse la finanza… Due o tre servizi terroristici su Studio Aperto, e il problema è risolto.

D’altro canto, lì ai piani alti non sono molti ad aver capito cosa sia YouTube: avete mai visitato il canale della Camera dei Deputati? Andateci, e noterete che i commenti per i video sono disattivati, così uno non può sbugiardare Gianfranco Fini o qualcun altro commentando proprio sotto il naso, allo stesso modo in cui un tizio non può alzarsi durante la registrazione di una puntata di Porta a Porta a dire civilmente qualcosa di spontaneo (non dettato dall’ufficio stampa del deputato in questione).

E non solo non permettono di esprimere una critica civile o anche di dire: «No, guardi presidente, si sbaglia, 1+1 fa 2, non 3, lo sanno tutti», ma prendono anche per i fondelli. Cito:

«Ci interessa sapere che cosa pensate del canale Youtube della Camera. E anche se al momento non riusciamo ((Sì, sta scritto proprio “riusciamo”.)) a pubblicare i vostri commenti, siate certi che ne faremo il miglior uso possibile. (di cosa?)»

Per loro YouTube è solo una specie di Porta a Porta senza Bruno Vespa. Loro parlano e il popolo-gregge muto.

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