Santoro, il sangue e l’audience

Ieri, dopo non so quanti mesi, ho rivisto una trasmissione di Michele Santoro. Non l’avessi mai fatto.

Già il fatto che ci fossero Briatore, pregiudicato ex-latitante, e Landini, sindacalista le cui idee erano già vecchie quando il nonno di Marx giocava con le trottole, mi avrebbe dovuto far cambiare canale. Ma ieri sera non avevo niente da fare e mi sono visto questa competizione in cui vince chi dice la cosa più ignorante, cretina e vomitevole.

Primo tempo.

Si parlava degli scontri durante le manifestazioni anti-austerity. Degli scontri. Non delle manifestazioni. Evidentemente Santoro deve fare audience, non informazione. Per cui al diavolo la manifestazione, vogliamo il sangue. Riconoscere i vandali è facile: hanno scudi, caschi, tubi di vario materiale e qualche bomba carta. A un certo punto si sono messi in formazione a testuggine. Io ne ho fatta qualche protesta, manifestazione e sciopero, ma non mi sarei mai sognato di vestirmi in quel modo. E infatti, nonostante le forze dell’ordine, io e nessuno di quelli vicino a me ha mai preso una sola singola mazzata. Pura fortuna o il fatto che non ero vestito da Visigoto del nuovo millennio?

La testuggine è una formazione da battaglia. Se ti metti a testuggine (e le immagini lo testimoniano, è avvenuto prima delle cariche della polizia), tu vuoi la battaglia. Fine. Per carità, se i poliziotti cominciano a pestare gente inerme e a dare manganellate in faccia a uno che era nel posto sbagliato al momento sbagliato, mi indigno ferocemente. Ma mi incazzo pure quando dicono (i giornalisti in primis) che quelli erano poveri angeli che protestavano pacificamente brandendo solo scudi, clave e bombe a mano. Vuoi la battaglia? Avrai la battaglia. Se vuoi protestare, sappi che lo si fa a viso scoperto, con bandiere, striscioni, slogan e cose così.

Poi Santoro chiama uno dei rappresentanti di questa gggente. Mi aspetto che parli dei motivi delle proteste, di Monti che ha rotto il ca**o con le tasse, anche della “Fornero al cimitero” se proprio è necessario. Invece no. Si chiede «Perché tutta questa violenza nelle cariche della polizia?». Oh, Gesù. Perché quei vandali erano vestiti di scudi, caschi e bombe carta?

Intermezzo Giulia Innocenzi.

L’hanno mandata al Campidoglio a intervistare quelli che sono andati alla cena Bilderberg-Telecom Italia. Ora se fossi un gruppo di potere che vuole sovvertire l’ordine mondiale, gli incontri li organizzerei meglio. Per esempio li terrei in località segreta. O almeno direi ai partecipanti: «Oh, tenetevi pronti una scusa da dire e dite che è una cena di beneficenza per la tutela del piccione prataiolo», invece di fare figure di palta come la Fornero. Ma soprattutto, se fossi un gruppo segreto che vuole dominare il mondo, io non inviterei Alemanno.

Perché l’ho chiamato “Intermezzo Giulia Innocenzi”? Perché questa ragazza sta lì in qualità di gnocca con l’aria intellettuale (e secondo me lei lo sa benissimo), ma non fa una sega, nel senso giornalistico del termine. Rivedetevi il servizio del Campidoglio, e ditemi se quelle sono domande. Conosco inviati del giornalino delle scuole medie che fanno domande più decenti. Poco ci mancasse che chiedesse alla Fornero “Freddino stasera, eh?”. Forse le conviene tornare a occuparsi di titoli di libri.

Secondo tempo.

C’è Travaglio. Quando quest’uomo prende le informazioni dal suo archivio, è una goduria per le orecchie. Quando però comincia a parlare di economia, finanza e gestione delle imprese si merita tante di quelle bacchettate sulle mani che il giorno dopo esse sarebbero così evidenti dallo spazio che il progetto SETI potrebbe adottarlo. Un esempio per tutti: Travaglio ha detto con il suo solito sarcasmo che «un investitore straniero, prima di assumere, per prima cosa pensa a licenziare». Pare una cosa dell’altro mondo, ma è così: forse non è la prima cosa che un investitore (straniero o indigeno) guarda, ma è uno dei fattori che lo spinge a investire in un Paese. Si chiama flessibilità in uscita, e le norme che la regolano sono fondamentali in un mercato del lavoro.

Qualche esempio: se per licenziare io devo sempre passare per sentenze di tribunali del lavoro per anni  e anni, tribunali che troppo spesso danno ragione al lavoratore anche se questi è un evidente fannullone, io non assumo. O assumo uno schiavo, un precario. Se per ristrutturare un’impresa in crisi (ovvero per licenziare due per salvare il lavoro agli altri dieci operai) devo sperare nell’intercessione di Padre Maronno, io apro altrove, specie se stiamo parlando di lavori che non richiedono skill particolari.

Fuori da questo Paese, infatti, le cose funzionano diversamente. Se non lavori, ti sbatto fuori, e non c’è giudice che ti possa dare ragione. Se devo ristrutturare, lo posso fare, e lo Stato aiuta sia me che il lavoratore licenziato.

In Italia, in fatto di flessibilità, siamo stati dei geni. Fino a una certa data si facevano contratti blindati, a tempo indeterminato: entri in azienda e ne esci pensionato. Poi però si accorsero che questi contratti erano poco flessibili (cioè avevano le problematiche descritte sopra), e allora il Governo disse: “a partire da fra qualche anno ci saranno i contratti precari”. E tutti, sindacati compresi, a dire ok, checcefrega. Fregava niente a loro, perché chi si doveva incazzare stava ancora con la tetta della madre in bocca o al più alle scuole medie. Sicché s’è creato un sistema di lavoro duale, da un lato i vecchi iperprotetti da un sistema costosissimo e inefficiente, dall’altro i giovani, precari, pardon, schiavi, che quando sentono parlare di riforma delle pensioni non si preoccupano perché tanto sanno che non la avranno.

(Mentre scrivo Landini dice puttanate parlando di pensioni, tipo la favola che i giovani sono disoccupati perché si alza l’età pensionabile. Non mi dilungo, leggetevi questo se avete voglia)

Del problema avrò scritto un milione di volte. Tu non puoi competere sul costo del lavoro, perché la Polonia e la Cina ti distruggono. Devi competere sui lavori “di alta qualità”, non sulla catena di montaggio. E per farlo devi trattenere qui i cervelli. Ma se il meglio che puoi offrire è un contratto precario, beh, addio. Se è più conveniente assumere un precario, è ovvio che chi ha capacità maggiori se ne vada via, dove gli fanno contratti migliori (a tempo indeterminato o a tempo determinato, ma con più soldi e diritti che in Italia). Qui invece abbiamo Landini che poco ci mancava e proponeva di rilanciare fabbriche di bajonette e cavalli perché oh, dobbiamo combattere Napoleone e l’impero Austroungarico, e poi tutti in pensione di guerra a trent’anni! Se tu offri solo contratti precari è ovvio che qui non investe nessuno, a parte chi cerca gente da schiavizzare e con troppa poca istruzione per andare all’estero. E questi non sono investimenti che ti portano crescita nel lungo periodo.

Ok, basta così. Fin quando era in RAI, Santoro e compagni venivano tenuti al guinzaglio. No, non nel senso di censurati, bensì nel senso che si credono così tanto padreterni che se non li attacchi da qualche parte potrebbero ascendere al cielo. O magari erano sufficienti due o tre politici a fare ammuina e lo spettacolo era assicurato.Forse ero io che ero molto ringo, ma ogni tanto uno spunto di intelligenza da qualche parte pure ci usciva.

Invece qui su LA7 esce fuori il nulla, dunque si evidenziano i mostruosi difetti della TV alla Santoro, quella della regia e dei contenuti da film western. Santoro dovrebbe fare informazione, non cercare il sangue a ogni costo: non ti salvi se mi parli dei malati di SLA dopo che all’inizio della trasmissione hai dedicato un’ora a fare il cavaliere difensore di quegli unni che pigliavano giustamente le mazzate, a Briatore che chiamava la sua latitanza “in Italia non avevo possibilità di lavorare e fui costretto ad andare via”, a Landini che diceva che le bighe erano passate di moda e ora vanno le carrozze, per cui dobbiamo difendere i posti di lavoro dei maniscalchi, e infine al gomblotto Bilderberg che mette le scie chimiche nella nutella. Senza neanche uno straccio di approfondimento sui contenuti seri.

La Innocenzi che non c’ha una mazza su da fare e sta su Facebook tutto il tempo, potrebbe fare il fact-check di quello che dicono gli ospiti strampalati in studio (ma almeno stasera, fra Landini e Briatore, ci volevano un esercito di precari – ovviamente – e tutta la notte per finire il lavoro).

Travaglio potrebbe studiarsela un po’ di economia, o almeno parlare di cose di cui sappia qualcosa (o pure lui deve fare odienz e oggi sparlare di economia va di moda? Prima c’era Berlusconi e Travaglio parlava di gnocca e avanzi di galera; adesso c’è Monti e Travaglio diventa esperto di economia del lavoro marginalista applicato neokeynesianesimo monetario. Come fosse Antani [sad fact: Travaglio che parla di economia in modo come minimo maldestro è il motivo per cui non leggo più il Fatto Quotidiano. Mi faceva troppo male.]).

Voglio dire, che è questa schifezza?

E dicono che Santoro è una delle parti buone della TV.

Ok. Siamo a posto, siamo proprio a posto.