La regina Mentana e i contadini di Twitter

C’è un topic usato in libri, film, telefilm, fumetti fantasy o di ambientazione più o meno medioevale: uno dei protagonisti, solitamente un re o un principe, volente o nolente, si ritrova a camminare in incognito in mezzo alla gente comune. Non fa differenza se questa persona è il buono o il cattivo del romanzo, troverà sempre persone che, sorprendentemente (per lui), ne parla male. La differenza fra il re buono o la regina cattiva sta nella loro reazione a tali critiche: mentre il primo coglierà l’occasione per imparare qualcosa (per esempio che essere amati da tutti è impossibile, e che un buon sovrano deve mettere in conto che è un essere umano, e potrà sbagliare, e che, in ogni caso, nel proprio regno ci saranno persone cattive che si opporranno a lui), la seconda mediterà vendetta, inasprirà il suo regno della malvagità, o semplicemente, se si tratta di una persona non malvagia, non capirà le critiche, allontanando così la simpatia del lettore (che invece esalterà l’eroe) e avvicinando il momento della propria inevitabile disfatta.

Discorso simile si può fare per Enrico Mentana.

Mentana, su Twitter, ha scoperto che la gente parla male di lui: Mentana è sceso in mezzo ai contadini (in questo caso sono questi in incognito) e i contadini, invece di lamentarsi di lui nei bar, in mezzo alla strada o davanti alla tv di casa, han cominciato a criticarlo più o meno pesantemente rivolgendosi direttamente a lui. Il principe, in questi casi, ha due opzioni, che abbiamo già visto: tirare avanti per la propria strada, imparando qualcosa di nuovo (a cominciare dal fatto che il mondo reale – non solo Twitter – è pieno di cretini, e che comunque non si può piacere a tutti); oppure sbroccare. Mentana, come del resto fanno altre twitter-star1 , ha fatto la seconda, dopodiché è tornato a palazzo per scrivere alla parte buona del Paese (cioè quella che non può rispondergli e ridergli in faccia) di quanto la gente là fuori sia brutta e cattiva, per esempio sul Corriere della Sera di una domenica di maggio.

Dice lui che Twitter è anonimo e la gente abusa della propria libertà. Beh, no. È anonimo un tizio comincia a scrivere nei bagni degli autogrill “Se vuoi passare una bella nottata, scrivimi su Twitter: @ementana”. Cosa farebbe Mentana se scoprisse che la gente scrive queste cose in tutti i bagni della A1? Scriverebbe in tutti i bagni degli autogrill “Un saluto finale a tutti” e poi farebbe i suoi bisogni solo nelle piazzole? Farebbe come Kim Jong-Il, smetterebbe di fare la pupù?

Se invece uno scrivesse su Twitter la stessa cosa c’è un’elevatissima probabilità di rintracciare l’autore, perché Twitter non è anonimo nella stragrande maggioranza dei casi: nonostante io stesso usi uno pseudonimo, il mio nome e cognome non è per nulla nascosto. Su queste pagine ho segnalato articoli scritti altrove con il nome completo; se si cercano le pagine di questo blog su Google, non esce solo il mio cognome, ma pure la mia faccia (quella che, del resto, è su Twitter). Ma se dovessi scrivere qualcosa di duro a Mentana o a qualche altra star su Twitter (in 5 anni ho scritto a tanti e da un paio d’anni rispondo pure a tanti), costoro comunque mi attaccherebbero dicendo che io insulto protetto da uno schermo, perché “the King can do no wrong”, il re non può sbagliare, per cui, a prescindere da quanto la mia critica sia circostanziata, io sono un contadino di me**a e devo stare al mio posto. E se poi il principe si accorge che ha fatto la ca**ata e che Twitter ti si rivolta contro, la soluzione è andarsene e scrivere sul Corriere della Sera, giornale di coloro che vivono il shogno del top, che Twitter è un covo di sudditi sovversivi.

Ah, ovviamente, su Twitter ci sono pure quelli che insultano aggratis: in questi casi, il principe buono li ignora o, se è particolarmente bravo e allenato, li infilza col sarcasmo; la regina cattiva si incazza e si copre di ridicolo.

  1. Anche quelle che non lo sono fuori da Twitter. Ad esempio un tizio ha oltre 30mila follower e in ragione di ciò si sente autorizzato a fare sempre le stesse battute penose – giuro: a volte mi accorgo che è domenica solo perché lui fa sempre la stessa battuta ogni singola domenica -, a rispondere solo a chi ha almeno 10mila follower – a prescindere dal fatto che sia una scemenza o una cosa seria – e quindi a frignare quando qualcuno gli fa notare che è quello che è: un barbone con accesso alle agenzie. La cosa divertente, però, è che costui non può andarsene da Twitter, perché questo strumento è la ragione del suo successo, però, in coincidenza con lo scoppiare del caso Mentana (o di Mentana, se preferite), inizia a lamentarsi degli insulti che riceve: il motivo è semplice, e cioè “se lo fa la regina Mentana, devo farlo pure io, che sono sì un barbone, ma un barbone ricco [di follower]. In questo caso, parliamo di un principe parvenu, di un peasant che ha fatto fortuna e scopre che, nonostante il suo successo, c’è gente che non lo ama. È una variante del topic qui segnalato: in questi casi il principe parvenu scopre che non è il titolo a farti grande, ma ciò che hai nel tuo cuore, eccetera; oppure fa la fine della regina cattiva. []
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