Il reddito di cittadinanza (quello vero) e il compromesso con la realtà

Spiacerà a molti, ma servono altre misure collaterali, tipo aumentare la tracciabilità dei pagamenti e rafforzare il redditometro per chi è nel programma (senza dare superpoteri all’Agenzia delle Entrate, non ce n’è bisogno). Esempio: l’abuso che vogliamo evitare è che uno entri nel programma e poi lavori in nero, prendendo in sostanza due stipendi. Per evitare ciò: 1) i trasferimenti di denaro oltre una certa soglia (bassa: 100-200 euro) vanno fatti per via elettronica o comunque non per contanti o altre forme “nascondibili”; 2) anche in sede di colloquio di cui qualche paragrafo sopra, il funzionario dovrebbe poterti chiedere come mai, se ricevi un sussidio di 300 euro, ne riesci a spendere 800, e se la spiegazione è insufficiente, il funzionario dovrebbe poter passare ad altro reparto una segnalazione per far partire controlli più approfonditi.

Niente stato di polizia tributaria, insomma: la maggiore attenzione del fisco è rivolta solo a chi entra nel programma (sono soldi pubblici, dopotutto, devono essere spesi bene), e ci sono ben tre filtri, prima che partano le cartelle e il processo tributario (con altri filtri contro gli errori).

Che dite? Abbiamo complicato un po’ troppo le cose?

Beh, il discorso che ho fatto finora è anche semplificato. Ho tralasciato tutta la riforma del mercato del lavoro che dovremmo fare nel frattempo per rendere sfavorevole il sommerso, per cancellare la precarietà, per creare flessibilità e garanzie, e scordiamoci pure che bisogna anche fare una riforma del fisco per tagliare il cuneo fiscale (fra le altre cose): sono altri mesi e mesi di lavori, e tutto questo è necessario per finanziare e far funzionare il nostro sussidio, sono gambe della stessa sedia, non puoi farle una più lunga e una più corta1 . E lasciamo perdere anche una riforma del diritto fallimentare, che male non ci starebbe.

Volevo dimostrare che le bugie hanno le gambe corte, certo, ma soprattutto un’altra cosa.

Se ci lavoriamo un po’ su forse possiamo riuscire a costruire qualcosa, ma i 1000 euro al mese per i prossimi tre anni sono una boutade. Possiamo dare un piccolo sussidio di disoccupazione fra qualche anno, ma oltre a trovare i soldi dobbiamo anche creare un sistema che limiti gli abusi e favorire la creazione di posti di lavoro.

Questo significa studiare la situazione, ideare soluzioni, fare proposte di legge, promuoverle, andare in commissione, dialogare, trovare compromessi, andare in aula, dialogare, trovare compromessi e infine votare, dopodiché si ricomincia nell’altra Camera. Lasciamo perdere berlusconiani, leghisti e analfabeti vari che sono il peggio del peggio del peggio e hanno perso qualunque credibilità, escluso che per quel 30% di popolazione italiana con evidenti problemi di memoria, ma i grillini parlamentari che faranno?

Le assemblee del movimento daranno ai candidati sufficiente libertà di manovra o 1000 euro sono stati promessi e 1000 devono essere, per cui alla fine non se ne farebbe nulla? Se i candidati avranno sufficiente libertà, saranno in grado di portare avanti autonomamente le trattative? Le assemblee accetteranno il compromesso? I candidati eletti saranno in grado di leggersi le relazioni tecniche e rendersi conto che oltre certi limiti (la realtà) non si può andare o sarà un complotto di Pippo e Pluto? Passata la sbornia della campagna elettorale, Grillo diventerà responsabile, accetterà l’infattibilità di gran parte del suo programma (per lo meno nel breve termine) e collaborerà con altre forze politiche come abbiamo fatto noi nei commenti all’articolo precedente, in modo da tirar fuori qualcosa di decente? Oppure dirà «Noi l’abbiamo proposto, ma la kasta non ce lo vuole dare, vaffan****!»? E se fra quei 100-150 parlamentari ci sarà qualcuno dotato di senno e farà timidamente notare che le cose non stanno come dice il grande capo, farà la fine di Favia e Salsi, dileggiati, offesi, espulsi e minacciati?

Magari andrà tutto bene, per carità, ma permettetemi di avere dubbi: sappiamo come Grillo tratta il dissenso; sappiamo che, avendo alzato troppo le aspettative, se Grillo dovesse abbassarle, perderebbe consenso, e a lui la rabbia serve come collante del movimento; sappiamo che i videocurriculum dei candidati mostrano volti nuovi e in apparenza più puliti, ma pure che si tratta di dilettanti allo sbaraglio (non riesco a togliermi dalla testa la signora che “votatemi perché faccio le torte”). Sia ben chiaro, “nessuno nasce imparato”, ma fra aule e commissioni ci saranno persone tecnicamente molto preparate (se non i parlamentari altrui, i vari burocrati): se io non sapessi cosa significa e cosa implica essere nel programma F35, me lo farei spiegare da un esperto, e l’apparato burocratico è lì per questo. Ammetteranno i grillini, eventualmente, la loro ignoranza su argomenti che ignorano (nessuno è tuttologo, ma i parlamentari votano comunque su qualunque cosa, dai cacciabombardieri alla tutela del piccione prataiolo, la burocrazia esiste anche per aiutarli in questo) o urleranno anche ai tecnici “siete morti!” quando gli spiegheranno che la faccenda degli F35 è leggermente più complessa di quanto ha detto Grillo?

Politica significa fare compromessi, in primo luogo con la realtà. Chiunque vinca, il 26 finirà il tempo della fuffa.

  1. Lasciamo perdere gli estrosi del design. []
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27 Comments

  1. Continua a non piacermi questa storia del reddito di cittadinanza. Continuo a credere che una minore pressione fiscale su famiglie/individui (dipende da cosa tassa lo stato in questione) sarebbe senza dubbio meglio di un sussidio di 2-300 euro mensili, con ulteriori detrazioni per quelle famiglie/individui che dimostrano di avere a carico qualche disoccupato.

    Più ci leghiamo allo Stato con questi sistemi e più ne diventiamo dipendenti, con gli effetti collaterali che ne derivano: libertà repressa in nome dell’interesse generale, polizia tributaria potenziata, privacy a puttane, rabbia sociale verso chi produce ed evade 0,1 centesimi sull’IVA su un pacchetto di chewing-gum.

  2. Sull’1) tutto corretto, tuttavia nell’articolo ho specificato che Grillo (e di conseguenza io) chiama reddito di cittadinanza il sussidio di disoccupazione. Il reddito di cittadinanza pone altre problematiche, fra le quali quelle che hai citato. E come detto più volte, un rdc da 1000 euro al mese non c’è da nessuna parte (arrivi a 1500-1700 euro in Germania se entrambi i coniugi sono disoccupati, se hai due figli adulti disocupati a loro volta e vivi in affitto);

    Sul 2), anche, e pure altra roba, ma se li elencavo tutti non finivo più. XD

  3. Sinceramente neanche io adoro l’idea di questo “sussidio di disoccupazione+” , però nei paletti da te elencati (giusti) ho paura di una sola cosa:
    In caso di licenziamenti? Come si fa? Purtroppo se è vero che siam nel paese dove il lavoratore, se può, ne approfitta, è anche lo stesso paese dove “Adesso ti assumo per sei mesi, poi però ti licenzio tanto hai il sussidio e poi caso mai tra un anno ti riassumo, però devo trovare una giusta causa”. Si corre il rischio di impelagarsi nella rete del licenziamento per giusta causa.

    1. È per questo che la creazione di un sussidio di disoccupazione non può essere una misura a sé stante, ma inserita all’interno di una riforma molto più ampia.

      Ovviamente è fantapolitica: se da un lato abbiamo gli incapaci, dall’altro abbiamo il sxPD/RC/SEL/CGIL a fare scioperi generali ogni volta che un giuslavorista starnutisce.

  4. Un sussidio di disoccupazione non incentiverebbe il lavoro nero? Già è abbastanza diffuso.. se poi un’azienda vuole inserire qualcuno con contratto a progetto ad 800 euro al mese.. il diretto interessato potrebbe CHIEDERE di lavorare in nero ed intascare doppia paga. Saremmo all’assurdo, lavoratori che vogliono lavorare in nero. Ricordiamoci che in Italia quando si pensa alle leggi si deve pensare contemporaneamente a chi le vuole fregare.

      1. L’ho letto (in fretta, mentre lavoro), ma noto adesso che c’è una seconda parte, forse ne parli li. Finirò di leggere dopo, grazie per la segnalazione.

        1. Beh, no, è in questo articolo che tratto brevemente anche quella problematica. Proprio per evitare abusi, il sussidio va costruito bene, e va inserito in uno schema di riforme ben più ampio.

  5. Salve 🙂
    se si parla di sussidio di disoccupazione, tralasciando gli inoccupati, vorrei sapere la grande rivoluzione che avverrebbe rispetto le attuali assicurazione contro la disoccupazione e la indennità di mobilità ( assorbite dal 2013 dall’ASPI).
    Inoltre, solo per informazione, dal 2016 dovrebbe cessare la Cigs nei casi di chiusura dell’azienda e dal 2017 della CIG in deroga (tutto detto nella Riforma
    Fornero).

    1. L’ASpI non cambia poi troppo rispetto a prima, in pratica ha solo una platea di beneficiari un po’ più larga. Il sussidio preso in considerazione qui sarebbe più universale.

      1. Quindi per “universale” intendi, sostanzialmente, estendere l’ASPI al co.co.co/pro e ridurre l’anzianità assicurativa (ora di 2 anni) e contributiva (ora di 1)?

        1. In teoria dovrebbe coprire ogni lavoratore dipendente.

          Sulle anzianità dovrei fare un calcolo che temo di non avere gli strumenti per fare.

    1. L’inceneritore si farà perché non si può fare altrimenti; le tasse e gli altri tributi richiesti ai cittadini non sono stati tagliati, e anzi restano fra i più alti d’Italia. La realtà una brutta bestia, quando si promettono i miracoli.

  6. Mi sfugge in quale maniera “mangerebbe a spese degli altri” un esodato 56enne che ha versato contributi per quasi quarant’anni, e per il quale un reinserimento dignitoso nel mercato del lavoro è quasi impossibile.

        1. E allora dovrei tirar fuori una risposta casuale, e non è mio costume.

          In linea generale, la questione posta rammenta che è necessaria una riforma più profonda nel mercato del lavoro, del fisco, del welfare, della pubblica amministrazione, per non parlare delle politiche di sviluppo.

          È chiaro che un 56enne non deve andare in miniera (a meno che non gli faccia piacere, per carità), ma è chiaro pure a 56 anni non si è troppo vecchi per continuare a lavorare. Fra gli obiettivi della riforma deve esserci anche quello di garantire una formazione continua da coniugare con l’esperienza lavorativa precedente e favorire il reinserimento, anche in altri settori. All’estero funziona così.

          (Ci sono altre cose da dire e fare, ma la faccio breve)

          Poi se uno pensa di poter avvitare e svitare bulloni per tutta la vita, quando in Cina lo fanno a un decimo del costo e i robot pure meno, quello è un altro discorso: mangiare a spese degli altri, appunto.

          1. Il problema, per noi, è che non possiamo competere sui lavori labor-intensive; se vogliamo mantenere questo tenore di vita dobbiamo puntare su quelli capital-intensive, ovvero dobbiamo specializzarci sempre di più in qualcosa. Per questo la formazione non si deve mai fermare.

          2. e su questo sono completamente d’accordo! e non a caso il tema della formazione continua è inesistente in campagna elettorale…

          3. Il PD ne parla nel programma (ma non prenderla per una dichiarazione di voto: come puoi vedere in alto nella colonna qui a destra, ho analizzato tutti i programmi principali)

          4. bocconiano e montiano, e magari nella luce in fondo al tunnel (monti docet) vedi un futuro fatto di “cinesizzazione” (= abolizione diritti) dei lavoratori. complimenti.

          5. Ah, e sui lavoratori, pensa che il tuo Doge vuole darvi salari reale da fame, mentre io da anni predico l’esatto contrario.

            I miei genitori e nonni sono ed erano operai, contadini, impiegati e insegnanti. Pulisciti la bocca.

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