[Economics for dummies] Una modesta proposta: per risolvere il problema della pensioni e dare lavoro ai giovani

Spero con questo post “satirico” di avere chiarito un punto ed aver demolito una credenza più che mitologica, che trova subito molto spazio fra chi non ha studiato economia e talvolta anche fra chi lo ha fatto perché decisamente intuitiva, ovvero che la credenza che un vecchio che va in pensione libera un posto a un giovane e siamo tutti più contenti. Di seguito un’analisi un po’ più seria.

Chi crede in questa scemenza è un fan (inconsapevole o meno) di un modello economico battezzato da Sandro Brusco come “modello superfisso“, che non è tanto una teoria economica, quanto piuttosto il modello cui si ispirano i maggiori errori in materia economica, ovvero un modello che spiega perché tanta gente non capisce una mazza di economia, parte degli economisti compresi. Rimando all’articolo di Brusco (che tra l’altro in tre righe in fondo al suo articolo riassume quanto sto per dire) per i dettagli, casomai sono a vostra disposizione. Intanto basti sapere che il modello superfisso funziona solo nella realtà splatter descritta alla pagina precedente. E neppure funzionerebbe del tutto.

Veniamo a noi affermando che un vecchio che rimane al lavoro non ruba un posto di lavoro a un giovane, mentre un vecchio che esce dal lavoro troppo presto rispetto all’aspettativa di vita ruba la pensione al giovane (che poi è il motivo per cui in questi giorni si parla tanto di riforma delle pensioni: oggi il sistema pensionistico prevede una pensione da fame per chi oggi entra nel mercato del lavoro perché in passato e ancora oggi troppa gente esce dal lavoro troppo presto). Chi chiede ai vecchi di uscire per fare posto ai giovani, in linea con la solita ignoranza in materia economica, non capisce che questo aggrava il suo problema, non lo risolve.

Il problema della disoccupazione (in generale, ma soprattutto giovanile) non è il vecchio che non se ne va. Chi propone questa sciocchezza presuppone che il mercato del lavoro sia cristallizzato, e cioè che per ogni vecchio che esce dal mercato del lavoro c’è un ed un solo giovane che lo sostituisce. Questo è falso: oggi per ogni vecchio che esce, di disoccupati in lista d’attesa ce ne sono tre o quattro. E ce ne sono tre o quattro perché ci troviamo in una economia che da tempo ormai i posti di lavoro li distrugge, invece di crearli. Non solo, ma per troppo tempo ha creato baby pensionati (un terzo del totale dei pensionati ha meno di 64 anni, dice l’ISTAT). Esperienza personale: il dirimpettaio di pianerottolo dei miei genitori, tutti e tre coetanei, è da circa quindici anni in pensione, mentre i miei genitori dovranno lavorare per altri dieci almeno (e sia chiaro, il vicino non ha difetti fisici, mentali e quant’altro che lo rendano inabile al lavoro: ha solo approfittato della legge).

Per cui il problema delle pensioni non si risolve mandando in pensione anticipata i vecchi, anzi, questo crea problemi ai giovani, perché crea più pensionati cui dovranno pagare i contributi.

Al contrario, il problema si risolve eliminando le leggi che favoriscono i baby pensionati e adeguando l’età pensionabile all’aspettativa di vita, perché chiunque sia abile al lavoro (beninteso, fino a una certa età da calcolare appunto in base all’attesa di vita) deve lavorare, non parassitare (oppure, se proprio vuole uscire presto, si paghi la pensione coi propri risparmi, invece che con le tasse e il lavoro di tutti gli altri). In questo modo ogni lavoratore si pagherà più anni di pensione (o, più esattamente, non sarà il parassita delle pensioni dei giovani, come accade invece oggi), com’è giusto che sia.

Non solo, ma questo contribuirà a liberare risorse per compiere la mossa decisiva per risolvere il problema del lavoro. Abbiamo detto che il problema è che in Italia da troppo tempo il lavoro viene distrutto. Dobbiamo quindi invertire la tendenza, ovvero creare lavoro. E per creare lavoro bisogna creare sviluppo e per creare sviluppo servono investimenti, quindi quattrini. E questi quattrini possono essere ricavati (in parte) dall’aumento dell’età pensionabile (oltre che dalle altre misure che ho elencato mesi addietro).

Proviamo a dirlo in altro modo: ogni nuovo pensionato è un “peso” che grava sui lavoratori. La pensione, infatti, viene pagata da chi lavora con le tasse e con i contributi. Spingere il vecchio ad uscire per far entrare il giovane comporta che quest’ultimo debba accettare uno stipendio netto inferiore adesso (le tasse aumentano per pagare la pensione del vecchio) e una pensione inferiore domani (poiché diminuiscono i soldi che si possono versare come contributi – ricordo che per gli assunti dal 1996 la pensione si calcola in base ai contributi). Non solo: non è detto che l’uscita del vecchio dal mercato del lavoro comporti automaticamente la liberazione di un posto di lavoro. Un’azienda in difficoltà potrebbe decidere di non assumere, dunque lo Stato dovrebbe pagare una nuova pensione senza ricevere le tasse che verrebbero pagate dal neoassunto; lo Stato, a sua volta in difficoltà, potrebbe decidere di non assumere un nuovo dipendente pubblico, in questo modo evitando di pagare uno stipendio, oltre alla pensione del nuovo pensionato. E non stiamo parlando di un problema immaginario: questa è una cosa che avviene già oggi. Ci sono troppi pensionati rispetto a chi lavora, e questa è una delle cause del disequilibrio nei conti dello Stato (ed è un disequilibrio di lungo termine e di dimensioni mostruose e non ancora ben comprese neppure dalla politica, a cominciare da Bossi, che ormai è tutto un ictus). Non si capisce quindi come sia possibile risolvere il problema aumentando i pensionati lasciando invariato il numero dei lavoratori (abbiamo detto “un vecchio esce, un giovane entra”).  Non è possibile, infatti: se oggi 70 pensionati gravano su 100 lavoratori, seguendo la formula magica “vecchio fuori giovane dentro”, domani ci saranno 71 pensionati che graveranno su 100 lavoratori e via di seguito.

Se il problema della disoccupazione, specie giovanile, fosse risolvibile mandando in pensione i vecchi, andremmo tutti in pensione a trent’anni. L’avremmo già fatto da decenni. Invece no: andare in pensione troppo presto rispetto all’aspettativa di vita crea un mare di problemi non ai pensionati, quanto agli stessi giovani (me compreso). Perché questi giovani prima o poi dovranno andare in pensione perché ci saranno altri giovani a reclamare il loro posto di lavoro. E la matematica non è un’opinione: non ci saranno pensioni per tutti, e i giovani che oggi gridano ai vecchi di andarsene, quando saranno vecchi tenteranno in tutti i modi di mantenere il posto, perché andare in pensione significherà morire di fame.

Le questioni delle pensioni e della disoccupazione, quindi, non si risolvono con formule magiche derivanti dal modello superfisso. Il mercato del lavoro non è immutato e immutabile nei secoli, ma si muove secondo regole ed interconnessioni troppo complesse per essere eccessivamente semplificate. Per quanto possa sembrare controintuitivo, lo ripeto, un vecchio che va in pensione troppo presto crea problemi ai giovani, specie al giovane che ne ha preso il posto.

Il problema del lavoro e quello della pensione si risolve con la crescita, non con la macelleria (sociale) mascherata da “largo ai giovani”.

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6 Comments

  1. una domandina mi nasce spontanea… Perchè dobbiamo per forza aumentare sempre costantemente l’aspettativa di vita?

    1. Non è che lo facciamo apposta… abbiamo nuovi farmaci, mangiamo meglio, è una cosa che ha molto a che vedere con l’evoluzione, alla fin fine. Vivere mediamente più a lungo è una cosa naturale, alla fin fine.

      1. A prima vista sembra naturale solo che a me pare che non sia più necessario oggi come oggi per mantenre la sopravivenza dell’umanità. Mi sembra che da diversi punti di vista (in questo caso il discorso pensionistico italiano) possa più nuocere che giovare.

  2. Ok, abbiamo capito: dobbiamo lavorare più a lungo. A parte il fatto che credo ci debbano essere dei limiti, dato che non tutti i lavori sono uguali, il punto è che allontanare la pensione serve solo a non dare soldi a chi in pensione ci vorrebbe andare. Mi spiego: con le aziende che sempre di più a 40-50 anni cercano (spesso riuscendoci) di sbattere fuori molti dipendenti, io per gli altri 17-25 anni circa, cosa faccio? C’è qualcuno che mi assume? Aggiungo una cosa che hai, purtroppo, tralasciato: vogliamo parlare di quelli che vanno in pensione e poi restano sul posto di lavoro come consulenti? Qui si vuole un mercato del lavoro “svelto”, “facile” diciamo all’americana, ma non c’è la mentalità del lavoro all’americana. Per questo la pensione è “un mito” che si cerca di raggiungere quanto prima.

    1. >A parte il fatto che credo ci debbano essere dei limiti, dato che non tutti i lavori sono uguali

      Certo, ovvio.

      >allontanare la pensione serve solo a non dare soldi a chi in pensione ci vorrebbe andare

      Ma in pensione non si può andare a piacere, o meglio, non si può andare in pensione a piacere se paga lo Stato, perché è una rapina a scapito di chi lavora. Se uno ha intenzione di andare in pensione a 50 anni si metta a risparmiare in modo da avere denaro per sopravvivere fino a 67, quando arriva la pensione. Idem per tutti gli altri. Se uno è abile al lavoro ma non vuole lavorare, che bruci i propri risparmi o muoia di fame; se uno è abile al lavoro e ne vuole uno lo cerchi o s’inventi qualcosa, e se non lo trova, lo Stato gli passi il sussidio. Così dovrebbe funzionare (e così funziona altrove).

      Mi auguro che tu abbia sbagliato verbo o ti sia espresso male: ribadisco, in pensione non si può andare a piacere, quando lo si vorrebbe. Non a spese di chi si alza la mattina per andare a lavorare, quantomeno.

      >con le aziende che sempre di più a 40-50 anni cercano (spesso
      riuscendoci) di sbattere fuori molti dipendenti, io per gli altri 17-25
      anni circa, cosa faccio?

      Questo da noi, dove si sta demolendo un sistema senza che ve ne sia un altro pronto a sostituirlo. All’estero ci sono contratti assai differenti, maggiori tutele, e soprattutto un sussidio di disoccupazione serio e sistemi economici non disastrati. Non so se hai visto Presa Diretta di qualche settimana fa: in Germania chiusero non ricordo bene cosa, se non erro una miniera che sorreggeva l’economia di un’intera regione; gli abitanti della regione, licenziati compresi, si sono dati da fare per riconvertire l’economia al turismo, e adesso stanno meglio di prima. Spero di avere chiarito il punto.

      >vogliamo parlare di quelli che vanno in pensione e poi restano sul posto di lavoro come consulenti?

      L’articolo era già bello lungo e diviso in due pagine belle corpose, non posso certo esaurire un argomento su cui si possono scrivere interi scaffali di libri. 😉

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