Ringraziare il Parlamento un piffero: la manovra come sarebbe dovuta essere

Napulitano c''a pummarola 'ncoppa

Giorgio Napolitano dice che dobbiamo essere grati al Parlamento per questa manovra. Mi chiedo perché.

Facciamo prima un breve riassunto di quanto detto ieri, poi passiamo a una cosa più succosa.

La manovra partiva da 35 miliardi, per poi passare a 48 con il decreto e a 70 con la trasformazione in legge. Cosa dicono i mercati a riguardo? Che non credono che questa manovra salverà l’Italia: infatti lo spread BTP/Bund ieri ha chiuso a 309, mentre sarebbe dovuto scendere di una cinquantina di punti almeno, se il pericolo fosse scampato.

Perché non ci credono? Perché è una manovra fatta quasi esclusivamente di aumenti di tasse senza tagli di spesa, e che quindi deprimerà la crescita, condizione fondamentale per calmare il debito pubblico. Non solo, ma questi aumenti di tasse colpiranno più i poveri e la classe media che i ricchi (il ticket sanitario colpisce poveri, anziani e giovani attraverso i loro figli, il taglio delle detrazioni colpirà i poveri il doppio di quanto colpirà i ricchi, e molto altro).

La manovra, inoltre, non combatterà uno dei tanti cancri d’Italia, ovvero caste e corporazioni: le liberalizzazioni sono state tolte a causa della rivolta di avvocati, notai e compagnia bella.

E adesso la parte succosa.

Si poteva tagliare qualcosa per evitare di aumentare le tasse? Certo. Qualche esempio?

  • tagli ai costi della politica. Abolizione o riorganizzazione delle province (lasciare solo la parte amministrative ed eliminando quella politica); taglio degli enti inter- o intraprovinciali senza senso, delle auto blu; taglio dei parlamentari (non degli stipendi, del loro numero: questo dovrebbe anche aumentare la loro efficienza) e dei vitalizi per gli ex (dubito che qualcuno sia indigente); accorpamento dei microcomuni. Stimo il risparmio a circa 7 miliardi;
  • tagli degli stipendi ai livelli più alti della burocrazia statale. Tutti gli altri PIIGS l’han già fatto, perché noi no? I salari pubblici pesano per circa 180 miliardi. Si potrebbe imporre agli enti o di impiegare meno alti dirigenti o di tagliare ad essi lo stipendio (il che non sarebbe una grave perdita per loro, visto che il loro stipendio è cresciuto in un anno sette volte tanto la crescita dello stipendio di un insegnante). Se si riesce a risparmiare solo l’1% di quei 180 miliardi, sono quasi 2 miliardi di risparmio (e potremmo arrivare anche fare qualcosina in più dell’1%, per un risparmio che potrebbe benissimo aggirarsi fra i 4 e i 6 miliardi);
  • pensioni. Anticipando la misura per il pensionamento della donne e inserendo una forma di indicizzazione delle pensioni alla crescita del PIL come succede in Svezia si potrebbero risparmiare 2 o 3 miliardi (proposta di Boeri); poi veniamo alla polpa: ci sono superpensioni che vengono erogate senza alcun collegamento con i contributi versati. È giusto tagliarle e riportarle a livelli del resto della plebaglia. Fare un calcolo del risparmio è difficile, ma cerchiamo di essere buoni come prima: le pensioni valgono 250 miliardi, risparmiare l’1% significa 2,5 miliardi, facciamo che il risparmio potrebbe essere del 2% e arriviamo a 5 (metà dovrebbe arrivare dalla prima riforma, metà dal taglio delle superpensioni).

Siamo arrivati già a 15-20 miliardi di risparmio, tagliando soltanto voci che non solo non toccano la crescita, ma anzi la frenano. E potrei continuare, ma non ho tempo per cercare altri dati: un altro paio di miliardi si potrebbe ricavare togliendo di mezzo la costruzione delle grandi opere inutili, focalizzandoci su quelle esistenti; un altro paio dal taglio dei sussidi alle imprese, che creano distorsioni nel mercato senza alcun vantaggio per la collettività.

Poi ci sono le privatizzazioni, 200 miliardi da usare per abbattere il debito pubblico, risparmiando intorno ai 5 miliardi di interessi l’anno, senza contare il boost alla crescita.

Insomma ho già fatto una mezza manovra che dice ai mercati: «stiamo facendo riforme sul serio, è inutile scommettere contro di noi».

L’altra metà della manovra puoi tirarla fuori come è stato fatto, più tasse, ma la metà di quanto previsto da questa manovra: magari il ticket sanitario puoi farlo da 5 euro invece che da 10; magari le detrazioni puoi tagliarle solo ai redditi più elevati, invece che a quelli più bassi; varie ed eventuali.

Invece niente. Il Parlamento ha varato una manovra che dà un pugno in faccia alla crescita, che non elimina le distorsioni del mercato, che non taglia l’alimentazione ai parassiti del Paese, che non liberalizza, che non privatizza. Resta tutto come prima, l’unica differenza è che chi meno ha, paga più tasse.

E io dovrei ringraziare il Parlamento per questa schifezza? Napolitano, fammi il piacere: vai a quel paese.

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8 Comments

  1. Io, disoccupato, devo pagare per le prime cure in pronto soccorso!
    Loro, multistipendiati, si fanno le terme gratis.

    Ha ragione Napolitano: Grazie Parlamento! Dopo tutta questa faticaccia direi di offrire loro, a nostre spese (come sempre!), una lunga vacanza… all’Inferno!

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