[Pillole di storia italiana] Che fantasia, questi italiani: nascono i governi di “non sfiducia”

Le altre pillole sono qui.

Il quinto e ultimo governo Moro. La situazione, nel 1976, ricorda molto ciò che sta succedendo a cavallo fra 2010 e 2011. Passate le feste natalizie, il 7 gennaio il PSI annuncia l’uscita dal governo, e il premier Aldo Moro rassegna le dimissioni. Iniziano le consultazioni, ma la DC deve fronteggiare non solo le manovre degli alleati dell’area di governo, ma pure le lotte fra le diverse correnti in cui è suddivisa, in particolare lo scontro fra la corrente di sinistra (quella di Moro) e quella di destra (Andreotti e Fanfani). Moro punta ad un nuovo governo, ma durante le consultazioni le cose si fanno ancora difficili: a febbraio scoppia lo scandalo Lockheed, un affare di corruzione internazionale che per l’Italia riguardava la fornitura di aerei per l’Aeronautica.  Moro riesce a formare il suo quinto governo il 12 febbraio, ma perde quasi subito il ministro Gui, coinvolto nello scandalo Lockheed. Il nuovo governo è un monocolore DC che ottiene l’appoggio esterno di PSDI e Südtiroler Volkspartei1 e l’astensione di PSI, PRI e PLI. È evidente che il nuovo governo non durerà a lungo, ma sarà “sostenuto” dall’azione di Enrico Berlinguer, che tenta di lanciare l’eurocomunismo anche a Mosca: tuttavia il segretario PCI non solo non riuscirà ad ottenere consensi, ma le sue posizioni provocano insoddisfazione anche in Italia, insoddisfazione accentuata anche dalla scelta di dialogare con Giulio Andreotti (all’epoca, va ricordato, amico della mafia2 ), dialogo che avrà i suo apice con il governo di solidarietà nazionale del 1978.

Austerità, aborto e caduta. A marzo il governo deve affrontare una crisi monetaria: all’inizio del mese viene riaperto il mercato dei cambi (chiuso a gennaio dopo una tre giorni di tracolli) e la lira appare immediatamente debolissima. Questa situazione aggrava la spirale inflattiva in cui l’Italia si trova ancora, e il Consiglio dei Ministri è costretto ad approvare un’altra dose di austerità, visto che i prezzi per i beni importati salgono inesorabilmente anche per gli effetti del cambio. Sempre in marzo si hanno i primi effetti del passaggio della RAI dal governo al Parlamento: i partiti iniziano a lottizzarsi reti e radio-telegiornali. Il primo aprile DC e MSI votano la legge sull’aborto, che viene confermato reato e ammesso solo in caso di pericolo di vita della madre (anche se si capisce già subito che la legge non verrà mai applicata in sostanza: continueranno gli aborti illegali, anche da parte di donne cattoliche, mentre in agosto, a seguito della nube tossica dell’ICMESA di Seveso, viene concesso alle donne il diritto di abortire nel timore che possano nascere bambini deformi). La legge passa di un soffio, e subito si inizia a parlare di referendum. Il primo effetto di questa legge, però, è la fine dell’alleanza con i socialisti, che cercano l’apertura della crisi per far entrare nel governo il PCI. Non funzionerà.

Il 30 aprile cade il quinto governo Moro. Demolito soprattutto dall’interno del suo stesso partito, che vuole metterlo ai margini, non è in grado di formare una nuova compagine e il presidente Giovanni Leone annuncia elezioni anticipate per il 20-21 giugno.

Terremoti, terremoti. Il 6 maggio avviene il terremoto in Friuli, che provoca quasi mille morti, il tutto mentre gli abitanti del Belice ancora protestano per la lentissima ricostruzione dopo il terremoto del 1968. “Stranamente”, però, in Friuli le cose andranno più in fretta che in Sicilia.

Elezioni. La campagna elettorale che porta al 20 giugno si preannuncia molto aspra, poiché appare molto probabile una grande affermazione di comunisti (persino Montanelli invita a votare DC “turandosi il naso”), che stanno assumendo posizioni via via sempre più centriste. L’ultima è quella del 15 giugno, quando Berlinguer dichiara a Giampaolo Pansa per il Corriere della Sera3 che l’adesione alla NATO non è in discussione. Alla fine il PCI tocca il suo massimo storico prima del declino. I risultati delle elezioni sono: DC 38,7%; PCI 34,4%; PSI 9,6%; MSI 6,1%; PSDI 3,1%; PRI 3,1%; PLI 1,3%. Vi sono delle new entry in Parlamento: Democrazia Proletaria con l’1,5% (partito di estrema sinistra che magari non dirà niente a molti, ma che fu il primo partito dell’attuale segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero – e infatti DP si scioglierà nel PRC) e il Partito Radicale con l’1% (grazie a uno degli innumerevoli digiuni di Pannella, che ottenne uno spazio in tv). Stabile il PSI, ma molto deludente: tutta la sinistra avanza ma non il PSI, la linea De Martino non paga e quest’ultimo perderà la segreteria a favore di un signore che sarà fondamentale nei vent’anni successivi. A luglio, infatti, Bettino Craxi è a capo del PSI, per un incarico che doveva essere provvisorio, nell’attesa che la nomenklatura del partito trovasse un nuovo nome. Invece Craxi mollerà quella poltrona solo dopo avere sventrato l’Italia, nel 1993: avrà dalla sua per diciassette anni argomenti molto “convincenti” per mantenere il potere (e anche in questo caso vi sono forti analogie con il 2010).

Andreotti è qui per rimanere. Dalle consultazioni esce fuori il nome di Giulio Andreotti (lo stesso amico della mafia di cui sopra), che forma il suo terzo governo, monocolore DC, che ottiene l’astensione di tutti i partiti dell’arco costituzionale, PCI compreso (DP, PR e MSI, chiaramente, non fanno parte di tale arco e votano contro). È l’inizio del compromesso storico (che ha come “simbolo” l’elezione di Pietro Ingrao quale presidente della Camera, primo comunista dopo Terracini, il quale, però, fu presidente dell’Assemblea Costituente), resosi necessario al fine di rendere il PCI responsabile, nel tentativo di indebolirlo. Nota interessante, questo governo vede per la prima volta una donna ministro, Tina Anselmi. Il 6 agosto Andreotti ottiene la “non sfiducia”.

Altro colpo alla RAI. Nel mese di luglio la Corte Costituzionale spalanca le porte alle reti televisive locali che trasmettono via etere: è un altro duro colpo al monopolio RAI.

Austerità e allegria. A ottobre nuovi provvedimenti di austerità: vengono alzate le tariffe per tutte le utenze, i carburanti e i tabacchi così come le tasse, blocco “informale” degli stipendi nel settore pubblico (provvedimento solo in apparenza austero, visto che gli aumenti bloccati verranno comunque pagati, ma in futuro e con gli interessi: in altre parole il governo da un lato predica l’austerità, dall’altro pratica la finanza allegra). La situazione è difficile, tanto che la FIAT accetta l’entrata di Gheddafi nel suo capitale sociale (il 10%): è il simbolo di un Paese che continua ad annaspare.

Inizia la fine di Moro. Intanto la DC consuma l’emarginazione di Moro, emarginazione che viene sanzionata con l’elezione alla presidenza del partito, carica che ha più o meno il valore di giardiniere condominiale di un palazzo circondato dall’asfalto. Qui inizia il dramma di Aldo Moro.

Sviluppi del caso Lockheed. In novembre la commissione inquirente mette sotto accusa Tanassi, Rumor e Gui per lo scandalo Lockheed, che porterà al primo e unico caso di processo “costituzionale” della storia italiana (ne riparleremo nel 1978).

Embrioni di centrodestra. In dicembre qualcuno inizia a comprendere che l’MSI, così com’è, non può andare da nessuna parte: avviene una scissione nel partito neofascista che porta alla creazione di Democrazia Nazionale4 , gruppo di deputati che poi confluirà nella corrente andreottiana (centrodestra 5 ) della DC.

Chicche della settimana. Questa settimana sono due: la prima risale all’8 dicembre, quando viene rilasciato il disco Hotel California degli Eagles. La seconda chicca riguarda la nazionale maschile di tennis che il 18 dicembre in Cile vince per la prima e unica volta la coppa Davis (le ragazze dovranno attendere altri trent’anni, ma arriveranno, nel 2010, a tre successi, stracciando i maschietti6 ).

  1. Sempre a fare la stampella al governo, eh? []
  2. Ma solo fino al 1980, come Dell’Utri in questi giorni. []
  3. Altre fonti dicono per la Repubblica, quotidiano fondato da Eugenio Scalfari il 14 gennaio. []
  4. Uh! Vi ricorda niente? []
  5. Ariuh! []
  6. Che diciamoci la verità, da diversi anni a questa parte, fanno decisamente ca*are. []
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