Dire sì al no Berlusconi day

Come avrete notato anche questo blog celebra il no Berlusconi day. Non potrò essere fisicamente in piazza a Roma per impegni presi in precedenza, ma parteciperò a modo mio con una diretta su Twitter (e quindi anche su questo blog e su FriendFeed) per aiutare coloro i quali non ricevono RaiNews24 in chiaro (il 70% della popolazione italiana, pare) o che non hanno una connessione sufficientemente larga per seguire le varie dirette in streaming o che non vogliono o riescono a seguirle (anche i server potrebbero non farcela).

Dopo questa introduzione tecnica, veniamo al motivo per cui dobbiamo dire sì al no Berlusconi day se amiamo davvero questo Paese.

Possono esserci tanti motivi perché Silvio Berlusconi non debba essere premier italiano, alcuni anche molto gravi (il fatto che sia troppo vicino alla mafia, ad esempio, e questo prescindendo dalla deposizione di ieri di Gaspare Spatuzza, che nulla aggiunge a ciò che sapevamo già, da almeno trent’anni).

Ma ce n’è uno sul quale nessuno sano di mente può discutere, ovvero il fatto che, come diceva il buon Indro Montanelli, non certo il primo dei comunisti, Berlusconi è il macigno che blocca la politica italiana.

Berlusconi è lo sbocco della personalizzazione della politica inaugurata da Bottino Craxi. C’è lui e non c’è null’altro e nulla può esserci all’infuori di lui.

Non c’è evidentemente nulla di male, a priori, alla personalizzazione della politica (lo è quella degli Stati Uniti, tanto per dire), ma in Italia questo diventa il male per due motivi: i) i contrappesi naturali che bilanciano il potere personale sono indeboliti se non annullati (il Parlamento è schiavo di Berlusconi, mentre la giustizia è costantemente sotto attacco, sottopagata e delegittimata); ii) Berlusconi non usa il suo potere personale per il bene de Paese, bensì per salvare sé stesso e le sue aziende dai processi.

Questo porta a due conseguenze importanti: una è che non esiste alcun controllo sull’attività del governo (e il controllo dei mass media è attenuato dal fatto che è quasi totalmente controllato da Berlusconi, quello che dovrebbe essere controllato); un’altra è che Berlusconi è disposto a tutto pur di avere il potere e salvarsi.

Il sintomo principale di questa distorsione del potere per fini personali è il fatto che la Lega Nord sia ormai da quindici anni una forza di governo. Altrove forze retrograde, popoliste, razziste, eccetera se vanno al governo, l’esperienza dura una legislatura, perché nessuna forza politica che si allea con esse vuole riproporla per la successiva, e quindi, in qualche modo, remano contro il proprio governo per indebolire lo scomodo compagno di viaggio.

In Italia no, per Berlusconi la Lega Nord non è uno scomodo compagno di viaggio, bensì il naturale completamento, poiché anche la Lega, come Berlusconi, parla allo stomaco e non al cervello del Paese. Non importa quali siano i problemi del Paese: noi staremo sempre qui a parlare o delle gaffe di Berlusconi o della trovata razzista della Lega (no alle moschee, sì alle ronde, no agli immigrati e altre stronzate che se non sono dannose, sicuramente non servono ad un emerito ca**o – a parte far rumore, ovvio).

Una destra vera, liberale, quella che Gianfranco Fini sta cercando di costruire, con la Lega non ci andrebbe, a meno di non essere costretta, come accade all’estero. Ma a Berlusconi di essere destra, vero o liberale non interessa: gli interessa non andare in galera, non pagare multe milionarie, aumentare il potere e il patrimonio. Quindi ben venga l’alleanza con la Lega.

Questo fa bene all’Italia? La storia dice di no. Berlusconi è l’unico (assieme ad Alcide de Gasperi sessant’anni fa) presidente del consiglio ad avere completato una legislatura, sia pure in due governi, in tutta la storia repubblicana. Dal 2001 a oggi (otto anni e mezzo) è stato al potere per ben sei anni e mezzo. Con tutta la buona volontà, il debolissimo governo di Romano Prodi non può avere cancellato tutti gli scempi del precedente: Berlusconi non ha fatto nulla per questo Paese, la giustizia è ancora lenta, continuiamo a crescere meno dei nostri diretti competitor, i servizi che lo Stato dovrebbe fornire sono ancora a livelli infimi se confrontato con l’ancora altissimo livello di tasse che i lavoratori dipendenti (e pochi altri) continuano a pagare, eccetera. No, Berlusconi, in quindici anni, non ha fatto nulla per noi, ma solo per se stesso e per pochi amici suoi.

Solo un brevissimo appunto sul perché Berlusconi influenza anche l’opposizione: il centrosinistra, dai comunisti ai popolari, continuano ad avere una classe dirigente vecchia ed incapace. I comunisti continuano a disperdersi in miriadi di partitini che ormai sono monopersonali e non riescono a liberarsi di quella ca**o di falce e martello; di socialisti nemmeno l’ombra; i democratici non trovano di meglio da fare che inciuciare (prima Walter Veltroni e ora Massimo D’Alema, si stanno comportando nello stesso modo) o al massimo inseguire Berlusconi parlando allo stomaco del Paese (come peraltro fa l’Italia dei Valori, se non altro meno che in passato).

Inoltre, grazie al controllo dell’informazione, riesce non solo a far accrescere il consenso, ma anche a mitigare l’effetto di ogni possibile tentativo di alternativa (si pensi alla sottoesposizione dell’Italia dei Valori, ad un Ignazio Marino tendenzialmente ignorato, allo stesso No B. Day, relegato su una tv che prende solo il 30% degli italiani).

Ecco, dunque perché dire sì al No B. Day: perché la società civile (e non semplicemente quella politica) si renda conto che Berlusconi è un cancro per l’Italia. Questa è una battaglia senza colore politico, poiché una persona sola blocca la politica nel suo insieme, impedendo che la sinistra si dia dirigenti capaci e che la destra possa compiere finalmente la svolta liberale e conservatrice che aspettiamo da quasi vent’anni.

Montanelli, probabilmente, oggi sarebbe in piazza.

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