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Dopo l’ammazzablog arriva il salvablog: ma non è tutto oro quel che luccica

Questo intervento è stato aggiornato dopo la prima pubblicazione.

Qualche giorno fa parlavamo dello scampato pericolo del progetto di legge antiblog o ammazzablog presentato da Ricky Levi, il quale, dopo la sollevazione di internet, aveva annunciato lo stralcio delle norme riguardanti internet dal suo progetto. Un altro deputato si fa avanti con una proposta di legge volta a regolamentare il mondo di internet in forte contrapposizione alla proposta di Levi, definita dal deputato stesso, a mio avviso giustamente, «illiberale e inaudita».

Il deputato, questa volta, appartiene al Popolo delle Libertà, e si chiama Roberto Cassinelli. Cominciamo con il dire che il suo sito è completo, interessante, ma non molto agibile ((Ho dovuto penare non poco per farlo andare, visto che non amo i siti invasivi, proprio come quello del deputato – c’è bisogno, infatti, di abilitare gli javascript)). Tralasciamo, però, queste sciocchezze e andiamo avanti. Come al mio solito (e ovviamente con tutti i limiti del caso, visto che sono un appassionato di diritto, ma non un avvocato ((ne ho in mente uno che si è occupato spesso di rete e leggi, e non mancherò di linkarlo quando dirà la sua)) ), faremo l’esegesi di questa proposta di legge articolo per articolo. Non vi preoccupate, non vi annoierò: la proposta, infatti, prevede solo due articoli. Vediamoli.

Articolo 1

1. Al comma 3 dell’articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, primo periodo, dopo le parole « Al prodotto editoriale » sono inserite le seguenti « realizzato su supporto cartaceo ».

2. Al comma 3 dell’articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, secondo periodo, dopo le parole « Il prodotto editoriale » sono inserite le seguenti « realizzato su supporto cartaceo ».

Niente di trascendentale: l’articolo modifica la legge 62/2001 ((l’illiberale legge 62/2001, a mio (e non solo) modesto avviso)), affermando che un prodotto editoriale è tale solo se su carta (giornali, libri, riviste, cose così). Internet viene dunque escluso dalla definizione di prodotto editoriale: potremo cominciare a pubblicare interventi a scadenze regolari e non a “random” (tempo permettendo)!

Articolo 2 (è un po’ più complesso, quindi lo spezzetterò)

1. Dopo il comma 3 dell’articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, è inserito il seguente comma 4: « 4. Il prodotto editoriale pubblicato sulla rete internet è sottoposto agli obblighi previsti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, se ha per scopo la pubblicazione o la diffusione di notizie di attualità, cronaca, economia, costume o politica, e se sussiste almeno una delle seguenti fattispecie:

Gli obblighi previsti sono, in sostanza, la registrazione della testata presso il Tribunale e la presenza di un un direttore iscritto all’albo dei giornalisti. Affinché vi sia l’obbligo di registrazione occorre innanzitutto che il sito pubblichi o diffonda «notizie di attualità, cronaca, economia, costume o politica». E qui già ci sarebbe molto da discutere: siamo sicuri che i contenitori presi comprendano tutte le categorie delle quali è possibile avere notizie? Io credo di no, ma intanto, almeno a naso, si escluderebbero tutti gli scritti che riportino opinioni. E qui, secondo me, nasce un problema: se io esprimo un’opinione, lo faccio riguardo qualcosa. Per esempio io adesso, fra le altre cose, sto esprimendo un’opinione su una proposta di legge (argomento di politica, ma anche di costume e pure di attualità), ma allo stesso momento sto diffondendo una notizia, ovvero la presentazione di una proposta di legge. Rientro o non rientro in questa prima condizione? La questione non è facile da districare. ((In sintesi, dipenderà da quanto è bravo l’avvocato del tizio che trascinerà l’autore del blog in Tribunale per aver diffuso “un’opinione diffamante”. Ma sono io che ho perso la fiducia in certe cose e tendo ad essere, in quel senso, pessimista.)) Ma continuiamo: oltre a questa prima condizione, ne deve/può sussistere almeno un’altra ((Dopo qualche ora a rimuginare e un breve consulto, ho cambiato la mia interpretazione, e noto che la proposta è ambigua: per la registrazione serve una sola delle condizioni elencate oppure serve la prima e almeno una di quelle successive? Per questo ho inserito anche il “può”)). Vediamo quindi quali sono:

a) il gestore o gli autori delle pagine sono riconducibili a testate per le quali si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, o sono legati ad una di esse da vincoli professionali;

Avete presente i siti repubblica.it, corriere.it, eccetera? Ecco, quelle sono le diramazioni “internettiane” dei giornali cartacei “la Repubblica”, “Corriere della Sera”, “eccetera”. Quei siti dovranno essere registrati (bella storia, visto che già lo sono).

b) il gestore o gli autori delle pagine ne traggono profitto;

Una vera e propria nota stonata: se fai informazione e ne trai profitto, devi registrarti. Attenzione però: qua non si tratta semplicemente di profitto economico. Il profitto, infatti, può anche non essere espresso in termini monetari. Se tu, grazie al blog, diventi famoso oppure semplicemente più visibile, ne trai un profitto, anche se non direttamente economico. Insomma, se ne trai vantaggio in qualche modo, ne trai anche profitto. Non si tratta quindi semplicemente di banner: da questo punto di vista, era più preciso il pdl Levi, che prevedeva solo il profitto economico. Si tratta, comunque, di un’ambiguità facilmente superabile, bisogna vedere se c’è la volontà, da parte dell’Assemblea, di superarla. Continuiamo:

c) le pagine hanno titolo riconducibile a testate per le quali si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47;

Qui è un po’ fumoso: da quanto ho capito, se un giornalista pubblica su internet, su un proprio sito, un articolo pubblicato su un giornale, anche quel sito internet va registrato. Perché mi viene in mente il sito dove Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Travaglio ripubblicano i propri articoli?

d) l’intestazione delle pagine riporta diciture che le rendano analoghe o simili a prodotti editoriali sviluppati su supporto cartaceo per i quali si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, (“quotidiano”, “periodico”, “settimanale”, “mensile”, “rivista”, “giornale” ed altre diciture che, nel linguaggio comune, abbiano simile significato;

Mi viene in mente in questo caso la vicenda di Carlo Ruta: il blog di questo giornalista, infatti, è stato chiuso qualche mese fa per stampa clandestina, perché, fra gli altri motivi (che io, ovviamente, rispetto, ma non condivido), riportava l’intestazione «Accade in Sicilia – Giornale di informazione civile». Quella dicitura in grassetto è la dicitura cui si riferisce questo sottocomma.

e) il gestore o gli autori delle pagine sono iscritti nell’elenco dei giornalisti professionisti;

Qui non c’è granché da spiegare (mi verrebbe però da chiedere: e i pubblicisti?)

f) il gestore o gli autori delle pagine percepiscono compensi periodici o saltuari per la propria attività di gestione o redazione delle stesse;

In estrema sintesi, se il sito, in qualche modo, ricompensa (periodicamente o saltuariamente) il gestore o gli autori, va registrato.

g) il gestore o gli autori delle pagine vendono direttamente, o comunque percepiscono compensi correlati alla vendita di inserzioni pubblicitarie all’interno delle pagine medesime.

Come sopra, ma stavolta non si tratta di ricompense diciamo “fisse”, bensì di vendita di spazi pubblicitari. Un po’ diverso dal caso precedente, ma la sostanza è quella.

Veniamo adesso all’ultimo comma della proposta, che prevede le esclusioni (ovvero i siti che “in ogni caso” sono esclusi dall’obbligo). Saltiamo il “preambolo” che abbiamo già spiegato, e passiamo direttamente all’elenco: sono esclusi dall’obbligo di registrazione i prodotti editoriali pubblicati sulla rete internet che abbiano quale scopo unico:

a) la pubblicazione o la diffusione di idee ed opinioni proprie e personali;

Chi non informa ma esprime un’opinione non deve registrarsi (ma, come ho già chiesto sopra, è sempre possibile esprimere un’opinione senza allo stesso tempo informare?).

b) la pubblicazione o la diffusione, da parte dell’autore o gestore, di informazioni relative alla propria natura ed alla propria attività di società, associazione, circolo, fondazione o partito politico;

Chi vuole informare di cose personali (in senso ampio) può farlo senza problemi.

c) la pubblicizzazione, da parte dell’autore o gestore, della propria attività di istituzione, ente pubblico o persona che ricopra cariche in tale ambito;

Mi verrebbe da pensare ai blog e ai siti di parlamentari, ministri, governatori, eccetera.

d) la pubblicazione o la diffusione, da parte dell’autore o gestore, di informazioni autobiografiche, personali o che comunque riguardino la propria attività personale, professionale, politica o pubblica;

Praticamente come al punto b) (lo dicevo che il senso era ampio, no?)

e) l’aggregazione, in forma automatica, di notizie ed informazioni contenute in altre pagine;

I siti che raccolgono (“aggregano”) notizie in modo automatico (per esempio attraverso i feed oppure come Google News) non devono registrarsi;

f) la creazione di momenti di discussione e dibattito su temi specifici;

L’esempio potrebbero essere i fori di discussione (i forum, insomma).

g) l’aggregazione di utenti terzi in una comunità virtuale».

Anche Wikipedia e Wikinotizie (e siti simili), mi par d’intendere.

Il post forse si è dilungato un po’ troppo, ma credo che ne valga la pena. La mia opinione a riguardo è che il testo può essere una buona base di partenza e che, se depurato delle ambiguità che ho evidenziato (e come credo faranno altri più esperti di me), potrebbe anche essere positivo per la rete. Speriamo che il deputato rimanga vicino alla blogosfera della quale si erge a difensore e accetti le nostre proposte al fine di migliorare il suo progetto (e respinga quelle che, ne sono altrettanto certo, vorranno peggiorarlo, visto che qualche suo collega guarda ancora con sospetto questo strumento meraviglioso che è la rete). Ci sono alcuni aspetti che questa proposta non tratta, ma credo che, per le cose che ho in mente, debba intervenire Tremonti, e ciò potrebbe non essere necessariamente “migliorativo”. 🙂

A margine di questo intervento, voglio dire che sono comunque molto contento di venire finalmente a conoscenza di qualche politico (probabilmente non l’unico, e spero che ne vengano fuori altri) che non solo si proclama liberale, ma tenta di dimostrare di esserlo sul serio, liberalizzando e non burocratizzando insensatamente. Le intenzioni di Cassinelli, almeno leggendo l’introduzione alla proposta, sono buone e il gergo utilizzato riporta addirittura nomi che forse molti degli “onorevoli colleghi” neppure conoscono, e la cosa non può che farmi piacere. Ci tengo comunque a ribadire che io, nel mio piccolo, ritengo incostituzionale la base stessa di tutte le leggi sull’argomento, ovvero la legge del 1948, che prevedendo un’autorizzazione a stampare va in contrasto con l’articolo 21 della Costituzione. ((Qualcuno sarà rimasto sorpreso da quanto ho scritto, visti i miei articoli passati: io però, che sono a mia volta in buona parte liberale, ci tengo a ribadire che rendo sempre onore al merito e che le buone proposte devono essere evidenziate, a prescindere dal proponente. Questa è, in primaria istanza, la funzione che dovrebbe avere la politica: il miglioramento della vita di tutti e non la tutela di interessi particolari, cosa a cui ci siamo, purtroppo, abituati – scusate la parentesi filosofica 🙂 ))

Via | Punto Informatico (il testo della proposta di legge, in PDF, lo trovate qui sul sito del deputato; al momento sul sito della Camera non risulta poiché è stato proposto appena ieri).

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