E monnezza fu

Un po’ me l’aspettavo: la mia città aveva pagato un prezzo troppo basso (secondo le “autorità”, troppo alto per qualunque essere umano dotato di buon senso) nell’affare immondizia. Adesso Super De Gennaro, dotato di superpoteri, decide l’apertura della discarica a metà strada con il capoluogo, su una delle strade che più condizionano il traffico, il commercio e l’economia della zona.

Super Gianni  riapre la discarica, calpestando il fatto che essa fosse sotto sequestro, in quanto vi erano state stipate migliaia di tonnellate di rifiuti non selezionati (assieme a bucce di banane, carta, plastica, televisori, lavatrici, chissà quanti altri rifiuti vi sono stati stipati).

Adesso vuole riaprirla, per infilarci altra immondizia, così come è stata presa dalle strade di Napoli: caricata sui container e trasportata sulla via Appia. Integra o bruciata, non importa, l’importante è ripulire le strade di Napoli. Napoli, quella stessa città che da quindici anni ha cancellato dal vocabolario la parola “differenziare”.

I telegiornali definiscono la mia come una città virtuosa. Il motivo è semplice: la raccolta differenziata è praticamente obbligatoria. Ogni giorno si può buttare solo un certo tipo di rifiuti, e soltanto quello. Puoi scegliere di non differenziare, certo, ma rischi di doverti tenere rifiuti sul balcone. Se “sbagli” il deposito, devi pagare una multa salata, e ti beccano subito, perché sui tuoi sacchetti ci sono codici a barre.

Adesso il mio comune, che differenzia tutto, e la provincia di Benevento, dovrebbero ingollare chissà quante tonnellate di rifiuti di Napoli, che non differenzia niente. Si dovrà riaprire il coperchio della discarica, una discarica che per anni ha reso l’aria della città e della zona circostante, Benevento compresa, più che pestilenziale.

I miei concittadini, in queste ore, stanno dicendo no, con proteste, picchetti e blocchi della statale. Io, anche se per ovvie ragioni non posso essere fisicamente lì, gli sono vicino: già ho ritenuto disgustoso quanto inammissibile che in una provincia in cui si producono 45 000 tonnellate di rifiuti l’anno, ne siano state sversate 600 000 tonnellate (e dagli accordi dovevano essere “solo” 400 000, anche se in origine dovevano essere sei milioni), ma che si riapra la discarica con la forza, contro la salute dei cittadini, per salvaguardare la salute dei cittadini di Pianura (quartiere di Napoli, città che NON differenzia un corno), mi sembra una presa per i fondelli. Napoli si tenga la spazzatura, Napoli se la smaltisca da sé, costruisca termovalorizzatori, obblighi alla raccolta differenziata.

E sconfigga una volta per tutte le camorra. I roghi non sono proteste: i roghi sono oro. I rifiuti bruciati (per lo più da camorristi) valgono tre volte i rifiuti normali: il guadagno per le ecomafie triplica.

E mandi a casa i politici collusi con camorra e palazzinari e affaristi senza scrupoli: la società che gestisce i rifiuti in Campania è la FIBE, società del gruppo Impregilo, una delle società coinvolte in Tangentopoli.

I comuni della provincia devono dire no con forza ai rifiuti non indigeni: la provincia di Benevento è la meno vivibile d’Italia (dopo Agrigento) e i rifiuti non aiutano a migliorarne la vivibilità.

Per quanto posso, cercherò di tenere aggiornato il blog.

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