Tooby, L'Olandese volante
Cerco di dire cose sensate
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gen25
La fiera delle idee balzane che non vogliono morire
Autore: Tooby; Categoria: Economia;4 Commenti(Chiedo scusa per l’eventuale effetto “confusione da divagamento”: questo post va avanti e indietro dagli USA all’Italia, e dall’Ottocento al Novecento e ritorno al futuro, ma mi è venuto così)
Via Lucas, un grafico che mostra chi ha aumentato il debito pubblico USA. La risposta, come già analizzato mesi fa in questo articolo, è “Reagan e i reaganiani”. Considerando la crisi del debito pubblico che pure attanaglia gli Stati Uniti (meno che l’Europa, per motivi spero ormai noti), chi ancora sostiene le sciocchezze tirate fuori da Reagan nel corso dei suoi otto anni alla Casa Bianca (e ce ne sono tanti, specie a destra, pure in Italia) usa argomenti che sono non validi non solo da un punto di vista economico, ma prima di tutto dall’occhio del buonsenso.
Reagan ha dato un grande periodo di prosperità agli USA? Innegabile. Ma è una crescita a debito, ovvero finta, che oggi stiamo pagando con una recessione che riecheggia gli anni Trenta.
Non solo, ma è una crescita sbilenca, visto che i tagli alle tasse hanno visto come beneficiari i ricchi, favorendo, in condizioni di incertezza che rende meno propensi al rischio d’impresa, l’accumulazione di liquidità, lasciata a macerare improduttivamente (si pensi alla solita Apple, seduta su una liquidità di 100 miliardi di dollari con cui potrebbe comprarsi la Slovacchia o il Lussemburgo).
Un governo di buonsenso e libero dai ricatti degli asini (e con un occhio guardo a Washington, con l’altro a Roma) noterebbe subito il problema e vi porrebbe rimedio utilizzando la leva fiscale: se quei soldi non li investi, te li tolgo e li investo io facendo lavori pubblici di cui la medesima azienda o persona trarrebbe giovamento, ma pure l’economia in generale, con nuovi posti di lavoro o con ricerca; se invece li investi per creare nuovo lavoro, nuovi prodotti e quindi nuova ricchezza (per te, ma non solo), te li tasso meno, o non te li tasso proprio. L’esperienza finlandese merita la lettura di questo articolo, che ricorda che le misure di austerità sono necessarie, ma serve una banca centrale col bazooka carico, mentre il governo attiva riforme su più fronti: riforma del fisco e del welfare state e liberalizzazioni volte a strozzare i settori dell’economia che la zavorrano. Vi ricorda niente? Tenetelo a mente, servirà tra poco.
Pare facile, ma quando ti ritrovi fra i piedi dei cretini diventa una farsa. La ricetta è tagli le tasse, non tagli la spesa (anzi, la aumenti) e dici Abracadabra. E allegria.
E qui c’è la parte divertente: la destra del Partito Repubblicano, che ha come nuovo campione Gingrich (quello del Contratto con l’America, poi parodiato da Berlusconi nel 2001), continua a essere reaganiana; il centro del GOP si affida a Romney, che paga un’aliquota media del 15% sul suo reddito contro il 25% di Obama e di un operaio, e dà una certa sicurezza all’establishment repubblicano, che è più moderato, ma non meno reaganiano. La speranza resta Obama, ben al di sotto delle aspettative che portarono alla sua elezione, ma ben al di sopra delle ridicole cime repubblicane.
Il discorso si può agevolmente applicare al caso italiano, ma è cosa che ho già fatto e non vi annoio ripetendomi. Innestiamo invece qualche altro elemento nel traffico delle idee italiane, ovvero: a che punto siamo arrivati? E la classe dirigente di questo Paese ci è arrivata?
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gen23
Il 2012 secondo Lagarde (e secondo me, da una vita)
Autore: Tooby; Categoria: Economia;Aggiungi un commentoBrevemente, Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, fa sua una tesi che chi legge questo blog da qualche tempo ben conosce, visto che sto battendo il martello sull’argomento da mesi (e me ne scuso).
In sostanza, Lagarde attacca l’Europa e la Germania di stare scherzando col fuoco, e che se non si cambia la linea sulla crisi, si rischia di finire come negli anni Trenta (questo è il mio articolo del 17 gennaio, a proposito). Inoltre sottolinea che vi è scarsa potenza di fuoco contro eventuali crolli di fiducia dei mercati (che, nonostante i rialzi di borsa delle ultime settimane sono in realtà ancora in agguato, basti vedere un grafico del DAX). FMI, ESM, BCE, qualcuno? La Germania risponde che va tutto bene, non servono altri soldi.
Speriamo che l’appello di Lagarde venga raccolto prima che sia troppo tardi.
Sinceramente ne dubito, ma mi piacerebbe essere sbugiardato.
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gen17
La politica tedesca/europea che vuole bruciare i salvagenti
Autore: Tooby; Categoria: Economia;8 Commenti
Nel febbraio 2009 scrissi questo articolo, molto ottimista quanto immaturo. Facevo notare, tra le altre cose, che nel corso dei decenni abbiamo imparato tante cose dalle crisi che si sono via via succedute, facendo sì che le crisi durassero meno e che le espansioni, invece, fossero più durature. Per questo motivo, ottimisticamente, sottolineavo che nonostante la crisi fosse profonda, ne saremmo usciti imparando qualcosa.Da diversi mesi vengo puntualmente sbugiardato dai parrucconi europei, specie quelli tedeschi, specie quelli che hanno o avevano la tripla A: non solo continuano a non capire gli errori che hanno commesso in questa crisi e che continuano a commettere, ma vogliono pure smantellare le lezioni che abbiamo appreso nel corso dei decenni, prima fra tutte che se si va in recessione non ci si può affidare solo a manovre procicliche per uscirne. È la stessa, identica cretinata criminale che approfondì la depressione degli anni Trenta (da cui si uscì solo grazie a manovre anticicliche, compresa una guerra mondiale).
L’esempio più noto è la Merkel che fa bondage con Draghi, e lo sapete benissimo. Adesso spunta fuori l’ennesima cretinata criminale, e cioè: “fregancazzo se c’è la recessione, di manovre anticicliche non vogliamo sentire parlare“. In altre parole, il pareggio di bilancio deve sempre esserci, senza correzioni per il ciclo economico. C’è una recessione, che come ben potete immaginare riduce le entrate e diminuisce le spese? Bene, o aumenti le tasse (approfondendo la recessione) o tagli le spese (sussidi di disoccupazione, sanità, scuola, eccetera, approfondendo la recessione), l’importante è il bilancio a pareggio.
Tutto ciò è geniale (e scusate la reductio ad Hitlerum, ma credo ci voglia): considerando che la proposta viene dalla BCE (ostaggio dei tedeschi) per bocca di un “cannibale” tedesco (questo, un socialdemocratico!), mi viene da credere che la Germania voglia evitare l’inflazione di Weimar saltando direttamente alla fase conquista del Lebensraum con una “Endlösung der Europafrage”: lo sterminio fisico (per fame) degli Untermensch dei Paesi periferici. Considerando che la forza della lezioncina tedesca si basa su un’economia forte grazie all’export, e che tale export si basa sulla domanda dei Paesi UE (Untermenschi compresi), sembrerebbe facile fare due più due: una volta rasi al suolo i Paesi periferici, crollata la domanda di manufatti tedeschi, anche la Germania si accartoccerà su sé stessa in stile 1945.
Ma per gli economisti tedeschi 2+2 fa evidentemente radice quadrata di -82.
L’esito, ovviamente, non sarà questo. Spero. Le cose peggioreranno nel corso del 2012, e finalmente pure la Germania capirà che così non si può andare avanti, che un accidenti di manovra anticiclica anche solo per contrastare gli effetti di quelle procicliche da qualche parte serve, che non si può pensare di risolvere una crisi affamando la gente.E tenteremo di tornare indietro.
Possiamo solo sperare che ciò avvenga prima di qualche brutta sorpresa (tipo un default disordinato della Grecia, per non parlare degli altri Paesi, con conseguente megaeffetto domino).
Photo credits | Morgan Hauser, derived from File:Second world war europe 1943-1945 map en.png and File:Second world war europe 1941-1942 map en.png by users Jarry1250 and ArmadniGeneral, respectively. (Own work) [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons
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gen16
Guardare il dito di S&P o la luna di questa tragedia?
Autore: Tooby; Categoria: Economia;4 Commenti
La mia analisi per Diritto di Critica (con qualche piccolo bonus content qua e là
)Venerdì 13 gennaio l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha nuovamente calato la sua mannaia sui debiti sovrani di nove Paesi europei, fra cui l’Italia (ora giudicata BBB+) e Francia (che ha perso la propria tripla A). Subito dopo sono scattate le solite reazioni da parte sia di esponenti politici che dell’uomo della strada all’attacco di S&P’s: ma quanto è colpa dell’agenzia di rating, e quanto, invece, è dei governi europei?
Le obiezioni che vengono solitamente volte alle agenzie di rating vertono su due direttive principali. La prima è che le agenzie di rating non sarebbero affidabili, ricordando che tali agenzie avevano ritenuto da tripla A anche i celebri mutui subprime che causarono la crisi pochi anni or sono. Tuttavia la differenza fra i giudizi espressi per il debito sovrano e quelli per i titoli salsiccia è enorme: mentre sui secondi il giudizio è complesso, a causa del fatto che ancora oggi non si è in grado di capire come tali titoli siano stati costruiti (e dunque vi è enorme asimmetria informativa che ha fuorviato le agenzie di rating), sui titoli di Stato il discorso è ben diverso. Gli Stati, infatti, rilasciano enormi quantità di dati pubblici, come quelli relativi alla contabilità generale (PIL, debito, inflazione, disoccupazione e moltissimi altri) oppure quelli relativi alle politiche da attuare (leggi, decreti, regolamenti, ma anche l’attività pubblica di partiti e altre associazioni come sindacati, corporazioni, eccetera).
I dati a disposizione per giudicare il merito di credito degli Stati sono dunque molto più numerosi, e le dinamiche del debito pubblico sono studiate da molto più tempo rispetto a titoli costruiti da una scienza ancora in fase adolescenziale (e quindi molto carente di senno e buonsenso). Attaccare dunque le agenzie di rating in base agli errori passati appare alquanto grossolano: si tratta di due situazioni assolutamente differenti, dunque non si può dire che se le agenzie hanno sbagliato all’epoca, allora stanno sbagliando anche adesso.
Per capire se errore vi è, è necessario analizzare la seconda direttiva, che può essere riassunta nel motto “È un complotto“. Si tratterebbe, insomma, di un attacco da parte di speculatori (fra cui le agenzie di rating medesime) che scommettono sul crollo dell’Europa, e che perciò non bisogna dare retta a Standard & Poor’s: il quadro economico non è a tinte così fosche. Ma è davvero così?
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gen5
Perché non leggo più il Fatto Quotidiano [e perché le banche non erogano più mutui]
Autore: Tooby; Categoria: Economia;6 Commenti
Da circa un mese non leggo più il Fatto Quotidiano, che pure ho letto sin dall’inizio dell’avventura e di cui apprezzo, comunque, il fatto che si tenga in piedi da solo, senza soldi pubblici. Però la linea editoriale, specie in materia economica, è vistosamente calata in qualità, e troppo spesso si cerca il populismo spicciolo (che fa vendere, specie nell’area di riferimento del quotidiano) che la ragione.Non ricordo esattamente il casus belli per cui smisi di leggerlo (già negli ultimi mesi continuavo a leggerlo, ma con crescente disgusto), ma per rinfrancare la mia scelta è bastato vedere mio padre leggerlo ieri in treno.
Parto dalla fine. Nelle pagine interne ho scorto una foto dell’economista con idee strampalate di cui ho già scritto qui, il quale,intervistato, suggeriva un’idea populista quanto strampalata, e cioè la nazionalizzazione delle banche (così, tanto per aumentare le inefficienze del sistema, per stringere i tentacoli della politica sulle medesime e per creare nuovi Guarguaglini e relative buonuscite milionarie a spese del contribuente).
In prima pagina, invece, esplodeva il solito populismo: in taglio medio si ricordava che le banche ingoiano soldi pubblici e poi “ridono in faccia” a chi chiede un mutuo. E qui bisogna chiarire un po’, perché c’è evidente schizofrenia.
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nov3
Un articolo dal passato:
Io voto Berlusconi perché è sincero [video]Autore: Tooby; Categoria: Politica;Aggiungi un commento


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