Tooby, L'Olandese volante

Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito

  • set
    1

    A Dell’Utri è stato impedito di parlare dei suoi falsi diari di Mussolini nel corso di una manifestazione pubblica a causa di un nutrito gruppo di persone che lo contestavano.

    Non riesco a vedere tanti problemi a riguardo: Dell’Utri aveva tanto diritto di parlare quanto gli altri di contestarlo. Il regista che mette in scena Shakespeare ha tanto diritto di “interpretarlo” quanto io di tirargli i pomodori per non avere scritto all’entrata “lo spettacolo può provocare diarrea”, quanto lui, in risposta, di dirmi che non capisco l’arte.

    Qui l’unico che non deve togliere libertà di espressione è lo Stato poiché ha mezzi troppo forti per contrastarlo, per il resto, fin quando non si sfocia nella violenza, sono problemi di privati (con una polizia che non nega una manganellata a nessuno, poi…). Dell’Utri, tra l’altro, non è certo una parte debole, essendo amico fraterno di quello lì che possiede trenta televisioni, duecento giornali e il cervello di milioni di italiani. Non mi stupirei fosse andato al TG1 a gridare piangendo: “non mi hanno dato il diritto di dire caxxate”. Curiosamente su un TG che ha fatto della caxxate la sua ragion d’essere.

    Voi direte: e l’apologia del fascismo? Il divieto di ricostituzione del partito fascista? Non sono tutti stupri alla libertà di pensiero? È una questione che non si pone, la norma transitoria, la legge Scelba, sono tutte dichiarazioni d’intenti, belle speranze quasi.

    Alla fine il PNF è qui in mezzo a noi, si chiama un po’ PdL e un po’ Lega Nord.

    (Massimo rispetto per chi è del PdL e della LN ed è antifascista, ma, credetemi, state sbagliando partito).



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  • ago
    30

    L’unica differenza che trovo fra il casino che tanti cosi del PdL scatenano ogni volta che qualcuno sfiora argomenti pure lontanamente collegati alla religione, ad esempio sul caso di Eluana Englaro, e il casino che tanti cosi del PdL NON hanno scatenato per le parole di Gheddafi (che noi accogliamo con i suoi piedi sulle nostre facce)…

    …l’unica differenza è che da Eluana Englaro non potevi estrarre il petrolio.

    Se ce ne sono altre, fatemi un fischio.

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  • ago
    28

    A parte i contenuti di altissimo livello, altro che tv italiana (Bloomberg, sindaco di New York e tra l’altro ebreo, ricorda ai fanatici contrari alla moschea vicino Ground Zero, che, oltre ad essercene un’altra nei pressi, vi sono pure locali porno e fast food; in Italia avremmo un Quagliariello a caso a starnazzare) ditemi se il format non somiglia praticamente a questo (ho preso una puntata a caso, non so neanche di che parlino). E sia chiaro, quello di Jon Stewart non è certo l’unico con questo format: ha talmente tanto successo che ce ne sono decine.

    Va specificato che quella sopra non è una puntata normale: Stewart non voleva fare satira, bensì informazione, e trattandosi di 11 settembre si è limitato. In altre occasioni, tuttavia, ci è andato giù duro contro tutto e tutti (recentemente ha morso le pa*le a tutti gli ultimi otto presidenti USA sulla questione energetica), ma nessuno ne ha chiesto la testa.

    In Italia, però, una cosa del genere non può esistere (e infatti è stata cancellata): non è ammissibile che un comico dialoghi con un politico e si permetta anche di prenderlo in giro. Anzi, il comico non può neppure permettersi di fare informazione e dire cose vere se tale politico o un suo leccapiedi non è lì a smentirle (lo so, è pazzesco). Un bravo anchorman deve sdraiarsi a terra e permettere che il politico di turno si pulisca le scarpe dopo aver calpestato una cacca: questa è informazione, anzi è l’ABC del giornalismo italiano.

    Infine, Bloomberg possiede un impero mediatico come Berlusconi. Lui però ha dovuto abbandonare le cariche presso la sua impresa quando si è candidato a sindaco (pur rimanendone proprietario), e non solo formalmente come Berlusconi, perché se vi fossero commistioni a Bloomberg verrebbero tagliati mani e piedi, prima dalla stampa (che ovviamente è indipendente e cattiva, non fintoterzista e servile) poi dalle autorità di controllo (che controllano davvero, mica fanno i comici). Inoltre Bloomberg ha promosso riforme (non importa se buone o cattive) volte a cambiare la città e non a salvarsi dai processi o ad aumentare il fatturato dell’azienda di famiglia, si è circondato di esperti e non di ruffiani e donnine di facili costumi e cose così. È stato rieletto tre volte di fila e non tre volte intervallate e solo perché non c’era nessun altro da votare (nel 2008 il centrodestra avrebbe vinto pure se avesse candidato a premier un ceppo di legno – che poi sarebbe stato lo stesso, anche se avesse vinto Veltroni).

    Insomma, qualcuno fra italiani e americani sta sbagliando qualcosa. Ditemi voi chi.

    HT | Wittgenstein

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  • ago
    26

    Tremonti, la 626 e la vita reale

    Autore: Tooby; Categoria: Economia;

    Harry McShane, 16 anni nel 1908. La foto risale a poco tempo dopo che il suo braccio gli fu strappato da un macchinario della fabbrica dove lavorava. Non solo subì la mancanza di sicurezza sul lavoro, ma non ricevette mai alcun indennizzo

    Gli economisti hanno un grave handicap rispetto ad altri scienziati/studiosi: la vita reale è in ogni caso più forte di loro, per cui per quanto possano essere usati modelli economici complessi e perfetti, alla fine, nel lungo periodo, un ingranaggio salterà sempre in modo del tutto imprevedibile e si dovrà ricominciare da capo.

    Gli economisti ci provano a prevederla, anche in modo approssimato, ma hanno la necessità di creare modelli con parametri spesso totalmente irrealistici, quindi le loro capacità predittive sono assai limitate e infatti di solito i modelli sono meramente esplicativi. Esempio sciocco: un fisico può bene approssimare la caduta di un grave, mentre un economista non può bene approssimare la caduta del mercato immobiliare. Per questo, se prendiamo un gruppo di fisici, questi saranno in grado di dire in modo approssimato in quanto tempo una palla cade dalla cima di un grattacielo, mentre un gruppo di economisti non sarà in grado di predire non solo per quanto tempo, ma neppure se il mercato immobiliare crollerà. Basti pensare che prima della crisi finanziaria c’erano economisti che dicevano che tutto andava bene, erano osannati e guidavano la Federal Reserve e altri che erano additati come catastrofisti. E adesso la discussione si è spostata su se la ripresa sarà a L a V a W eccetera: margini di accordo zero.

    Tuttavia gli economisti non cessano i loro sforzi nel tentativo di capire come funziona la vita reale, se non per predirla, almeno per spiegarla e preparare contromisure nei confronti di certi eventi.

    Come ben sappiamo il nostro ministro dell’Economia non è un economista, bensì un commercialista, e un commercialista ha a che fare prima con le leggi e poi con la vita reale.

    Questo spiega perché Tremonti abbia detto che la legge 626, che in linea teorica dovrebbe promuovere la sicurezza sui luoghi di lavoro, è un lusso che non possiamo permetterci. Tremonti, che dirige l’Economia da commercialista e non da economista come uno s’aspetterebbe, bada alla legge, fa i suoi conti e arriva ad una conclusione. La vita reale (ovvero la vita di operai, muratori, eccetera) è del tutto irrilevante: la sicurezza sul lavoro rappresenta un costo o almeno una limitazione delle attività dell’impresa. Questo ne fa diminuire la competitività nei confronti delle aziende di quei Paesi dove la sicurezza sul lavoro non è considerata neppure di striscio. Pertanto, secondo il nostro commercialista, la vita della gente è sacrificabile pur di far quadrare i conti.

    Il punto è che la vita reale ci dice cose diverse, ovvero che la sicurezza sul lavoro è poco considerata non solo in contravvenzione con la 626, ma anche grazie alle sue lacune. Non solo la legge non viene rispettata nei luoghi di lavoro, ma essa crea azzardo morale in base al quale, in caso di incidente, il lavoratore di un’azienda che non rispetta la 626 passa a carico dello Stato e delle aziende che la rispettano, perché mancano misure efficaci per costringere tale azienda a rispettare la legge. In linea di massima, un’impresa che non rispetta la legge andrebbe espulsa dal sistema, non semplicemente costretta a pagare una multarella.

    Se Tremonti fosse un’economista, capirebbe che le leggi non sono date e, in particolare, cattive (come giustamente fanno i commercialisti), ma possono essere usate per indirizzare la società in certe direzioni. Per uscire dalla cronica mancanza di crescita senza necessariamente richiamare i bambini ai telai, “basterebbe” favorire l’innovazione o l’aumento della produttività o promuovere altri provvedimenti che, se correttamente applicati, non implicherebbero una crescita di morti e feriti sul lavoro, in base a formule già sperimentate in mezzo mondo. Gli strumenti per fare ciò non mancano, manca la volontà, cosa che chi ci governa non ha mai avuto sin dal 1994.

    Tremonti, da bravo commercialista, mira a tenere i conti in ordine. Ma per il ruolo che ricopre è quanto meno inadeguato: non basta aggiustare i conti pubblici, occorre ‘fare politica’ per la crescita. E per fare ciò serve gente in grado di capire quali leve vanno mosse per aumentare o almeno mantenere costante il benessere della popolazione e tenere i conti in ordine, ovvero economisti o qualcosa di almeno simile.

    Ma Tremonti non è un economista. È un incapace.

    E intanto non ricordo più da quanto tempo non abbiamo un ministro dello Sviluppo economico. Così come non ricordo l’ultima volta che abbiamo avuto sviluppo economico.

    Ma va tutto bene, tranquilli, la crisi è solo un’invenzione dei comunisti per attaccare il governo del [non so che] fare.

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  • ago
    24

    Ieri ho proposto un giochino che sembrava matematico, ma che in realtà non lo è. Se non lo avete letto, cliccate qui, pensateci e poi tornate qui per vedere la soluzione.

    In verità non c’è una vera e propria soluzione, perché non c’è proprio il problema. Non si tratta, infatti, di un problema matematico, ma la sua esposizione fa pensare che lo sia.

    L’errore, infatti, è ritenere i 4 euro lasciati di mancia al cameriere come non compresi nel totale: i tre amici pagano 20 euro l’uno compresi i 4 euro di mancia. Questo significa che ciò che han mangiato e bevuto non costa 60 euro (come ho fatto credere, ma non ho mai detto che il conto era di tale ammontare), bensì a 56, cui vengono aggiunti 4 euro per arrivare a 60 (e pagare alla romana). Dopodiché il proprietario fa lo sconto (il costo della cena passa da 56 a 50) e ridà 2 euro a testa, quindi la spesa è di 54 (50 + 4 di mancia), e ognuno ha pagato 18 (50/3 + 4/3 = 17,9999… cioè 18).

    In altre parole ho giocato con i numeri per far credere cose che in realtà non sono tali. Addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni, divisioni sono tutte corrette, perché la matematica non è un’opinione.

    Il modo di esporre addizioni, sottrazioni e tutto, invece, lo è.

    Molti dei politici e degli opinionisti che vediamo in tv fanno leva proprio sul fatto che non si discute sulla matematica: essa è giusta e perfetta per definizione, e questo è ancor più vero se pensiamo a chi a stento riesce a fare 2+2. Questo poveraccio con scarsa istruzione altro non può fare che pensare: “ha ragione Giulio; Pierluigi, se contesti i numeri sei proprio un inniorante”.

    Morale della favola, non facciamoci abbindolare: cifre dell’economia, ma pure i sondaggi e cose così non sono un’opinione di per sè e quindi come tali non sono contestabili. Ciò che invece può e deve essere criticato ed eventualmente contestato è il modo in cui sono esposti.

    Se Berlusconi afferma che ha il gradimento del 68% degli italiani, significa che qualcuno ha intervistato 100 persone di nazionalità italiana e 68 hanno detto che sono molto/abbastanza soddisfatti di lui. E questo è indiscutibile ed anzi abbastanza impressionante, per chi prende tali cifre in modo acritico.

    Ciò che è errato è credere acriticamente che il campione di 100 persone rappresenti in modo corretto la popolazione italiana: noi non possiamo saperlo, ma che succederebbe se venissimo a sapere che quelle 100 persone sono state scelte fra gli iscritti al PdL?

    Sempre di 68% si tratta, ma adesso il numero è molto meno impressionante, vero?

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  • gen
    24
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