L'Olandese volante
Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito
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feb7
Perplessità
Autore: Tooby; Categoria: Politica;CommentsPremetto che non ho visto la trasmissione “In 1/2 ora”, quindi mi baso sulle ricostruzioni giornalistiche (La Repubblica, Corriere, Il Giornale). Ma alcune frasi di Angelino Alfano destano la mia perplessità. La prima è:
[sul legittimo impedimento] una indagine giudiziaria e tutto quanto ne consegue non possono intaccare l’autonomia e la sovranità del Parlamento e l’agenda politica
Brevemente sull’agenda politica: va bene che si debbano rispettare gli impegni presi davanti al popolo, ma l’agenda politica viene decisa dal Governo nella sua interezza. Ho qualche dubbio sul fatto che un singolo ministro che si dimetta per farsi processare castri la funzione di indirizzo politico. Va detto, però, che al governo ci sono plurimputati, quindi sarebbe effettivamente una moria di ministri. Ma lasciamo stare.
Per il resto, tutto giusto nei principi, ma il legittimo impedimento copre il Governo, non il Parlamento, ovvero i ministri e non i parlamentari. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita attraverso il Parlamento, che poi esprime il Governo. Insomma, la sovranità non è del Parlamento, e, ancora, il Governo non è proprio autonomo, in quanto il Parlamento (che è invece pienamente autonomo) lo controlla (almeno leggendo la Costituzione, nei fatti avviene il contrario, il Parlamento è al guinzaglio di Silvio Berlusconi). Insomma, quel che ha detto Alfano è privo di senso, a mio avviso.
Se si vuole garantire l’autonomia e la sovranità del Parlamento, allora parliamo di misure che rendano i parlamentari immuni da attacchi giudiziari basati su contrasti politici, e poi, solo poi, relativamente ai ministri in quanto parlamentari. Ma non ai ministri in quanto tali. Davvero non ha alcun senso, né mi paiono sciocchi i rilievi di incostituzionalità contro il legittimo impedimento (che, per stessa ammissione del testo del ddl, è solo una norma ponte in attesa dell’immunità costituzionale). E veniamo quindi alla seconda frase:
L’espressione immunità è diventata un sinonimo di illegalità. Questa equazione va smontata.
Eh, no, caro mio. L’espressione immunità non è diventata sinonimo di illegalità, bensì di impunità. I parlamentari hanno utilizzato e utilizzano i privilegi previsti dall’articolo 68 della Costituzione (prima e dopo la riforma) per evitare processi che nulla hanno a che fare con la loro carica. Non si trattava e non si tratta spesso e volentieri di persecuzione politica, ma di reati di corruzione, riciclaggio, perfino di mafia. Io sono rimasto nauseato quando ho visto ad Annozero Nicola Cosentino girare tranquillamente per le vie di Roma: una persona normale, al suo posto, sarebbe dietro le sbarre, perché vari gradi di giudizio hanno ritenuto legittima la richiesta di arresto. Questa è impunità.
L’illegalità, semmai, è commessa dal Parlamento quando nega l’arresto (o l’uso delle intercettazioni o tutto il resto) quando non vi è fumus persecutionis.
Insomma, a me pare che Alfano, quando parli, non sappia esattamente di che cavolo stia parlando. O che lo sappia e dica delle emerite scemenze: usare begli slogan per far passare incredibili falsità nelle orecchie del cittadino medio, che spesso non sa di che accidenti si sta parlando. Ed è meglio così, perché passa l’idea che il legittimo impedimento e persino l’(abuso dell’)immunità sia fatto per il suo (del cittadino comune) bene, mentre invece è chiaramente per il suo male.
Sul problema dei tribunali non più competenti riguardo i processi di mafia magari ci torno quando avrò più tempo, perché ci sono osservazioni veramente interessanti da fare.
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feb4Comments
Il titolare si prende qualche giorno di pausa.
Ci si risente la settimana prossima (o su Twitter).
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gen30
Il vero tasso di disoccupazione è superiore al 10% (Confindustria)
Autore: Tooby; Categoria: Economia;CommentsNon lo dico io a spanne (ma lo anticipavo implicitamente ieri, io dico che è ben superiore al 10%), bensì il Centro Studi di Confindustria (non degli insospettabili comunisti, dunque), che, considerando la Cassa Integrazione Guadagni fanno passare l’8,5% dell’ISTAT al 10,1%, in linea con la media europea.
Va ricordato che il dato ISTAT non considera i cassintegrati né gli scoraggiati, ovvero coloro che non hanno lavoro e non lo cercano. Per questo il dato ISTAT (quello ufficiale) non rispecchia appieno la realtà. Il dato di CSC, invece, tenta di rispecchiarla meglio aggiungendo i lavoratori in CIG.
Non so se l’ISTAT lo faccia “per sbaglio”, perché gli è impossibile rilevarlo correttamente oppure a causa di pressioni politiche: non dimentichiamo che il ministro Sacconi continua a bearsi di avere un tasso di disoccupazione più basso della media europea, ignorando (non so se per ignoranza o mala fede, come al solito) che il tasso è basso a causa di un metodo di rilevazione errato. Insomma, il tasso sbagliato gli fa comodo: è un numero che puoi dare ai telegiornali, a uso e consumo della massa di babbei che ci crede ancora (o che non si fida, Tremonti dixit, di quei terroristi degli economisti, che tentano solo di dire la verità).
Ci aggiungo che il dato del 10,1% è ancora piuttosto basso, senza considerare i precari, che sono un’altra situazione drammatica. Oltretutto le imprese, per oltre un quarto, credono che ridurranno il numero di addetti nei prossimi mesi. Insomma, non c’è un ca* da ridere, Sacconi bello.
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gen29
PIL americano in crescita, ma…
Autore: Tooby; Categoria: Economia;CommentsUna bella sorpresa, oggi, è stata quella sul PIL degli Stati Uniti, balzato di oltre il 5% nell’ultimo trimestre del 2009 e piuttosto sopra le attese. Ma non troppo: a segnalare che non c’è troppa eccitazione a riguardo è il fatto che le borse non stanno reagendo come ci si aspetterebbe. Al momento, infatti, stanno abbandonando i massimi di giornata, favoriti dai dati macro tutti superiori alle attese.
Qual è il problema? Il problema è che in questo momento non ci interessa il PIL. Il PIL sale perché la discesa si sta stabilizzando, le imprese hanno smaltito le scorte e ne hanno prodotte di nuove (sapete com’è, un mese fa era Natale…). E quindi il PIL sale, nessuna sorpresa.
Il dato che invece ci interessa è quello sulla disoccupazione: essa, infatti, reagisce più lentamente rispetto al ciclo economico. E ancora, non è un caso se i minimi di giornata sui mercati sono stati toccati dopo le 11, al rilascio dei dati sulla disoccupazione nell’eurozona.
Il punto è il seguente: le imprese, per ricostituire le scorte, stanno sfruttando al massimo la capacità produttiva esistente, con i lavoratori ancora in servizio o con altri assunti a tempo determinato o part-time, i quali, ancora timorosi per il futuro precario, potrebbero non spendere per consumare, bensì per pagare debiti o mettere da parte per i momenti difficili. Dunque una volta ricostituite le scorte, queste potranno essere vendute a qualcuno o rimarranno dentro i magazzini a prendere la polvere? Se la disoccupazione cala (meglio, se gli occupati aumentano) è una buona possibilità che tutto riparta, e questo significherebbe ripresa vera. Altrimenti rischiamo di essere punto e a capo.
Un’ultima puntualizzazione: perché ho scritto “meglio, se gli occupati aumentano”? Perché bisogna gettare uno sguardo oltre le statistiche. Il tasso di disoccupazione non guarda alla forza lavoro che non sta cercando un impiego (gli scoraggiati). In Italia la statistica non guarda neppure ai cassintegrati. Paradossalmente, se fossimo tutti in cassa integrazione, il tasso di disoccupazione sarebbe dello 0%.
Conclusioni: la ripresa c’è, è indubbio, ma non è ancora stabile (per sapere quanto è stabile bisognerà aspettare aprile, con il dato del primo trimestre 2010. I mercati lo sanno e lo segnalano: da quando ho cominciato a scrivere (17:05) ad ora (17:20) l’indice FTSE MIB ha perso ben oltre mezzo punto e quasi uno dai massimi delle 16:30, cosa alquanto anomala, se si considera che oggi pomeriggio è stato un tripudio di dati favorevoli. Osservo inoltre che gli ETF che seguo (ad esempio quelli che replicano con leva 2 o -2 l’indice FTSE MIB) stanno abbondantemente sottoperformando.
Insomma, non c’è da adagiarsi sugli allori, come vorrebbe fare il ministro Sacconi, che si aggrappa ad una statistica (quella sulla disoccupazione, appunto) che non considera affatto grandi masse di disperati. In questo momento il lavoro va protetto e favorito per potere approfittare della scia positiva. Altrimenti rischiamo di perdere il treno. E stavolta, dopo un decennio da ultimi in classifica, sarebbe l’ultimo prima di molti anni.
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gen28
Cinguettii del 2010-01-27
Autore: Tooby; Categoria: Brevi;Comments- Cinguettii del 2010-01-26 http://goo.gl/fb/EsmT #brevi 21:26:30
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apr9
Un articolo dal passato:
Ehi, ti passo il barile – Ma io non lo voglio – E tu passalo a qualcun altro – Ehi, ti passo il barile – Ma io non lo voglio – [continua]Autore: Tooby; Categoria: Pensieri;CommentsCom’era prevedibile, Impregilo nega di avere responsabilità per l’ospedale crollato: praticamente hanno fatto solo l’intonaco, messo i fiori nei vasi e il deodorante nei bagni. E soprattutto ignorano chi abbia costruito l’ospedale. Hanno completato un ospedale senza sapere da chi fosse stato costruito.
Secondo loro, l’ospedale sarebbe stato progettato nel 1966, costruito a partire dal 1972, sarebbe passato ad Impregilo nel 1991 e completato nel 2002 (trent’anni per costruirlo e nessuno si è accorto che l’avevano costruito con latte di yak, il sistema funziona, bimbi).
Come mai tanto tempo? E ve lo chiedete pure? Lo rispiego: per molte aziende italiane, specialmente le più grandi, quelle con gli agganci politici lassù in alto, gli appalti pubblici sono sempre stati fonte di enormi guadagni e minime responsabilità. Un palazzo, che doveva costare cento, finisce sempre per costare trecento. Se doveva essere costruito in tre anni, viene completato in trenta. E noi paghiamo. Le imprese dicono: sentite, ci siamo sbagliati coi progetti, abbiamo notato una lieve pendenza e dobbiamo rifare tutto da capo, qua serve questo e questo, servono altri soldi, insomma aprite i rubinetti. E lo Stato che fa? Paga, anche perché parte di quei soldini finivano nelle tasche di tutti i partiti (sottolineo, tutti, almeno fra i maggiori e celebri) in proporzione ai voti, quindi erano tutti ben felici di pagare. Neanche fossero soldi dei contribuenti (ah, ma lo erano?).
Dunque, l’ospedale de L’Aquila è stato per decenni la fonte cui si abbeveravano i maiali: doveva costare cento, è costato novecento. Ed è venuto giù lo stesso.
Impregilo, già Cogefar, all’epoca era nel gruppo FIAT, quindi proprietà della famiglia Romiti, ha cambiato nome ed è passata nelle mani dei Benetton (via Autostrade), dei Gavio (Argo) e degli immancabili Ligresti (Fondiaria Sai). Sono i furbetti del quartierino di Alitalia, insomma.
Impregilo è arrivata nel 1991 per “mettere in funzione” l’ospedale, e c’è rimasta fino al 2002. Il primario gruppo italiano delle costruzioni non si è accorto, in undici anni, di “messa in funzione”, che l’ospedale era fatto di yogurt.
In trent’anni (trentasei contando i progetti) nessuno si è detto: “ma avremo rispettato le norme antisismiche?” (le tante norme antisismiche che si sono succedute e stratificate nel tempo).
In trent’anni il sistema di controlli, se c’era, non ha funzionato.
E il piano casa, all’articolo 6, prevedeva pure una “semplificazione delle norme antisismiche”.
Decisamente, il sistema funziona.
- Cinguettii del 2010-02-08
- RT: @Rainews24: suore di clausura di un monastero di Foligno hanno chiesto di votare per primarie PD per elezioni regionali umbre 23:07:14
- Superbowl! 00:02:39
- Cinguettii del 2010-02-07 http://goo.gl/fb/USk7 #sideblog #brevi 00:56:44
- «Senza giustizia cosa sono i regni, se non bande di ladroni?» (Di Pietro a proposito di Tangentopoli? No, Agostino d'Ippona, santo) 19:29:48
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