Tooby, L'Olandese volante Cerco di dire cose sensate
  • mar
    24

    All’imbianchino dilettante qui a casa servivano giornali da mettere a terra e ravanando nei mobili ho ritrovato questo la Repubblica del 9 gennaio 2009, che apriva con un’intervista al Matteo Renzi di Chicago, Illinois, era presidente eletto ma non ancora in carica.

    2014-03-22 22.00.50

    Interessante notare la parte relativa al mettere nelle tasche delle famiglie 1000 sollari in più: per amor di precisione i 1000 dollari di Obama nel 2009 equivalgono a 1094 dollari di oggi, ovvero 793 euro al cambio odierno. Con 1000 euri, insomma, vince Renzi.

    Ma il Barack Obama di Firenze, Toscana, non vuole vincere solo sulla quantità, ma anche sulla velocità: Obama, pare (vado a memoria), ha mantenuto questa promessa, ma ci ha impiegato due anni (ma gli americani pare non abbiano notato questo “change”); Renzi vuole farlo in due mesi. Accipicchia.

    Seriamente parlando:

    1. la cifra (1000) è un’evidente figura Mastrotica: anche se fosse possibile dare un bonus da 1100 euro, il televenditore di turno direbbe comunque 1000, per lo stesso motivo per cui nei supermercati troviamo tutto a “TOTEURIENNOVANTANOVECENTESIMI”: per la psicologia del consumatore, è risaputo, zero è enormemente maggiore di nove;
    2. Obama ha impiegato due anni a trovare coperture e appoggi in Congresso, perché i soldi non si trovano così dal nulla: sono state necessarie due o tre leggi per dare sollievo al contribuente (una delle quali è il Tax Relief Act del 2010), ed è il motivo per il quale gli americani non se ne sono accorti, è stata una cosa graduale. Renzi invece deve vincere le Europee per cui deve trovare questi sporchi 1000 euro subito, anche a costo di fare danni o inventarsi le coperture (sto cercando di non dare ragione a Brunetta, ma non ci riesco): Renzi, insomma, perpetua una logica con cui l’Italia va indietro da almeno una dozzina d’anni, ovvero il “fare presto e fanc*** il resto”. Inutile dire che ciò significa fare presto e male, come posso notare guardando il mio soffitto imbiancato di fresco.

    Che significa? Che Obama è un televenditore che ti vende roba buona (escludete la politica estera, per pietà), una batteria di pentole che userai con soddisfazioni per anni, senza magari neanche ricordarti di quello che te le ha vendute. Renzi è allo stesso modo un televenditore, che però ti vende pentole scadenti che ti avvelenano nel lungo periodo, perché tanto sa che l’italiano medio(cre) nel lungo periodo si sarà dimenticato di chi gliele ha vendute (oh, pensate che stiamo ancora qui a parlare di Brunetta, uno che dovrebbe stare in esilio politico eterno a studiare “Economia per gli idioti”), e comunque sarà colpa di quello che governerà l’anno prossimo, o dell’opposizione, o della magistratura, o dei giornali.

    Magari verrò smentito (lo spero), ma non vedo come dalle stesse pluriennali premesse possa uscir fuori qualcosa di diverso come un governo vagamente decente e orientato alle generazioni future invece che a dopodomani.

    (Prima o poi il blog ritornerà quasi regolarmente in vita, ma ci vorrà ancora un po’ per notare i cambiamenti. Intanto mi trovate qui, insieme ad altri ragazzi belli agguerriti e preparati – Adblock consigliato fino al [si spera vicino] cambio di grafica)

  • set
    3

    Per Termometro Politico

    Arriva settembre, mese carico di notizie economiche e politiche che influenzeranno i mercati e l’economia per i mesi a venire. Settembre è, almeno per chi crede nella stagionalità dei mercati, un mese tradizionalmente negativo (in media) per le borse, e le notizie che arriveranno copiose comporteranno con buona probabilità una robusta dose di volatilità e quindi di rischio. Nonostante le incertezze, tuttavia, va detto che la situazione, almeno a livelli generali, si sta stabilizzando: il PMI cinese ha dimostrato che il piano di stimolo varato dal governo sembra stare dando qualche frutto anche se le piccole imprese continuano a soffrire, e anche la situazione europea sembra vedere miglioramenti, sebbene le cose cambino di molto da stato a stato. Buoni dati anche da Stati Uniti e Giappone, mentre i Paesi emergenti soffrono, tuttavia molto potrebbe cambiare nel giro di brevissimo tempo.

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  • ago
    5

    Ieri sera è stato reso noto che la società IBT Media ha acquistato lo storico settimanale Newsweek: a seguito dell’acquisizione sono ovviamente iniziate alcune speculazioni riguardante la proprietà della società acquirente. Sento il dovere di fare qualche precisazione e prendere qualche distanza, visto che io lavoro per quella società.

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  • lug
    29

    Per Termometro Politico

    Mercati finanziari piuttosto deboli, soprattutto sul finire della settimana, anche se gli indici hanno mostrato di non voler scendere con decisione, segno che un ulteriore allungo al rialzo sostenuto in particolare dalla reporting season (finora positiva) potrebbe essere alle porte.

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  • lug
    22

    Per Termometro Politico

    Nuovi massimi assoluti per le borse americane, che si lasciano così alle spalle i timori per un rientro della politica di alleggerimento quantitativo, annunciato nelle scorse settimane e poi parzialmente smentito dalla stessa Federal Reserve Bank.

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  • lug
    20

    (Il titolo sarà più chiaro più avanti)

    Negli ultimi giorni è stata rilasciata la trimestrale di Microsoft, con più ombre che luci. A seconda del proprio bias, alcuni fra oservatori e analisti hanno visto soprattutto le note positive e i numeri,  in sintesi (molto in sintesi) positivi anch’essi, mentre molti altri hanno visto un disastro evidente.

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  • lug
    2

    Per Termometro Politico

    I mercati tornano in territorio positivo nel corso della settimana conclusasi il 28 giugno, grazie alla marcia indietro della Federal Reserve a proposito della fine del quantitative easing, l’alleggerimento quantitativo che ormai da anni immette liquidità sul mercato in forti quantità.

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  • giu
    18

    Per Termometro Politico

    Continua la correzione sui mercati in attesa di vedere un po’ di chiarezza sulle prossime decisioni delle banche centrali mondiali. Continua soprattutto il crollo di Tokyo a causa del rientrare di molti investitori da posizioni prese per effettuare carry trade.

    Gli investitori avevano infatti preso a prestito Yen a tassi di interesse ridicoli, e avevano acquistato con quel denaro obbligazioni in altre valute, comprese quelle di Paesi emergenti: in questo modo che si riusciva a guadagnare non solo attraverso il differenziale di rendimento, ma pure attraverso la rivalutazione. Gli ultimi movimenti in terra giapponese hanno però costretto in molti a smontare le proprie posizioni, causando forti turbolenze i mercati, in particolare per quelli emergenti. Resta da vedere quanto e in che modo queste posizioni verranno smontate: si tratta, in generale, di dinamiche già affrontate in passato (causando parecchi dolori a molti portafogli) e potenzialmente pericolose, anche se si direbbe che la loro magnitudine in questo ciclo sia più lieve. Soprattutto non sembra che siano coinvolti nel gioco i piccoli risparmiatori, di solito gli ultimi a entrare in un rally e i primi a farsi male quando il toro smette di correre.

    Intanto si aspetta in settimana la riunione del Comitato di politica monetaria della Federal Reserve statunitense:Ben Bernanke dovrebbe ribadire che il quantitative easing non ha una scadenza temporale, bensì è collegato all’andamento dell’economia e che pertanto ogni modifica al programma sarà subordinato alla verifica dei cambiamenti dei dati macroeconomici.

     

    Il primo dato fondamentale dell’agenda macroeconomica della settimana lo incontriamo martedì 18 giugno, quando uscirà l’indice ZEW che misura il sentiment degli investitori istituzionali tedeschi: il dato è atteso a 38,1 punti, in rialzo rispetto ai 36,4 precedenti. Conosceremo l’indice dei prezzi al consumo statunitense, che dovrebbero risultare in aumento all’1,4 dall’1,1 per cento precedente complessivamente, e stabile a 1,7 per cento per quanto riguarda la componente core, il tutto ovviamente su base annua.

    Mercoledì ci sarà un’asta di Bund tedeschi a 10 anni, mentre alla sera è attesa la citata decisione della Federal Reserve per quanto riguarda la politica monetaria.

    Giovedì sarà giornata di stime preliminari degli indici dei direttori degli acquisti per la Cina, la Francia, la Germania e l’Europa nel complesso. Tutti i dati sono attesi al di sotto della soglia di 50 punti che separa l’espansione dalla recessione, ad eccezione del terziario tedesco che dovrebbe segnare esattamente 50, almeno secondo il consenso. Conosceremo poi gli ordini all’industria italiana, che dovrebbero crescere su base mensile dell’1,1 per cento; in seguito sarà la volta di un’asta di bonus spagnoli 10 anni. Passando dal lato opposto dell’atlantico, le richieste di sussidi di disoccupazione dovrebbero salire di 6 mila unità, a quota 340.000; attesi anche anche l’indice Philadelphia Fed Manufacturing, che dovrebbe segnalare un settore manifatturiero in peggioramento meno marcato rispetto alla rilevazione precedente, e inoltre il dato relativo alle vendite di abitazioni esistenti, che dovrebbe raggiungere la soglia di 5 milioni.

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