Site icon Tooby

I mercati non andranno in vacanza, allacciate le cinture: siamo senza pilota

My Lai massacreCome anticipato settimane fa, oggi è il “gran” giorno della stima preliminare del PIL italiano, che con buone probabilità sarà negativo, certificando che, come nella mai terminata crisi economica precedente, l’Italia sarà il primo Paese a cadere in recessione (sia pure non in senso tecnico).

L’apocalisse, l’avrete notato, è cominciata in anticipo rispetto a quanto programmato grazie ad altre brutte notizie nel frattempo pervenute.

Cos’è successo ieri? Ne ho scritto ieri in risposta ad un commento:

  1. il premier italiano Berlusconi non annuncia alcuna correzione al suo disastroso governo del Paese;
  2. intanto governo e parlamento vanno in vacanza lasciando il Paese senza una guida solida, senza una difesa valida;
  3. i dati macro indicano che la crescita sta rallentando a livello globale e l’Italia oggi potrebbe vedere certificato il suo ritorno in recessione;
  4. Trichet annuncia che l’inflazione potrebbe ancora salire, per cui non sono esclusi nuovi rialzi ai tassi d’interesse che quindi comporterà un ulteriore rallentamento della crescita specie nei Paesi periferici (assurdo);
  5. il mercato obbligazionario dei Paesi periferici è ancora traballante per i motivi di cui sopra, sicché la BCE potrebbe ancora intervenire sui mercati per comprare carta straccia;
  6. l’Italia potrebbe ritirarsi dal mercato obbligazionario e non partecipare al salvataggio della Grecia (voci di mercato).

Un po’ colpa nostra, un po’ della BCE (Trichet, quando te ne vai? Tre anni fa era già troppo tardi).

I più attenti avranno notato che, oltre all’Italia prima in recessione, c’è un’altra analogia con il 2008, ed è la BCE che alza i tassi a luglio, mentre l’economia rallenta, aggravando tale rallentamento. Se l’analogia continua, dovremo attenderci un evento mini-Lehman per settembre-ottobre. D’altro canto si sta ripetendo il copione che nei mesi passati ha portato la Grecia al default.

La catastrofe, per noi, sarà aggravata dal fatto che in questi anni, dal 2008 a oggi, ma pure negli anni precedenti (Berlusconi premier per 8 degli ultimi 10 anni, lo ricordo) nulla si è fatto per la crescita, e l’Italia non si è ancora ripresa dalla precedente recessione, a differenza di praticamente tutti gli altri.

Buonsenso vorrebbe che governo e Parlamento ritornassero al lavoro lunedì per fare una manovra seria, che contenga tagli di spesa, privatizzazioni, una riforma delle pensioni facilmente applicabile che ci metta in linea con gli altri Paesi europei adesso, e non nel 2050 e che, soprattutto, usi questi risparmi e nuove entrate per tagliare le tasse e stimolare così la crescita. Il vincolo al pareggio di bilancio va bene, ma occorreranno mesi per approvarlo, servono cose che siano approvabili in pochi giorni come quella ciofeca di manovra inutile quando non è dannosa approvata il mese scorso.

Mentre scrivo lo spread BTP/Bund è a 416, superiore a quello della Spagna. Un filo di cotone ci tiene aggrappati all’orlo del precipizio.

I parlamentari vanno in vacanza, i mercati no. È vero, i mercati non decidono il governo di un Paese, ma possono decidere il suo fallimento, perché i mercati siamo noi, ogni volta che compriamo il latte o quando approviamo una manovra economica in Parlamento.

Specie quando questa manovra Berlusconi-Tremonti prevede solo tasse, tasse e solo tasse per poveri e classe media e ci condanna ad un decennio di inferno aggiuntivo.

Photo credits | Ronald L. Haeberle [Public domain], via Wikimedia Commons

Exit mobile version