L'Olandese volante

Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito

  • mar
    3

    Bene, han respinto i ricorsi di Formigoni e della lista PdL a Roma e provincia, ovvero pesante handicap per la Polverini.

    E ora? Ora:

    1. aspettiamo i carri armati democratici di La Russa;
    2. attendiamo le lezioni di democrazia da Cicchitto, caro vecchio piduista sovversivo, il quale c’informa che la democrazia è in pericolo (la sua idea di democrazia di sicuro: se democrazia è permettere a chi infrange la legge di restare impunito, questa farsa delle liste non è altro che lo specchio dell’Italia berlusconiana, né più, né meno);

    Ok, serio. Adesso il PdL ricorrerà al TAR e quindi al Consiglio di Stato, e per me da qualche parte qualcuno che dia loro ragione lo si trova (fosse anche per vie di mazzette, perché no, tanto ormai…). Il TAR dovrebbe decidere entro lunedì, il Consiglio entro la settimana successiva, e se si dovesse arrivare a tanto, lo spettro del rinvio delle elezioni diverrebbe concreto.

    Tra le altre cose pare che, respingendo il ricorso di Formigoni, la Corte abbia notato che ci sono ancora altre firme non valide, quindi il problema sarebbe ancora più grave. Civati aveva già avvisato che la raccolta delle firme da parte della lista Formigoni era stata un tantinello troppo veloce.

    La legge prevede che si debbano adempiere determinati obblighi per potersi presentare alle elezioni. La legge non è una formalità, ma, come ho scritto più e più volte, l’essenza stessa della democrazia. E libertà è avere regole certe, non fare un po’ come ci pare, come questo manipolo di fascistelli incapaci vorrebbe farci credere.

    In questo senso la forma della legge coincide con la sostanza. Il presidente del Senato Schifani, che pure è avvocato, dice una boiata pazzesca quando afferma il contrario: in diritto la forma è sostanza, punto e basta. Se la legge dice che devi presentare almeno tot firme ne devi presentare non meno di tot, neppure una di meno. Questa è la forma e questa è la sostanza.

    Per cui, se la legge dice X e tu fai Y, ne paghi le conseguenze. Ignorare X e prendere Y per buono solo perché chi fa Y è più forte di te è la legge della giungla, non certo la democrazia.

    Ma evidentemente in quella banda di cialtroni sovversivi che non è altro questo PdL, questo partito di polli, si sono così disabituati a rispettare la legge che hanno distorto il concetto di democrazia liberale.

    Davvero, La Russa, Cicchitto e compagnia bella, fatevi ricoverare, voi state male se la pensate così.



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  • feb
    24

    È notizia di poco fa la condanna di tre dirigenti Google in relazione a un video pubblicato su YouTube che ritraeva un ragazzo affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro suoi compagni di scuola.

    Ok, devono arrivare le motivazioni nei prossimi mesi, ma se questa sentenza dovesse diventare definitiva si rischia la chiusura di un bel po’ di siti internet (in Italia, non nel resto del mondo, ovviamente, a parte Cina, Iran, Corea del Nord, Cuba e altri regimi con altrettanti secoli di storia democratica). A cominciare da YouTube per poi passare a tutti i siti che ospitano contenuti generati dagli utenti.

    Per questo sono preoccupato (e leggo fra i miei feed che non sono solo).

    È ovvio che chi gestisce un sito dove milioni di persone da tutto il mondo possono scrivere contemporaneamente non può controllare tutto: sarebbe come volere controllare i movimenti di tutti gli abitanti di un Paese come l’Italia ogni volta che mettono il naso per strada per vedere se commettono un reato. E se per caso lo commettono, dovranno essere condannati pure i poliziotti di turno per non averlo impedito. Ma a quel punto, chi vorrebbe fare più il poliziotto, se svolgere questo servizio comporta la corresponsabilità dei reati commessi da emeriti sconosciuti?

    O, per dirla come ellekappa, è come condannare i dirigenti delle Poste se vi recapitano un pacco bomba, con la conseguenza che, per evitare “spiacevoli” conseguenze, i dirigenti delle Poste implementeranno controlli più pervasivi sui pacchi e sulle lettere (immagina che dentro ci sia antrace. O polvere pruriginosa: non vorrai mica farti qualche mese in galera perché uno si è graffiato grattandosi?). Quindi pacchi e lettere impiegheranno dalle sei alle ottanta settimane per arrivare. Ammesso che arrivino, perché se questi nuovi controlli dovessero costare troppo, beh, niente più lettere e pacchi, mi spiace ma non vogliamo rischiare la galera perché la gente manda tritolo ad altra gente. Se proprio volete, recapiteremo solo cartoline, almeno fin quando un giudice non ritenga responsabile il presidente delle Poste se un tizio si taglia con la carta. O se ha uno shock anafilattico dopo aver leccato un francobollo. O se cade dalle scale mentre scende a ritirare la posta dalla cassetta. Condanniamo pure il postino, ovviamente perché con la sua condotta infame ha costretto un poveraccio ad andare a ritirare la sua posta nella sua cassetta.

    Questo per farvi capire il grado di scemenza che questa sentenza raggiunge (sempre aspettando le motivazioni, chiaro).

    Ciò che YouTube può fare è vagliare le segnalazioni degli utenti stessi (video violenti, pornografici) e di altre parti (quelli coperti da copyright), eliminare i video in questione e fornire alle forze dell’ordine tutti i dati di chi ha inserito quei video. Così come la polizia raccoglie denunce, indaga e arresta i criminali, se li trova.

    Invece no, questo tribunale stabilisce che i poliziotti devono stare dietro a ogni singolo cittadino della Repubblica italiana e verificare che non commetta reati.

    Voi capite che questa è un’idiozia di dimensioni galattiche: nessuna persona dotata di senno può chiedere una cosa del genere, né ai poliziotti, né a YouTube, né a qualsiasi altro sito o servizio (come le Poste, appunto) che gestiscono contenuti generati da milioni utenti. Il massimo che puoi chiedere è la loro collaborazione totale per trovare i responsabili di qualcosa e fargli un cu** così in tribunale.

    Il minimo che può capitare, se questo principio dovesse passare (ovvero la responsabilità dei provider di servizi), è l’impossibilità, per gli utenti italiani, di caricare propri contenuti in rete: niente più video su YouTube o altrove, niente più Wikipedia, Twitter, Facebook, insomma è la fine del Web 2.0 in Italia (c’è anche la possibilità che qualcuno chiuda del tutto in Italia, quindi non solo non potrà caricare niente, ma non si potrà neppure leggere e vedere niente).

    Per carità, è una sentenza emessa in nome del popolo italiano e come tale la rispetto. E, pure, come tale la critico, anche perché questo è solo un ulteriore sintomo dell’arretratezza culturale e tecnologica dell’Italia, dalla quale non riusciamo ad uscire: l’emendamento D’Alia (poi ritirato), il ddl Carlucci, il decreto Pisanu, il decreto Romani e compagnia bella sono tutte leggi che voglion0 regolamentare internet senza sapere in che modo internet funzioni (presupponendo buona fede, perché in mala fede si può ritenere che lo si voglia imbavagliare, internet). Adesso ci si mette pure la magistratura, siamo veramente a posto. Ci aspettano tempi bui.

    Update: Metilparaben la vede ancora meglio di me. A quelli di Google bisognerebbe dare un premio, perché se non avessero permesso la pubblicazione del video, le violenze contro il disabile non sarebbero state scoperte per chissà quanto tempo. E magari sarebbero pure continuate, nell’impunità più totale.

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  • feb
    22

    Leggendo di questa vicenda, appare ovvio come il nostro Paese sia caratterizzato da un livello di civiltà estremamente basso, e che molta gente si sia persa almeno un paio di secoli di evoluzione.

    Una volta c’erano signori che, approfittando di ignoranza, particolarismi e mancanza di controllo (oltre che di moralità, ma è sottinteso), facevano e disfacevano le leggi a proprio piacimento. Avete presente il cartone Disney “Robin Hood”, con quel simpaticone del principe Giovanni? Ecco, una volta era così un po’ in tutta Europa, specialmente ai livelli più ramificati (Bracalone, lo sceriffo di Nottingham, per continuare la similitudine).

    Poi è arrivata una cosuccia chiamata Rivoluzione francese e con essa l’idea (tra le altre) che la Legge dovesse essere unica e certa (ovvero contenuta in un bel librone chiamato Codice, dove passare col bianchetto e riscriverci su non è troppo semplice – e che, soprattutto non puoi fare, se sei l’applicatore della norma o un giudice).

    Sembra niente a guardarla adesso, ma è un’idea che rivoluziona (appunto) l’esistenza della gente: la certezza del diritto è l’essenza stessa della libertà di ogni uomo.

    Ebbene in questo Paese no. Questo è un Paese dove puoi scrivere un’ordinanza che vieti un determinato comportamento pur sapendo che quell’ordinanza è illegittima. Infatti tu quell’ordinanza la ritiri poco dopo, in silenzio, così il TAR non può venire a romperti le scatole. Se poi qualcuno si comporta nel modo prima vietato, tu rifai l’ordinanza, punisci il trasgressore (anche solo di facciata, mettendolo alla gogna e/o sabotandogli la carriera), e poi la ritiri un’altra volta. L’illegalità perfettamente legale.

    Non è certo una novità: in Italia sono ormai decenni che le maglie della Legge perdono fili, e non solo su questioni idiote come quella del crocifisso. L’ultimo esempio è il lodo Alfano: approvato pur essendo illegittimo, aiuta l’unico beneficiario a bloccare il proprio processo. Poi la Corte Costituzionale lo boccia e l’unico beneficiario che fa? Un’altra legge, il legittimo impedimento, altrettanto illegittima quasi per stessa ammissione della legge stessa, ma che intanto è valida, blocca ancora il processo e dà il tempo di preparare un altro lodo Alfano, e via che ricomincia il loop. E gli esempi, a destra (ex-Cirielli, falso in bilancio) come a sinistra (giusto processo ammazza-Tangentopoli, indulto, per dire), si sprecano e hanno effetti su una inimmaginabile platea di beneficiari (spesso criminali) e vittime.

    A suo modo è geniale, ed è il frutto marcio di una classe politica altrettanto marcia che crede che la libertà sia suonare la chitarra elettrica a tutto volume alle tre di notte e chi se ne frega se il vicino domani mattina deve andare in fabbrica.  E se la mattina dopo tu vuoi dormire mentre la vicina vuole passare l’aspirapolvere, per te la libertà è andare a casa sua (o mandare un Feltri, un Brachino o un Ghedini) e romperglielo, urlando, in modo che tutto il condominio senta il messaggio, che è una comunista mangiabambini antropologicamente diversa coi calzini azzurri. È la libertà tipica di Don Rodrigo, la libertà della legge della giungla.

    La colpa non è della Legge (o della Costituzione): esse non sono (e non possono essere) perfette. Anche la Costituzione della “meno peggiore” democrazia del mondo, quella degli Stati Uniti, è stata emendata spesso, e addirittura la “patria del mondo moderno” ha attraversato cinque Repubbliche e ancora trova riforme da fare (ad esempio, solo una recente legge cerca di evitare la cohabitation). Chi può rendere perfetto quell’ammasso di parole scritte in un linguaggio incomprensibile ai più sono gli uomini che non vedono nelle leggi uno strumento di potere, bensì la “transustanziazione” della Libertà stessa, e che pertanto non oseranno usarla per scopi deviati, pur legittimamente.

    Se quegli uomini saranno tali oppure sindaci di Mandas, dipenderà dal grado di civiltà raggiunto da un determinato Paese. Se il grado di “evoluzione civica” è elevato, interverrà un’autorità di controllo che legittimamente lo mandi via a calci nel sedere (ad esempio un consiglio comunale, un prefetto, un accidenti di ministro), che gli faccia ben capire che se vuole fare e disfare, se vuole costruire e demolire, è meglio che si dedichi al punto croce o ai castelli di sabbia; se poi non c’è questa autorità, sarà il popolo sovrano a mandarlo alla vacanza infame dopo regolari elezioni e con un’adeguata dose di pazienza; e se infine il tizio non è regolarmente e/o liberamente e/o democraticamente eletto, sarà sempre il popolo, appositamente costituito non in collegio elettorale, bensì in turba incazzata con tendenze assassine, a mettere le cose in ordine.

    Questo è il percorso evolutivo che la Storia ci insegna, ed era ben chiaro ad uno dei padri fondatori degli USA, Thomas Jefferson, il quale ricordava che l’albero della libertà ogni tanto deve essere bagnato con il sangue di patrioti e tiranni, cosa puntualmente avvenuta in Francia poco meno di due anni dopo la scrittura di tali parole.

    L’Italia ha ancora molta strada da fare, prima di raggiungere un grado di civiltà adeguato a quella che, solo sulla carta, è una Repubblica democratica. Ma io sono convinto che prima o poi ce la farà, ce la faremo, perché è una tendenza quasi naturale. Se poi questo avverrà con la Ragione o con il sangue, dipenderà da quanto e quando la classe politica tornerà ad essere terrorizzata dal popolo: perché, per quanto possa sembrare strano, la democrazia nasce e si fonda sulla paura del governante nei confronti dei governati. Che sia paura di non essere rieletti o paura di vedere il proprio collo da un’angolazione “diversa” dal solito, è un discorso abbastanza irrilevante.

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  • set
    16

    Internet Manifesto

    Autore: Tooby; Categoria: Internet, Sociale;

    Quindici blogger tedeschi hanno redatto una dichiarazione in 17 punti che hanno intitolato Internet Manifesto. In esso spiegano il nuovo concetto di giornalismo applicato alla rivoluzione di internet e dimostrano che la rete non è un pericolo per il vecchio giornalismo, ma un’opportunità da sfruttare. Senza troppe parole, vi lascio alla lettura del manifesto.

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  • set
    14

    Da qualche giorno si aggira nelle stanze del Palazzo lo spettro delle elezioni anticipate. L’opposizione debole e gli scandali che coinvolgono Silvio Berlusconi hanno creato spazio, come era prevedibile, all’opposizione interna al Popolo delle Libertà. Berlusconi, in questa situazione, si trova alle corde, e questo spiega sia i violenti attacchi dei suoi giornali e televisioni, sia i suoi recenti deliri. A questo s’aggiunge il fatto che si avvicina la data del 6 ottobre, quando la Corte Costituzionale dovrebbe intervenire sul lodo Alfano: sta prendendo corpo, infatti, la possibilità che la Consulta bocci solo la parte relativa a presidenti di Camera e Senato, lasciando l’immunità solo al Presidente della Repubblica e a quello del Consiglio, rendendo ancora più evidente che si tratta di una norma cucita sulla sua persona (presente e, visto che vuole diventare presidente della Repubblica, futura). Infine, sempre a questo proposito, visto che nel 2013 bisognerà eleggere il presidente della Repubblica (a meno che Giorgio Napolitano non ci lasci prima, ovviamente), il compito non toccherà a questa legislatura, bensì alla prossima.

    Ecco dunque intervenire lo spettro delle elezioni anticipate, da tenersi nel 2010: così facendo Berlusconi potrebbe serrare i ranghi all’interno della propria maggioranza con un partito depurato delle componenti finiane, potrebbe approfittare della debolezza del Partito Democratico, ottenere l’assoluzione popolare, impedendo così di fatto l’interdizione dai pubblici uffici nel caso intervenga qualche condanna se il lodo Alfano dovesse essere bocciato nella sua interezza e infine si assicurerebbe (per la prima volta in quindici anni) che la sua maggioranza possa esprimere un Presidente della Repubblica (ovvero Berlusconi stesso).

    Torniamo indietro di poco meno di un secolo: Benito Mussolini, all’inizio del Ventennio, era in una condizione di relativa debolezza, in quanto le opposizioni, pur divise e deboli, avrebbero potuto, se unite, rovesciare l’embrionale regime. Questo non è accaduto, come ben sappiamo: ma se questo fosse avvenuto, cosa sarebbe accaduto? Che avrebbe fatto Mussolini?

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