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I due significati di farsi in c… (anzi, tre)

Una certa università italiana è piena di ragazze che definire meravigliose significa insultarle (( Avrei usato definizioni più potenti per definirle, ma erano piuttosto colorite. Ma comunque mi auguro di avere reso l’idea. )) . In una questa certa università in questi giorni si sta concludendo un appello di esami, in particolare uno, matematica finanziaria.

È un esame tosto (in molti abbandonano la laurea perché non riuscono a superarlo dopo aver provato più e più volte) non soltanto per la materia, ma anche per il suo svolgimento: è un orale (( In verità c’è anche uno scritto, molto semplice rispetto all’orale, che funziona come filtro: i candidati, inizialmente, sono sovente un migliaio, per questo agli scritti di questa materia vengono sempre riservate le aule più capienti. Alla fine, se tutto va bene, gli ammessi all’orale sono la metà. )) , che consta di tre domande (massimo dieci punti l’una), due effettuate da un docente a caso, la terza da un altro docente che di regola è il responsabile del corso, un genio della matematica (( Talmente tanto che sia gli studenti che molti docenti evitano persino di nominarlo, a volte semplicemente fanno il gesto dell’indice rivolto verso l’alto: dicono che sia stato candidato al Nobel, ma, detto fra noi, non vedo fra i suoi studi nulla che possa valerlo. )) che però è capace di darti uno zero se sbagli una virgola. Questo spiega l’alto tasso di respinti.

Molte ragazze, più che ragazzi, escono raggianti per essere riuscite ad agguantare almeno un diciotto dopo essersi piegate per giorni sui libri.

Queste ragazze brave e competenti, un domani potrebbero decidere di servire il Paese in politica. Senonché, dice il senatore Straguadagno (Stracquadanio all’anagrafe) che queste ragazze vanno messe alla pari con ragazze che, invece di piegarsi sui libri, si piegano e basta.

Grazie ad una legge elettorale disgraziata e ad una politica dominata dal machismo, le ragazze competenti rischiano di essere superate da ragazze probabilmente meno competenti solo perché queste ultime l’han data via al capobastone o al capopartito. Ragazze magari di pari bellezza, ma a noi cittadini comuni poco interessa, poiché 1) difficilmente decideranno di “darla” a noi maschietti comuni, visto che non abbiamo ministeri da distribuire; 2) prenderanno decisioni di qualità inferiore, visto che staranno lì solo a fare (bella) presenza, a prendere il gettone e a votare come il capo comanda. In altre parole ancora le ragazze competenti, quelle che potrebbero andare in aula a dire a Tremonti, a Sacconi, etc. che ciò che stanno facendo per il Paese è lo zero assoluto, dovrebbero essere superate da donne la cui unica competenza è il massaggio prostatico. Insomma, noi fessi comuni ci perdiamo di brutto dal far passare le prostitute prima delle laureate (e con laureate non intendo certo quelle che per farsi abilitare ad una certa professione girano tutta l’Italia là dove sono più morbidi).

Torniamo all’esame: di solito sono i maschietti quelli che fanno figure da dimenticare, e infatti le facce tristi, incazzate e barbute sono molte di più di quelle uguali ma glabre. Caso limite: quando lo sostenni io (( Per mia fortuna una sola volta: in caso contrario, probabilmente, ne avrei molte di più da raccontare. )) , avevo dietro di me un professore (( Eravamo tutti in una sola aula e i vari professori si sparpagliavano fra i banchi in mezzo a noialtri che ancora aspettavamo di essere chiamati. )) che era solito mettere a proprio agio i candidati prima di iniziare l’esame, e spesso chiedeva loro come stesse andando la loro carriera universitaria. Molti di loro rispondevano: “mi manca solo questo esame”. Uno di essi mi ha colpito più di tutti: sostenne, infatti, di avere avuto come insegnante proprio quel professore, il quale chiese “quando?”, poiché il tesserino era talmente logoro da avere cancellato la data di immatricolazione, e il candidato gli ricordò di nove anni prima. Considerando che ogni anno (tranne il primo) ogni insegnamento ha quattro appelli, il candidato aveva 35 appelli a vuoto (( Togliendo una decina di appelli perché, di solito, questo esame lo si lascia per ultimo, scendiamo a 25. )).

Il brutto, però, non è questo: è che il professore, per favorirlo, gli fece domande veramente stupide (( Definizione di zero coupon bond e assiomi della probabilità )), ma lui comunque non riuscì a mettere due frasi corrette in fila (( Chiese anche di sostenere l’esame in inglese, nonostante sia lui che il professore fossero italianissimi, mi viene da credere che sia un masochista. )) . Scene simili si sono ripetute, meno estreme, ma sempre con candidati (maschi, più che ragazze) che non riuscivano ad arrivare neppure alla cattedra del responsabile di corso. Insomma, in base a questa piccola statistica, si potrebbe dire che i maschi sono più inclini a parlare senza sapere di cosa stiano parlando.

E il disonorevole Straguadagno non fa altro che confermarla. Purtroppo per noi maschietti.

Photo credits | Prissantenbär

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