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Bergamo, la procura criminale?

Immagino sappiate che la procura di Bergamo ha bloccato l’accesso a The Pirate Bay (nel caso non lo sappiate, la cosa non mi stupisce).

Ci sono inquietanti aggiornamenti. Via Helios vengo a sapere che l’accesso alla baia non è solo bloccato, ma addirittura reindirizzato verso un altro sito. Il sito in questione ha per IP 217.144.82.26 (chi vuole provare, può provare a cliccare qui). Chi usa FlagFox noterà una cosa simpaticissima: il sito, pur parlando di procura di Bergamo, è ospitato nel Regno Unito, non in Italia. Non solo: facendo un banale whois si nota infatti che quell’indirizzo non appartiene alla Guardia di Finanza o soggetti simili, bensì a Pro-Music.org, un sito che è gestito/supportato dalle maggiori società discografiche internazionali.

Quindi chiunque tenterà di accedere a TPB (e non avrà cambiato i DNS) verrà portato su un sito appartenente a gente che di solito denuncia le persone (e, sempre di solito, a caso) per avere scambiato file illegalmente, e quel sito probabilmente registra tutte le informazioni di ogni utente che vi accede (lo fa praticamente ogni sito sulla rete). Non solo, ma c’è la possibilità che questi signori riescano a carpire nome utente e password degli utenti di TPB in modo da poterne vedere il profilo e leggere i .torrent utilizzati. Una gigantesca violazione della privacy, avallata da una procura italiana!

Insomma, non solo il blocco di The Pirate Bay è privo di senso e illegale, ma la procura di Bergamo diventa il braccio armato dell’industria musicale: grazie a questo redirect, l’industria musicale potrà letteralmente dare la caccia a tutti coloro che tentano di accedere a The Pirate Bay, anche se per scaricare cose legali (un esempio per tutti: l’ultima versione di Ubuntu).

Della cosa hanno parlato anche Mantellini, che auspica che il PM Mancusi si assuma la responsabilità della (il)legalità delle sue azioni in questo caso, mentre Minotti si chiede quale possa mai essere il ruolo all’interno di un eventuale processo di un privato inglese (pro-music) e termina il suo intervento con una frase inquietante: «le major e i produttori di software si servono della Giustizia per fini privati».

Voglio aggiungere l’ultima chicca, altrimenti Lui si sentirà trascurato: il maggiore editore d’Italia si chiama Silvio Berlusconi, e costui non è nuovo ad usare la Legge a proprio uso e consumo.

L’Italia sta tornando indietro, all’epoca in cui una mantello nero oscurava le menti. Ogni giorno diventa tutto più chiaro.

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