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L’ora della Tobin Tax alla francese

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È finalmente scoccata l’ora della Tobin Tax, almeno in Francia: da oggi i trasferimenti a titolo oneroso di titoli e certificati rappresentativi di azioni di società francesi quotate con capitalizzazione superiore al miliardo di euro saranno tassate allo 0,2%. Lo scopo proposto è fermare la speculazione; lo scopo reale è fare populismo. Alla fine tutto lascia credere che non servirà a una cippa, se resterà confinata a pochi Stati.

Si è già detto e ripetuto ovunque fra chi ci capisce un minimo di queste cose che una Tobin Tax a livello statale o comunque locale non può funzionare. Lo dice la teoria e la pratica: il caso più recente è quello della Svezia, costretta a marcia indietro dopo aver visto prosciugarsi il proprio mercato dei capitali. Ma esempi di tasse simili si rinvengono pure nei decenni precedenti, e il risultato è sempre stato lo stesso: la ritirata disordinata.

Il motivo del fallimento di tasse simili è sempre quello: il sistema finanziario è fortemente guidato dall’attività di loophole mining, ovvero dalla ricerca di scappatoie legali per pagare meno tasse o per aggirare divieti. Non tutta l’attività di loophole mining è in qualche modo immorale, tutt’altro: i bancomat sono nati proprio perché negli Stati Uniti molti Stati, specie quelli “agricoli”, guardavano con diffidenza alle banche, per cui limitarono il numero di filiali che era possibile aprire sul loro territorio. Le banche risposero con queste macchinette, che talvolta non erano neppure di loro proprietà e che perciò tutto erano fuorché filiali.

In questo caso, l’attività di ricerca della scappatoie è facilissima. La prima e più semplice è portare i quattrini in un altro Stato europeo o comunque all’estero, o investire/speculare su titoli non soggetti a imposta. Agli “speculatori”, alle banche, ai cattivi, insomma, cambia veramente poco: investire in Société Général o in Deutsche Bank o in Unicredit non è poi troppo diverso, almeno a livello tecnico Il discorso cambia per i piccoli risparmiatori, che hanno meno mezzi per andare a investire all’estero: per cui o investono in più opache piccole società o portano la liquidità su altri mercati, o se la tengono in conto corrente. Il mercato azionario, però, in ogni caso perde liquidità e quindi fornisce meno informazioni. È meno efficiente, e la collettività ci perde.

Un altro modo per aggirare la tassa, specie per gli “speculatori”, è usare strumenti finanziari che simulano il possesso di un titolo azionario, ma che sono per niente collegati ad esso, per esempio i CFD. Dato che non rappresentano il possesso di un titolo, non sono soggetti a tassazione aggiuntiva; essendo però praticamente uguali alle azioni, gli speculatori sono teoricamente indifferenti ad utilizzare l’uno o l’altro. Chi ci perde sono nuovamente i piccoli risparmiatori, i meno informati, i meno addestrati: i CFD sono strumenti a leva (investi un euro, ma ne muovi 400, per esempio), e perciò troppo pericolosi per essere utilizzati dal “parco buoi“.

Spero si sia capito il punto: a chi ha mezzi e conoscenze adeguate una Tobin Tax “locale” equivale a un alito di vento. L’unico modo perché questa tassa possa funzionare è quello previsto nella sua formulazione originale, ovvero una tassa globale, in cui l’unico modo per sfuggirle è portare i capitali su Plutone. Creare una tassa globale, almeno allo stato attuale, è però più difficile che portare una valigetta di franchi svizzeri nello spazio profondo, perché ogni Stato avrebbe la tentazione di non applicarla, visto che in tal modo si riempirebbe le tasche di capitali esteri. A Londra ogni banchiere ha un’erezione ogni volta che un parruccone europeo propone una Tobin Tax europea o nazionale: il Regno Unito difficilmente si aggregherebbe al gruppo.

Chi verrebbe colpito dalla tassa è chi mezzi e conoscenze adeguati per trovare scappatoie non li ha, e parliamo dei piccoli bastardi che vorrebbero semplicemente costruirsi un portafoglio in santa pace per farsi una vacanza l’anno prossimo, o per arrotondare la pensione, eccetera (tralasciamo il fatto che i medesimi piccoli bastardi sono quelli che votano i populisti che approvano tasse cretine come la Tobin Tax). Se tutto va male, gli speculatori vanno a fare trading sulle spiagge delle Cayman.

A questo punto mi chiedo chi siano i fessi.

Photo credits | MAURO Didier (Own work) [GFDL or CC-BY-SA-3.0-2.5-2.0-1.0], via Wikimedia Commons

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