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Gelati!

Premessa: non è mia intenzione sparare sulla croce rossa, come potrebbe pensare qualcuno.

Il discusso (soprattutto dal solito Beppe Grillo) Gianni Riotta, Grande Ufficiale, da 35 anni nel giornalismo, figlio di giornalista e collaboratore di numerose testate cartacee prima di diventare direttore del TG1, ha lasciato la carica che rivestiva dopo 2 anni e mezzo. Ora torna alla carta stampata, precisamente al Sole 24 Ore.

Ieri ha preparato un piccolo discorso di commiato. Una delle prime affermazioni è stata il definire il TG “leader dei mass-media italiani”, coordinato da un “direttore analfabeta di televisione”. Gli “ultimi giorni sono coincisi con la tragedia d’Abruzzo”, anche questi seguiti da “uno straordinario pubblico che dall’alba a notte fonda […] segue le edizioni con passione e competenza”.

Senza dilungarsi in analisi specifiche di due anni e mezzo, la serie di affermazioni di cui sopra può essere riassunta in questo frammento. Un minuto scarso di dati Auditel sugli ascolti della tragedia, come se fosse un’informazione talmente indispensabile per l’interesse comune o per almeno 30.000 persone che in quel momento cercavano qualcosa da salvare. Tirandosi anche un bel po’ di critiche (eufemismo). Grasso, nel suo intervento sul Corriere della Sera, auspica che la testata chieda scusa.

In effetti, Riotta le fa, quando “per colpa o per ignoranza non ha saputo essere all’altezza di un pubblico così meraviglioso, a cui vuole bene”. Testuali parole, “a lei, a lei, a lei, a te, a te, a te”. Dato che si riferisce a “noi”, usando un mero plurale maiestatis, dovremmo (condizionale doveroso) accettare le scuse per le mirabolanti notizie sui cento anni del tostapane o dell’uomo-distributore vivente o ancora delle avventure del GF made in England (tutte a firma del corrispondente dalla Gran Bretagna, dove evidentemente non succede un emerito cazzo). Magari unite alle crescite di orsetti Knut o di vecchietti che si laureano.

Lo “straordinario pubblico competente” sa che di certi argomenti è Studio Aperto ad occuparsene in esclusiva. Il TG innovativo, con l’analisi domenicale dei libri e la presenza inedita di Premi Nobel in studio, con la “nota politica” e ultimi i sottotitoli ai singoli servizi, rimane così orfano del direttore all’americana.

Nel 2000, Gad Lerner diede le dimissioni, dopo pochi mesi dal suo insediamento, in seguito ad immagini su un’inchiesta di pedofilia che mostravano una realtà esageratamente cruda, capace di destare clamore anche eccessivo. Gesto di responsabilità. Unito all’atto di togliersi sassolini dalle scarpe contro alcuni politici. Sassolini che in realtà furono macigni, per il polverone che ne seguì.

Tra i vari argomenti, ebbe modo di dire: “il TG1 è e resterà un grande telegiornale”. Chissà adesso…

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