Tranquilli, non ci sarà l’abolizione della legge Fornero

Ritorno dall’oltretomba perché il tema pensioni, come i lettori storici sanno, mi sta molto a cuore e qualcuno ha già buttato la palla in tribuna dopo dieci minuti di campagna elettorale ufficiale.1 Di conseguenza è già il caso di mettere qualche puntino sulle i sulla questione della legge Fornero e della sua “cancellazione”.

Non ci sarà alcuna abolizione della legge Fornero se il centrodestra (o chiunque altro vorrà proporla) andrà al governo per due ragioni: la prima è che lo stesso programma del centrodestra2 usa una perifrasi interessante che lascia intendere che verranno cancellate solo alcune parti della legge Fornero; la seconda, valida per tutti i proponenti di questa boiata populista, è che semplicemente non si può abolire la legge Fornero nei suoi contenuti, non senza generare problemi ancora più grossi che nessun politico in posizione di potere può avere la benché minima voglia di affrontare, a meno che non abbia problemi mentali.

Come ho scritto su queste pagine nell’ultimo lustro, la legge Fornero è il risultato di 30-40anni di riforme delle pensioni mai fatte o fatte male. La demografia di una nazione si muove in maniera abbastanza prevedibile, per cui già dagli anni Novanta si sapeva da vent’anni che il sistema pensionistico italiano era insostenibile. Si doveva fare qualcosa, ma chi doveva farlo non ne aveva la benché minima voglia, perché avrebbe comportato la morte a livello politico.

La riforma Dini del 1995, con cui si aprì questa danza della morte per le generazioni future, fu una riforma molto timida che comunque rimandò gran parte dei problemi al futuro: infatti una decina d’anni dopo fu necessario rimettere mano al sistema pensionistico. Tuttavia anche questa volta3 lo fecero in maniera non risolutiva, perché sistemare le pensioni era (ed è) una manovra estremamente impopolare.

Servirà la crisi del 2011 (e un governo di tecnici su cui scaricare le colpe in maniera incredibilmente feroce4 ) per costringere la nostra classe dirigente a fare tutte le riforme che erano state dichiarate come necessarie venti anni prima. Il tutto, per giunta, fu fatto nel giro di poche settimane, creando inevitabilmente i problemi di cui abbiamo parlato più e più volte negli ultimi anni, a cominciare dagli esodati e a finire con il brusco aumento dell’età pensionabile.

<digressione>Si sarebbe potuto aumentare molto più gradualmente tale età, e probabilmente oggi avremmo avuto un’età pensionabile più bassa. Vi è piaciuto protestare contro l’aumento dell’età pensionabile nel 1994, quando avevate 40 anni, ottenendo l’annacquamento della riforma Dini? Oggi ne avete 64 e, invece di essere in pensione, vi lamentate che dovete lavorare altri tre o quattro anni. E magari adesso darete anche orecchio ai populisti di destra, di sinistra e di oltre, che magari vi faranno andare in pensione un anno prima, costringendo però i vostri figli e i vostri nipoti alla fame e/o all’emigrazione. Ottimo lavoro, ragazzi, anzi, bambini.</digressione>

La legge Fornero, quindi, è qui per rimanere, e lo sanno bene i componenti moderati della coalizione di centrodestra: ogni allargamento non chirurgico della legge Fornero, infatti, ricreerebbe le condizioni che portarono alla caduta del governo Berlusconi nel 2011, e sono abbastanza sicuro che né Salvini né i suoi colleghi vorranno perdere la poltrona su cui siederanno in caso di vittoria alle elezioni.

Ci sarà, quindi, al massimo, qualche modifica alla Fornero di poco rilievo, ma che potrebbe comunque essere peggiorativa per i conti pubblici, se si considera l’altra promessa elettorale sull’argomento, ovvero l’aumento delle pensioni minime a 1000 euro. Anche questo programma del centrodestra continua a prevedere miliardi per le pensioni e soltanto milioni per chi lavora o vuole lavorare e deve dare pagare tali pensioni.

Cambia qualche personaggio, ma il succo del dibattito politico resta sempre uguale, come un giorno della marmotta che dura da decenni. Addirittura Berlusconi ha riesumato il Prolly.

Beato chi non si annoia a seguire i talk show, i rantoli sui “social” e i facepalm su bloggherelli come quello sui cui siete adesso. I temi e le dinamiche restano sempre uguali, e anche il muro della realtà contro cui, ostinatamente, continuiamo a dirigerci per schiantarci.

Allego diapositiva.


  1. La campagna elettorale effettiva è permanente, lo sapete. []
  2. Che speriamo abbia un peso specifico superiore ai rantoli di Salvini sui social me*dia. []
  3. in realtà lo fecero due o tre volte in pochi anni, giusto per procrastinare la questione il più tardi possibile e lasciare la patata bollente al pazzo successivo. []
  4. E i tecnici fecero l’errore di dare corda ai politici, suicidandosi, politicamente parlando. []
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