Preparativi della marcia su Unicredit

Il motivo per il quale l’addio dell’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo oggi occupa tutte le prime pagine dei giornali (tranne Libero e il Giornale, che per la settantesima – o giù di lì – volta consecutiva titolano su Fini a Montecarlo) è che questo evento frantuma l’equilibrio del maggiore colosso creditizio europeo.

La vicenda è tremendamente opaca, come ben descrive Luca Sofri: ieri i titoli del Corriere della Sera hanno smosso non di poco le azioni di Unicredit con notizie poi rivelatesi false. Se tali titoli sono stati inventati apposta o se si tratta della solita, leggendaria incapacità dei giornalisti del Corriere non possiamo dirlo. Possiamo solo dire che vi sono azionisti Unicredit che controllano il Corriere della Sera. A pensar male si fa peccato, ma…

Ad ogni modo ciò che stiamo vedendo è solo l’inizio della battaglia. Chi mi legge da qualche mese ricorderà ciò che ho scritto in tempi non sospetti:  si avvicina ottobre (il 22, per la precisione), mese in cui la Lega Nord prenderà praticamente possesso della Fondazione Cariverona, primo azionista di Unicredit.Vi sembra un caso che questo casino sia scoppiato giusto quattro giorni (due giorni lavorativi) dopo la nomina dei nuovi consiglieri di Cariverona, con chiara impronta leghista? No che non lo è, credetemi.

Ve lo dico chiaro e tondo, l’ingresso dei libici in Unicredit (una sorta di immigrazione finanziaria) è un po’ come la questione dei barconi, il reato di clandestinità, eccetera: tutta fuffa per distrarre, una scusa per distogliere l’attenzione da problemi inconfessabili più grandi, ovvero che si vuole riportare nei ranghi di questo gelatinoso socialismo di destra il colosso Unicredit, ovvero questa banca deve essere al servizio dello Stato, laddove Stato, per questi fascistelli stalinisti, è il Partito. I casi, infatti, sono due: o Profumo non sapeva dei libici, e allora non ha evidentemente delle colpe; oppure sapeva ma non poteva dire nulla perché vincolato dal segreto imposto dalla legge Draghi.

Profumo, va ricordato, è un bravo manager: la sua gestione è stata focalizzata sulla creazione di ricchezza per gli azionisti, così come un manager deve fare, infatti fino allo scoppio della crisi finanziaria, Unicredit ha pagato dividendi in contanti, per poi essere costretta al pagamento in azioni (che fino all’altro ieri mi aspettavo potessero raddoppiare nel medio periodo, quindi all’epoca erano un affare). Il problema è che per fare ciò Profumo ha dovuto creare un muro con la politica sporca, a differenza di altri manager, come Passera, che quando si trattò di Alitalia fece entrare la sua Banca Intesa nel piano, nonostante quel piano fosse un fallimento totale (e lo dimostrano le ultime notizie a riguardo). Unicredit, invece, rifiutò.

La Lega non lo nasconde, vuole usare Unicredit per distribuire soldi, in particolare alle piccole e medie imprese sul territorio (sottinteso: veneto). Ma se Unicredit (e tutte le altre banche normali, in tutto il mondo) non vuole prestare soldi è perché è ancora troppo alto il rischio di perderli. La Lega ha tutto da guadagnarci, nel breve periodo, visto che quei soldi contribuirebbero a consolidare e aumentare il suo peso elettorale. Ma i prestiti spericolati metterebbero a rischio la solidità di Unicredit: il sistema bancario è, con tutti i suoi difetti, una delle poche cose solide che ci sono rimaste, siamo sicuri che sia un bene per il sistema Paese demolire il colosso per fini politici deviati e pericolosi?

Photo credits | Vauro

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