Tooby, L'Olandese volante

Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito

  • giu
    28

    Arrivati alla 42ma volta, avrete capito che il giornalismo italiano non gode di ottima salute.

    Il brutto è che non gode di buona salute neppure il possibile e spero improbabile futuro del giornalismo italiano. Parlo di YouReporter, un sito che dovrebbe fare citizen journalism, ma che in realtà pubblica qualunque cosa sperando che nello strascico esca fuori una notizia (o perlomeno qualcosa che aiuti a salire nelle ricerche di Google).

    Dimostrazione è il fatto che questo sito ha pubblicato la notizia secondo cui Wikipedia, per ben un quarto d’ora, avrebbe dato Pietro Taricone per deceduto.

    La verità, facilmente riscontrabile dalla cronologia della pagina, è che un anonimo contributore-vandalo continuava a inserire la falsa notizia nonostante altri solerti contributori la cancellassero pochi secondi dopo e avvisavano l’anonimo che non c’erano fonti che parlavano della morte dell’attore casertano. L’anonimo, tuttavia, faceva orecchie da mercante e continuava a reinserirla (e gli altri utenti a toglierla), finché un amministratore ha bloccato la pagina.

    Il tutto come da manuale: Wikipedia funziona così, pazzoidi compresi.

    Dopodiché YouReporter (e a seguire altri scribacchini) han dato la non-notizia di Wikipedia inaffidabile per ben un quarto d’ora. YouReporter ha poi realizzato anche un video spettacolare  in cui per 51 secondi si inquadra l’incipit della pagina di Wikipedia dedicata a Taricone con la data di morte. Esattamente: l’inquadratura si spostava, ingrandiva, ma per 51 secondi mostra la stessa cosa.

    Bastava un’immagine, direste voi: e invece no. Perché è una scommessa facile credere che un bell’esercito di morbosi sia andato alla ricerca su Google di eventuali video dello schianto di Taricone e che YouReporter abbia tentato di intercettarne una fetta (come ha fatto pure Libero, del resto). Suvvia, quanti di voi hanno cercato “Taricone morte video”?

    Si aggiunga pure che anche “Wikipedia taricone” starà scalando la classifica delle ricerche più popolari (questa l’ho fatta pure io, figuriamoci).

    La non-notizia è stata poi ripresa da altri siti e quotidiani online, come Leggo che suppongo domani sarà in tutte le metropolitane d’Italia a dare notizie non corrette.

    Per carità, potete fare quello che volete. Ma evitate di chiamarvi “giornalisti”, “reporter” o cose del genere. Siete scribacchini senza dignità, siete i Voyager del giornalismo italiano, una vergogna per la professione.

    (Questo, ovviamente, prescindendo dal fatto che la notizia sia stata “costruita” ad arte. La cosa non è dimostrabile, ma data la solerzia con cui la notizia è stata pubblicata – praticamente in contemporanea con i vandalismi sull’enciclopedia – è un sospetto che mi rimarrà).



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  • set
    16

    Internet Manifesto

    Autore: Tooby; Categoria: Internet, Sociale;

    Quindici blogger tedeschi hanno redatto una dichiarazione in 17 punti che hanno intitolato Internet Manifesto. In esso spiegano il nuovo concetto di giornalismo applicato alla rivoluzione di internet e dimostrano che la rete non è un pericolo per il vecchio giornalismo, ma un’opportunità da sfruttare. Senza troppe parole, vi lascio alla lettura del manifesto.

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  • set
    14

    Se qualcuno se l’è presa per gli articoli scritti da la Repubblica e da l’Unità, ha preferito volare basso chiedendo solo un paio di milioni.

    Giampaolo e Antonio Angelucci (recentemente coinvolti nella Sanitopoli abruzzese e vari altri scandali, Angelucci figlio è finito anche agli arresti domiciliari, revocati poco tempo dopo) han fatto causa (ovviamente civile, perché farla penale e perderla significa suicidarsi, mentre una causa civile, alla meglio, può impiegare decenni per giungere a sentenza) a Wikimedia Italia per venti (20, due zero) milioni di euro per qualcosa che è stato scritto su Wikipedia. Qualcosa che, detto fra noi, non è neanche offensivo, ma vabbé, magari sono io un insensibile. Evidentemente qualcuno ha i nervi a fior di pelle (o non vuole pagare gli avvocati per non fare nulla, chissà).

    Fatto sta che Wikimedia Italia non c’entra niente con Wikipedia, si limita a promuovere il marchio e basta: è come se un giorno comprassi della Nutella avariata e invece di fare causa alla Ferrero facessi causa a Mediaset che ne ha trasmesso la pubblicità.

    Se proprio gli Angelucci volevano far causa a qualche pezzo grosso, dovevano farla a Wikimedia Foundation, che gestisce materialmente Wikipedia (e gli altri progetti). Ma non l’hanno fatto, perché WMF (e quindi il foro competente, San Francisco) ha sede in Paese leggermente più civile di noi (e, a parte la temerarietà della causa, WMF ci mette solo i server, l’elettricità, qualche tecnico che ogni tanto avvita qualche bullone, ma che non scrive sull’enciclopedia in quanto tale).

    Oppure (in realtà l’unica via sensata) potevano far causa alla persona che materialmente ha inserito le informazioni ritenute offensive (in questo caso una denuncia contro ignoti, richiesta dei log a WMF, abbinamento dell’indirizzo IP alla persona fisica e infine individuare, eventualmente, la persona che all’interno del nucleo familiare ha modificato la voce in oggetto).  Ma anche in questo caso, probabilmente, si sarebbe finito in un nulla di fatto, senza dimenticare che un accanimento contro un singolo sarebbe stato controproducente.

    Quindi gli Angelucci hanno ben deciso di tirare in ballo un’associazione (in particolare il suo presidente, non avendo WMI personalità giuridica), in un’azione che definire temeraria, a mio avviso, è dire poco: in questo modo da un lato risolvi il problema della giurisdizione (perché solo in Italia fra i Paesi occidentali si può provare una cosa del genere), dall’altro il problema dell’immagine (perché non te la prendi con un povero tapino, ma con un’associazione, poi magari sarà l’associazione a fare la parte del cattivo e a tirare in ballo il poveraccio di cui sopra).

    Nel mezzo c’è una questione culturale: non si è capito come funziona Wikipedia e il web in particolare (e quindi si spera che il giudice chiamato sia in grado di comprendere la differenza fra Mediaset e Ferrero, fra quelli che fanno pubblicità e quelli che producono il prodotto avariato, fra WMI e WMF/utente). Ma soprattutto il motivo per il quale l’Italia è 73ma nella classifica della libertà di stampa insieme alle isole Tonga, unico Paese dell’Europa unita ad essere parzialmente libero, in particolare proprio per cause come questa, con cifre stratosferiche in gioco per ridurre a più miti consigli chi osa scrivere qualcosa di sgradito (anche se vero, provato e riprovato). Perché lo sappiamo tutti: anche vincendo la causa, gli Angelucci difficilmente vedranno i venti milioni di euro richiesti.

    Wikipedia e gli altri progetti Wikimedia vengono scritti da persone come te per persone come te: aiutaci a difenderli parlandone sul tuo blog, sui social network che frequenti e, se vuoi, anche con una donazione.

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  • mag
    7

    Ricerca avanzata

    Autore: Leoman3000; Categoria: Informatica, Sociale;

    Tra le notizie curiose che ogni giorno riportano i giornali, c’è anche questa: “Citazioni inventate su Wikipedia e i media di tutto il mondo ci cascano.” Essendo personalmente “coinvolto” sull’enciclopedia, avrei il dovere morale di fare chiarezza.

    I fatti: sulla versione in lingua inglese di Wikipedia, un tale (irlandese) ha pensato bene di provare qualcosa. Come molti sapranno, su Wikipedia c’è la possibilità di inserire i propri contributi; se confermati da fonti, tanto meglio. Da poche ore era morto Maurice Jarre, compositore e 3 volte premio Oscar (diverse le nomination). Ovviamente su quella voce i contributi si sono moltiplicati e tra le varie aggiunte compare questa: One could say my life itself has been one long soundtrack. Music was my life, music brought me to life, and music is how I will be remembered long after I leave this life. When I die there will be a final waltz playing in my head and that only I can hear. “Quando morirò nella mia testa suonerà il mio ultimo valzer, che solo io potrò ascoltare”. Una bella frase ad effetto. Ottima come epitaffio di Jarre.

    A cascarci sono in molti, tra cui la Reuters e il blasonato The Guardian. Quella citazione è un falso. Inserita il 30 marzo alle 02:29, viene rimossa una prima volta alle 11:51. Un paio d’ore dopo, lo stesso IP irlandese (86.42.227.123) reinserisce l’edit (ore 14:13) che, dopo un giorno, (15:07 del 31) viene tolto nuovamente da un utente (registrato), sicuramente più diligente – tanto da motivare la sua modifica con “citazione senza fonte alcuna” -.

    Nemmeno un paio d’ore e l’IP (il numero che identifica la provenienza del contributo, detto in termini molto generici) riscrive ciò che gli era stato cancellato, ma resta appena 6 minuti. In circa 35 ore di presenza, quella cavolata ha ingannato un bel po’ di gente (e la giornalista non l’ha mica scritto…).

    Ad ogni modo, il creatore del falso “quote” esce oggi allo scoperto, vantandosi del proprio gesto. Per farla breve, credeva di fregare qualche boccalone (vandalizzando con cognizione di causa? Bluffando? Trollando, come si dice in gergo?) con la sua “provocazione”, invece l’ha “messa in saccoccia” a testate molto lette, ree di non verificare in maniera completa le informazioni che l’enciclopedia offre.

    Ma nessuno ha riportato che i vandalismi (di tali si tratta) comunque sono stati rimossi in maniera relativamente rapida (per quanto non sia servito; ma vi assicuro che è unamanamente impossibile verificare ogni singola modifica che si presenta ogni minuto: opera difficile già per la versione italiana, figurarsi per quella inglese!), che Wikipedia non dev’essere un esperimento sociologico (per potenziali sfigati?) perché si presume che, per costruire un’enciclopedia collaborativa, ci voglia buon senso e volontà di fornire conoscenze ad altri, non di creare fregnacce scritte ad hoc al fine di prendere per il culo il prossimo. E in più chi ci scrive e controlla i contributi mica è pagato.

    Qualcuno reputa giusto dare importanza a chi crea volontariamente un danno, utile al proprio ego. Mettendo in discussione, ancora una volta, sia la buona fede di chi consulta l’enciclopedia, sia l’affidabilità, in questo caso, di Wikipedia.

    “Il mondo è vario”: fin quando qualcuno userà le possibilità che gli si offrono per garantire pubblicità al proprio tornaconto, o per testare la veridicità (soggettiva) di talune informazioni, sarà difficile convincere l’opinione pubblica del contrario.

    In proposito, alcuni giornalisti (presumibilmente laureati e impiegati) dovrebbero essere esaurienti. Invece lasciano spazio a ricostruzioni (soggettive) davvero vaghe.

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  • mar
    31

    Microsoft Encarta chiude

    Autore: Tooby; Categoria: Internet;

    Credo sia stata la seconda enciclopedia non cartacea che abbia mai usato (la prima dovrebbe essere Omnia della DeAgostini). Credo fosse il 1997.

    Dopo tredici anni, Microsoft Encarta chiude.

    Data la forza di Wikipedia (quasi tre milioni di voci contro le 62mila di Encarta) e di internet in generale, era prevedibile non riuscisse a sopravvivere. Pensare che qualcuno voglia pagare per avere qualcosa che si può avere (legalmente) gratis, soprattutto quando si chiama conoscenza, è davvero da sciocchi.

    Adesso il problema è: tutti quei contenuti che fine faranno? Perché non rilasciarli sotto licenza libera perché l’umanità possa utilizzarli per creare nuova conoscenza, invece di cancellarli e basta?

    Alla Microsoft riusciranno, per una volta, a imbroccarne una giusta?

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