Tooby, L'Olandese volante
Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito
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ago23
[Economics for dummies] Ma è aumentato il costo degli abaci? (la scienza delle finanze è una brutta bestia)
Autore: Tooby; Categoria: Economia;View CommentsVediamo girare un documento che afferma che l’Italia spende 700 miliardi di euro l’anno ma ne incassa appena 400, acciderbolina abbiamo un buco di 300 miliardi ogni anno. Seguono attacchi agli sprechi (giusti) e si arriva a dire che ogni anno l’Italia deve emettere 300 miliardi di nuovo debito, e questo è falso (se fosse vero, avremmo già visto la Commissione Europea in giro per Roma a prendere a calci Voltremont fino a Bruxelles). Spiego meglio: si afferma che ogni anno l’Italia emette nuovo debito per 300 miliardi, nel senso che si aggiunge 300 alla già astronomica cifra dell’anno precedente. E questo non è vero.
Voi direte: mi entrano 400, ne spendo 700, 400 meno 700 fanno -300, e devo per forza fare debiti per 300 se voglio pagare. Purtroppo chi ha fatto questa somma ha reso la matematica un’opinione. Giocare con i numeri è molto semplice, e se non vi siete fatti abbindolare da Berlusconi, dal suo commercialista ministro dell’Economia o da quel coso che risponde al nome di Sacconi, dovreste saperlo (e se non lo sapete, in calce all’articolo vi propongo un giochino che vi dimostra come è facile giocare con i numeri).
Fra i 700, infatti, rientrano anche le spese che il bilancio dello Stato assegna al debito pubblico. Se però fai entrare il debito pubblico nelle spese, devi farlo entrare pure nelle entrate, perché sì, il debito pubblico è un’entrata (pensate al mutuo per la casa: è un debito, voi dovete pagare le rate, ma all’inizio i soldi ve li hanno dati o no? La casa ve l’hanno pagata o ci vivete abusivamente? Se ci andrete a vivere dopo aver pagato il mutuo vi hanno fregato, sapevatelo…).
Insomma, il documento sottrae alle entrate, per così dire, normali (tasse, imposte e cose varie) sia le spese sia il debito, e questo non è corretto. O sottrai le entrate alle spese (e allora avrai l’avanzo primario se le prime sono maggiori, viceversa il disavanzo) o sottrai a [entrate + debito emesso], [spese + debito rimborsato + interessi]. Altrimenti stai solo dando i numeri. Funziona così anche per il mutuo: normalmente nella rata che pagate è compresa una quota di rimborso del capitale e una quota di interessi.
Il documento allega un’infografica che dice che lo Stato spende 300 miliardi per il debito. Ohibò, è un caso che la cifra mancante alle entrate sia (grossomodo) uguale a quella della spesa per il debito? Certo che no!
Quei 300 miliardi vanno suddivisi in due parti (se i signori che hanno scritto il documento avessero letto il bilancio dello Stato, avrebbero notato le ultime due righe della tabella riassuntiva, la missione 34 intitolata Debito pubblico): spesa per interessi e rimborsi. Quest’ultima parte (200 miliardi) non va proprio considerata nelle spese, perché il Tesoro non fa altro che emettere 200 miliardi di debito et voilà, i soldi mancanti scendono da 300 a 100 miliardi.
Grossa parte di quei 100 miliardi (90, se non ricordo male) sono gli interessi sul debito, e quelli li puoi pagare in due modi: con l’avanzo primario se le entrate superano le spese (tolto il debito, sia i rimborsi – che non andrebbero proprio considerati – che gli interessi); con altro debito altrimenti. Ne avevamo già parlato.
Possibile obiezione: «ma alla fine non cambia niente. In ogni caso lo Stato emette sempre debiti per 300». È vero, ma trascurando quanto ho appena detto (la suddivisione fra rimborsi e interessi) si lascia credere o si dice esplicitamente che il “buco” nel bilancio dello Stato sia di 300 miliardi, mentre invece è di “soli” 100. Lasciar credere o dire falsità è semplicemente cattiva informazione, e io non l’accetto nemmeno contro Tremonti, perché altrimenti mi metterei sul suo stesso piano.
Quindi quel documento ha ragione su tante cose: sì, le imposte superano le spese per servizi; sì, spendiamo un sacco di soldi per pagare il debito (ma gli interessi, non il capitale, quello, entro certi limiti, è irrilevante); sì, sprechiamo un sacco di soldi per pura idiozia; sì, Tremonti è un incapace e via discorrendo.
Ma sono cose che si possono dire anche senza affermare stron*ate.
Quindi, il mio consiglio a chi ha redatto tale documento è di andare ad acquistare un aggeggio tecnologico uscito da poco sul mercato.
Si chiama “abaco“.
Giochino: tre amici vanno al ristorante, mangiano e pagano 20 euro l’uno per un totale di 60. Il direttore del ristorante fa uno sconto di 6 euro, quindi restituisce 2 euro ad ogni amico. Si decide di lasciare la mancia al cameriere per 4 euro. Ricapitolando: ognuno paga 20 euro, ma riceve uno sconto di 2, quindi alla fine ha pagato 20-2=18 euro, che moltiplicato per 3 fa 54. Aggiungiamo 4 euro per il cameriere e arriviamo a 58. Ma se ognuno aveva dato 20, dove sono finiti i 2 euro che mancano?
Domani la soluzione.
Photo credits | 100-bit-machine
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ott15
Pietre miliari del giornalismo italiano /25
Autore: Tooby; Categoria: Sociale;View CommentsQuesto articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione.
Oggi due pietre miliari al prezzo di una.
I giornalai (sottospecie di giornalisti), per qualche motivo, quando si tratta di informare, non si informano. Pretendono di scrivere senza sapere, o al massimo sapere per sommi capi e se c’è un buco, inventare.
Il primo “erroruccio” è in questo articolo: hanno fatto una classifica dei capi di stato e di governo più sexy del pianeta. In penultima posizione c’è Benedetto XVI, sì sì, proprio il papa.
Il giornalaio, che fortunatamente per lui non ha firmato il proprio articolo, si chiede: «ma che ci fa Ratzinger in classifica?».
Ma come che ci fa? È il capo di Stato (meglio, il sovrano assoluto) della Città del Vaticano! È una cosa che si impara a scuola, o leggendo i giornali… e mi aspetterei che un giornalista lo sappia.
Andiamo oltre: questa è un’intervista a Jimmy Wales. Il giornalista citato, Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera, probabilmente non sa chi ha inventato internet, e s’inventa che sia nato da un’intuizione di… Al Gore!
La prima intuizione riguardo internet risale al 1962, quando il dipartimento della difesa americano si mise a lavorare su Arpanet. L’età di Al Gore? 14 anni.
Poi si misero in contatto alcune università americane; poi qualche università in giro per il mondo; poi, negli anni Novanta, si arriva al CERN di Ginevra, dove Lee crea il World Wide Web come lo conosciamo oggi (vabbé, il protocollo HTTP che usiamo ancora oggi). Al Gore che c’entra in tutto questo? Niente: al massimo, quando era vicepresidente degli Stati Uniti, si mise a fare pubblicità alla nuova meraviglia che era internet. Mi dicono che Al Gore non fece altro che votare una legge per la costruzione delle infrastrutture (delle “autostrade della rete”). Ma internet (il suo concetto, la sua idea) aveva già più di quarant’anni, e Lee inventò il protocollo più conosciuto del mondo ben prima dell’elezione di Gore.
Insomma, c’entra una gran sega. Complimentoni: se questo è un vicedirettore, figuriamoci che bei soggetti ci sono più in basso nella scala gerarchica…
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mag22
Dialettiche
Autore: Leoman3000; Categoria: Politica;View CommentsAltro episodio dedicato al Presidente del Consiglio. Nulla di personale, ma la sua estrema capacità oratoria stimola in maniera naturale le altrui analisi. Mogol e Battisti scrivevano “io vorrei, non vorrei, ma… se vuoi”. Lui vorrebbe che i media si occupassero della sua persona, perché c’è la campagna elettorale e in virtù del ruolo che riveste; non vorrebbe, perché rischia di essere sbeffeggiato, criticato e magari perseguitato “da una certa stampa”; e infatti, “se vuoi”, o informazione, parlare di lui è tanto meglio: la pubblicità, sia essa positiva o negativa, sempre pubblicità è.
Oggi il nostro premier parla all’assemblea di Confindustria. La Repubblica dimostra di essere il solito giornale malvagio, pubblicando – con un tocco di voluto cinismo? – foto di Berlusconi intento con il make up celato in un fazzoletto. Vabbè, in barba all’età dimostra di tenere all’aspetto fisico. Effettivamente, quanti ragazzi e ragazze si spalmano metri di fondotinta per coprire i brufoli usando lo stesso trucchetto…
È un’ingiustizia, però…
Sono le frasi che dovrebbero interessare. Doveva essere un semplice saluto, invece il Cavaliere parte all’attacco subito (sempre secondo i giornali): “La giustizia penale è una patologia nel nostro sistema. I giornali oggi dicono che non è possibile criticare i giudici, ma criticare i giudici è un diritto di ogni cittadino”. Criticare i giudici non significa dire che la giustizia penale è una patologia, ossia una malattia. Si può tranquillamente sostenere che vi sono buchi legislativi contrapposti ad avvitamenti burocratici. È più che lecito sostenere che le cause durano anni. Ma se la procedura penale fosse in uno stato di quarantena, a piede libero vi sarebbero migliaia di criminali. E magari si ritroverebbero in galera ancora più innocenti che, di fatto, non possono permettersi Taormina, Ghedini o Pecorella come avvocati…
Inoltre è vero che criticare i giudici è diritto di ogni cittadino; tutti i poteri dello Stato sono sotto giudizio, in effetti. Infatti, anche il potere esecutivo può essere criticato dalla stampa. O no? Sarebbe, quindi, meglio nutrire comunque un certo rispetto sempre e comunque per le istituzioni, a prescindere da una sentenza o da una legge solo soggettivamente giusta. E chi può garantire più fiducia nelle Pubbliche Amministrazioni se non il Primo Ministro? In altri Stati lo fanno.
“I giudici hanno deciso il contrario della verità, perchè sono estremisti di sinistra. È come se Mourinho arbitrasse Milan-Inter. Basta con un Csm dove i giudici si assolvono sempre. Non ci fermeremo fino a quando non sarà separato l’ordine dei magistrati dall’ordine degli accusatori.” Come già scritto ieri, giudice = sinistra = nemico. Si deduce che se in un procedimento Berlusconi dovesse essere assolto, solo quel giudice sarà “giusto”; viceversa “ribalta la realtà”. Credo che siano molti quelli curiosi di vedere la tessera di partito di Ilda Boccassini o, per ultima, Nicoletta Gandus. Continuando, è limpido che qualche giudice talvolta venga condannato. Per corruzione, ad esempio. Sorvolerei, per ora, sui pro e contro della separazione delle carriere.
“Ho le spalle larghe, più mi picchiano più mi rinforzano ma un cittadino normale con questa situazione paga un prezzo troppo alto”. Ma è ovvio. Il Lodo Alfano è pari all’invulnerabilità in un videogame sparatutto. Per concludere l’argomento, l’Associazione Nazionale dei Magistrati non l’ha presa al meglio. Chissà perché, sono solo critiche…
Carneade: chi è costui?
“Il signor avvocato Mills, che io non ho mai conosciuto, riceve per le prestazioni da un armatore italiano una parcella da 600mila dollari, così per non pagare tasse dice che è una donazione. E quando viene messo sotto pressione e gli si chiede da dove arrivi quel denaro, decide di chiamare in causa un dirigente Fininvest morto… Poi si accorge di quello che ha fatto e finalmente dice la verità”
Chissà se precedentemente ai processi All-Iberian e sul presunto giro di tangenti alla Guardia di Finanza (’97-’98), Berlusconi e Mills si conoscessero di persona. Fatto sta che l’avvocato inglese era consulente Fininvest all’estero e testimoniò proprio a favore dell’imprenditore per quelle cause. Succede che nella dichiarazione dei redditi di Mills qualcosa non quadra: 600 mila dollari sono fuori dal bilancio. L’avvocato, al commercialista, riporta oralmente e per iscritto che quei soldi sono stati il guadagno per aver tolto un fantomatico Mr. B. dai guai. Il tramite sarebbe stato Carlo Bernasconi, gran capo di Medusa, morto nel 2001.
L’infame commercialista espone denuncia al fisco britannico, che passa la palla ai Giudici di Milano. Convocato in Italia, alla vista della lettera, Mills confessa il 18 luglio 2004 una prima volta. Poi ritratta la versione 5 mesi dopo e poco prima del dispositivo della sentenza (4 anni e mezzo più tardi; a donargli i soldi sarebbe stato tale Attanasio, un armatore). Un potenziale, disdicevole errore ha coinvolto nuovamente il Premier e ha garantito la condanna – in primo grado – a Mills. Colpa di deduzioni errate di giudici schierati, quindi.
Manuale di economia
“Certamente importante è la componente psicologica di questa crisi e ho fatto bene a cercare di infondere sempre ottimismo. La fiducia è un fattore cruciale per uscire dalla crisi. Bisogna cercare di allontanare questa paura e sono addolorato quando giornali, tv e opposizione cantano la canzone del pessimismo e del catastrofismo”.
Se da un lato è vero che il rischio psicosi poteva indurre qualcuno a non comprare nemmeno il pane, la realtà è ben diversa da questo punto di vista – per fortuna -. Però, quella della frase, pare un po’ la logica usata dal Ministero della Verità di Orwelliana memoria: se non lo si dice, il problema non esiste. Se la TV non descrive un mostro viola che sta distruggendo i palazzi e mangiando le persone, questo non c’è. Quindi il tetto inesistente sopra la testa, da cui fa capolino un coso lilla con un occhio solo mentre allunga il tentacolo, è solo frutto di fervide immaginazioni. Quindi, la crisi economica (che esiste per davvero) si combatte solo con la fiducia, cioè solo con la forza del pensiero. Forse la canzone del pessimismo e del catastrofismo – ma solo forse – è semplicemente quella del realismo. Meglio prevenire in concreto o sedersi a pensare che “vada tutto bene”?
Grandi poteri, grandi responsabilità
“Il premier non ha poteri. Comprensibilmente dopo il fascismo hanno privilegiato il Parlamento, tutti i poteri ce li ha il Parlamento, che però è pletorico. Basterebbero un centinaio di parlamentari, come nel Congresso americano. Bisognerà passare per forza per una legge di iniziativa popolare, altrimenti sarebbe come chiedere ai capponi [i parlamentari] di votare per anticipare il Natale”.
Se non avesse avuto poteri, il Presidente del Consiglio non avrebbe mai potuto promuovere Michela Vittoria Brambilla a Ministro, per dire. Se Wikipedia non soddisfa, un’informazione più completa in proposito la danno gli articoli della Costituzione dal 92 al 96. Inoltre il premier esprime pareri in pubblico. Che ovviamente hanno un certo credito e influiscono i comportamenti di qualsiasi persona, dal semplice cittadino al Capo di Stato estero. Se non sono poteri, sono oneri. Ma dovuti solo ed esclusivamente all’eccelso ruolo che si riveste e si deve rispettare.
Il Parlamento è la rappresentanza più diretta del popolo. Ed è naturale (quindi non semplicemente “giusto”) che la democrazia debba possedere le funzioni basilari dello Stato (lo chiamano potere legislativo). Pletorico, per chi non lo sapesse, significherebbe “eccessivamente abbondante”. Probabilmente è così. Perché non prendere il modello statunitense, il cui Congresso conta un centinaio di parlamentari? Perché è una stronzata (le cose si chiamano con il loro nome). Il Congresso made in USA è, come in Italia, composto da due Camere. Quella dei Rappresentanti (435 membri) e il Senato (solo questo ne contiene 100).
Ad onor di cronaca, la prima delle due camere ha il diritto di mettere sotto impeachment il Presidente della Repubblica, la seconda di giudicarlo. Se si ammira il modello americano, perché non importare anche questa fattispecie? La Legge d’iniziativa popolare, invece, sarebbe il referendum costituzionale. Se già vi sono stati problemi nel chiedere la modifica lieve delle modalità di elezione, figurarsi cosa può causare un cambiamento radicale delle Camere… Per queste affermazioni, anche Fini si è sentito parte in causa, mostrando forti perplessità verso il discorso dell’alleato.
Lezione di stile
“Ieri sera la presidente di Confindustria è venuta a trovarmi a Palazzo Chigi e un commesso mi ha detto: ‘C’è di là una velina’. Era la presidente, era in gran forma, elegante, tutta vaporosa perchè aveva una cena: sembrava volasse sui tappeti di Palazzo Chigi”. Si sa che il Cavaliere si trova a proprio agio con belle donne. Nei giorni scorsi tanti articoli si sono aggiunti agli altri già esistenti.
Ma, piuttosto che ridere, ammiccare e “aprirsi” alle interviste, Emma Marcegaglia, “la presidente”, ha risposto così: “Berlusconi mi ha detto che ero molto elegante e ha aggiunto che sembravo una velina. Non ho niente contro le veline, non mi dispiace che mi si dica questo. Quando si hanno più di 40 anni… Ma francamente preferisco quello che mi ha detto Raffaele Bonanni accogliendomi in questa sala, che sono una persona seria, libera e concreta”.
La classe non è acqua, dopotutto.
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gen30
Gli italiani non sembrano amare Napolitano
Autore: Tooby; Categoria: Politica;View CommentsAlla domanda “Giorgio Napolitano, finora, è stato un buon capo di Stato?” gli italiani, in un sondaggio (non scientifico) sul sito della rivista Micromega, hanno risposto di no.
In questo momento l’89% di coloro che hanno partecipato ha un giudizio negativo o abbastanza negativo (i primi sono oltre la metà). Hanno espresso la propria opinione 4400 persone.
La cosa più interessante, però, è che il sondaggio si è svolto sul sito di una rivista che fa parte dello stesso gruppo di una testata (La Repubblica) testate che ha ripreso in modo falso e tendenzioso le parole di Di Pietro, provocando una reazione indignata da parte dei netizen. Il gruppo L’Espresso, tra l’altro, è da sempre un gruppo in area di centrosinistra, principalmente PD: questo sondaggio, insomma, mi sembra dirla lunga sul travaso di elettori dal PD all’IdV.
La mia opinione (abbastanza negativa) sul ruolo di Napolitano è storia nota almeno dal 20 marzo 2008, quando c’era ancora Prodi al governo. Pertini, al suo posto, credo avrebbe tirato fuori il fucile da partigiano e avrebbe fatto strage in Parlamento.
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dic1
Ecco perché Berlusconi mente sulle pay-tv (e perché, aumentando l’IVA, aumenta pure i suoi guadagni)
Autore: Tooby; Categoria: Politica;View CommentsVolevo cominciare in un altro modo, ma Silvio Berlusconi oggi è stato veramente comico riguardo il caso SKY e voglio farvi sganasciare dalle risate.
Oggi Silvio Berlusconi ha detto queste testuali parole (la fonte è “Il Giornale”, quindi non un quotidiano comunista): «La sinistra aveva dato a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10% dell’Iva.». Qualche precisazione:
- Nel 1995, quando fu approvata quella norma, SKY non esisteva, c’erano Stream e TELE+;
- Nel 1995 TELE+ era di proprietà, fra gli altri, di Silvio Berlusconi e lo sarà fino al 1998;
- Nel 1995 il Parlamento vedeva Forza Italia come primo partito e c’era un governo tecnico a seguito della caduta del governo Berlusconi I (Prodi sarebbe arrivato l’anno successivo).
Come ciliegina sulla torta, giusto per far notare quanto Berlusconi dica solo menzogne per coprire i propri interessi ai nostri danni, ricordo anche che la norma riguardava solo le trasmissioni via cavo e via satellite. Mediaset non trasmette in nessuno di questi due modi, quindi Mediaset, al contrario di quanto affermi Silvio, non è in nessun caso penalizzata.
Altre tragedie umane sul caso SKY: Angelo Macchiavello, in diretta telefonica da Milano con Schifo Aperto, difendeva, da buon dipendente di Berlusconi, l’aumento dell’IVA sugli abbonamenti alle pay-tv, e quindi per SKY. Della questione avevamo già parlato ieri. Oggi però faremo un discorso più concreto e dimostreremo perché questo intervento favorisce, in ogni caso, una sola persona, il sempre ovvio Silvio Berlusconi.
Macchiavello, nel suo servizio, ha difeso la decisione in modo evidentemente distorto, come d’uso per il telegiornale di Italia Uno. Per Macchiavello si trattava di una manovra necessaria, poiché si eliminerebbe un regime d’imposta, per così dire, agevolato. Nel finale di servizio, l’affondo: aumentando l’IVA per SKY si è evitato di intervenire sulle tasse sulla benzina. Insomma, si è attaccato ad un argomento che fa sempre presa sugli italiani, ovvero la sindrome del portafogli vuoto. Farò anche io la stessa cosa giungendo alle conclusioni opposte.
Il nostro eroe, forse per ignoranza o forse per malafede, ha dimenticato che cos’è l’IVA. Si tratta di un’imposta che, alla fine, non ricade direttamente su SKY, ma in primo luogo sui consumatori, quei cari consumatori cui Berlusconi si è appellato di recente. Vediamo perché con un facile esempio.
Tag: Angelo Macchiavello, bollo auto, campagna elettorale, concorrenza, crisi economica, Forza Italia, Gasparri, Governo, governo berlusconi, Il Giornale, informazione, legge Gasparri, Mediaset, pluralismo, pubblicità, schifo aperto, silvio berlusconi, sinistra, SKY, stato, tasse, trasmissioni via cavo
- Cinguettii del 01-09-2010
- Cinguettii del 31-08-2010 http://goo.gl/fb/gEaqu #sideblog #brevi ->
- Mi ritornava alla mente il movimento Fascismo e Libertà. Fini è stato sfortunato a scegliere Futuro e Libertà (o no?) ->
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- Magari qualcuno s'offende, ma Foursquare mi sembra un regalo per i topi d'appartamento ->
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