Tooby, L'Olandese volante
Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito
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nov9View Comments
(da Sciccherie)
Vent’anni. Tanto è trascorso dal 9 novembre del 1989. Cadevano ufficialmente divisioni sociali, contrasti politici, tabù. Le macerie del Muro di Berlino portavano via con loro quasi tutti gli screzi del post-conflitto mondiale. L’Unione Sovietica si apriva finalmente al mondo, dopo dispotismi, oscurità, rivoluzioni e domini. E sarebbe durata ancora poco con quel nome, tornando “Russia” a seguito di un periodo di transizione (durante la quale sorse la CSI) e liberandosi di quella bandiera rossa con falce e martello che tinse i colori dell’Europa dell’Est. Non a caso, spiragli si aprirono subito dopo in Paesi come Polonia (con Solidarnosc), Albania, Ungheria o Romania (dove le insurrezioni sfociarono nella tragica fine dei dittatori il successivo Natale). Ciò che non è successo in Cina, con la repressione popolare (anch’essa ancora ombrata) di Piazza Tiananmen cominciata nel precedente aprile.
Quel Muro non divideva semplicemente una città; divideva due teorie, due generi, due dottrine. La cosiddetta “Cortina di Ferro” spezzava fisicamente l’Europa in due realtà: una parte in mano all’Ovest, influenzata da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti (ossia coloro che, insieme al regime di Stalin, si spartirono la Germania), l’altra erede di una simbologia portata al socialismo estremo. Il tricolore tedesco dell’est, quello della parte definita “democratica”, contrapposta all’occidentalizzata “federale”, al suo centro, presentava compasso e mazzetta. Medesimo destino era accaduto da una quarantina d’anni a Berlino, spartita tra le quattro potenze e resa capitale di un sofferente oriente. Contrapposta a Bonn, centro strategicamente piazzato nella regione più industrializzata della Germania Ovest.
Era il 1961 quando il fil di ferro fu sostituito da pareti di cemento. Chiunque tentasse di scavalcare quel confine, circuendo i severi checkpoint, in concreto rischiava la vita. Poche le speranze di sopravvivere ai colpi. Erano profughi; scappavano dalla povertà e da leggi troppo severe per un popolo cresciuto sfavorito, almeno rispetto ai “cugini”. Gli stessi che, in fin dei conti, nessuna differenza etnica, religiosa o culturale nutrivano con i conterranei. Non esisteva compassione nelle guardie di frontiera, nemmeno su bambini e anziani: qualsiasi figura in movimento doveva essere mirata, senza pietà. Chi cercava asilo superando chilometri in mare o impervie catene montuose, forse, correva meno pericoli.
Poi la distensione, con la fine anche di embarghi e luoghi comuni. L’abbattimento del filo spinato, che segnava il confine tra i due blocchi, garantì l’apertura dei cancelli doganali e, di conseguenza, quel muro che divideva un qualcosa di unico, spezzando case e storie umane, non serviva più. Bastò una dichiarazione del Ministro della Propaganda della scioglienda DDR (la Germania Est) per dare il via ad una festa spontanea, ad una “riunione” tanto cercata e definitivamente trovata. Gli abbracci tra sconosciuti e fratelli nello stesso tempo, la birra offerta a chiunque, le picconate in cima all’inquietante barriera nei pressi della Porta di Brandeburgo e il crollo di interi murales dipinti sul solo versante di ponente sono e saranno i simboli di un evento imprescindibile per la memoria collettiva.
Momenti da brivido. Chissà se il mondo avrà possibilità di vedere abbattute altre separazioni. Tra Messico e USA, ad esempio, oppure quella meno celebre di Nicosia in Cipro, isola contesa tra turchi e discendenti greci, o ancora un’altra posta al confine tra territori spagnoli ed Africa. “Ultimi ma non ultimi”, per quanto inquietanti e nel contempo rappresentativi, sono gli alti blocchi che separano Israele da Palestina o le canne di bambù poste lungo il 38° parallelo, atte a spezzare in due la Corea.
Oggi, con estrema probabilità, molti sapranno e dunque ricorderanno ciò che è gravitato attorno a quei mattoni. Fino a qualche giorno fa, evidentemente, pochi conservavano davvero quelle immagini.
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mag4
Brevi della settimana #2
Autore: Tooby; Categoria: Brevi;View CommentsSecondo appuntamento con le brevi della settimana, ovvero le notizie che avrei voluto trasformare in un post ma che, per vari motivi, non sono riuscito a scrivere (e ho poca voglia di accumularli). Cominciamo con un pezzo della trasmissione radiofonica di Fabio Volo: un ascoltatore dà del comunista a Volo, ma quando gli si chiede cosa voglia dire “comunista” non riesce a dare una definizione. Mi sembra la prova provata di come una certa retorica dell’odio messa in giro dal solito imbecille, porti ad usare le parole a sproposito, per attaccare un avversario, senza neppure porsi domande su cosa il nostro avversario sta dicendo. Hai criticato il Presidente del Consiglio? Allora sei un comunista (o un dipietrino, un grillino, un no global, un anarchico, un giustizialista). Che poi la critica sia giusta o sbagliata, poco importa: il nostro dio non si tocca.
Curiosità
- Dov’era Berlusconi il 25 aprile (giorno della festa della Liberazione dal fascismo) dello scorso anno? Semplice, a cena con un fascista!
Giustizia
- Povera, pazza… no, perseguitata dalla politica. Carlo Vulpio ci racconta la vicenda di Clementina Forleo, il magistrato che indagò su Minimo D’Alema e i furbetti del quartierino, e che per questo è stata dichiarata pazza (pardon, eccessivamente emotiva) e trasferita da Milano a Cremona dal Consiglio Superiore della Magistratura. La Forleo è stata minacciata, così come i suoi genitori, che poi sono morti in un incidente stradale, e di recente le è stata tolta la scorta. Negli ultimi giorni il dispositivo di trasferimento del CSM è stato bocciato dalla magistratura (!). Vulpio, intanto, ci racconta di come il centrosinistra (o meglio, parte di esso) allora al governo riunì il suo stato maggiore per capire come fermare questa pazza (pardon, emotiva).
- Polvere di giustizia. Un magistrato racconta come la politica, negli ultimi quindici anni, ha distrutto la magistratura italiana (e con essa la Giustizia), affermando di volerla riformare. L’articolo è lungo, ma merita. Un estratto: «Può darsi che in quella città [Gela], capoluogo di una provincia in cui, oltre alla criminalità diffusa, è presente anche la criminalità organizzata, in un futuro prossimo, arrivi una bella infornata di giudici nuovi che dovranno passare il tempo a giocare a rubamazzo, perché, in assenza di PM, non possono celebrare i processi…»
Politica
- Silvio, se non mantieni le promesse mi dò fuoco! Alla fine di veline, nelle liste del PdL, ce ne sono poche. Probabilmente è stato l’intervento in gamba tesa di Veronica Lario contro quel puttaniere del marito, Silvio Berlusconi, a cambiare le carte in tavola. Eppure, fino a poche ore prima, i nomi delle veline c’erano, eccome: un padre, addirittura, ha tentato di darsi fuoco davanti a palazzo Grazioli, residenza romana di Berlusconi, perché questi non aveva candidato la figlia, come gli aveva promesso.
- L’istruzione ribalta la politica: il PD e l’IdV affossano Berlusconi. A proposito dell’ignoranza dei destrorsi che danno del comnista senza sapere che dicono. Il Sole 24 Ore ha pubblicato un sondaggio sulle intenzioni di voto alle Europee: fa sensazione notare, tra le altre cose, che chi vota Partito Democratico e Italia dei Valori ha un’istruzione più elevata. Fra i laureati, l’Italia dei Valori raggiunge addirittura il 15,1%, il doppio rispetto al totale, contro un 27% del PdL (qualche punto più della metà del totale). In questa categoria il PdL viene anche superato dal PD. Mi piacerebbe conoscere le percentuali relative alla Lega Nord fra le persone più istruite…
Economia e finanza
- Vai alle private? Sei ricco e potresti evadere. Anzi, no. Notizia di questi giorni è stata l’inserimento di una particolare situazione come “segnale di ricchezza”. L’Agenzia delle entrate ha infatti deciso che chi manda i figli alle private deve avere un certo reddito per permetterselo, dunque si devono attuare controlli per verificare che tale reddito sia stato dichiarato, e che siano state pagate le tasse. Apriti cielo, le scuole paritarie sono insorte, perché in molti, secondo loro, avrebbero ritirato i loro figli per non incappare in questi controlli. Avranno avuto qualcosa da nascondere? Probabilmente è intervenuta pure la Chiesa, titolare di molte di queste scuole private, e l’Agenzia delle entrate ha fatto una piccola marcia indietro. E secondo me, non sarà l’ultima.
- Socialismo irreale. Phastidio fa due conti e dimostra che l’economia statunitense è praticamente nazionalizzata: una nazionalizzazione che però non dà allo Stato il controllo e apre possibilità che delle istituzioni (specialmente finanziarie) ne approfittino per continuare il circolo vizioso.
Informazione, televisione e satira
- Chiude il Bagaglino, ma non ci mancherà. Se qualche anno fa quattro prime donne (la Prati, la Yespica, la Miconi e un’altra, se non sbaglio) tenevano a galla il Bagaglino facendo strip tease e sventolando le tette, questa volta non sono bastate otto donne in atteggiamenti ambigui. Probabilmente di figa semi e nuda, in tv, c’è n’é già tanta. La satira che Franco e compagni facevano, poi, era sempre stata una bonaria presa in giro: con il tempo, grazie alla sua degenerazione, la politica italiana ormai ha finito per copiare il Bagaglino. Nell’articolo si segnala, però, che la satira nella televisione italiana c’è: «Littizzetto e Albanese a Che tempo che fa, Marcorè dalla Dandini, Crozza a Ballarò, Enrico Bertolino a Glob». Satira (nel senso “buono” del termine) che funziona, che fa ridere. Ma cosa hanno in comune questi comici elencati? Semplice: stanno tutti su RaiTre, la rete comunista. A parte Annozero, che sta su RaiDue per sentenza del tribunale del lavoro, in quale altra rete potete trovare della satira perlomeno decente? Ecco spiegato perché in tv non c’è più posto per il Bagaglino: quella satira la fa già Berlusconi contro sé stesso, per fare un esempio. E sinceramente ci siamo stancati della satira che imita la politica che imita la satira. La satira vera, invece, è scomoda e in quanto tale insopportabile per la politica. E infatti…
- Apologia di South Park. Bellissimo post riguardante South Park e sui motivi per cui questa meravigliosa serie è stata cancellata dai palinsesti italiani. Forse avrebbe aperto troppo gli occhi alla gente?
- RedTV, la televisione di Minimo D’Alema, compie sei mesi, con uno share dello 0,0000…%. E ha già incassato finanziamenti pubblici per 4,1 milioni di euro. Il caro vecchio D’Alema si crogiola di possedere una televisione come il omologo viscido amico-editore a destra (che però ne a tre), il tutto a spese dei contribuenti, che, sostanzialmente, ne possiedono l’80%. «Qui ci limitiamo osservare come il PD si venda veramente per un piatto di lenticchie. Red Tv era e resta ben poca cosa nel panorama televisivo e certo non è pensabile che offra alcun aiuto determinante a una strategia elettorale vincente del centrosinistra. Ma i finanziamenti che riceve servono a rimarcare in modo indiscutibile che, quando si tratta di mungere lo Stato, il centrosinistra non è diverso dagli altri.»
- Il presente politico italiano? Colpa del PD. Lo dice Michele Boldrin in un accorato commento su noisefromAmerika: il PD ha avuto l’occasione per rimediare alle storture del berlusconismo, primo fra tutti il conflitto di interessi, e secondo la questione RAI e l’informazione. Non l’ha mai fatto: non ha fatto una legge che obbligasse Berlusconi a scegliere fra servire lo Stato o l’azienda di famiglia, come avviene in tutti i Paesi liberali, e soprattutto si è prestato al gioco della lottizzazione della RAI, in sostanza perché utile ai fini del PD (ma non del Paese). In conclusione: che colpa ne ha Berlusconi se l’opposizione del PD è sostanzialmente incapace di essere al minimo presentabile?
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mar15
Manifesto del Popolo della Libertà
Autore: Tooby; Categoria: Politica;View Comments«Quando qualcuno dice che vuole confluire nel Pdl, io devo reprimere l’idea di defluirne… Il Pdl a tutto somiglia, al colbertismo, al socialismo, al fascismo, fuorché al liberalismo ».
Antonio Martino, ex ministro della Difesa, fondatore di Forza Italia. (fonte)
Qua gli unici a capire che il PdL non è un partito liberale sono i liberali che ancora lo votano. O che almeno non chiedono un cambio di rotta verso il vero liberalismo.
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mar11
Essere liberali non significa non avere cervello
Autore: Tooby; Categoria: Economia;View CommentsEsistono liberali (nel senso italiano del termine) che quando sentono parlare di nazionalizzazioni cominciano a sparare alzo zero col mitra, urlandoti “muori merda comunista!”. Il maccartismo ha creato gravi danni cerebrali, in certa gente e ai loro discendenti.
Paul Krugman, ad esempio, sostiene con forza l’idea delle nazionalizzazioni. I soliti decerebrati, come fatto con Barack Obama, lo hanno prontamente accusato di voler nazionalizzare il sistema bancario USA, tacciandolo di socialismo.
Peccato, però, che la reaganomics, lo Stato minimo, sia stato sepolto da George W. bush, il quale ha nazionalizzato diversi colossi finanziari, così come le idee di Friedman sono state demolite dagli ultimi anni dell’economia giapponese.
Krugman, ovviamente, non ha lasciato intendere nulla del genere: le nazionalizzazioni non riguardano banche che sono sottocapitalizzate, ovvero sono in “semplice” difficoltà. Le banche che DEVONO essere nazionalizzate sono quelle che hanno un buco nero al posto dello stato patrimoniale, che non hanno praticamente capitale, eroso dalle perdite. E questo, scrive Krugman, per due motivi:
- se garantisci per le banche, distribuisci denaro dei contribuenti senza alcun ritorno diretto;
- se garantisci comunque per le banche in annichilimento in nome del sistema e della libertà, favorirai l’azzardo morale: ovvero «cerchiamo di tappare il buco investendo il denaro dello Stato in attività rischiose: se tutto va bene, siamo salvi; se tutto va male, che ci frega, paga Obama», e allora si perde anche il ritorno indiretto;
Più una banca è senza speranza, insomma, peggio utilizzerà i fondi pubblici. Nazionalizzare consente sia un ritorno sia un controllo diretto sulle attività della banca. Senza dimenticare che il FDIC è agli sgoccioli.
Da noi, ad esempio, il ministVo Giulio Tremonti ha stabilito che il nostro sistema bancario è più stabile, quindi possiamo dar loro soldi, sottoponendole semplicemente al controllo del prefetto (ovvero del ministero dell’Interno). Se la premessa è giusta, la cosa può anche funzionare. Ma l’opzione nazionalizzazione non deve essere esclusa per quelle banche che potrebbero risultare “essenzialmente insolventi”.
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lug31
Comunisti di una volta
Autore: Tooby; Categoria: Politica;View CommentsRifondazione Comunista ha deciso: Paolo Ferrero è il nuovo segretario. Con lui, due sostanziali novità: lo Statuto prevede che il partito abbia lo scopo della costituzione di una società comunista, la seconda che Rifondazione Comunista ha ora come motto “duri e puri, opposizione sempre, governo mai”.
Insomma, cose talmente nuove da essere un ritorno al passato. Rifondazione Comunista dice no alle alleanze col PD, no alle alleanze con altri soggetti della sinistra. Opposizione, sempre e comunque.
E bravi i fessi: Karl Marx aveva scritto tante cose belle, ma era il 1848, sono passati molti anni, e la società è cambiata. Eppure Rifondazione Comunista, invece di andare avanti, torna indietro. Invece di trascinare a sé il Partito Democratico, nel tentativo di creare una forza socialista come il PSOE di Zapatero in Spagna, lo lascia andare al centro, a cercare alleanze a destra, verso l’UDC, giusto per creare una nuova DC.
In Germania, patria di Marx, hanno superato il Manifesto già da un secolo, e l’SPD è regolarmente al governo. Non solo: in Germania i consigli di sorveglianza delle imprese hanno al loro interno anche rappresentanti dei lavoratori. Senza contare tutte le altre cose belle che ha la Germania.
In Italia invece si torna indietro. I comunisti sono ancora alle prese con l’utopia della società comunista, mentre qui c’è un’emergenza democratica e un governo Berlusconi che passa con lo schiacciasassi sopra operai, extracomunitari e poveri…e Rifondazione Comunista si atteggia come se non fossero cazzi suoi. Già fuori dal Parlamento, vuole uscire anche dalle giunte regionali, giusto per fare un altro favore a Berlusconi. E invece di porre fine alla diaspora a sinistra, l’aggrava allontanando i Verdi, Diliberto e altri compagni. Almeno Vendola, pur sconfitto, ha deciso di non polverizzare il partito scindendolo a metà. E forse è l’unica buona notizia.
Brava Rifondazione,
insegui i tuoi sogni,
mentre qui sulla Terra
l’Italia si sfascia.
- Cinguettii del 01-09-2010
- Cinguettii del 31-08-2010 http://goo.gl/fb/gEaqu #sideblog #brevi ->
- Mi ritornava alla mente il movimento Fascismo e Libertà. Fini è stato sfortunato a scegliere Futuro e Libertà (o no?) ->
- Libertà di parola e libertà di contestare http://goo.gl/fb/4zIzf #politica #dellutri #fascismo #mafioso ->
- Magari qualcuno s'offende, ma Foursquare mi sembra un regalo per i topi d'appartamento ->
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