L'Olandese volante

Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito

  • gen
    23

    Arroganza al potere

    Autore: Tooby; Categoria: Politica;

    A me sinceramente del fatto che Totò Cuffaro, fresco ricondannato in appello per avere favorito la mafia, lasci le cariche del suo partito (l’UdC) non frega assolutamente nulla. I partiti sono associazioni private, il Senato della Repubblica, in cui Cuffaro siede, è un organo costituzionale della Repubblica italiana, ed è la carica di senatore che Vasa-Vasa dovrebbe lasciare (ma non la lascia, è andato in Parlamento proprio per usufruire dello scudo spaziale contro i processi: l’abolissero stabiliremmo un record di latitanti fuggiti in contemporanea).

    Tra l’altro i partiti, per quanto mi riguarda, potrebbero pure avere Totò Riina come segretario, accidenti, è una libera scelta. Anche se poi, nel solito Paese normale, mi aspetterei che quel partito non venga votato granché, e che pertanto rimanga fuori pure dalle assemblee di condominio delle case unifamiliari.

    Invece no: il Parlamento è pieno di pregiudicati, condannati in primo o secondo grado, rinviati a giudizio e, ovviamente, prescritti per una larga gamma di reati (spesso più volte, a Berlusconi manca solo una condanna definitiva per potere urlare BINGO!, ce l’ha su tutte le cartelle). Per non parlare di regioni, province e città (e appunto, aggiungendo Delbono, sono incazzato in modo rigorosamente tripartisan – non perché sia indagato, ma perché non si dimetterà neppure in caso di rinvio a giudizio, ipse dixit).



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  • set
    14

    Da qualche giorno si aggira nelle stanze del Palazzo lo spettro delle elezioni anticipate. L’opposizione debole e gli scandali che coinvolgono Silvio Berlusconi hanno creato spazio, come era prevedibile, all’opposizione interna al Popolo delle Libertà. Berlusconi, in questa situazione, si trova alle corde, e questo spiega sia i violenti attacchi dei suoi giornali e televisioni, sia i suoi recenti deliri. A questo s’aggiunge il fatto che si avvicina la data del 6 ottobre, quando la Corte Costituzionale dovrebbe intervenire sul lodo Alfano: sta prendendo corpo, infatti, la possibilità che la Consulta bocci solo la parte relativa a presidenti di Camera e Senato, lasciando l’immunità solo al Presidente della Repubblica e a quello del Consiglio, rendendo ancora più evidente che si tratta di una norma cucita sulla sua persona (presente e, visto che vuole diventare presidente della Repubblica, futura). Infine, sempre a questo proposito, visto che nel 2013 bisognerà eleggere il presidente della Repubblica (a meno che Giorgio Napolitano non ci lasci prima, ovviamente), il compito non toccherà a questa legislatura, bensì alla prossima.

    Ecco dunque intervenire lo spettro delle elezioni anticipate, da tenersi nel 2010: così facendo Berlusconi potrebbe serrare i ranghi all’interno della propria maggioranza con un partito depurato delle componenti finiane, potrebbe approfittare della debolezza del Partito Democratico, ottenere l’assoluzione popolare, impedendo così di fatto l’interdizione dai pubblici uffici nel caso intervenga qualche condanna se il lodo Alfano dovesse essere bocciato nella sua interezza e infine si assicurerebbe (per la prima volta in quindici anni) che la sua maggioranza possa esprimere un Presidente della Repubblica (ovvero Berlusconi stesso).

    Torniamo indietro di poco meno di un secolo: Benito Mussolini, all’inizio del Ventennio, era in una condizione di relativa debolezza, in quanto le opposizioni, pur divise e deboli, avrebbero potuto, se unite, rovesciare l’embrionale regime. Questo non è accaduto, come ben sappiamo: ma se questo fosse avvenuto, cosa sarebbe accaduto? Che avrebbe fatto Mussolini?

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  • giu
    20

    Ho seguito, negli ultimi giorni, due servizi sul referendum elettorale in onda sul TG1, sul TG2 e addirittura su TG Parlamento. Tre servizi incorretti, da precisare per evitare equivoci.

    Il messaggio che è passato è che i primi due referendum (scheda viola e scheda beige) comporteranno i medesimi effetti sia alla Camera che al Senato, ma non è così.

    Alla Camera il premio di maggioranza viene assegnato alla lista o alla coalizione di liste che prendono più voti in tutto il Paese.

    Al Senato, invece, avviene la medesima cosa, ma solo su base regionale. Dunque chi prende più voti in tutto il Paese non è detto abbia la maggioranza dei seggi al Senato (è avvenuto, ad esempio, nel 2006, quando il centrodestra prese più voti nel Paese, ma la seppure risicata maggioranza al Senato spettò alla coalizione di centrosinistra). Il calcolo è più complicato: ogni Regione elegge tot senatori, chi vince prende il 55% di quei senatori. Questo significa che in Lombardia può vincere una lista, in Sicilia può vincere un’altra, nel Lazio un’altra ancora.

    I servizi non rendono evidente questa differenza, che è pure fondamentale. Termometro Politico ha effettuato una simulazione con i dati delle ultime europee e il quadro è rassicurante quanto a tutela della Costituzione.

    Mentre alla Camera il PdL avrebbe il 55% (e aggiungendo Lega Nord e Unione di Centro raggiunge i due terzi), al Senato questo non avverrebbe, neppure aggrappandosi a Lega e UdC.

    Si tratta di una simulazione (le elezioni europee sono diverse e certi accorpamenti sono piuttosto brutali), ma rende bene l’idea sulla fondamentale differenza che passa fra due referendum che invece il servizio pubblico tratta come uguali. Le cose certamente cambierebbero in caso di ipotesi bicicletta, ovvero di partiti che si uniscono a creare una sola lista elettorale (PdL e Lega, PD e IdV). Ma in questo caso non cambierebbe molto rispetto al sistema vigente, visto che questi quattro partiti nel 2008 erano in coalizione, e questa volta si limiterebbero a porsi sotto lo stesso simbolo alle elezioni per poi separarsi immediatamente dopo. Come sempre.

    Torno a ribadire: i referendum non cambierebbero granché il sistema politico, una vittoria del sì costringerebbe la Lega Nord a farsi promotore di una nuova legge elettorale, con Silvio Berlusconi ancora una volta costretto a piegarsi per non perdere l’ombrello dell’immunità e per non mandare al diavolo le varie controriforme in cantiere. Una vittoria del no e dell’astensione, invece, verrebbe (forzatamente) interpretato come un’approvazione della legge porcata vigente.

    In ogni caso, cercate di votare sì all’ultimo quesito, scheda verde (anche senza ritirare la scheda elettorale degli altri due): l’impossibilità di candidarsi in più circoscrizioni, seppure non toglie di mezzo lo schifo delle liste bloccate, almeno eviterà che una grande fetta di parlamentari venga direttamente nominata dai capi di partito e da un piccolo numero di plurieletti.

    Per una semplice guida al referendum, fate riferimento alla prima parte di questo articolo.

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  • mag
    4

    Referendum for dummies

    Autore: Leoman3000; Categoria: Politica, Sociale;

    Si parla molto dei referendum del 21 giugno. La maggior parte dei politici ha già dichiarato il “si” ai tre quesiti; altri, ovviamente, il “no”. Tra i tanti, la Lega. Per ora è pacifico che la mobilitazione popolare riguarderà la pronuncia sulle modifiche alla legge elettorale. Perfetto. Ma cosa cambierà? Fermiamoci un attimo: quanti in realtà conoscono la risposta?

    A prescindere che questo referendum costituisce una deroga (nonché un pericoloso precedente in ottica futura), in quanto la legge prevede che la proposizione di domande di tal genere venga posta tra il 15 aprile e il 15 giugno (art. 34 della L. 352/70), una sparuta minoranza andrà a leggere i caratteri minimi che precedono il “SI” e il “NO” presenti sulla scheda e che, comunque, scendono molto in dettagli incomprensibili ai più.

    Fornisco – per la cronaca – un estratto della prima domanda, per “chiarire”: Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, titolato “Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei Deputati”, limitatamente alle seguenti parti:
    art. 14-bis, comma 1: “I partiti o i gruppi politici organizzati possono effettuare il collegamento in una coalizione delle liste da essi rispettivamente presentate. Le dichiarazioni di collegamento debbono essere reciproche.” [...]
    .

    L’italiano medio potrebbe non sapere cosa sia un D.P.R., cosa siano modificazioni ed integrazioni; come sia strutturata una qualsiasi legge, insomma. Deducibile (e chiaro) che si tratta di abrogazioni: quindi SI = eliminazione di parte della legge; NO = mantenimento del testo così come è.

    Per quanto riguarda i quesiti nella loro integrità, i primi due (schede verde e bianca) si basano sul premio di maggioranza alla lista più votata e innalzamento della soglia di sbarramento. Per chiarire la situazione, allo stato, la coalizione che prende più voti alla Camera ha un numero di onorevoli di “bonus” rispetto alle altre; stessa cosa avviene in Senato, ma su base proporzionale regionale. Non solo, ora una coalizione può avere propri rappresentanti in Parlamento se supera il 4% dei consensi sui voti in ambito nazionale: in pratica, se un partito X della “coalizione X” prende l’1%, può aver diritto a schierare onorevoli e senatori; se un partito Y, invece, corre da solo e ha l’1% dei voti, non potrà entrare nelle Camere.

    Se fosse abrogata parte della legge, vi sarà un nuovo scenario: solo il partito che prenderà più voti usufruirà del premio di maggioranza e tutti i partiti, tralasciando quindi le coalizioni, saranno soggetti alla soglia di sbarramento al 4%. In Senato, invece, il limite passerà all’8%.

    Il terzo quesito (scheda rossa), in caso affermativo, cancellerebbe le “candidature multiple”: ora un politico può schierarsi in tutti i territori nazionali, decidendo il “destino” per gli altri membri della sua lista. Se passasse il “SI”, al contrario, i vari Berlusconi, Franceschini o Casini saranno presenti solo in una tra Lombardia, Puglia, Basilicata (ad esempio)

    Quorum permettendo. Se la “metà” degli aventi diritto non vota, la disciplina ora vigente, logicamente, rimane.

    Considerando che non è facile riassumere la materia ai minimi termini, si spera che essa sia un tantino più comprensibile… Strano: politici, giornali e diretti interessati non ne parlano troppo spesso.

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  • mar
    3

    La Repubblica ha pubblicato un articolo riguardante una diminuzione dei prezzi alla buvette del Senato: caffè, pasta, panini e altro costeranno di meno.

    Facciamo qualche paragone, giusto per capire quale sia la differenza in termini di potere d’acquisto: un parlamentare guadagna circa quindicimila euro netti al mese, e con questo ribasso, se acquista, ad esempio, solo caffè, potrà acquistarne 35714. Una persona che guadagna, per esempio, 1500 euro netti al mese (e sto parlando di una persona tutto sommato ricca) fuori dal Senato potrà acquistarne 1500, il 4,2%. Se dentro il Senato vi fosse la medesima politica di prezzo, di caffè potrebbero comprarsene meno della metà.

    A noi comuni mortali questo cambiamento non comporta granché, ovvero non dovrebbe esserci alcun aggravio di spesa ovvero ancora non dovrebbero succhiare altri soldi dalle nostre tasche. La multinazionale che ha vinto la gara d’appalto precisa che tale risparmio è dovuto a economie di scala, e cose del genere (ovvero economie dovute a innovazioni, sinergie, economie di scala o di scopo) avvengono in qualunque Paese ed economia con mercato efficiente, perché le imprese fanno a gara per aggiudicarsi l’appalto a prezzi minimi, ma con medesimi risultati in termini di qualità.

    Il punto è che l’efficienza e dunque il risparmio sembra valere solo all’interno della casta. Le altre gare d’appalto il più delle volte si traducono in spese che spesso e volentieri vanno ben oltre il preventivato; non solo, ma altrettanto frequentemente i costi sono diverse volte superiori ai medesimi prodotti e servizi di altri Paesi europei.

    Si può fare l’esempio delle infrastrutture (autostrade e ferrovie che costano miracolosamente tre, quattro, cinque volte quelle francesi o spagnole), ma pure in servizi che sono praticamente i medesimi. Qualche anno fa, per esempio, l’offerta Alice di Telecom Italia costava diverse volte in più della medesima offerta Alice che Telecom Italia proponeva ai clienti francesi (o altrimenti per lo stesso prezzo italiano, Telecom Italia forniva ai francesi molti più servizi). Striscia la notizia mandò pure il Gabibbo a chiedere spiegazioni. Era il lontano 2004, oggi Alice France è stata venduta (non riusciva a sostenere della sana concorrenza, la Telecom nostrana).

    I motivi di questi scempi sono due: il primo è il fatto che in Italia non c’è un mercato. Le imprese fanno comunella con il beneplacito dei politici (basti pensare che la nostra normativa antitrust è una barzelletta). Il secondo è il solito problema di tangenti che da sempre attanaglia il Paese, che spiegavo in dettaglio tempo fa: se le imprese devono pagare una tangente a un politico, esse scaricheranno il costo sulle spalle dei contribuenti italiani, ad esempio attraverso nuovi studi che mostrano che il piano non contemplava altri costi oppure costruendo grattacieli di cartone destinati a crollare alla prima pioggia.

    Può sembrare niente, e invece è tutto. Siamo pronti a sopportare tutto questo, spesso attaccandoci al politico locale che si preoccuperà di trovare una sistemazione per sé o per il figlio in cambio del voto suo e della propria famiglia. Magari nel breve periodo il sistema può funzionare, ma alla lunga collassa tutto.

    Svegliamoci, siamo già nel lungo periodo. Il collasso del Paese, di questo passo, è imminente.

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  • Cinguettii del 08-03-2010
    • Photo: rispostesenzadomanda: http://tumblr.com/xuj76ownq
    • "Amo non soltanto essere amato, ma anche sentirmelo dire." - G. Elliot (via simonecasadei) http://tumblr.com/xuj76owrm
    • #Napolitano : «il Paese crede nella Costituzione» Ma lui no.
    • Bravo Travaglio, bravo, accidenti: Napolitano ci sta straperculando http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/
    • Grandi interpreti (e come al solito Grande Disegni) http://bit.ly/9wmazM
    • In poche parole Maroni minaccia che se i giudici respingono il PdL a Roma si rinviano le elezioni. Non è un golpe, è una farsa.
    • Photo: Perché sono così imbecille da credere ancora nelle leggi e nello Stato? (Michele Serra) phonkmeister: http://tumblr.com/xuj76yri6
    • Ragazzi, ma neanche un golpe sapete fare? Ma siete proprio incapaci...
    • Il TAR ha stabilito che il #decreto interpretativo, semplicemente, non si può applicare: non è competenza dello Stato, ma della Regione. Tiè
    • Il Tar del Lazio apre un doloroso ombrello (sono sempre più criptico)
    • Il decreto a qualcosa è servito: oggi il PdL ha presentato la sua lista. Come se nulla fosse.
    • Capezzone: «Siamo in una situazione di profonda gravità» Guarda, lo shuttle te lo compro io, basta che non torni più
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