L'Olandese volante
Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito
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ott18
Il governo degli imputati, dei condannati e dei camorristi: cosa dice la fedina penale dei nostri ministri
Autore: Tooby; Categoria: Politica;View CommentsAi guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività resistere, resistere, resistere come su una irrinunciabile linea del Piave.
Con queste parole il 12 gennaio 2002 Francesco Saverio Borrelli, allora a capo della Corte d’Appello di Milano, apriva l’anno giudiziario, la prima dall’inizio del governo Berlusconi secondo (eletto nel maggio 2001). Oggi più che mai quanto disse Borrelli appare tristemente vero.
L’Italia è oggi guidata da una cricca di persone che definire statisti significherebbe insultare chi per l’Italia ha combattuto ed è morto (a cominciare da un Matteotti a caso e via a venire ai giorni nostri).
Sappiamo tutti che abbiamo un Presidente del Consiglio pluri-indagato, che non riesce a farsi assolvere, visto che crea su se stesso delle leggi a suo uso e consumo. Un premier che ha fatto del piano di rinascita democratica della loggia massonica sovversiva P2, cui era iscritto, il suo programma di governo, non ultima la separazione delle carriere dei magistrati, spettro del controllo che il governo vorrebbe avere sui pm.
Oggi scopro però scopro una cosa meravigliosa: un sottosegretario (Cosentino, nato a Gomorra) è accusato da ben cinque pentiti di essere affiliato al clan camorristico dei Casalesi, o meglio di essere a loro disposizione. Senza contare le parentele acquisite che lo legherebbero ai Casalesi. Insomma, mentre lo Stato dice di voler combattere la camorra e manda l’esercito, al ministero dell’economia un tizio “particolare” se ne sta comodamente seduto come sottosegretario, mica come addetto alle pulizie. La cosa è, al minimo, incoerente. Giustamente Maroni afferma che la lotta alla mafia si fa in silenzio, talmente in silenzio che i media ci ricordano solo delle stragi, ma non che nel governo c’è qualcuno accusato di essere colluso con i camorristi, e perfino legato da parentela. Ecco, questo è il silenzio della lotta alla mafia.
Cosentino si aggiunge alla lista dei ministri opachi che ho stilato tempo addietro, e che vengo qui a ricordare.
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ago15View Comments
L’ultima puntata di SuperQuark (ebbene sì, lo vedo, e allora?) ha trattato diversi argomenti interessanti e sempreverdi. Uno di essi riguardava le emissioni di CO2, quanta ne produciamo ogni giorno e quanta potremmo non produrne. La sorpresa era all’inizio del servizio, ma io la terrò per la fine di questo articolo.
Dovete sapere, e probabilmente sapete, che l’Italia ha firmato il protocollo di Kyōto, che obbliga i Paesi a ridurre le proprie emissioni di gas serra di una certa percentuale. L’Italia lo ha firmato nel 1998 e lo ha ratificato nel 2002.
Ebbene, ogni giorno ogni italiano, nella vita di tutti i giorni, è responsabile della produzione di circa 26 chilogrammi di anidride carbonica: moltiplicando per sessanta milioni di italiani, ogni giorno ne vengono prodotti 1 560 000 000 chilogrammi (e non stiamo contando industrie e cose simili).
Per limitare grandemente queste emissioni bastano pochi accorgimenti che non mutano la vita di tutti i giorni. Ne elenco alcuni:
- fare la doccia invece che il bagno;
- fare le scale invece che andare in ascensore (anche se quando porto dodici litri d’acqua per braccio su per tre piani un po’ mi manca
); - andare a piedi, in bici, in bus invece che in auto (evitando anche di trovare parcheggio);
- acquistare prodotti nostrani invece che d’importazione (costano un po’ di più ma si evitano le spese di trasporto e di solito sono migliori);
- spegnere computer, televisioni, eccetera quando non li utilizziamo;
- fare la lavatrice a basse temperature (a meno che non sia uno sporco ostinato, certo
)
Cose del genere ci fanno risparmiare ogni giorno non solo sulla bolletta (e visti gli aumenti prossimi venturi non sarebbe male), ma anche cinque chili di CO2, vale a dire circa 300 000 000 chilogrammi al giorno, ovvero circa 110 000 000 000 chilogrammi, ovvero 110 milioni di tonnellate.
La cosa può sembrare scema, ma l’Italia dovrebbe tagliarne solo 100 milioni per essere in regola con il protocollo di Kyōto. Allora è facile, direte voi. Ma l’Italia, dal 1990 al gennaio 2008 ha aumentato le emissioni del 12,5%, mentre avrebbe dovuto abbatterle del 6,5%. C’è tempo fino al 2012 per farlo.
Non solo: i gas serra che il protocollo vuole diminuire sono ben sei, ed è quindi ovvio che il singolo cittadino non può farcela senza l’aiuto e il coordinamento del Governo. Che però dorme.
Purtroppo il ministro dell’Ambiente è Stefania Prestigiacomo, imprenditrice (ma và?) nel settore plastico (!), con all’attivo diversi casi di operai misteriosamente malati ai polmoni. Finora la Prestigiacomo l’ho sentita nominare nei media solo per questa pazzia. Siamo davvero in buone mani.
E arriviamo adesso alla chicca finale: dal primo gennaio 2008 l’Italia, per avere non solo diminuito, ma anche aumentato le emissioni di gas serra, sta maturando una multa di cinque milioni di euro al giorno. Al momento questa multa ammonta a circa un miliardo di euro: questo significa che se non saremo in regola entro il 31 dicembre 2012 dovremo pagare la bellezza di sei miliardi di euro (a onor del vero, il DPEF del 2007 prevedeva una perdita di tredici miliardi).
Ovviamente nessuno ne parla: negli ultimi mesi la cronaca politica ci ha beato con baruffe sul lodo Alfano a uso e consumo di Berlusconi, di un’emergenza rifiuti in Campania risolta mettendo l’immondizia sotto il tappeto e manganellando chi lo sottolineava, mentendo sulla crisi Alitalia, parlando di un’emergenza sicurezza che rasenta le leggi razziali e conseguente dispiegamento di soldati in strada, dispiegamento non solo inutile (si leggano questo e questo – stranamente sono i giornali esteri a farci notare che l’Italia è uno dei Paesi più sicuri d’Europa, alla faccia degli allarmismi interessati di Berlusconi), ma pure dannoso (e questo non lo dico io, ma quel comunista di Gianni Alemanno che li ha cacciati dal centro storico per non spaventare i turisti – è una simpatica operazione di facciata, una trovata mediatica, visto che questi soldati non possono fare niente), giusto per elencare alcune cose.
Vedendo queste cifre, anche i milioni di euro che avremo perso per sempre il primo gennaio prossimo grazie alla legge Gasparri (a uso e consumo di Berlusconi) sembrano spiccioli. E persino le quote latte saranno nulla al confronto. Ma l’importante è che Silvio sia felice, e possa raddoppiare la sua bellissima casetta in quel di Arcore dove potrà passeggiare spensierato con le sue amichette: tanto le multe che prende lui le paghiamo noi.
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mag8
Lista nuova, vita vecchia
Autore: Tooby; Categoria: Politica;View CommentsCome molti sapranno, Silvio Berlusconi è diventato il nuovo presidente del Consiglio italiano. Ieri aveva presentato una lista di ministri che a me è parsa abbastanza particolare. Vediamo alcuni esempi (tratti dalle relative voci su Wikipedia):
- Roberto Maroni è il nuovo Ministro dell’Interno. Maroni, politicamente, è della Lega Nord, partito che da sempre chiede la secessione: questo mi rende perplesso riguardo il problema “Qual è l’Interno per un secessionista?”. La risposta più ovvia mi sembra la Padania. Maroni è stato inoltre condannato definitivamente per resistenza a pubblico ufficiale: mi pare quindi abbastanza coerente porlo al vertice di una struttura cui fa capo la Polizia di Stato;
- Franco Frattini è il nuovo ministro degli Esteri. Talmente europeista da essere stato censurato dal Parlamento europeo per avere attaccato la libertà di circolazione all’interno della UE;
- Giulio Tremonti è il nuovo Ministro dell’Economia. Un ministro sentimentale, oserei dire, visto che ieri sera ha affermato davanti a Gianni Minoli che «l’economia non è così importante». Spicca per il fatto che chiede nazionalizzazioni in un momento in cui l’Europa ci chiede più liberalizzazioni. Sono d’accordo con lui quando parla di intervento pubblico nell’economia in generale, ma questo vale per altri Paesi, non per l’Italia, dove c’è il problema opposto. Ma ha una certa tendenza a sentirsi onnipotente, e dubito capirà. In due parole: idee buone, intenzioni sbagliate;
- Ignazio La Russa è il nuovo ministro della Difesa. Se non guardo a motivazioni riguardanti la spartizione delle poltrone, non riesco a capire perché debba farlo lui;
- Angelino Alfano è il nuovo ministro della Giustizia. Siciliano laureato in giurisprudenza, ha all’attivo un bacio ad un boss della mafia. Milita in Forza Italia. Non c’è bisogno di commenti;
- Mariastella Gelmini è il nuovo ministro dell’Istruzione. Ennesimo avvocato ministro. Una delle preferite di Berlusconi. Non capisco perché abbia avuto questo incarico (sempre tecnicamente parlando);
- Maurizio Sacconi è il nuovo ministro del Welfare e della Salute. Sacconi ha ricevuto una lettera da Marco Biagi, il quale lamentava la mancanza di una scorta, poco prima che questi venisse ucciso. Che fine abbia fatto quella lettera non si sa: mi pare comunque simpatico che Sacconi occupi il posto già occupato in precedenza da Maroni, il quale scrisse una legge intitolata, ingiustamente, Legge Biagi (poi Legge Maroni, visto che Biagi non c’entrava un ca***);
- Stefania Prestigiacomo è il nuovo ministro dell’Ambiente. La donna giusta al posto giusto: è figlia di imprenditori che operano nel polo petrolchimico più grande d’Europa, un simpatico esempio di disastro ambientale;
- Sandro Bondi è il nuovo ministro per i Beni Culturali: Tremonti non farà fatica quando dichiarerà di voler vendere il Colosseo (ma di Bondi abbiamo già parlato, anche se non è finito all’Istruzione, è rimasto fra i ministri);
- Umberto Bossi è il nuovo ministro delle Riforme. Ha l’idea fissa del federalismo fiscale, non dubito che proseguirà su questa strada anche in questa legislatura (l’ha già affermato), nonostante la proposta sia stata bocciata nel 2006 dal popolo italiano (e bollata sostanzialmente come estremismo dal mio manuale di Amministrazioni Pubbliche – ma questa è un’altra storia). Ah, ovviamente non dimentichiamo che Bossi è stato condannato in via definitiva a otto mesi per avere ricevuto una tangente (la celeberrima maxitangente Enimont), condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi di reclusione per vilipendio alla bandiera (aveva affermato che il tricolore lo usava per pulirsi il cu*o), nuovamente condannato in via definitiva per vilipendio alla bandiera (stavolta aveva chiesto a una signora di usare la bandiera per pulire il ces*o), salvato dal carcere prima dall’insindacabilità parlamentare (annullata dalla Consulta), quindi da una legge ad personam che ha derubricato il reato, condannato quindi al pagamento di una multa, che neppure voleva pagare (ma la Cassazione ha detto che deve farlo). Con questo curriculum di tutto rispetto, Bossi ha giurato oggi sulla Costituzione italiana (potete provare la stessa sensazione che ha provato Bossi in quel momento, giurando solennemente su un rotolo di carta igienica);
- Roberto Calderoli è il nuovo ministro della Semplificazione Legislativa (mi chiedo se sia in grado di pronunciare la propria carica). Di Calderoli ho già detto (basti aggiungere che è indagato per la scalata Antonveneta del 2005 – solo indagato);
- Raffaele Fitto è il nuovo ministro per gli Affari Regionali. Esponente di Forza Italia, è indagato per corruzione, falso e illecito finanziamento ai partiti. Anche lui salvato dall’im[p|m]unità parlamentare?
- Mara Carfagna è il nuovo ministro delle Pari Opportunità. Altra preferita di Berlusconi, quanto a pari opportunità, non la batte nessuno: anche lei ha rinfocolato il mito della donna oggetto (di cui la televisione commerciale – Mediaset in primis – si è fatta promotrice), facendo la modella (anche senza veli) e la valletta. Ma dico io, una donna soldato, una top manager, anche una donna che è in politica da anni, non si poteva avere su questa poltrona? Volere pari opportunità, evidentemente, significa volere essere più gnocca. Almeno per Silvio;
Qualche statistica:
- Dodici ministri su ventuno provengono da Forza Italia: una simile maggioranza fa sì che Berlusconi possa dirigere il Consiglio dei Ministri anche contro la volontà degli alleati (e questo mi fa un po’ rabbrividire);
- Quattro ministri su ventuno sono donne: il governo Prodi ne aveva sei su venticinque. In percentuale, per Prodi il 24% dei ministri erano donne, per Berlusconi si scende al 19%;
- Tre donne-ministro su quattro sono di Forza Italia;
- L’età media per le donne ministro è di 35 anni e tre mesi; l’età media per gli uomini ministro è di 54 anni e due mesi (non ho contato Letta e Bonaiuti, che non sono ministri, ma che avrebbero alzato ancora di più la media-, inoltre eliminando il più vecchio, Silvio Berlusconi, si scende a 53 anni e due mesi, mentre per le donne, eliminando la più vecchia, l’età media scende a 33 anni);
Non so a voi, ma a me questo fatto delle donne ministro preoccupa: niente contro le donne ministro in sé, ma il fatto che in questo governo vi siano vent’anni di differenza fra uomini e donne mi sembra patologico. Si pensi ad esempio che il più giovane degli uomini ministro (Raffaele Fitto, 38 anni) ha appena quattro anni in meno di Stefania Prestigiacomo, la più anziana fra le donne. Mi sembra perlomeno curioso che il detto “Largo ai giovani” valga solo per le donne: gli under 40, fra gli uomini, sono due (su diciassette), mentre le donne under 40 sono tre (su quattro).
A me il sospetto che le donne siano state chiamate a diventare ministro più per ragioni estetiche e per ragioni di attitudine all’essere “richiamate all’ordine” che per competenze. E il sospetto di rafforza se si pensa che tre donne su quattro siano di Forza Italia, e che siano alcune delle (ormai innumerevoli) preferite del Cavaliere (che si diceva amare le donne in posizione orizzontale).
Considerando tutto questo, curriculum e statistiche, il Governo Berlusconi IV non può fare altro che preoccuparmi: se da una parte spero che cada (perché se il buongiorno si vede dal mattino, rischiamo di fare la fine della Birmania), dall’altra mi auguro che duri a lungo e faccia bene, perché il Paese ne ha veramente bisogno.
A dir la verità, ci sono altre alternative; che faccia bene e cada presto e che duri a lungo e faccia male. L’ultima opzione, purtroppo, mi sembra la più probabile.
Speriamo non finisca troppo male…
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- Che la Lombardia...
... sia messa male, molto male, lo dico anche io che, tutto sommato, ci vivo da pochi anni. Ma che lo dica anche Umberto Bossi, che la Lombardia la governa da decenni insieme a quel Formigoni di cui vogliono (probabilmente in modo illegale) la rielezione, mi sa veramente tanto di presa in giro. La Lega, insieme ad una destra incapace, è il primo responsabile di questo fallimento ultradecennale, e si spera che prima o poi vengano puniti dalle urne.
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