Tooby, L'Olandese volante

Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito

  • mar
    23

    In un editoriale di ieri Mario Monti mette in luce un problema piuttosto grave che però i governi del mondo non sembrano essere tanto propensi ad affrontare.

    In questi mesi si parla tanto delle nuove regole che il G8/G20 vogliono imporre alla finanza internazionale perché non si ripeta quanto stiamo vivendo in questi mesi.

    Il problema che però in questi tempi di vacche magre sta venendo alla luce è quello delle disuguaglianze fra gli Stati e all’interno degli Stati, ovvero la vecchia storia dei più ricchi che diventano sempre più ricchi e dei poveri che diventano sempre più poveri.

    Questa situazione è particolarmente pericolosa, perché la pressione delle più ampie fasce della popolazione, quelle povere, può portare i governi in cerca di consenso ad attuare forme di protezionismo (come sta facendo Nicolas Sarkozy, con tasse tagliate alle imprese che restano in Francia) o addirittura a scadere in modelli non democratici, come avvenne nel primo dopoguerra, quando sorsero i governi fascisti in Europa.

    Ora, per quanto riguarda le differenze fra gli Stati, i governi stanno provando a rendere meno grave il problema, poiché questo favorisce il commercio internazionale. Insomma, ci stanno provando.

    All’interno degli Stati, però, il problema è di più difficile soluzione. Chi possiede il capitale ha la possibilità di spostarli velocemente dove ci sono le condizioni più favorevoli (si chiama David Mills, lui crea società alle isole Cayman e si spostano i denari da quelle parti, per esempio). In altre parole, i soldi vanno dove si pagano meno tasse.

    Questo significa, innanzitutto, che i governi, per “convincere il capitale” a rimanere all’interno del Paese, e magari a farne entrare altro dall’estero, devono assicurargli meno tasse rispetto a quante ne pagherebbero in altri Paesi. Ad esempio in Italia le rendite finanziarie sono tassate pochissimo, a dispetto di una pressione fiscale complessiva altissima.

    In questo modo, però, i governi, per coprire i buchi, sono costretti a tassare sempre più ciò che non può spostarsi facilmente, ovvero tassano il lavoro. È un fatto che in Italia i lavoratori dipendenti paghino la maggior parte delle tasse, mentre altre categorie sono allegramente agevolate (quando non evadono). In questo modo, però, si esaspera la condizione di chi non può sfruttare la globalizzazione per avere condizioni migliori: l’industriale può spostare la produzione in Cina e guadagnare sul minore costo del lavoro; ma l’operaio cosa dovrebbe fare? Andare in Cina, dove c’è sì lavoro, ma sottopagato e senza diritti?

    Per evitare una simile situazione i governi finiscono inevitabilmente per diventare protezionisti: faranno pagare meno le tasse alle imprese, ma per tappare il buco dovranno tassare ciò che non può spostarsi (il lavoratore, ad esempio).

    Si innesca una gara fra Stati a chi fa pagare meno tasse, che accentua le disuguaglianze, che colpisce i più deboli, che dovranno subire quei tagli con conseguenze sociali e politiche che nessuno vuole (ovvero protezionismo e fine della democrazia).

    Qualche conclusione: per evitare di innescare questa gara assurda, dice Monti, una delle priorità del G8/G20, oltre alle regole per la finanza, dovrebbe essere armonizzare le fiscalità fra gli Stati, far venire meno l’incentivo a spostare il capitale in giro per il mondo, per rifornire risorse ai bilanci degli Stati per mettere in atto delle vere politiche redistributive per sostenere le fasce più deboli della popolazione, non degli interventi inutili ed effimeri, come la social card, che ha arricchito solo Mastercard. In altre parole, rifornire gli Stati di armi per combattere tendenze catastrofiche.

    Infine non può mancare la polemica interna. Il buffone prescritto di Arcore tutto questo non vuole capirlo: lui vuole che il G8/G20 regolamenti internet. Dopotutto lui ha maree di rendite finanziarie, sulle quali continua a pagare tasse irrisorie; lui ha fatto la sua fortuna spostando denari fra le sue holding in Svizzera; lui favorisce assurdamente i ricchi, categoria di cui fa parte, non ultimo il piano casa, che permetterà a chi ha già tanto (una grande casa) di espandersi del 20%, mentre non favorirà chi vive in case più piccole, che al massimo ricaveranno uno sgabuzzino sul balcone, ma soprattutto chi una casa non se la può permettere (il 20% di zero è zero, no?).

    Panem et circenses, social card e televisioni. E il popolo sarà contento. E se cominceremo a sfociare (di nuovo) nel fascismo, beh, tanto meglio. Per lui.



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  • giu
    3

    Oggi l’Ecofin ha ufficialmente fermato la procedura di infrazione contro l’Italia per avere superato il tetto del 3% nel rapporto deficit/PIL.

    Già prima delle elezioni, avevo parlato dell’azione dell’ultimo governo Prodi per quanto riguarda la politica economica, e avevo già detto che ciò che era stato fatto andava nella direzione giusta. Oggi l’Ecofin ce lo ha confermato. Alcuni estratti dall’articolo sullinkato, però, vanno evidenziati.

    L’Ecofin prende atto di come il rapporto tra deficit e Pil in Italia “è aumentato al 4,2% nel 2005, prima di scendere al 3,4% nel 2006 e all’1,9% nel 2007, con un aggiustamento del bilancio del 3% del Pil nel periodo 2006-2007, ben al di là degli sforzi raccomandati dal Consiglio”.

    Come avevo scritto in precedenza, il passato governo Berlusconi aveva avuto il demerito di far schizzare il debito pubblico ben oltre il tetto nel 2005. Nel 2006 e nel 2007, invece, il rapporto è felicemente crollato, ed è avvenuto durante il governo Prodi (il piccolo calo del 2006, tuttavia, andrebbe attribuito a entrambi i governi Berlusconi e Prodi, ovviamente in proporzione – il governo Prodi si è insediato a maggio 2006).

    “Per quel che riguarda il debito dell’Italia – si legge nella decisione del’Ecofin – dopo essere sceso per un decennio appena sotto il 104%, nel 2004 è rimasto ben al di sopra del tetto Ue del 60%. E’ poi aumentato del 2% nel 2005 e di un ulteriore 0,6% nel 2006, prima di calare di nuovo al 104% nel 2007.

    Il rapport debito/PIL, come avevo già scritto, è aumentato durante il governo Berlusconi, per scendere decisamente sotto Prodi. Insomma, come sopra: delle prove difficilmente confutabili del fatto che la politica di Padoa-Schioppa è stata intelligente e orientata al lungo periodo. Un’opera interrotta bruscamente, in favore di un ritorno al passato, soprattutto grazie ad un’infame opera dei mass media che hanno convinto gli italiani di pagare più tasse.

    All’uopo, giusto per fare un esempio, Studio aperto, presunto telegiornale di Italia 1, Mediaset, prima delle elezioni del 2006, paventava lo spettro del ritorno di Visco al ministero dell’Economia, dipingendolo esplicitamente come un vampiro (satira? può darsi…ma un telegiornale che fa satira non è un telegiornale, è un varietà). A governo Prodi insediato, poi, aveva detto che gli italiani pagavano più tasse, parlando solo di pressione fiscale ma non facendo esemplificazioni corrette sul risparmio che invece gli italiani hanno avuto (come ho già scritto, sotto Prodi hanno pagato più tasse solo i ricchi e gli evasori). Sotto Berlusconi, invece, il medesimo telegiornale decantava meravigliato il clamoroso risparmio che gli italiani avrebbero avuto dal taglio dell’ICI e altre cose, prendendo giustamente i risparmi massimi, ma non quelli medi.

    Stranamente, però, non ha ricordato che questi tagli (soprattutto l’ICI, la tassa più federalista d’Italia, che la Lega avrebbe dovuto difendere con i denti, se avesse avuto un po’ di coerenza) se da un lato ci fanno risparmiare (forse), dall’altro ha conseguenze nefaste: come scrive questo articolo, a seguito del taglio dell’ICI, sono stati tagliati i fondi per i trasporti, per l’ambiente, per la ricerca e il fondo contro la violenza sulle donne (istituito nel 2007 dal governo Prodi). Insomma, risparmiamo qualche centinaio di euro, ma avremo tram, bus, metro sporchi, in ritardo (a meno che non alzino i prezzi dei biglietti, come temo faranno, e il risparmio andrà a quel paese), avremo più inquinamento, la rete idrica, che già fa schifo, continuerà a peggiorare, si darà un altro simpatico colpo di grazia alla ricerca. Alle donne vittime di abusi in casa, alle ragazze-madri senza un tetto e ai loro figli, il governo Berlusconi risponde con un civile “Cazzi vostri”. La Carfagna, che avrebbe dovuto difendere queste donne, si preoccupa di insultare gli omosessuali.

    Mi chiedo dove andremo di questo passo: ricordiamo che Berlusconi ha promesso di abolire anche il bollo auto e che a gennaio dovremo pagare qualche miliardo di euro grazie al conflitto di interessi in capo a Berlusconi, che sta cercando di difendere con le unghie e con i denti la sua rete abusiva, Rete 4. Questi miliardi da dove arriveranno? Da una nuova tassa Berlusconi o da altri tagli, non ci sono molte alternative . E vogliamo ricordare il famigerato federalismo fiscale che rischia di dare il colpo di grazia al Sud?

    E infine, non dimentichiamo che la situazione economica del nostro Paese è ancora terribile.

    Il debito pubblico dell’Italia però, nonostante una lieve flessione nel 2007, “resta il più elevato tra gli Stati membri dell’Ue”

    Ho già detto che il malgiorno si vede dal mattino. Ancora una volta, incrociamo le dita e speriamo non vada troppo male…

    UPDATE ore 20:05: il Sole 24 Ore ci informa che la mancata assegnazione delle frequenze a Europa 7 (e di conseguenza, il conflitto di interessi in capo a Berlusconi) ci costerà «2,169 miliardi in caso di attribuzione delle frequenze, 3,5 miliardi in caso contrario». Mentre Berlusconi guadagna grazie a Rete 4, gli italiani dovranno pagare ALMENO 2 miliardi di euro. E se Berlusconi non si toglierà una rete, il risarcimento salirà ancora. E non dimentichiamo che dal gennaio 2009 pagheremo 3-400 mila euro al giorno di multa a partire dal 2006 (per un totale di almeno 300 milioni di euro), sempre per permettere a Rete 4 di rimanere abusivamente in onda. Tutto questo è favoloso!

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  • mar
    29

    Girando in rete ho trovato questa presentazione (messa anche in video con commento audio), da parte di un gruppo denominatosi quattrogattiLSE. Tratta di cose come debito pubblico e pressione fiscale, temi che sono all’ordine del giorno, ma che vengono usati in modo demagogico (e a  volte dimenticati).

    Ho trovato questo studio molto semplice da comprendere, e molto ben fornito di fonti (quindi non dice cazzate). In ogni caso, cercherò di rendere la spiegazione ancora più semplice con alcune spiegazioni.

    Per prima cosa il debito pubblico: pensiamo all’Italia come una famiglia. Attualmente questa famiglia guadagna ogni anno 100 euro e ha debiti per 106. I suoi debiti sono maggiori di quanto guadagnato. Questo vuol dire che se la famiglia usasse tutto lo stipendio annuale per pagare il debito (non comprando cibo, vestiti, non usando acqua potabile, elettricità, telefono, etc.), non riuscirebbe comunque a liberarsi dai debiti. E quei debiti non pagati producono nuovi interessi, e quindi nuovi e maggiori debiti. Questa è la situazione dell’Italia oggi.

    Questo debito è nato negli anni ’70 e ’80, quando i vari governi hanno preferito indebitarsi, scaricando, di fatto, il debito su di noi e sulle generazioni future. Non c’è nulla di male a indebitarsi, ma il problema è che i governi degli anni ’70 e ’80 non hanno usato i soldi per comprare, poniamo, libri per i propri figli (le generazioni successive), perché si istruissero, ma hanno preferito usare ([gran] parte di) quei soldi per comprare dei cibi più costosi per se stessi. In altre parole, i governi passati sono andati in un ristorante a dodici stelle, mangiato manicaretti costosissimi, e hanno detto al cameriere che avrebbero pagato i figli (le generazioni successive). Ma i figli, non avendo studiato, sono dei disoccupati oppure hanno un lavoro che non permette loro di pagare i debiti dei genitori, quindi devono scaricare il debito (maggiorato) sui propri figli. E così via. Attualmente paghiamo circa 70 miliardi di euro di interessi ogni anno (sono 135mila miliardi di lire che ogni anno buttiamo a mare).

    Se poi i figli hanno un’emergenza e devono indebitarsi (per esempio, perché uno di loro ha un tumore – ovvero lo Stato ha bisogno di denaro per rifare le strade), non possono farlo perché hanno già molti debiti. Il tumore non viene curato e il figlio muore (senza strade, senza infrastrutture lo Stato muore → si impoverisce, passa dal primo al secondo o terzo mondo).

    I dati fanno notare che con il risanamento del centrosinistra e l’arrivo dell’euro hanno dimezzato il costo del debito pubblico. Quindi chi dà all’euro la colpa della nostra “povertà” è un povero coglione. L’euro ci ha salvato da un destino ancora più nero di oggi.

    Come diminuisce il debito? La presentazione inserisce la definizione di avanzo primario: per spiegarlo in modo semplice, ritorniamo all’esempio precedente. La nostra famiglia che guadagna 100 euro l’anno, alla fine dell’anno ha speso 99 euro (per il cibo, i vestiti, la benzina, il telefono, etc più gli interessi sul debito). Quell’euro (l’avanzo primario) va a pagare il debito che quindi da 106 euro passa a 105.

    Per quanto riguarda l’avanzo primario, la presentazione fa notare (dati alla mano) che l’avanzo primario con il centrosinistra è stato nettamente maggiore di quello del centrodestra: il centrosinistra ha risparmiato di più. In altre parole, il centrosinistra ha fatto qualche sacrificio perché i figli (le generazioni future) dovessero pagare meno debiti. Il centrodestra ha fatto meno.

    Si passa poi alla pressione fiscale. La pressione fiscale è il rapporto fra le entrate dello Stato e il PIL. Prima puntualizzazione: le entrate dello Stato non sono solo le tasse. Ci sono molte altre entrate.

    La presentazione pone questa domanda: la pressione fiscale è aumentata con l’ultimo governo Prodi? La risposta è sì. Infatti si fa anche notare che le entrate dello Stato sono aumentate. Ma non solo: con il governo Prodi c’è stata una lotta all’evasione fiscale, che ha contribuito a tale aumento.

    Infatti, se il PIL è di 100, e le entrate fiscali sono 40, la pressione fiscale è al 40%. Se gli evasori vengono costretti a pagare le tasse (diciamo per 10), la pressione sale al 50%. Ma abbiamo pagato più tasse? La risposta è no: semplicemente adesso pagano le tasse anche coloro che prima non le pagavano.

    Quindi, quando Berlusconi fa il demagogo populista, e dice che il centrosinistra ha messo le mani nelle tasche degli italiani, mente. O per propaganda o per ignoranza. Ma mente.

    Come fa vedere la presentazione, il centrosinistra ha aumentato sì la pressione fiscale, ma in gran parte (almeno la metà) l’aumento non è dovuto alle tasse.

    Quindi la presentazione passa ad esaminare le riforme fiscali degli ultimi due governi.

    Primo punto: l’evidenza dimostra che il centrodestra ha effettuato una politica fiscale che ha aumentato il debito pubblico. Il governo di centrodestra ha abbassato le tasse, ma in modo insostenibile. Nel lungo periodo ci ha reso più poveri. Ma non solo.

    Nel secondo punto, si fa notare che entrambi i governi (di centrodestra e di centrosinistra) hanno effettuato tagli alle tasse. Ma con delle grosse differenze.

    Con il centrodestra, i più poveri non hanno risparmiato quasi nulla di tasse, mentre i più ricchi hanno risparmiato (in percentuale) quasi quanto quelli meno ricchi. In termini assoluti, comunque, il più ricco ha risparmiato più del meno ricco (come dimostra la presentazione).

    Con il centrosinistra, i più poveri hanno risparmiato poco meno dei meno ricchi, ma il dato più significativo è il fatto che i più ricchi (quelli che guadagnano 90mila euro o più l’anno) hanno pagato più tasse (e forse per questo Berlusconi, che era il più ricco d’Italia, si è incazzato: perché il governo Prodi ha messo le mani nelle sue tasse). Infatti per loro il risparmio è negativo.

    Il fatto che il più ricco debba pagare più tasse non è semplicemente una cattiveria: è un dettato costituzionale (art. 53).

    In ogni caso, fa notare la presentazione, entrambe le riforme non hanno favorito le fasce più povere.

    Adesso faccio qualche considerazione: innanzitutto, non credo che il centrodestra sia formato da cretini. Non ritengo gli elettori di centrodestra degli imbecilli. Voglio solo ribadire quanto le pagine di questo blog dicono da giorni: il problema dell’Italia è Berlusconi. Io sono certo che altri politici, senza Berlusconi (e penso a Fini o Casini, per esempio), avrebbero preso altre strade, e staremmo meglio.

    Invece a capo del centrodestra c’è una persona che (come dimostra la presentazione, con dati OCSE, Istat, Eurostat – che non sono istituzioni comuniste) ha sfasciato i conti dello Stato che il centrosinistra aveva cominciato a risanare (e i dati continuano a confermarlo). Lo ha fatto con provvedimenti inefficaci se non dannosi (come i condoni e le leggi ad personam).Non solo.

    Berlusconi ha anche usato lo Stato per il proprio interesse, e questo è provato da due fatti: in primo luogo con provvedimenti ancora dannosi per il Paese, ma stavolta efficaci…per lui, la mafia e i criminali comuni. Ma soprattutto per il problema tasse. Berlusconi afferma che il centrosinistra ha messo le mani nelle tasche degli italiani: ma questo non è vero. Il centrosinistra ha messo le mani nelle tasche dei più ricchi, e lui, essendo il più ricco d’Italia, ne ha risentito più degli altri. E per questo è incazzato. E adesso cavalca l’onda della recessione e dell’inflazione per far credere a chi è più povero di lui che il centrosinistra lo ha impoverito: fa incazzare anche chi non ha pagato più tasse, ma addirittura di meno. Ma la recessione non è semplicemente colpa del centrosinistra, ma di un’intera congiuntura economica mondiale. E soprattutto gran parte dell’inflazione è colpa del governo Berlusconi: quanti di voi ricordano che l’euro è arrivato nelle nostra tasche durante il governo Berlusconi, nel 2002? E quanti di voi ricordano che il governo Berlusconi ha dimenticato di vigilare sugli aumenti durante il cambio? Ma lui era troppo impegnato a salvare la propria pelle, oltre a farla al Paese intero.

    Berlusconi, l’uomo pagliaccio ormai in definitivo declino politico, prende in giro l’Italia facendo spettacolari giochi d’acrobata, tenendo i suoi spettatori con il naso all’insù, mentre qualcuno svuota loro le tasche. Costui dice ai cittadini le cose che i cittadini vogliono sentirsi dire, ma queste cose sono false, e fanno male alla politica italiana, perché sono menzogne totali raccontate per accalappiare elettori, spostando l’attenzione sui problemi reali del Paese. E i colpi di scena che quest’uomo mette in gioco? Il taglio dell’ICI? Ma andiamo, l’italiano medio spende poche centinaia di euro di ICI, a differenza di Berlusconi, che pagherà chissà quanto per la sua villa ad Arcore, senza dimenticare la villa in Sardegna e tutte le altre case. E la cordata Alitalia? L’abbiamo detto ieri, solo un altro metodo di fare campagna elettorale sulla pelle dei ventimila dipendenti di Alitalia e dei molti altri dell’indotto, mentre qualcuno speculava sui rialzi e i ribassi causati dagli annunci contraddittori e supersmentiti di Berlusconi.

    Quest’uomo fa il proprio interesse sulla nostra pelle, si arricchisce a nostre spese. Dovremmo finalmente aprire gli occhi e renderci conto che solo quando lui se ne andrà, l’Italia potrà ripartire. Fino ad allora, il Paese andrà a fondo perché lui lo userà per galleggiare: rialzati, Italia, così lui potrà galleggiare meglio.

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