L'Olandese volante
Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito
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apr22
Ma che bel risiko palazzinar-bancar-sindacal-politico! (tutta monnezza)
Autore: Tooby; Categoria: Economia;View CommentsVoi tutti avrete sentito dire che a Milano si terrà l’esposizione universale (Expo) fra qualche anno. E sapete pure che c’è una bella banda di palazzinari (Impregilo in testa) che si frega le mani pensando agli edifici che dovranno essere costruiti in centro Milano (e secondo me inutili), fra i quali il bellissimo grattacielo-banana (si nota il sarcasmo?). Ora ascoltate questa meravigliosa storia, per farvi capire come sia fangoso il dietro le quinte della politica e dell’economia italiana, visto che in tv non lo raccontano, mentre i quotidiani, come la Repubblica, lo ficcano in pagine che il lettore medio non legge mai.
Dunque ci sono questi palazzinari che, ovviamente, prima di costruire i grattacieli, li vogliono vendere. Sono andati quindi alla ricerca di acquirenti, come banche e assicurazioni; ad esempio Unicredit, che doveva addirittura trasferirsi armi e bagagli nei nuovi edifici e nel grattacielo banana. Poi è arrivata lo scoppio della bolla delle case, la crisi finanziaria e quella economica. E queste banche e assicurazioni si sono tirate indietro. Terrore fra i palazzinari: e ora che si fa? Non possono certo investire rischiando, non sono mica imprenditori! E kaboom, rischia di saltare un grande affare per i palazzinari (grattacieli in centro Milano), oltre che l’Expo, pedina del grandioso disegno di rilancio del governo Berlusconi (se, come no).
Qui entra in gioco una banca, la Banca Popolare di Milano, un istituto tutto sommato piccolo rispetto ai colossi, ma dalle grandi potenzialità, che non riesce ad accasarsi (da qualche anno, infatti, le banche italiane si stanno fondendo in grandi gruppi, tuttavia BPM è rimasta sola). La banca, grazie alla gestione dell’attuale presidente, Roberto Mazzotta, è riuscita a costruire un buon patrimonio, che verrà rafforzato con i Tremonti Bond. Un bocconcino succulento, considerando che sta vivendo un periodo difficile a causa di problemi di politica interna: già nel 2007 la Banca d’Italia è intervenuta perché la governance della banca faceva acqua.
Intanto Mazzotta aveva tentato qualcosa che non era ben visto dall’ambiente: la fusione con la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, fusione che avrebbe scombinato gli equilibri di potere interno. In altre parole, infatti, i sindacati hanno boicottato l’operazione, perché avrebbe comportato un ridimensionamento del loro potere.
All’interno di BPM, infatti, i quattromila (o seimila) dipendenti hanno un grande peso (BPM è una cooperativa), e dunque i sindacati chiedono sempre maggiori poteri. All’assemblea che si terrà sabato i sindacati hanno presentato un loro uomo, Massimo Ponzellini, quale candidato presidente contro Mazzotta. È una battaglia senza esclusione di colpi, che i due stanno combattendo anche sul web.
Come si è arrivati a scegliere Ponzellini? Qui entra in gioco Cesare Geronzi, attuale presidente di Mediobanca e condannato e indagato per bancarotta e frode, uomo che, in forza di questo grande curriculum, gioca un ruolo eccezionale nella finanza italiana. All’interno di Mediobanca, però, non comanda solo lui: c’è anche gran parte dell’imprenditoria italiana, fra i quali i palazzinari dell’Expo, e ovviamente Impregilo.
Ma perché sottolineo il ruolo di Impregilo? Eccoci arrivati al punto: Ponzellini è presidente di Impregilo e non sogna neanche di dimettersi da quel ruolo, pur essendo palese il conflitto di interessi che nascerebbe nel caso diventasse presidente di BPM.
Il piano è dunque chiaro: Geronzi vuole la succosa banca definitivamente nella sua orbita, i palazzinari vogliono una banca che prenda il posto di Unicredit e delle altre che hanno dato forfait nell’affare Expo. Parliamo di dieci miliardi di euro che la banca travaserebbe nei cestini della merenda dei palazzinari senza nulla in cambio, se non, ovviamente, concessioni ai sindacati. Grazie alla sua solidità finanziaria, infatti, BPM rischirebbe al massimo perdite per 2 miliardi, dunque è un pezzo sacrificabile.
Problema: la Consob, su pressione di Bankitalia, si è ovviamente incazzata, perché in BPM non si capisce una mazza. Da come si muovono alcuni centri d’interesse sembra che vi sia un patto di sindacato non dichiarato, e, se questo dovesse essere accertato, si arriverebbe al congelamento del diritto di voto, scombinando i piani della conquista di BPM.
Per arrivare alla conclusione favorevole a Geronzi e compagni di merende serve dunque la benedizione di Roma, ovvero del governo. Ma anche questa non mancherà di arrivare: Tremonti ha già dato l’approvazione per Ponzellini il 3 aprile scorso, ed è interesse del governo che l’Expo vada a gonfie vele, almeno dal lato affaristico.
Mazzotta, che ha fatto sinora un buon lavoro, rischia tuttavia di andare a casa per speculazioni che interessano politica, affari e sindacati, in un miscuglio che rappresenta la parte peggiore dell’economia parassita italiana (quella di CAI, insomma, che sono gli stessi furbetti del quartierino che stanno tessendo questo affare tutto italiano).
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nov30
Marcegaglia morde e fugge: altro che 2013, concluso l’accordo con AirFrance venderà le sue quote CAI
Autore: Tooby; Categoria: Politica;View CommentsRicordate che i soci della Compagnia Aerea Italiana (CAI) avrebbero dovuto avere l’obbligo di non vendere le proprie azioni prima del 2013? E ricordate che Report (nella persona di Milena Gabanelli) smentì il presidente di CAI Colaninno, mostrandogli che nello statuto CAI “stranamente” non c’era alcun accenno a tale obbligo, con tanto di Colaninno che sudava freddo?
Ebbene questa sera a Report la Gabanelli riporterà quanto annunciato da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria e socia CAI: non appena ci sarà l’accordo con AirFrance, la Marcegaglia le venderà le proprie quote in CAI, alla faccia del lock up e dell’italianità della compagnia.
Cosa significa? Che Marcegaglia comprerà Alitalia a un prezzo stracciato (basso) per poi venderla ad AirFrance((o chi per essa)) al prezzo di mercato (alto, visto che è una compagnia priva di debiti). In questo modo questi quattro amici suoi (di Berlusconi, come abbiamo detto qui a proposito di Mediobanca) faranno un profitto senza rischiare nulla. I debiti di Alitalia, che AirFrance si sarebbe accollata ai “bei” tempi del governo Prodi, rimarranno sulle spalle dei cittadini, ovvero le nostre.
Un’altra bella dimostrazione delle conseguenze del conflitto di interessi dopo quella del caso SKY.
Meno male che Silvio c’è. Forza Thailandia!
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ott11
Intervento pubblico nella crisi finanziaria: dove Tremonti sbaglia
Autore: Tooby; Categoria: Economia;View CommentsFra le manovre che sarebbero state prese per creare una rete di sicurezza in grado di attutire la caduta di una o più banche italiane c’è la possibilità per il ministero del Tesoro di entrare nel capitale della banca in difficoltà attraverso l’acquisto di azioni privilegiate, immettendo quindi soldi pubblici nel capitale della banca, come per darle ossigeno.
Le azioni privilegiate danno al possessore tutta una serie di diritti aggiuntivi, come la possibilità, in caso di fallimento della banca, di essere rimborsati prima degli altri azionisti, o di ricevere dividendi aggiuntivi. A questi diritti aggiuntivi si aggiunge però un costo da pagare, e quel costo è l’impossibilità di votare durante le assemblee ordinarie della società, ovvero quando si svolge un importante evento: l’elezione del consiglio di amministrazione (CdA), ovvero delle persone che gestiranno materialmente i soldi prestati dallo Stato.
A questo punto entra in gioco una locuzione famosa, pericolosa, ma che in Italia, ormai, è una cosa normalissima: si chiama conflitto di interessi. Nel nostro caso, il problema è dovuto all’azzardo morale.
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set19View Comments
Silvio Berlusconi, finalmente, è riuscito a mettere piede nella stanza dei bottoni della finanza italiana: il Consiglio di Amministrazione di Mediobanca, il salotto buono della finanza italiana. A chi non è “addetto ai lavori” questo potrà non dire niente, ma in realtà si tratta di un fatto che aggrava i già esistenti punti deboli di Silvio Berlusconi inteso come politico. Vediamo perché.
Sono anni che Silvio Berlusconi tentava di entrare in quel salotto, e ci aveva provato in tutti i modi, con gentilezza e con spallate. Ma no, non poteva: il fondatore Enrico Cuccia e il suo delfino, Vincenzo Maranghi, glielo avevano sempre impedito. Poi, nel 2003, tutto è cambiato.
Tag: Alitalia, antonio fazio, assicurazioni generali, banca mediolanum, banche, Benetton, Campania, capitalia, Carlo Tassara, conflitto di interessi, cordata, corriere della sera, Economia, fazio, finanza, finanza italiana, Fininvest, Generali, Ligresti, Maranghi, Mediaset, Mediobanca, RCS, silvio berlusconi, tangentopoli, Telecom, vincent bolloré -
mar28View Comments
20 marzo 2008: Silvio Berlusconi annuncia di appoggiare la cordata italiana per rilevare Alitalia guidata da AirOne, e annuncia che Banca Intesa l’appoggerà. (fonte)
21 marzo 2008: Banca Intesa smentisce qualunque interessamento per Alitalia. (fonte)
21 marzo 2008: Silvio Berlusconi annuncia: «In tre o quattro settimane la cordata sarà pronta». (fonte)
26 marzo 2008: Silvio Berlusconi annuncia i nomi della cordata: Benetton, ENI, Ligresti e Mediobanca. (fonte)
27 marzo 2008: Mediobanca (il salotto buono della finanza in cui Berlusconi è appena entrato in patto di sindacato) smentisce categoricamente. (fonte)
27 marzo 2008: Ligresti smentisce. (fonte)
27 marzo 2008: Benetton ed ENI smentiscono. (fonte)
28 marzo 2008: Silvio Berlusconi: «Quando saremo al Governo lanceremo un appello a tutti gli imprenditori italiani e voglio vedere quale sarà l’imprenditore che si negherà di dare un apporto in nome dell’orgoglio e dell’interesse nazionale». (fonte)
Otto giorni fa Berlusconi annunciava l’esistenza di una cordata.Oggi Berlusconi annuncia che lancerà un appello dopo le elezioni e che tutti gli imprenditori si uniranno a lui: intanto riceve secche smentite dalle maggiori imprese italiane.
Qualcuno ha ancora dubbi che quest’uomo disperato riesce solo a sparare menzogne? Che quest’uomo è politicamente finito?
E intanto Alitalia che fa in borsa? Il 20 marzo 2008 (giorno dell’annuncio) Alitalia non riesce a fare prezzo: sospesa per eccesso di rialzo, apre poi a 0,25 per chiudere a 0,37 (rialzo del 50%). Il 25 marzo riapre la Borsa valori dopo Pasqua: nessun annuncio di Berlusconi, e Alitalia, in mano alla speculazione, viene sospesa prima per eccesso di rialzo, poi per eccesso di ribasso. Apre a 0,35 per raggiungere immediatamente 0,50, quindi crollare a 0,40 per chiudere a 0,45. Il giorno dopo Berlusconi fa i nomi e Alitalia, ancora a lungo sospesa per eccesso di rialzo, apre a 0,45 per piombare quasi verticalmente a 0,55. In serata, a borsa chiusa arrivano le smentite, e Alitalia non riesce ad essere ammessa alle contrattazioni per tutto il giorno 27: l’ultimo prezzo è a 0,64. Oggi un nuovo crollo del 35%.
Tutti questi movimenti non hanno fatto insospettire solo me. Dopo avere destabilizzato la politica, Berlusconi destabilizza anche il mercato finanziario: è evidente, ma il delicato momento politico non permetterà che la giustizia faccia il suo corso. Qualcuno pensa che la manipolazione sia avvenuta a proprio vantaggio. Non sarebbe la prima volta che Berlusconi fa il proprio interesse a spese del pubblico (contribuente e risparmiatore).
- Cinguettii del 21-03-2010
- Pietre miliari del giornalismo italiano /36 http://goo.gl/fb/Ih1c #pensieri #pietremiliari #roma #udinese
- Ai funerali di Berlinguer c'erano un milione di persone. Voi avete visto questa folla, oggi? http://bit.ly/90pGpa
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