L'Olandese volante
Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito
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feb24
Basta lettere, da oggi solo cartoline. Forse (a proposito di Google)
Autore: Tooby; Categoria: Sociale;View CommentsÈ notizia di poco fa la condanna di tre dirigenti Google in relazione a un video pubblicato su YouTube che ritraeva un ragazzo affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro suoi compagni di scuola.
Ok, devono arrivare le motivazioni nei prossimi mesi, ma se questa sentenza dovesse diventare definitiva si rischia la chiusura di un bel po’ di siti internet (in Italia, non nel resto del mondo, ovviamente, a parte Cina, Iran, Corea del Nord, Cuba e altri regimi con altrettanti secoli di storia democratica). A cominciare da YouTube per poi passare a tutti i siti che ospitano contenuti generati dagli utenti.
Per questo sono preoccupato (e leggo fra i miei feed che non sono solo).
È ovvio che chi gestisce un sito dove milioni di persone da tutto il mondo possono scrivere contemporaneamente non può controllare tutto: sarebbe come volere controllare i movimenti di tutti gli abitanti di un Paese come l’Italia ogni volta che mettono il naso per strada per vedere se commettono un reato. E se per caso lo commettono, dovranno essere condannati pure i poliziotti di turno per non averlo impedito. Ma a quel punto, chi vorrebbe fare più il poliziotto, se svolgere questo servizio comporta la corresponsabilità dei reati commessi da emeriti sconosciuti?
O, per dirla come ellekappa, è come condannare i dirigenti delle Poste se vi recapitano un pacco bomba, con la conseguenza che, per evitare “spiacevoli” conseguenze, i dirigenti delle Poste implementeranno controlli più pervasivi sui pacchi e sulle lettere (immagina che dentro ci sia antrace. O polvere pruriginosa: non vorrai mica farti qualche mese in galera perché uno si è graffiato grattandosi?). Quindi pacchi e lettere impiegheranno dalle sei alle ottanta settimane per arrivare. Ammesso che arrivino, perché se questi nuovi controlli dovessero costare troppo, beh, niente più lettere e pacchi, mi spiace ma non vogliamo rischiare la galera perché la gente manda tritolo ad altra gente. Se proprio volete, recapiteremo solo cartoline, almeno fin quando un giudice non ritenga responsabile il presidente delle Poste se un tizio si taglia con la carta. O se ha uno shock anafilattico dopo aver leccato un francobollo. O se cade dalle scale mentre scende a ritirare la posta dalla cassetta. Condanniamo pure il postino, ovviamente perché con la sua condotta infame ha costretto un poveraccio ad andare a ritirare la sua posta nella sua cassetta.
Questo per farvi capire il grado di scemenza che questa sentenza raggiunge (sempre aspettando le motivazioni, chiaro).
Ciò che YouTube può fare è vagliare le segnalazioni degli utenti stessi (video violenti, pornografici) e di altre parti (quelli coperti da copyright), eliminare i video in questione e fornire alle forze dell’ordine tutti i dati di chi ha inserito quei video. Così come la polizia raccoglie denunce, indaga e arresta i criminali, se li trova.
Invece no, questo tribunale stabilisce che i poliziotti devono stare dietro a ogni singolo cittadino della Repubblica italiana e verificare che non commetta reati.
Voi capite che questa è un’idiozia di dimensioni galattiche: nessuna persona dotata di senno può chiedere una cosa del genere, né ai poliziotti, né a YouTube, né a qualsiasi altro sito o servizio (come le Poste, appunto) che gestiscono contenuti generati da milioni utenti. Il massimo che puoi chiedere è la loro collaborazione totale per trovare i responsabili di qualcosa e fargli un cu** così in tribunale.
Il minimo che può capitare, se questo principio dovesse passare (ovvero la responsabilità dei provider di servizi), è l’impossibilità, per gli utenti italiani, di caricare propri contenuti in rete: niente più video su YouTube o altrove, niente più Wikipedia, Twitter, Facebook, insomma è la fine del Web 2.0 in Italia (c’è anche la possibilità che qualcuno chiuda del tutto in Italia, quindi non solo non potrà caricare niente, ma non si potrà neppure leggere e vedere niente).
Per carità, è una sentenza emessa in nome del popolo italiano e come tale la rispetto. E, pure, come tale la critico, anche perché questo è solo un ulteriore sintomo dell’arretratezza culturale e tecnologica dell’Italia, dalla quale non riusciamo ad uscire: l’emendamento D’Alia (poi ritirato), il ddl Carlucci, il decreto Pisanu, il decreto Romani e compagnia bella sono tutte leggi che voglion0 regolamentare internet senza sapere in che modo internet funzioni (presupponendo buona fede, perché in mala fede si può ritenere che lo si voglia imbavagliare, internet). Adesso ci si mette pure la magistratura, siamo veramente a posto. Ci aspettano tempi bui.
Update: Metilparaben la vede ancora meglio di me. A quelli di Google bisognerebbe dare un premio, perché se non avessero permesso la pubblicazione del video, le violenze contro il disabile non sarebbero state scoperte per chissà quanto tempo. E magari sarebbero pure continuate, nell’impunità più totale.
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nov25
Benvenuto assolutismo, benvenuta impunità
Autore: Tooby; Categoria: Politica;View CommentsLa Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha salvato dall’arresto Nicola Cosentino, casalese accusato da un manipolo di pentiti di essere il referente politico di clan camorristici (va poi detto che è sposato con la figlia di un boss).
Cosentino, va ricordato, oltre ad essere deputato della Repubblica, è anche sottosegretario all’economia e presiede il CIPE, il comitato che distribuisce soldi. Dunque la sua presenza in Parlamento e nel governo è quantomeno inopportuna.
Il Parlamento, in teoria, può respingere la richiesta di arresto in due casi: nel primo, deve trattarsi di opinioni e fatti espressi nell’esercizio delle sue funzioni parlamentari, ma non mi pare il caso, a meno che fare il camorrista non sia diventato funzione parlamentare; nel secondo, ci sono chiari segni di persecuzione politica da parte dei magistrati, ma la cosa è leggermente assurda, visto che la richiesta di arresto non è campata in aria (ci sono molti indizi contro Cosentino).
Ne esce fuori che il Parlamento ha respinto, come al solito, una richiesta d’arresto per un terzo motivo, ovvero per dichiarare l’innocenza dell’imputato, ovvero entrando nel merito della questione. Peccato però che la Camera abbia un compito legislativo e non giudiziario, che non spetta ad essa giudicare dell’innocenza delle persone.
Ci ritroviamo, come al solito, all’infangamento della Costituzione. Il Parlamento che ruba la funzione giudiziaria alla magistratura. Se pensate anche che il Governo ha rubato la funzione legislativa al Parlamento, beh, capirete che qui la separazione dei poteri è leggermente inesistente.
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nov2
Se condannato, non si dimette, dice: ha ragione, non serve
Autore: Tooby; Categoria: Politica;View CommentsGiusto due parole per chiarire una cosa: se Silvio Berlusconi venisse condannato in qualche processo (cosa di cui non sono sicuro, se non per un processo per cui non è stato ancora richiesto il rinvio a giudizio), non avrebbe bisogno di dimettersi.
Con ogni probabilità, infatti, scatterebbe per lui in modo automatico una pena accessoria chiamata “interdizione dai pubblici uffici”. Poiché l’interdizione scatta in caso di condanna a tre anni di reclusione e visto che i processi, al minimo, prevedono proprio i tre anni come pena, Berlusconi, in seguito a una condanna decadrebbe senza necessità di dimissioni. Il suo governo si polverizzerebbe letteralmente, e Giorgio Napolitano dovrebbe cercare in Parlamento qualcuno che possa raccogliere attorno a sé una maggioranza o, al limite, andare ad elezioni.
E in caso di elezioni, ovviamente, Berlusconi non potrebbe candidarsi, in quanto interdetto.
Se invece rimanesse, si tratterebbe di un grave attentato costituzionale.
Per questo motivo nei Paesi normali, un premier colpito anche solo da indagini (come Ehud Olmert) si dimette: per evitare il conflitto con la magistratura. Berlusconi no, rimane al suo posto, pur sapendo che può letteralmente sfasciare lo Stato con questo suo comportamento irresponsabile, perché lui non può farsi da parte, perché se lo facesse non potrebbe più fare i suoi porci comodi a spese nostre come fa da un decennio e più.
Si avvicina uno spettro che Nanni Moretti aveva già reso benissimo ne Il Caimano.
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ott1View Comments
In questi giorni si è votato in Parlamento lo scudo fiscale. Cos’è in breve: è una protezione che lo Stato offre a chi ha commesso una determinata serie di reati finanziari (evasione fiscale, falso in bilancio…) e ne ha nascosti i proventi all’estero. Lo Stato ti dà la possibilità di riportare i soldi in Italia, pagando una modica cifra, e se la magistratura, un giorno, scoprisse i tuoi reati, tu saresti protetto come dietro ad uno scudo.
Il centrodestra sta proteggendo questa legge in molti modi: Maurizio Gasparri qualche giorno fa a Ballarò sminuiva la portata dei capitali all’estero, affermando che essi avrebbero fruttato un 2% l’anno (il che è falso e ridicolo, se considerate che, come ha fatto notare Ignazio Marino nella stessa sede, Conto Arancio, quello della zucca, ti dà il 4%: se sei tanto bravo a portare i tuoi soldi all’estero sai benissimo che, anche solo grazie ai depositi vincolati, puoi fare molto di più); Giulio Tremonti ha invece detto che la criminalità organizzata non si avvarrà dello scudo fiscale, ma si è leggermente dimenticato di dirci da cosa derivi questa convinzione (falsa anch’essa, come dimostrerò nel resto dell’articolo); infine è giunto Silvio Berlusconi il quale, con la consueta dose di populismo, ha affermato che lo scudo è sacrosanto perché con quei soldi (la stima è 5 miliardi) si finanzieranno sanità e ricerca. Nel contesto ha anche detto che il suo governo non ha alzato la pressione fiscale (falso, come da finanziaria 2009). Tutte falsità che smaschererò di seguito.
Nessuna di queste argomentazioni può reggere, e lo scudo fiscale si configura come una delle peggiori leggi criminali dell’era berlusconiana: lo scudo fiscale aiuta solo i criminali e quegli spiccioli che rientreranno nelle nostre casse sono nulla rispetto al denaro che si è perso e si perderà a causa delle future evasioni fiscali. Chi ci perde sono i cittadini che pagano le tasse, solitamente più poveri dei criminali evasori, perché pagheranno i servizi dello Stato anche per i ladri.
Ma vediamo più nel dettaglio.
Tag: Al Capone, amnistie, anonimato, cosa nostra, criminali, crisi finanziaria, diritto, evasione fiscale, fallimento, falso in bilancio, finanziaria 2009, fisco, giorgio napolitano, giulio tremonti, governo berlusconi, ignazio marino, le iene, mafie, magistratura, Maurizio Gasparri, ndrangheta, paradisi fiscali, scudo fiscale -
set7
L’Italia è forse un regime autoritario?
Autore: Tooby; Categoria: Politica;View CommentsA sentire qualcuno dell’opposizione, la risposta alla domanda di cui nel titolo parrebbe essere positiva. La risposta, da parte mia, è no. Se però mi si chiede se l’Italia sia un regime democratico, la mia risposta è, ancora, no.
Cerchiamo di fare un’analisi un po’ più approfondita, pur con tutte le critiche che si possono fare e che spero si faranno: partiamo da una definizione di regime autoritario, ovvero quella più accettata di Juan Linz.
Autoritario è un sistema politico con pluralismo politico limitato e non responsabile, senza una elaborata ideologia guida, ma con mentalità caratteristiche, senza mobilitazione politica estesa o intensa, tranne che in alcuni momenti del suo sviluppo, e con un leader o talora un piccolo gruppo che esercita il potere entro limiti formalmente mal definiti ma in realtà abbastanza prevedibili.
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- Cinguettii del 21-03-2010
- Pietre miliari del giornalismo italiano /36 http://goo.gl/fb/Ih1c #pensieri #pietremiliari #roma #udinese
- Ai funerali di Berlinguer c'erano un milione di persone. Voi avete visto questa folla, oggi? http://bit.ly/90pGpa
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