L'Olandese volante
Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito
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feb12
M’illumino di meno…
Autore: Tooby; Categoria: Sideblog;View Comments…sempre. Anche quest’anno arriva la giornata di “M’illumino di meno“, giornata del risparmio energetico e, quest’anno, anche delle energie rinnovabili. Promossa da Caterpillar (RadioDue), l’iniziativa propone di fare per quanto possibile a meno dell’energia elettrica (e magari di produrne un po’ da sé). Io ricordo e vi invito a partecipare. Dal canto mio praticamente partecipo tutto l’anno: i miei consumi sono ridotti al minimo (lampadine a risparmio energetico, pc e frigo sono gli unici che mangiano costantemente energia), nessun elettrodomestico resta mai in standby, la tv è addirittura staccata (non la guardo mai) e l’ENEL ormai mi manda una bolletta ogni quattro mesi (o me la manda per dirmi che non c’è niente da pagare, sprecando carta). Tuttavia stasera m’illuminerò ugualmente di candele (ahimè, non mi sono attrezzato per produrre energia).
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ott25
Ragioni per dire sì a Marino
Autore: Tooby; Categoria: Politica;View CommentsOggi si vota per le primarie del Partito Democratico e non nascondo la mia simpatia per Ignazio Marino.
Innanzitutto a votare bisogna andare per le ragioni già sostenute da Alessandro Gilioli.
Poi nasce il problema sul chi votare. Ma voglio essere breve.
Pierluigi Bersani è l’alfiere di Minimo D’Alema (vediamo di non mentire a noi stessi, è così, Bersani lo ha già difeso in ogni possibile sede nonostante l’indifendibilità di baffetto): con Bersani il PD sarà naturalmente portato all’inciucio, perché la filosofia dalemiana vede al centro il potere. È proprio a causa di questa filosofia che il centrosinistra è andato a puttane: l’allargamento dell’alleanza a chiunque, con ali incompatibili, è un’invenzione dalemiana per arrivare al potere con il minimo sforzo. E la stessa strategia del dialogo con chiunque ha portato a parlare anche con un tizio che si poteva e si doveva far fuori già nel 1994 (ma D’Alema non volle, è dimostrato – e non volle neppure negli anni seguenti, a cominciare dal regalone che gli fece con la Bicamerale – e a volerla dire tutta, fra D’Alema e Berlusconi preferisco il secondo, perché almeno Berlusconi al PdL è iscritto). Con Bersani/D’Alema non cambierà nulla: ha pure candidato Bassolino. E infine: come si fa a votare alle primarie un tizio che le primarie vuole abolirle? Se non sei iscritto al PD ma andrai comunque a votare Bersani, caro mio, fatti fare un check-up.
Dario Franceschini è il vicedisastro di Walter Veltroni, l’acerrimo e storico rivale di Minimo. I veltroniani si distinguono per la raccolta del consenso attraverso la spettacolarizzazione e non attraverso i contenuti (Veltroni, ricordiamolo, è l’uomo del “ma anche”, Veltroni sponsorizzò Marrazzo in quanto volto noto, non in quanto politico, tipo Sassoli alle Europee, Veltroni è l’uomo dei milioni di persone al Circo Massimo e del tracollo alle elezioni, quello che si dimise il giorno della sentenza Mills, giusto per dare l’opportunità ai telegiornali di parlare d’altro, eccetera eccetera). Franceschini sta facendo la stessa cosa: come Veltroni candidò la Madia e il tizio della Thyssenkrupp per fare spettacolo, così Franceschini, a mero titolo di esempio, ha fatto sapere che se sarà eletto segretario sceglierà come vice un nero e una donna (non che non mi possa andare bene, ma mi sa comunque di spettacolo: io voglio un vice che sappia fare il suo mestiere, poi bianco o nero, donna, uomo o trans non mi frega un accidenti; Franceschini la fa passare come “lo scelgo come vice in quanto nero, non in quanto bravo, come donna, non in quanto competente”, il che mi pare un insulto). Non va poi dimenticato che in questi mesi da segretario Franceschini si è fatto notare per le colorite e tutto sommato buone risposte alle scemenze che i destrorsi propinavano a pranzo e cena, ma anche questo è stato perlopiù spettacolo, i contenuti sono rimasti a zero (unica attenuante può essere solo il fatto che si trattava di un’anatra zoppa). Franceschini ha cambiato i calzini, ma di certo non il PD.
Ignazio Marino è indubbiamente il meno peggio. E ve lo dico con grande franchezza, il suo programma fa veramente pena. Ma la colpa non è di Marino, la colpa è dell’Italia che fa schifo. Il programma di Marino fa pena perché non contiene granché di innovativo e rivoluzionario per un qualsiasi altro Paese occidentale: Marino non ha fatto altro che mettere nel suo programma il minimo indispensabile per ridiventare un Paese civile. Nelle altre due mozioni, invece, ci sono un bel pacco di “forse, ma anche, se le condizioni si formeranno”: gli unici sì sono al far rimanere le cose come stanno. Marino è un terrorista: ma vi rendete conto di cosa ha detto sul lavoro? Mentre Franceschini e Bersani parlano di abbattere le barricate fra lavoratori e imprese (i soliti inciucioni), Marino parla di talento e meritocrazia, parla di vera flessibilità (che non è quella cosa che spacciano per legge Biagi, cioè la precarietà). In altre parole, Franceschini e Bersani ne fanno una questione di soldi, Marino ne fa una questione di competenze. Parlando di laicità, per Franceschini e Bersani è una bella parola, ma nient’altro: Franceschini resta un democristiano, mentre Bersani vuole allearsi con l’UdC, quindi addio laicità. Per Marino, invece, la laicità è un metodo, perché solo chi è laico può difendere i diritti civili. I programmi di Franceschini e Bersani su energia e ambiente sono un sottoinsieme del programma di Marino, che va molto oltre. E soprattutto dice no in modo assoluto al nucleare (in sintonia con gli altri Paesi occidentali che il nucleare lo stanno progressivamente abbandonando). Bersani neppure parla di nucleare, nella sua mozione. Mi fermo qua, se volete potete continuare qui.
Probabilmente vi sembro un po’ infervorato (e non ho mai votato PD e continuerò a non votarlo fin quando ci sarà Minimo in giro), ma rendiamoci conto che del PD non si può fare a meno, quindi o si cambia il PD o si muore. E oltre Marino non c’è cambiamento. Le speranze di vincere possono anche essere poche, ma, senza dubbio, maggiore è il peso della mozione Marino, maggiori saranno gli ostacoli per il vincitore di continuare con la politica fallimentare del proprio marionettista (D’Alema e Veltroni sono stati l’anima del centrosinistra negli ultimi quindici anni, e guardate dove siamo arrivati…).
Insomma, andate a votare, e votate bene.
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ago29
Colossale incompetenza
Autore: Tooby; Categoria: Economia;View CommentsIl copione è sempre lo stesso: Giulio Tremonti apre bocca e Phastidio fa notare che farebbe meglio a tapparsela con del cemento.
L’articolo stavolta vale ben più di una citazione perché mette in luce l’incapacità del ministro dell’Economia, che, per assurdo, è felice di non essere un economista.
Tremonti afferma, fra le altre, due cose: la prima è che lui la crisi l’aveva prevista nel 1995. La seconda è che la causa è la globalizzazione.
Riguardo la prima, basti quanto mi ha detto J_B: «Prevedere le crisi non è difficile. Ad esempio io prevedo (mettere a verbale, prego) che la bolla speculativa dell’edilizia abitativa in Italia scoppierà (di nuovo). Altra cosa è prevedere quando questo succederà e con che modalità (ma questo è bene non dirlo).» Insomma, posso tranquillamente dire che fra qualche anno ci sarà di nuovo crisi, e nessuno potrà smentirmi, perché sarebbe come smentire la gravità (se qualcuno vuole scommettere sono a disposizione). Ma sarà fra un anno, due, tre, dieci? Non posso dirlo, perché potrei fare una figuraccia. E per quale motivo si scatenerà la crisi? Mi guardo bene dal dirlo, perché potrei dire una scemenza.
Tremonti fa un bel passo falso, affermando che la colpa della crisi è della globalizzazione, come aveva detto nel 1995. Qui casca l’asino: tempo fa avevo raccontato come questa crisi è iniziata (anche se è meglio dire queste crisi). Infatti la colpa è, come dice bene Phastidio, dei troppi soldi che sono stati iniettati nel sistema. Questi soldi hanno creato diverse bolle. È come se i soldi fossero aria, e questa venisse insufflata in un palloncino. Avete mai provato a gonfiarlo troppo? Bene: dieci anni fa si creò una bolla, quella tecnologica, che è scoppiata pochi anni dopo e ha causato, al fine di sostenere l’economia, una nuova inondazione di denaro (se scoppia un palloncino ne gonfiate un altro, no? Altrimenti non si fa festa), che ha a sua volta causato la bolla delle case che ha causato la crisi dei mutui e che è scoppiata causando questa crisi economica, cui si sta rispondendo, ancora, con altro denaro, che causerà probabilmente una nuova bolla (azzardo una previsione: se non intervengono nuove regole, la prossima bolla sarà l’energia).
Dov’è la globalizzazione in tutto questo? Da nessuna parte. Tant’è vero che tempo fa a La storia siamo noi se la prendeva con la Cina e con le sue scarpe e con l’Europa che doveva mettere dei dazi per fermare, appunto, la globalizzazione. Peccato però che la crisi sia provenuta dall’altra parte del Pacifico, o, se volete, dall’altra parte del mondo, ovvero dagli Stati Uniti.
Tremonti non è economista, e si vede: la sua idea del mondo è il modello superfisso, dove tutto, input, output e tutto l’ambaradan è fisso, ma visto che la domanda aumenta, i prezzi aumentano allo stesso modo. Un’evidente assurdità, ma che è il comune pensiero di molti politici, sindacati e compagnia bella (forse perché è molto semplice, ma pensateci: detto in modo davvero terra terra, in un mondo che cambia ogni secondo può mai essere tutto fisso?).
Il discorso di ieri di Tremonti è una mostruosità che dimostra la sua colossale incompetenza, tant’è vero che si è rinchiuso nel populismo (che poi sarebbe stato trasmesso in tv alle milioni di pecore che non s’informano in altro modo o che non vogliono farlo) e si è messo a rassicurare gli imprenditori ivi presenti con misure che destano diverse perplessità (almeno finché non garantiscono effettivamente il lavoratore). E non poteva trovare platea migliore che il meeting di CL per dire cose del genere, visto che una qualunque platea di persone pensanti non avrebbe potuto fare a meno di tirargli le scarpe in faccia.
Ovviamente scarpe cinesi.
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apr6
Italia vuol dire Abruzzo (e viceversa)
Autore: Tooby; Categoria: Sociale;View CommentsIl problema del terremoto in Abruzzo non è che qualcuno l’aveva previsto. Ci sono fatti che sono sotto gli occhi di tutti:
- In Abruzzo lo sciame sismico durava da mesi;
- Sono crollati i palazzi del potere (ormai famosa l’immagine del “Palazzo del Governo” coperto di macerie), e sono inagibili pure gli ospedali, tanto che i feriti vengono curati alla men peggio;
- Ho visto palazzi in cemento armato accartocciati.
Passi che si sapeva che l’Abruzzo, come una bella fetta d’Italia, è a rischio sismico: non si può prevedere un terremoto nel quando, ma si può “prevedere” l’an, ovvero che prima o poi arriverà. E allora è fondamentale la prevenzione.
Tra le altre cose il terremoto in Abruzzo non è stato neanche granché, quanto ad energia sprigionata (la magnitudo), ma è stata devastante per i danni (nono grado su dodici della scala Mercalli). In Giappone un terremoto simile avrebbe generato l’ilarità in strada.
Adesso i tg si soffermano su questo Giampaolo (Gioacchino) Giuliani che avrebbe previsto il terremoto: ma in verità, non ce ne frega una mazza, si tratta solo dell’ennesima arma di distrazione di massa.
Guido Bertolaso, con Silvio Berlusconi accanto, oggi si beava del fatto che la macchina dei soccorsi è stata fulminea. Ma perché non è stata fulminea anche nella prevenzione? Come mai sono crollati edifici nuovi, in cemento armato? Come mai sono crollati palazzi istituzionali, che oggi dovrebbero essere la sede della direzione dell’emergenza, invece delle tende prese a prestito da Gheddafi?
Quasi viene da ringraziare che la scossa sia arrivata di notte: qualche anno fa a San Giuliano, in Puglia, il terremoto venne di giorno, crollò una scuola e fu strage di bambini. Fosse successo di giorno anche in Abruzzo, magari sarebbe morto qualche politico in quel palazzo del governo: sarebbe stato un bel paradosso.
Dunque, non abbiamo imparato nulla? Quante altre San Giuliano, quanti Abruzzi sono pronti a crollare al prossimo terremoto? Riusciamo a renderci conto che dobbiamo paragonarci con le regioni dimenticate della Cina o della Turchia, quando si tratta di terremoti? Insomma, siamo ancora un Paese del primo mondo? L’Italia è tutta un Abruzzo, dal Friuli alla Sicilia.
Chi ha costruito quegli edifici, chi ne ha verificato la loro falsa agibilità, chi non ha controllato, chi si è inventato qualche legge per derogare al buon senso e fotografare un’assurda situazione di fatto (e sono sicuro che c’è) invece che imporre la sicurezza, tutta questa gente dovrebbe sparire dalla faccia di questo Paese. Lo sta dicendo or ora pure Bruno Vespa che “qui qualcosa non va”, che “le nostre città da decenni e decenni non sono sicure a livello sismico”, vorrà pur dire qualcosa?
Adesso si guarda al futuro. La scossa di terremoto va presa come un avviso: in questi mesi abbiamo parlato di progetti che brillano per la loro assurdità.
Abbiamo il piano casa: il nano buffone piduista vorrebbe aumentare le case del 20% sostanzialmente ad cazzum. Se qualcuno dei suoi consiglieri ha un cervello, dovrebbe dirgli che forse è meglio mettere in sicurezza il 100% delle case che già ci sono, invece che permettere un condono preventivo per aumentare del 20% le macerie del prossimo terremoto.
Abbiamo il ritorno al nucleare. Oltre alle questioni puramente economiche, che rendono idiota il puntare sul nucleare, va ricordato che il terremoto non è che faccia tanto bene alle centrali nucleari, specialmente se sono costruite come i palazzi di cemento armato de L’Aquila. Chissà a quale impresa collusa con la mafia andrà l’appalto per la sua costruzione nel bel mezzo di una faglia.
E abbiamo infine il ponte sullo Stretto di Messina. Messina, quella città che fu azzerata nel corso del terremoto del 1908 (insieme a Reggio Calabria, l’altro capo del ponte), adesso dovrebbe ospitare un’opera mastodontica di cui non è ben chiaro il significato né l’utilità. Intanto si hanno notizie di uomini d’onore di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta che sono morti per eiaculazioni multiple per il piacere di avere a disposizione un’opera così grande da riempire di cartongesso o di cadaveri, a seconda della materia prima disponibile.
Tanto poi, se pure dovesse crollare il ponte, che je frega: loro si sposteranno con le navi da quaranta metri che hanno tanti nullatenenti come loro.
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apr3
Report fa male alla salute
Autore: Tooby; Categoria: Pensieri;View CommentsReport genera dipendenza, dà fastidio a chi l’assume passivamente e fa male anche alla salute (del libretto).
Domanda all’esame di economia ambientale: Descrivere i principali vantaggi dell’energia nucleare.
Risposta: Ma perché, ce ne sono? Da quando?
Eravamo solo in sei, alla fine la battuta con il professore è uscita fuori.
- Cinguettii del 16-03-2010
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