L'Olandese volante

Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito

  • mar
    10

    Le buste e i carri armati

    Autore: Tooby; Categoria: Politica;

    Ricapitolando, ancora, in breve: diverse liste del PdL e del centrodestra (ma pure molte altre liste minori, che però non possiedono tre televisioni e qualche centinaio di ruffiani a far rumore) vengono presentate presso la cancelleria di vari tribunali, alcune in ritardo rispetto ai tempi, altre con firme sospette. Il governo interviene con un decreto legge pesantemente incostituzionale, che però non serve a nulla (da un lato in Lombardia la magistratura riammette una lista senza badare al decreto, dall’altra in Lazio ne respinge una perché il decreto non si applica e ne respinge un’altra ancora, sempre nel Lazio, perché nonostante il decreto non ci sono i requisiti per l’ammissione).

    Insomma, per i polli della libertà è disfatta totale: non solo non sono in grado di presentare correttamente delle liste, ma sono pure incapaci di fare un golpe – pur essendo essi stessi al potere -, visto che il de-cretino non ha neppure funzionato. In altre parole i dirigenti del PdL hanno fatto una di quelle figure che la Storia (specialmente quella del varietà) difficilmente dimenticherà.

    Cosa fanno poi questi fascistelli? Non fanno mea culpa (perché hanno fatto tutto loro, loro hanno combinato pasticci con le firme, loro sono andati a farsi un panino, eccetera, sono loro che dovrebbero scusarsi con i propri elettori per la propria sciatteria), ma se la prendono con la “sinistra” che non vuole “elezioni democratiche” perché non vuole che partecipi il PdL. Ma la “sinistra” non ha mai detto o fatto nulla del genere: se il PdL voleva partecipare alle elezioni, doveva candidarsi. La “sinistra” non gli ha impedito un bel niente: il PdL, semplicemente, alla presentazione della lista non c’era, non si è candidato. Punto, lapidate Milioni o chi per lui, ma non rompete le balle a noi.

    Adesso che la magistratura applicando la Legge li ha respinti (tra l’altro per la sola lista PdL del Lazio, tutte le altre si sono salvate da sole, come avevo ben detto), ecco arrivare l’appello alla piazza, una grande manifestazione per il diritto di voto (quindi per il nulla, visto che al momento il diritto di voto ce l’abbiamo ancora tutti).

    È chiaro che questa manifestazione non avrà alcun effetto pratico: si vuole mobilitare la massa al fine di giustificare nuovi strappi alle regole. Ad esempio un decreto che salvi le liste punto e basta, non tentando di interpretare le regole, bensì prescindendo recisamente da esse; o un ingiustificato rinvio delle elezioni perché una delle squadre non s’è presentata in tempo (cosa che normalmente significa sconfitta a tavolino, ma col PD non si può mai dire), eccetera eccetera.

    Insomma, sarà una manifestazione per dire “qua comandiamo noi, a prescindere dalle regole”. E se non siete d’accordo vi meniamo contro i nostri sostenitori. Sono tutte chiacchiere, si badi bene, ma basta la minaccia affinché il notaio dello Stato e l’opposizione molliccia si arrendano per salvaguardare la pace.

    Senza però capire che qui, a furia di minacce, concessioni, D’Alema e “tanto se la firmo me la rimandano uguale”, questa fotocopia sbiadita dei fascisti (perché pure Mussolini, nonostante rispetto a un Hitler o a uno Stalin fosse un simpaticone, li avrebbe presi per incapaci totali, tranquilli) si sta mangiando l’Italia a spizzichi e bocconi. E mica da oggi: sono almeno dieci anni che tolgono un filo alla volta, e senza neanche accorgercene siamo già mezzi nudi. La cosa inedita, stavolta, è che l’illegalità è più che palese, non è un sospetto, un dubbio o un’eccezione, tanto che non si può fare di peggio se non mostrando i muscoli, ovvero una massa inferocita contro non si sa bene cosa, visto che, l’avesse fatto il PD, i sostenitori democratici avrebbero inseguito Bersani fino in Siberia randelli alla mano, mica Berlusconi.

    Per questo non può passare l’idea della ragione attraverso la voce del popolo sovrano (che poi non è “il popolo sovrano”: il popolo è tale solo attraverso la Costituzione che questi vogliono usare come carta igienica, non è il popolo in quanto accrocchio, io e i miei amici in un pub non siamo un popolo, anche se siamo centomila – e tra l’altro il “popolo” che andrà in piazza sarà solo una turba di lobotomizzati televisivi che mi fa credere che il suffragio universale non sia una cosa che possiamo permetterci, perché siamo troppo indietro nella scala evolutiva); questo atto di forza non sarà l’ultimo, ma solo il nuovo limite che queste barzellette che vogliono chiamarsi “statisti” cercheranno di oltrepassare la prossima volta.

    L’opposizione democratica (e apartitica) deve farsi sentire pacificamente come sempre a prescindere da tutto e non deve permettere ulteriori strappi alla Carta Costituzionale. Non un Aventino, bensì un muro: non si tirino fuori “le riforme di cui questo Paese ha bisogno richiede la collaborazione e blablabla”, perché questi topi di fogna ritornati alla luce dopo settant’anni non faranno mai neppure una riformicchia decente (suvvia, non sono neanche capaci di presentare delle liste elettorali, vogliamo fargli cambiare la Costituzione? Io ho pure dei dubbi che qualcuno da quelle parti non sappia neanche leggere…).

    Io mi appello non tanto alla sinistra, bensì alla destra, a chi condivide la mia idea di destra, la stessa idea di Montanelli, quella della legalità, del rispetto della Legge sopra ogni cosa, la destra che ha incarnato lo spirito illuminista della Rivoluzione francese. Siamo dei dannati liberali, non degli schifosi fascisti.

    La Rissa mandi pure i carri armati per le strade, io ho buste a sufficienza.



    View Comments
  • mar
    7

    Il de-cretino: considerazioni a margine

    Autore: Leoman3000; Categoria: Politica, Sociale;

    (da Sciccherie)

    Senza perdere troppo tempo con spiegazioni dottrinali e giurisprudenziali (se n’è già occupato ieri ottimamente Tooby, che ha scritto sul punto uno dei post politici migliori degli ultimi 150 anni – quasi cit. -), in questa occasione sarebbe difficile non schierarsi apertamente contro quanto ordito dal Consiglio dei Ministri venerdì sera. Solo chi è stato totalmente insufflato, tanto da approvare ogni parola di chi amministra lo Stato, potrebbe dichiararsi soddisfatto dell’operato del Governo nel frangente.

    Il percorso è sintetizzabile in appena due punti. 1) Alcuni rappresentanti del PdL, partito di maggioranza, hanno combinato qualche casino di troppo (firme mancanti e ritardi) per loro negligenza; 2) I vertici del PdL, non riuscendo a fermare i “casotti” in maniera regolare (ovvero ai sensi di quanto previsto dalla Legge), hanno pensato bene di promulgare un “decreto interpretativo ministeriale”, quindi un atto di estrema urgenza (perché?), per tentare di salvare, stavolta inequivocabilmente, i proverbiali capra e cavoli. Tutto questo con il beneplacito, praticamente silente, di una Presidenza della Repubblica che se ne lava le mani.

    Quanto sopra scritto non è sovversione, né polemica. In pratica, per evitare una esplicita figura di merda, è stato necessario un atto di imperio (sic). Che, di fatto, potrebbe pure essere impugnato per possibile antinomia costituzionale (si legga cosa è scritto nell’art. 72 della Carta; sarebbe qualche minuto ben speso). Tra l’altro, la creazione del decreto è avvenuta in un cortissimo lasso di tempo e inaudita altera parte (cioè senza considerare minimamente le proteste dei giorni scorsi delle opposizioni alla c.d. “leggina” – altra cazzata, perché non esistono deontologicamente “leggi piccole” o “grandi” – ). Ovviamente, la mossa è stata ponderata nel nome della democrazia.

    Perché, secondo le logiche più opportune, “democrazia” può essere anche l’emanazione di un vero e proprio editto, pur di conseguire fini interessati. Come se in cima alla piramide sociale si trovasse un Dominus di romana memoria, capace di ricercare soluzioni a proprio vantaggio, dando viceversa l’illusione di svolgere un servizio utile alla Nazione. Infatti, se da un lato si è materializzato, in alcune zone dello Stivale, il concreto rischio di esclusione della principale lista votata (una lesione al diritto di voto, dovuta però alla mancata diligenza degli addetti ai lavori), dall’altro è stato giocato un jolly in barba a delle norme previgenti (una lesione legislativa e della sovranità popolare), che, inoltre, forma un “due pesi e due misure” nei confronti di fazioni minori escluse in altre competizioni per medesimi motivi. Semplice immaginare cosa sarebbe potuto accadere se, al posto del PdL, ci fossero state esponenze di centro-sinistra.

    Oltretutto, c’è da chiedersi cosa vi sia da interpretare, in soldoni, in “le candidature devono essere presentate perentoriamente entro le ore 12 del trentesimo giorno che precede le elezioni”. Il termine più ostico da comprendere sarebbe “perentoriamente”, ma per sfogliare un vocabolario non serve un titolo di studio. Ergo, per rendere più chiara la nuova disciplina, il provvedimento ammette che le carte possono essere presentate anche successivamente. L’importante è che, 30 giorni prima della tornata, un impiegato fosse lì a mezzogiorno con i fascicoli opportuni. Quel che conta, dunque, è l’ “intenzione”.

    Per qualcuno, la recente “lettura normativa” è stata un colpo basso: d’altronde, sono state cambiate le regole del gioco nel corso dello stesso. Si è parlato persino di golpe, abuso di potere, oligarchia, dittatura. Sembrerà strano, ma, al contrario, potrebbe formare una potenziale anarchia. Per analogia, chiunque potrebbe superare un esame o un concorso per la sola presenza, senza tener conto dell’esito del dialogo con l’esaminatore. Oppure, secondo l’ennesimo generatore di Metilparaben (sarcastico, ma non troppo), “i gol si considerano realizzati, a prescindere dall’effettiva entrata della palla in porta, a condizione che il centravanti si trovi all’interno dell’area di rigore entro il novantesimo più recupero”.

    C’è chi riderà, c’è chi si muoverà. C’è pure chi, recandosi comunque alle urne fra qualche settimana, se ne frega di tutto. Ed ha preferito godersi, sdraiato sul divano, Fiorentina – Juventus o Roma – Milan. A proposito di “calcio”.

    View Comments
  • mar
    3

    Bene, han respinto i ricorsi di Formigoni e della lista PdL a Roma e provincia, ovvero pesante handicap per la Polverini.

    E ora? Ora:

    1. aspettiamo i carri armati democratici di La Russa;
    2. attendiamo le lezioni di democrazia da Cicchitto, caro vecchio piduista sovversivo, il quale c’informa che la democrazia è in pericolo (la sua idea di democrazia di sicuro: se democrazia è permettere a chi infrange la legge di restare impunito, questa farsa delle liste non è altro che lo specchio dell’Italia berlusconiana, né più, né meno);

    Ok, serio. Adesso il PdL ricorrerà al TAR e quindi al Consiglio di Stato, e per me da qualche parte qualcuno che dia loro ragione lo si trova (fosse anche per vie di mazzette, perché no, tanto ormai…). Il TAR dovrebbe decidere entro lunedì, il Consiglio entro la settimana successiva, e se si dovesse arrivare a tanto, lo spettro del rinvio delle elezioni diverrebbe concreto.

    Tra le altre cose pare che, respingendo il ricorso di Formigoni, la Corte abbia notato che ci sono ancora altre firme non valide, quindi il problema sarebbe ancora più grave. Civati aveva già avvisato che la raccolta delle firme da parte della lista Formigoni era stata un tantinello troppo veloce.

    La legge prevede che si debbano adempiere determinati obblighi per potersi presentare alle elezioni. La legge non è una formalità, ma, come ho scritto più e più volte, l’essenza stessa della democrazia. E libertà è avere regole certe, non fare un po’ come ci pare, come questo manipolo di fascistelli incapaci vorrebbe farci credere.

    In questo senso la forma della legge coincide con la sostanza. Il presidente del Senato Schifani, che pure è avvocato, dice una boiata pazzesca quando afferma il contrario: in diritto la forma è sostanza, punto e basta. Se la legge dice che devi presentare almeno tot firme ne devi presentare non meno di tot, neppure una di meno. Questa è la forma e questa è la sostanza.

    Per cui, se la legge dice X e tu fai Y, ne paghi le conseguenze. Ignorare X e prendere Y per buono solo perché chi fa Y è più forte di te è la legge della giungla, non certo la democrazia.

    Ma evidentemente in quella banda di cialtroni sovversivi che non è altro questo PdL, questo partito di polli, si sono così disabituati a rispettare la legge che hanno distorto il concetto di democrazia liberale.

    Davvero, La Russa, Cicchitto e compagnia bella, fatevi ricoverare, voi state male se la pensate così.

    View Comments
  • mar
    3

    La censura dei programmi di approfondimento RAI, non lo dico io, bensì il buonsenso, è una grande scemenza e costituisce un grave vulnus dell’informazione, che aggrava la già tremenda situazione democratica italiana (leggere questo articolo in cui spiego perché non credo che l’Italia, oggi, sia di fatto una democrazia liberale).

    E non costituisce certo il punto di arrivo, ma solo un precedente clamoroso che, ci scommetto, verrà usato nei prossimi mesi per i motivi che vado ad elencare, il più importante dei quali è la fine della par condicio.

    L’informazione affidata ai soli TG, anche se imparziali, non basta. Esempio: il TG1 di Scodinzolini dà la notizia dell’assoluzione di David Mills sia nei tg che nel lancio della notizia. L’informazione è falsa, non solo scorretta, e non basta precisare meglio nel servizio, visto che molti utenti, per un motivo o per un altro ascoltano solo quello, o al massimo prestano attenzione al lancio (penso a chi è in automobile,  alla radio trasmettono solo i titoli del TG, a chi cena con la tv spenta o non ha la tv in cucina o ha i figli che vogliono vedere i cartoni animati, eccetera, quindi ascolta i titoli e va a tavola).

    Il Giornale, se non erro, ha tentato di giustificare la cosa dicendo, in sostanza: gli italiani sono dei pecoroni e non capiscono ’ste cose giuridiche, quindi è meglio dare una notizia falsa ma facile, che una vera ma difficile da capire. Anche ammesso che questo sia vero (ma non lo è, tranquilli, Minzolini andava lapidato dall’Ordine dei Giornalisti già prima di giovedì), i programmi di approfondimento servirebbero proprio a questo: a far capire meglio le cose che succedono, perché non si può spiegare tutto nei due minuti di un servizio al tg. Questo vale per la sentenza Mills, ma anche per gli scandali su Bertolaso, la vicenda Fastweb-Telecom Sparkle, la vicenda Di Girolamo, i problemi elettorali che stanno affliggendo il PdL o ancora per capire a che punto è la crisi economica, cosa sta facendo il governo e cosa dovrebbe fare. Tutte cose che i tg non possono trattare in modo adeguato. In pratica per un mese non si capirà una beneamata cippa, a meno di non farsi delle ricerche su internet (e mi chiedo in quanti lo faranno mai, pochi).

    Il motivo e il fine di questo bavaglio illiberale è la legge sulla par condicio. Questa legge è l’unica cosa che ancora tiene un po’ a freno Silvio Berlusconi: se non ci fosse questa legge, noi vedremmo i suoi spot, i suoi discorsi, le sue cazzate a ogni ora del giorno e della notte, roba che neanche in Corea del Nord, come già faceva nel 1994. E Berlusconi vuole eliminare anche questo piccolo argine al conflitto d’interessi: in che modo? Usando la legge stessa.

    Si vuole, insomma, dimostrare che la legge sulla par condicio è ingiusta. Si vuole creare un precedente, far capire che è una legge sbagliata. Vedete? Per colpa di questa brutta legge tolgono di mezzo Vespa, Floris e Santoro, cari i miei comunisti. E allora togliamola, così potremo vedere i nostri programmi preferiti senza limiti, per sempre, e questo perché noi siamo il Partito della Libertà!

    Ovviamente è una scemenza: la legge sulla par condicio è in vigore da anni e mai è avvenuta una cosa del genere. La legge sulla par condicio è una brutta legge, ma non perché dica cose ingiuste, bensì perché è solo una toppa che cerca di tappare l’enorme buco nero che genera il conflitto d’interessi in capo a Silvio Berlusconi, buco nero che sta risucchiando l’Italia. Ma soprattutto la chiusura delle trasmissioni di approfondimento non c’entra nulla con la par condicio, perché, come ho già detto e ripeto, è in vigore da anni e mai sono state bloccate tali trasmissioni, e soprattutto non per un mese intero.

    Tutto era iniziato con il regolamento approvato qualche giorno fa, grazie al voto di un radicale: la ratio della norma non era scema, ovvero, in estrema sintesi, se inviti la Bonino, devi invitare la Polverini (o Formigoni-Penati; o Caldoro-De Luca, eccetera), e devono essere presenti in studio tutti e due. Se no non vai in onda.

    Ora capirete che questa cosa era abbastanza impossibile: i due candidati potevano non essere d’accordo ad incontrarsi, potevano avere impegni che non combaciavano, o addirittura bisognava invitare tutti i candidati governatore, non solo i due maggiori (lo stesso motivo per cui non si tennero dibattiti nel 2008).

    Allora venne fuori l’idea di fare le trasmissioni senza politici, parlando con esperti o giornalisti. Quindi la RAI taglia la testa al toro e chiude tutto.

    Il motivo non è solo evitare che la gente venga informata degli scandali di Bertolaso, del fatto che c’è un senatore della ‘ndrangheta nel maggiore partito d’Italia (per non parlare di Cosentino, la Cassazione ha detto che ci sono ottimi motivi per cui questo tizio dovrebbe stare dietro le sbarre come un normale presunto camorrista), per parlare della crisi del PdL, che ogni giorno di più è un partito di cartapesta, peggio che il PD (vi rendete conto?).

    La cosa è venuta fuori sentendo Vespa (il quale aveva continuato a lavorare anche dopo lo stop, gli hanno dovuto spiegare diverse volte che il blocco riguardava anche la sua trasmissione, pur essendo un teatrino e non un programma d’approfondimento), che ha detto che è tutta colpa di Santoro: «è passato sulla par condicio come un Attila».

    In sintesi, funziona così: questo blocco ha un primo immediato effetto di censurare approfondimenti scomodi, lasciando la maggior parte dei cittadini disinformati, il che rende il voto meno libero (e quindi il nostro sistema meno democratico); ha, come secondo effetto, un ulteriore tentativo di normalizzazione della televisione, cercando cioè di far passare il messaggio che qualcuno ha abusato del mezzo e che quindi a mali estremi, estremi rimedi; e infine, in un periodo più lungo, si vuole attaccare la legge sulla par condicio, mostrando quanto ingiusta essa sia (ma non lo è!) e che perciò va riformata, o meglio ancora abolita.

    Peccato però che l’abolizione della par condicio avrebbe più o meno lo stesso effetto di uno schiacciasassi in un parco giochi pieno di bambini: sarebbe una strage. Ed è proprio questo l’effetto voluto: usare tutto il potere mediatico per la manipolazione delle menti al fine di ottenere consenso elettorale, come è già successo.

    Dicono che i tre anni che seguiranno le regionali saranno gli anni della tranquillità e delle riforme che gli italiani aspettano. Non sarà così: le riforme, semmai arriveranno, punteranno a manipolare il sistema giudiziario perché la smetta di indagare i potenti; a manipolare la Costituzione per aumentare il potere dell’esecutivo (ma per quanto questa cosa mi piaccia, l’Italia non è ancora pronta, e si sfocerebbe inevitabilmente nell’autoritarismo, come già è successo); e infine a manipolare l’informazione per aumentare il potere di pochi e nascondere i crimini che compiono contro il popolo intero non più sovrano (oltre che, ovviamente, per dire che va tutto bene, anche se non hai il pane per sfamare i tuoi figli).

    I prossimi tre anni saranno l’apice della crisi democratica che questo Paese vive da quasi vent’anni, oltre che oltre che il pedice del suo declino economico (non perché ci rialzeremo, ma perché ci sarà il tracollo, non più un semplice declino). Saranno l’ultima reazione di un centrodestra illiberale destinato prima o poi alla morte più o meno devastante. Il governo Berlusconi, in carica praticamente da dieci anni, ha approfondito volontariamente la crisi della democrazia e si è dimostrato sempre più incapace di fermare il declino economico (a vantaggio di pochi). E se non è possibile modificare i fatti, allora è necessario manipolare le percezioni. Immaginate Minzolini elevato all’ennesima potenza: questo sarebbe il risultato dell’abolizione della par condicio.

    Ecco dove si posiziona la censura della RAI in un disegno ben più grande: per questo sarà necessario fare appello a tutta la fibra democratica rimasta in questo disastrato Paese per fare Resistenza contro l’immane onda di autoritarismo e di fascismo che sta per travolgerci.

    Una bellissima reazione sarebbe una trasmissione come Ballarò o Annozero a ridosso delle elezioni, con Santoro, Floris o tutt’e due o qualcun altro e ospiti vari, preparata e girata in teatro da volontari (una tantum si può fare), senza appoggiarsi ai partiti (sarebbe meglio). E trasmetterla su internet (se non erro, YouTube a volte trasmette eventi live, ma i servizi di streaming sono tanti, e gli stessi partiti, potrebbero ritrasmetterla sulle proprie piattaforme o anche altre tv).

    Sarebbe un sogno e probabilmente lo è. Ma sarebbe anche una rivoluzione e una dimostrazione di forza di coloro che credono che l’illiberalismo berlusconiano e tutto ciò che ne deriva si può ancora sconfiggere.

    View Comments
  • feb
    22

    Leggendo di questa vicenda, appare ovvio come il nostro Paese sia caratterizzato da un livello di civiltà estremamente basso, e che molta gente si sia persa almeno un paio di secoli di evoluzione.

    Una volta c’erano signori che, approfittando di ignoranza, particolarismi e mancanza di controllo (oltre che di moralità, ma è sottinteso), facevano e disfacevano le leggi a proprio piacimento. Avete presente il cartone Disney “Robin Hood”, con quel simpaticone del principe Giovanni? Ecco, una volta era così un po’ in tutta Europa, specialmente ai livelli più ramificati (Bracalone, lo sceriffo di Nottingham, per continuare la similitudine).

    Poi è arrivata una cosuccia chiamata Rivoluzione francese e con essa l’idea (tra le altre) che la Legge dovesse essere unica e certa (ovvero contenuta in un bel librone chiamato Codice, dove passare col bianchetto e riscriverci su non è troppo semplice – e che, soprattutto non puoi fare, se sei l’applicatore della norma o un giudice).

    Sembra niente a guardarla adesso, ma è un’idea che rivoluziona (appunto) l’esistenza della gente: la certezza del diritto è l’essenza stessa della libertà di ogni uomo.

    Ebbene in questo Paese no. Questo è un Paese dove puoi scrivere un’ordinanza che vieti un determinato comportamento pur sapendo che quell’ordinanza è illegittima. Infatti tu quell’ordinanza la ritiri poco dopo, in silenzio, così il TAR non può venire a romperti le scatole. Se poi qualcuno si comporta nel modo prima vietato, tu rifai l’ordinanza, punisci il trasgressore (anche solo di facciata, mettendolo alla gogna e/o sabotandogli la carriera), e poi la ritiri un’altra volta. L’illegalità perfettamente legale.

    Non è certo una novità: in Italia sono ormai decenni che le maglie della Legge perdono fili, e non solo su questioni idiote come quella del crocifisso. L’ultimo esempio è il lodo Alfano: approvato pur essendo illegittimo, aiuta l’unico beneficiario a bloccare il proprio processo. Poi la Corte Costituzionale lo boccia e l’unico beneficiario che fa? Un’altra legge, il legittimo impedimento, altrettanto illegittima quasi per stessa ammissione della legge stessa, ma che intanto è valida, blocca ancora il processo e dà il tempo di preparare un altro lodo Alfano, e via che ricomincia il loop. E gli esempi, a destra (ex-Cirielli, falso in bilancio) come a sinistra (giusto processo ammazza-Tangentopoli, indulto, per dire), si sprecano e hanno effetti su una inimmaginabile platea di beneficiari (spesso criminali) e vittime.

    A suo modo è geniale, ed è il frutto marcio di una classe politica altrettanto marcia che crede che la libertà sia suonare la chitarra elettrica a tutto volume alle tre di notte e chi se ne frega se il vicino domani mattina deve andare in fabbrica.  E se la mattina dopo tu vuoi dormire mentre la vicina vuole passare l’aspirapolvere, per te la libertà è andare a casa sua (o mandare un Feltri, un Brachino o un Ghedini) e romperglielo, urlando, in modo che tutto il condominio senta il messaggio, che è una comunista mangiabambini antropologicamente diversa coi calzini azzurri. È la libertà tipica di Don Rodrigo, la libertà della legge della giungla.

    La colpa non è della Legge (o della Costituzione): esse non sono (e non possono essere) perfette. Anche la Costituzione della “meno peggiore” democrazia del mondo, quella degli Stati Uniti, è stata emendata spesso, e addirittura la “patria del mondo moderno” ha attraversato cinque Repubbliche e ancora trova riforme da fare (ad esempio, solo una recente legge cerca di evitare la cohabitation). Chi può rendere perfetto quell’ammasso di parole scritte in un linguaggio incomprensibile ai più sono gli uomini che non vedono nelle leggi uno strumento di potere, bensì la “transustanziazione” della Libertà stessa, e che pertanto non oseranno usarla per scopi deviati, pur legittimamente.

    Se quegli uomini saranno tali oppure sindaci di Mandas, dipenderà dal grado di civiltà raggiunto da un determinato Paese. Se il grado di “evoluzione civica” è elevato, interverrà un’autorità di controllo che legittimamente lo mandi via a calci nel sedere (ad esempio un consiglio comunale, un prefetto, un accidenti di ministro), che gli faccia ben capire che se vuole fare e disfare, se vuole costruire e demolire, è meglio che si dedichi al punto croce o ai castelli di sabbia; se poi non c’è questa autorità, sarà il popolo sovrano a mandarlo alla vacanza infame dopo regolari elezioni e con un’adeguata dose di pazienza; e se infine il tizio non è regolarmente e/o liberamente e/o democraticamente eletto, sarà sempre il popolo, appositamente costituito non in collegio elettorale, bensì in turba incazzata con tendenze assassine, a mettere le cose in ordine.

    Questo è il percorso evolutivo che la Storia ci insegna, ed era ben chiaro ad uno dei padri fondatori degli USA, Thomas Jefferson, il quale ricordava che l’albero della libertà ogni tanto deve essere bagnato con il sangue di patrioti e tiranni, cosa puntualmente avvenuta in Francia poco meno di due anni dopo la scrittura di tali parole.

    L’Italia ha ancora molta strada da fare, prima di raggiungere un grado di civiltà adeguato a quella che, solo sulla carta, è una Repubblica democratica. Ma io sono convinto che prima o poi ce la farà, ce la faremo, perché è una tendenza quasi naturale. Se poi questo avverrà con la Ragione o con il sangue, dipenderà da quanto e quando la classe politica tornerà ad essere terrorizzata dal popolo: perché, per quanto possa sembrare strano, la democrazia nasce e si fonda sulla paura del governante nei confronti dei governati. Che sia paura di non essere rieletti o paura di vedere il proprio collo da un’angolazione “diversa” dal solito, è un discorso abbastanza irrilevante.

    View Comments