Tooby, L'Olandese volante Cerco di dire cose sensate
  • ott
    27

    Questo post è stato aggiornato dopo la pubblicazione.

    Niccolò Ghedini, dopo la condanna in appello inflitta a David Mills (confermando quindi ciò che aveva stabilito in primo grado il Tribunale), ha immediatamente affermato che «sarà annullata in Cassazione».

    Ho avuto un attimo di déjà vu , e sono andato a fare una ricerchina: in effetti il 19 maggio scorso, quando uscirono le motivazioni, affermò: «è una sentenza basata sul nulla, la condanna verrà annullata in appello». Potete ascoltarlo dalla sua viva voce.

    Molto probabilmente la condanna non sarà precisamente annullata in Cassazione, verrà prescritto il reato. Ma mi sento comunque di dare un consiglio “da amico” a Silvio Berlusconi: cambia avvocato che questo qui non ne azzecca una (ma magari è per questo che si fa leggi ad personam, perché ha avvocati non troppo bravi).

    Intanto, abbiamo un (presunto) corrotto condannato in due su tre gradi di giudizio e un (presunto) corruttore che, in virtù del lodo Alfano, è condannato solo virtualmente.

    UPDATE: Ghedini dice anche che: «Ancora una volta si conferma che a Milano non si possono celebrare processi quando, ancorche’ indirettamente, vi sia un collegamento con il Presidente Berlusconi». Pochi minuti fa, intanto, un’altra Corte d’Appello di Milano fa un favorone a Fininvest (quindi, indirettamente, a Berlusconi) e blocca l’esecutività della sentenza di primo grado sul risarcimento alla Cir (in sostanza, non dovrà pagare subito).

  • mag
    27

    Sul caso Noemi Letizia:

    • Perché inventarsi dieci versioni diverse per ogni tassello del puzzle (rapporti con la ragazza e conoscenza con il padre) e perché essere reticente se tutto è limpido e trasparente e non ha rilievo penale? Anche se ci fosse andato a letto con Noemi, non sarebbe reato, e non sarebbe neppure tanto meno immorale che ospitare per anni in casa un mafioso, l’eroe Vittorio Mangano.

    Sul caso David Mills:

    • Che l’abbia corrotto o meno, c’è un altro fatto che non è smentibile e che non è meno scandaloso della corruzione: il fatto che Silvio Berlusconi (e le sue aziende) possiedano società off-shore create proprio da quel Mills per non pagare le tasse che gli italiani normali pagano care e amare.

    C’è un problema di trasparenza con questo tizio, e questo basta a rendere Berlusconi indegno di governare un qualsiasi Paese civile.

  • mag
    24

    Il Giornale ci propina sondaggi vecchi di un mese.

    Silvio Berlusconi fa un’impressionante campagna mediatica, rilasciando più di un’intervista all’ora.

    Secondo me, il caso Noemi, il divorzio e la sentenza Mills hanno avuto il loro peso. Silvio è con le spalle al muro e, l’abbiamo visto in questi giorni, attacca qualunque cosa si muova.

    Il declino di Berlusconi è iniziato. Ma la sua fine è ancora lontana: ha cominciato con il piazzare suoi lecchini al TG1 e a RaiUno, vedremo come tenterà di resistere questa caricatura di dittatorello dopo le elezioni.

    Come scrive Max, «la cosa peggiore, in fondo, non è che lui sia o non sia colpevole delle nefandezze che gli vengono attribuite, alla fin fine è secondario. L’incubo vero è che agli italiani, in maggioranza, non frega assolutamente niente».

    Serviranno tutte le nostre energie per continuare a fare informazione e far capire che Berlusconi non può governare alcun Paese civile, che la destra può avere, deve avere e merita di avere un leader degno di questo nome, che non abbia alcuna ombra alle sue spalle né un conflitto di interessi che gli impedisca di preferire il bisogno del Paese rispetto al bisogno delle sue aziende. E della sua fedina penale.

    UPDATE: Lo scrive anche la Repubblica.

  • mag
    22

    Dialettiche

    Autore: Leoman3000 @Leoman3000

    Altro episodio dedicato al Presidente del Consiglio. Nulla di personale, ma la sua estrema capacità oratoria stimola in maniera naturale le altrui analisi. Mogol e Battisti scrivevano “io vorrei, non vorrei, ma… se vuoi”. Lui vorrebbe che i media si occupassero della sua persona, perché c’è la campagna elettorale e in virtù del ruolo che riveste; non vorrebbe, perché rischia di essere sbeffeggiato, criticato e magari perseguitato “da una certa stampa”; e infatti, “se vuoi”, o informazione, parlare di lui è tanto meglio: la pubblicità, sia essa positiva o negativa, sempre pubblicità è.

    Oggi il nostro premier parla all’assemblea di Confindustria. La Repubblica dimostra di essere il solito giornale malvagio, pubblicando – con un tocco di voluto cinismo? – foto di Berlusconi intento con il make up celato in un fazzoletto. Vabbè, in barba all’età dimostra di tenere all’aspetto fisico. Effettivamente, quanti ragazzi e ragazze si spalmano metri di fondotinta per coprire i brufoli usando lo stesso trucchetto…

    È un’ingiustizia, però…

    Sono le frasi che dovrebbero interessare. Doveva essere un semplice saluto, invece il Cavaliere parte all’attacco subito (sempre secondo i giornali): “La giustizia penale è una patologia nel nostro sistema. I giornali oggi dicono che non è possibile criticare i giudici, ma criticare i giudici è un diritto di ogni cittadino”. Criticare i giudici non significa dire che la giustizia penale è una patologia, ossia una malattia. Si può tranquillamente sostenere che vi sono buchi legislativi contrapposti ad avvitamenti burocratici. È più che lecito sostenere che le cause durano anni. Ma se la procedura penale fosse in uno stato di quarantena, a piede libero vi sarebbero migliaia di criminali. E magari si ritroverebbero in galera ancora più innocenti che, di fatto, non possono permettersi Taormina, Ghedini o Pecorella come avvocati…

    Inoltre è vero che criticare i giudici è diritto di ogni cittadino; tutti i poteri dello Stato sono sotto giudizio, in effetti. Infatti, anche il potere esecutivo può essere criticato dalla stampa. O no? Sarebbe, quindi, meglio nutrire comunque un certo rispetto sempre e comunque per le istituzioni, a prescindere da una sentenza o da una legge solo soggettivamente giusta. E chi può garantire più fiducia nelle Pubbliche Amministrazioni se non il Primo Ministro? In altri Stati lo fanno.

    “I giudici hanno deciso il contrario della verità, perchè sono estremisti di sinistra. È come se Mourinho arbitrasse Milan-Inter. Basta con un Csm dove i giudici si assolvono sempre. Non ci fermeremo fino a quando non sarà separato l’ordine dei magistrati dall’ordine degli accusatori.” Come già scritto ieri, giudice = sinistra = nemico. Si deduce che se in un procedimento Berlusconi dovesse essere assolto, solo quel giudice sarà “giusto”; viceversa “ribalta la realtà”. Credo che siano molti quelli curiosi di vedere la tessera di partito di Ilda Boccassini o, per ultima, Nicoletta Gandus. Continuando, è limpido che qualche giudice talvolta venga condannato. Per corruzione, ad esempio. Sorvolerei, per ora, sui pro e contro della separazione delle carriere.

    “Ho le spalle larghe, più mi picchiano più mi rinforzano ma un cittadino normale con questa situazione paga un prezzo troppo alto”. Ma è ovvio. Il Lodo Alfano è pari all’invulnerabilità in un videogame sparatutto. Per concludere l’argomento, l’Associazione Nazionale dei Magistrati non l’ha presa al meglio. Chissà perché, sono solo critiche…

    Carneade: chi è costui?

    “Il signor avvocato Mills, che io non ho mai conosciuto, riceve per le prestazioni da un armatore italiano una parcella da 600mila dollari, così per non pagare tasse dice che è una donazione. E quando viene messo sotto pressione e gli si chiede da dove arrivi quel denaro, decide di chiamare in causa un dirigente Fininvest morto… Poi si accorge di quello che ha fatto e finalmente dice la verità”

    Chissà se precedentemente ai processi All-Iberian e sul presunto giro di tangenti alla Guardia di Finanza (’97-’98), Berlusconi e Mills si conoscessero di persona. Fatto sta che l’avvocato inglese era consulente Fininvest all’estero e testimoniò proprio a favore dell’imprenditore per quelle cause. Succede che nella dichiarazione dei redditi di Mills qualcosa non quadra: 600 mila dollari sono fuori dal bilancio. L’avvocato, al commercialista, riporta oralmente e per iscritto che quei soldi sono stati il guadagno per aver tolto un fantomatico Mr. B. dai guai. Il tramite sarebbe stato Carlo Bernasconi, gran capo di Medusa, morto nel 2001.

    L’infame commercialista espone denuncia al fisco britannico, che passa la palla ai Giudici di Milano. Convocato in Italia, alla vista della lettera, Mills confessa il 18 luglio 2004 una prima volta. Poi ritratta la versione 5 mesi dopo e poco prima del dispositivo della sentenza (4 anni e mezzo più tardi; a donargli i soldi sarebbe stato tale Attanasio, un armatore). Un potenziale, disdicevole errore ha coinvolto nuovamente il Premier e ha garantito la condanna – in primo grado – a Mills. Colpa di deduzioni errate di giudici schierati, quindi.

    Manuale di economia

    “Certamente importante è la componente psicologica di questa crisi e ho fatto bene a cercare di infondere sempre ottimismo. La fiducia è un fattore cruciale per uscire dalla crisi. Bisogna cercare di allontanare questa paura e sono addolorato quando giornali, tv e opposizione cantano la canzone del pessimismo e del catastrofismo”.

    Se da un lato è vero che il rischio psicosi poteva indurre qualcuno a non comprare nemmeno il pane, la realtà è ben diversa da questo punto di vista – per fortuna -. Però, quella della frase, pare un po’ la logica usata dal Ministero della Verità di Orwelliana memoria: se non lo si dice, il problema non esiste. Se la TV non descrive un mostro viola che sta distruggendo i palazzi e mangiando le persone, questo non c’è. Quindi il tetto inesistente sopra la testa, da cui fa capolino un coso lilla con un occhio solo mentre allunga il tentacolo, è solo frutto di fervide immaginazioni. Quindi, la crisi economica (che esiste per davvero) si combatte solo con la fiducia, cioè solo con la forza del pensiero. Forse la canzone del pessimismo e del catastrofismo – ma solo forse – è semplicemente quella del realismo. Meglio prevenire in concreto o sedersi a pensare che “vada tutto bene”?

    Grandi poteri, grandi responsabilità

    “Il premier non ha poteri. Comprensibilmente dopo il fascismo hanno privilegiato il Parlamento, tutti i poteri ce li ha il Parlamento, che però è pletorico. Basterebbero un centinaio di parlamentari, come nel Congresso americano. Bisognerà passare per forza per una legge di iniziativa popolare, altrimenti sarebbe come chiedere ai capponi [i parlamentari] di votare per anticipare il Natale”.

    Se non avesse avuto poteri, il Presidente del Consiglio non avrebbe mai potuto promuovere Michela Vittoria Brambilla a Ministro, per dire. Se Wikipedia non soddisfa, un’informazione più completa in proposito la danno gli articoli della Costituzione dal 92 al 96. Inoltre il premier esprime pareri in pubblico. Che ovviamente hanno un certo credito e influiscono i comportamenti di qualsiasi persona, dal semplice cittadino al Capo di Stato estero. Se non sono poteri, sono oneri. Ma dovuti solo ed esclusivamente all’eccelso ruolo che si riveste e si deve rispettare.

    Il Parlamento è la rappresentanza più diretta del popolo. Ed è naturale (quindi non semplicemente “giusto”) che la democrazia debba possedere le funzioni basilari dello Stato (lo chiamano potere legislativo). Pletorico, per chi non lo sapesse, significherebbe “eccessivamente abbondante”. Probabilmente è così. Perché non prendere il modello statunitense, il cui Congresso conta un centinaio di parlamentari? Perché è una stronzata (le cose si chiamano con il loro nome). Il Congresso made in USA è, come in Italia, composto da due Camere. Quella dei Rappresentanti (435 membri) e il Senato (solo questo ne contiene 100).

    Ad onor di cronaca, la prima delle due camere ha il diritto di mettere sotto impeachment il Presidente della Repubblica, la seconda di giudicarlo. Se si ammira il modello americano, perché non importare anche questa fattispecie? La Legge d’iniziativa popolare, invece, sarebbe il referendum costituzionale. Se già vi sono stati problemi nel chiedere la modifica lieve delle modalità di elezione, figurarsi cosa può causare un cambiamento radicale delle Camere… Per queste affermazioni, anche Fini si è sentito parte in causa, mostrando forti perplessità verso il discorso dell’alleato.

    Lezione di stile

    “Ieri sera la presidente di Confindustria è venuta a trovarmi a Palazzo Chigi e un commesso mi ha detto: ‘C’è di là una velina’. Era la presidente, era in gran forma, elegante, tutta vaporosa perchè aveva una cena: sembrava volasse sui tappeti di Palazzo Chigi”. Si sa che il Cavaliere si trova a proprio agio con belle donne. Nei giorni scorsi tanti articoli si sono aggiunti agli altri già esistenti.

    Ma, piuttosto che ridere, ammiccare e “aprirsi” alle interviste, Emma Marcegaglia, “la presidente”, ha risposto così: “Berlusconi mi ha detto che ero molto elegante e ha aggiunto che sembravo una velina. Non ho niente contro le veline, non mi dispiace che mi si dica questo. Quando si hanno più di 40 anni… Ma francamente preferisco quello che mi ha detto Raffaele Bonanni accogliendomi in questa sala, che sono una persona seria, libera e concreta”.

    La classe non è acqua, dopotutto.

  • mag
    21

    Voi tutti saprete che Bill Clinton, ex presidente degli Stati Uniti, è stato sottoposto ad una procedura di impeachment. Quel che non tutti sanno è il vero motivo: nell’immaginario collettivo è la fellatio ricevuta da Monica Lewinsky, ma in realtà fu messo sotto processo per avere mentito dicendo di non averla mai ricevuta, addirittura di averla conosciuta. Insomma, il motivo è l’aver mentito al popolo americano.

    Oggi la Repubblica riporta un articolo a firma Massimo Giannini che rivela che Silvio Berlusconi conosceva bene Noemi Letizia, una “cara amica napoletana del presidente” e che l’aveva anche presentata al “bel mondo”. Dunque Silvio Berlusconi avrebbe mentito agli italiani.

    Questo spiega perché il premier è così reticente nel volere parlare di questa storia e perché, invece di rispondere alle dieci domande poste da la Repubblica sulle contraddizioni in merito a questo caso, va all’attacco. La contraddizione è fortissima: ieri ha dichiarato di non avere mai conosciuto l’avvocato David Mills, ma pensateci un attimo. Come mai il premier non conosce un avvocato ex marito di un ministro del Regno Unito che ha creato il sistema di scatole cinesi usate per creare fondi neri per Fininvest, la sua azienda, mentre invece conosce uno sconosciuto dipendente comunale, che lo chiama al cellulare e gli raccomanda candidati alle Europee, candidati che affermano a loro volta di non conoscere questo Elio Letizia (il padre di Noemi)? Sia chiaro che è una cosa possibilissima, ma Berlusconi non vuole spiegarci come sia possibile. E no, non sono fatti suoi.

    Berlusconi si sta ingarbugliando in una rete che lui stesso ha creato, ed è visibilmente in difficoltà, cosa che lo porta a fare colpi di testa. Ad esempio, dopo le motivazioni della sentenza Mills aveva annunciato un suo prossimo discorso alle Camere, ma poi è uscito fuori il codardo che è in lui, grazie ai miti consigli delle sue colombe di partito. Al momento avrebbe rimandato a dopo le elezioni il discorso, che probabilmente terrà solo al Senato per evitare il faccia a faccia con il suo avversario di sempre, Antonio Di Pietro.

    Qualcuno ha scritto che dopo le Europee comincerà la discesa di Silvio Berlusconi (cui si aggiungerà pure l’effetto della gestione attendista della crisi economica). Io però non sono così ottimista: credo che dopo le elezioni (anzi, dopo il G8 di luglio) comincerà una nuova fase del berlusconismo. E temo una virulenza senza precedenti.

  • mag
    20

    Berlusconi prescrizione

    Da Il Giornale in edicola il giorno dopo il discorso di Berlusconi alle Camere:

    Il presidente del Consiglio, il sempre più amato Silvio Berlusconi, si è presentato ieri alla Camera per riferire della vicenda Mills. Secondo i giudici comunisti di Milano (che il premier aveva ricusato perché avevano detto qualcosa contro di lui – come tutti i giudici del mondo, del resto) David Mills sarebbe stato corrotto da Berlusconi. È assurdo, vero?

    Ieri il premier ha attaccato la magistratura, l’opposizione, i giornali, i buddisti e Tex Willer per la «campagna criminosa» messa in atto da «estremisti» che vogliono sovvertire il risultato delle urne con una «sentenza ad orologeria» a ridosso delle elezioni europee.

    Berlusconi ha ricordato una verità sacrosanta: il 90% degli italiani lo ama, ha vinto le elezioni, quindi è impossibile che lui abbia corrotto qualcuno. Chiaro?

    Ha poi giurato sui suoi figli, ha detto che l’Italia è il Paese che ama e ha ricordato la sua meravigliosa avventura, e ha ringraziato gli italiani «perché non sarebbe stato possibile fare le cose che ha fatto lui in qualsiasi altro Paese occidentale».

    Sono ormai quindici anni che la giustizia perseguita Silvio Berlusconi. Ormai sono decine i provvedimenti a suo carico, e non è mai stato condannato definitivamente (alcune volte è stato anche assolto).

    Il premier ha infine affermato che in appello verrà assolto: il processo di appello si terrà, presumibilmente, nel 2025, visto che la legge Alfano blocca i suoi processi finché sarà presidente del Consiglio e poi della Repubblica, come tutti gli italiani vogliono. E comunque, in mancanza, ci penserà la legge ex-Cirielli (voluta da Berlusconi stesso) che farà scattare presto la giusta prescrizione, sgombrando il campo da tutte le ombre. E in ogni caso il sempre gagliardo Berlusconi non potrebbe andare in galera, visto che, a dispetto del suo aspetto da ventenne, ha quasi settantacinque anni. Non ve l’aspettavate, eh?

    Terminato il discorso, la Camera ha quindi votato all’unanimità l’assoluzione di Berlusconi sulla parola e chiesto le dimissioni di Dario Franceschini. Le opposizioni non erano presenti in aula: per un disguido la polizia ha portato via i deputati delle opposizioni, che si ostinavano a voler entrare a Montecitorio. Saranno liberati domani. Forse.

    Dopo il voto, Berlusconi, sorridendo, ha ringraziato i deputati: «Siete soldi ben spesi!»

    Domani su Libero le foto del giudice Gandus nuda, ripresa mentre recitava in un teatro di Milano negli anni Ottanta. Sempre domani su Studio Aperto, intervista esclusiva a Noemi Mills: «sono sicura che Papi sia innocente e l’anno prossimo mi farà eleggere alla Camera dei Comuni».

  • mag
    19

    L’Italia è governata da un corruttore. Condannato solo virtualmente visto che si è scritto una legge (la legge Alfano) per essere per legge al di sopra della Legge stessa.

    Nicolò Ghedini dirà, se non lo ha già detto, che il suo assistito verrà assolto in seguito. Purtroppo non verrà assolto. E non verrà neppure condannato. Verrà prescritto, perché il suo processo, semmai ci sarà, dovrà ricominciare da capo.

    Il Giornale, Daniele Capezzone, Fabrizio Cicchitto, Paolo Bonaiuti, Sandro Bondi e tutti gli altri lanceranno strali. Diranno che chi li governa non è corrotto perché gli italiani lo hanno votato. Ma dopotutto sono sul libro paga del corruttore, che dovrebbero fare? Prendere atto di una sentenza? No, difenderanno l’uomo che lo stipendia, perché se va in rovina lui, si chiudono i rubinetti.

    Ai dipendenti del corruttore si accoderanno i pidiellini che non sono sul libro paga Fininvest, ma che per interesse o perché obnubilati lo sosterranno ugualmente. O almeno sui loro blog staranno in silenzio.

    Sarà sempre quel corruttore a rispondere a tutte le nostre domande. Dirà che è una giustizia a orologeria, visto che è arrivata a ridosso delle elezioni. Dirà che si tratta di un disegno dell’Unione Sovietica e dei comunisti di tutto il mondo. Dirà che ce l’hanno tutti con lui. Che è tutto un teorema. Che lo perseguitano da quindici anni. Che le sentenze che lo riguardano o che riguardano persone a lui vicine (ad esempio Cesare Previti, definitivamente condannato per avere pagato tangenti per conto del solito corruttore) non esistono. Sono ormai una massa sconvolgente, enorme, che macchia l’onore di ogni singolo italiano, che lo voti o meno, ma non esistono.

    Insomma, sbandiererà ancora il suo repertorio. Dirà ancora le solite cazzate con cui imbambola metà degli italiani.

    Penso allo speaker della Camera dei Comuni inglesi, che si è dimesso per dei rimborsi troppo allegri. Rimborsi del tutto legali, ma troppo allegri. Di un governo, quello inglese, che traballa per il medesimo motivo. Forse si andrà ad elezioni anticipate. Forse ci saranno le dimissioni del premier Gordon Brown.

    Ecco, questa sarebbe una bella mossa. Potrebbe rinnovare il suo repertorio, ormai fermo ai bei tempi delle crociere e della P2, e annunciare le sue

    DIMISSIONI!

    Purtroppo non lo farà. Sarebbe troppo bello. Probabilmente ci racconterà una barzelletta sui giudici di Milano, insieme ad ebrei, abbronzati e rom nei campi di concentramento dove Benito Mussolini li aveva mandati in vacanza.

    Fra qualche giorno Studio Aperto ci parlerà di qualche nuova malattia, di cani killer, dei romeni brutti e cattivi o di qualche altra cazzata truzza di cui parleremo per settimane.

    Dimenticando che l’Italia è sempre governata da un corruttore.

  • mar
    23

    In un editoriale di ieri Mario Monti mette in luce un problema piuttosto grave che però i governi del mondo non sembrano essere tanto propensi ad affrontare.

    In questi mesi si parla tanto delle nuove regole che il G8/G20 vogliono imporre alla finanza internazionale perché non si ripeta quanto stiamo vivendo in questi mesi.

    Il problema che però in questi tempi di vacche magre sta venendo alla luce è quello delle disuguaglianze fra gli Stati e all’interno degli Stati, ovvero la vecchia storia dei più ricchi che diventano sempre più ricchi e dei poveri che diventano sempre più poveri.

    Questa situazione è particolarmente pericolosa, perché la pressione delle più ampie fasce della popolazione, quelle povere, può portare i governi in cerca di consenso ad attuare forme di protezionismo (come sta facendo Nicolas Sarkozy, con tasse tagliate alle imprese che restano in Francia) o addirittura a scadere in modelli non democratici, come avvenne nel primo dopoguerra, quando sorsero i governi fascisti in Europa.

    Ora, per quanto riguarda le differenze fra gli Stati, i governi stanno provando a rendere meno grave il problema, poiché questo favorisce il commercio internazionale. Insomma, ci stanno provando.

    All’interno degli Stati, però, il problema è di più difficile soluzione. Chi possiede il capitale ha la possibilità di spostarli velocemente dove ci sono le condizioni più favorevoli (si chiama David Mills, lui crea società alle isole Cayman e si spostano i denari da quelle parti, per esempio). In altre parole, i soldi vanno dove si pagano meno tasse.

    Questo significa, innanzitutto, che i governi, per “convincere il capitale” a rimanere all’interno del Paese, e magari a farne entrare altro dall’estero, devono assicurargli meno tasse rispetto a quante ne pagherebbero in altri Paesi. Ad esempio in Italia le rendite finanziarie sono tassate pochissimo, a dispetto di una pressione fiscale complessiva altissima.

    In questo modo, però, i governi, per coprire i buchi, sono costretti a tassare sempre più ciò che non può spostarsi facilmente, ovvero tassano il lavoro. È un fatto che in Italia i lavoratori dipendenti paghino la maggior parte delle tasse, mentre altre categorie sono allegramente agevolate (quando non evadono). In questo modo, però, si esaspera la condizione di chi non può sfruttare la globalizzazione per avere condizioni migliori: l’industriale può spostare la produzione in Cina e guadagnare sul minore costo del lavoro; ma l’operaio cosa dovrebbe fare? Andare in Cina, dove c’è sì lavoro, ma sottopagato e senza diritti?

    Per evitare una simile situazione i governi finiscono inevitabilmente per diventare protezionisti: faranno pagare meno le tasse alle imprese, ma per tappare il buco dovranno tassare ciò che non può spostarsi (il lavoratore, ad esempio).

    Si innesca una gara fra Stati a chi fa pagare meno tasse, che accentua le disuguaglianze, che colpisce i più deboli, che dovranno subire quei tagli con conseguenze sociali e politiche che nessuno vuole (ovvero protezionismo e fine della democrazia).

    Qualche conclusione: per evitare di innescare questa gara assurda, dice Monti, una delle priorità del G8/G20, oltre alle regole per la finanza, dovrebbe essere armonizzare le fiscalità fra gli Stati, far venire meno l’incentivo a spostare il capitale in giro per il mondo, per rifornire risorse ai bilanci degli Stati per mettere in atto delle vere politiche redistributive per sostenere le fasce più deboli della popolazione, non degli interventi inutili ed effimeri, come la social card, che ha arricchito solo Mastercard. In altre parole, rifornire gli Stati di armi per combattere tendenze catastrofiche.

    Infine non può mancare la polemica interna. Il buffone prescritto di Arcore tutto questo non vuole capirlo: lui vuole che il G8/G20 regolamenti internet. Dopotutto lui ha maree di rendite finanziarie, sulle quali continua a pagare tasse irrisorie; lui ha fatto la sua fortuna spostando denari fra le sue holding in Svizzera; lui favorisce assurdamente i ricchi, categoria di cui fa parte, non ultimo il piano casa, che permetterà a chi ha già tanto (una grande casa) di espandersi del 20%, mentre non favorirà chi vive in case più piccole, che al massimo ricaveranno uno sgabuzzino sul balcone, ma soprattutto chi una casa non se la può permettere (il 20% di zero è zero, no?).

    Panem et circenses, social card e televisioni. E il popolo sarà contento. E se cominceremo a sfociare (di nuovo) nel fascismo, beh, tanto meglio. Per lui.

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