Tooby, L'Olandese volante

Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito

  • ago
    15

    Questo è ciò che stanno facendo, immaginatela come una bella donna trascinata in una roulotte e violata per mesi o come carta igienica nelle mani di Alfano mentre si trastulla col suo giocattolino, ma questo è ciò che ministri e deputati PdL e Lega stanno facendo. Uno stupro alla Costituzione.

    Calderoli dice che un governo tecnico sarebbe un colpo di Stato. Alfano che sarebbe incostituzionale perché loro hanno vinto le elezioni. E tanti altri cretini a seguire.

    La Costituzione, questi maiali, non l’hanno neanche letta. Un governo “tecnico” è incostituzionale quanto la madre di chi lo afferma è vergine.

    Mettiamo subito in chiaro una cosa: nessuno può vincere le elezioni in Italia. La Costituzione non prevede un caso del genere: prevede soltanto che governi chi ha una maggioranza parlamentare (neppure una maggioranza assoluta, ne basta una relativa).

    Dire “abbiamo vinto le elezioni, quindi solo noi possiamo governare” non ha alcun senso, perché la premessa è errata.

    Consideriamo il caso di un partito che “vince” le elezioni e prende 49 seggi su 100 in Parlamento. Tutti gli altri 51 partiti prendono un parlamentare ognuno. Il capo del partito Tizio sale al Quirinale perché indubbiamente (ma solo tecnicamente) ha vinto le elezioni e quindi merita almeno di provare a formare un governo. Poi però si accorge che nessuno degli altri 51 parlamentari vuole appoggiarlo. Si va al voto di fiducia e si scopre che il partito che ha vinto le elezioni non ha una maggioranza, fine primo round.

    Secondo round: uno dei 51 sconfitti sale al Quirinale e dice di potere mettere assieme tutti gli altri 50 sconfitti per formare il governo. Il capo dello Stato gli dà mandato e [oh, cielo] il Parlamento gli accorda la fiducia. Lo sconfitto è il nuovo capo del governo.

    Una cosa del genere potrebbe avvenire anche a legislatura iniziata, ovvero, in un primo momento il partito con 49 seggi riesce ad avere la maggioranza grazie all’appoggio di almeno un paio di parlamentari sconfitti. Poi però la maggioranza si frantuma e una parte dei deputati passa all’opposizione, ora maggioranza e pronta a formare un nuovo governo.

    E tutto questo sarebbe assolutamente legale e senza smentire la volontà popolare. Se quei 51 sono andati in Parlamento vuol dire che il Popolo li ha voluti lì, al pari degli altri 49. E se quei 51 riescono a mettersi d’accordo, pur avendo tecnicamente perso le elezioni, hanno il diritto e il dovere di governare perché così ha deciso il Popolo nelle forme e nei limiti della Costituzione. Punto. Ogni obiezione è una menzogna.

    A voler essere cavillosi, possiamo pure dire che la volontà popolare ha deciso che PdL+Lega sono in minoranza, visto che han preso molto meno del 50%+1 dei voti, e che hanno una maggioranza parlamentare solo grazie ad una legge elettorale fascista. Ma la Costituzione non lo vieta, quindi è “giusto” che essi l’abbiano e governino. Finché possono. Altrimenti a casa e avanti un nuovo governo, se c’è, e solo poi le elezioni. Questo dicono lettera e prassi della Costituzione.

    O vale solo quando fa comodo?

    Quindi lasciate perdere la retorica populista: a parte che le elezioni, tecnicamente, voi fascistoidi non le avete neppure vinte (ma la legge è legge, anche se è un Porcellum, e la rispetto), rimanete al governo fintanto che avete una maggioranza che vi supporti. E se non ce l’avete, se ne cerca un’altra; e se ciò non è possibile, e solo allora, il Capo dello Stato indirà le elezioni. Così funziona in Italia: provate a rispettare le regole, una volta nella vita.

    I padri costituenti non erano mica dei fessi: lo sapevano che gli italiani, che raramente hanno [abbiamo] brillato quanto a capitale sociale, prima o poi avrebbero rimandato al governo un tizio che con un po’ di belle parole, promesse vane e tanta violenza [fisica o verbale, poco importa] avrebbe portato il Paese al disastro politico, culturale, sociale, economico. Ed infatti, dopo l’assaggio di Craxi, è arrivato Berlusconi.

    Allora i Costituenti approvarono un ordine del giorno firmato da Tomaso Perassi, che diceva:

    La seconda sottocommissione [...], ritenuto che né il tipo del governo presidenziale né quello del governo direttoriale risponderebbero alle condizioni della società italiana, si pronuncia per l’adozione del sistema parlamentare, da disciplinarsi, tuttavia, con dispositivi idonei a tutelare le esigenze di stabilità dell’azione di governo e ad evitare degenerazioni del parlamentarismo

    Che tradotto significa:

    Siccome noi italiani siamo tremendamente masochisti, non possiamo avere né un presidente eletto direttamente né un direttorio, perché se no ci ritroveremo in una ventina d’anni con un nuovo Mussolini o con un Napoleone. Ma siccome siamo pure degli inguaribili fessi, bisogna evitare che ci sia un Parlamento troppo forte, altrimenti non saremo capaci di fare una sega.

    Nonostante i Costituenti fossero più lungimiranti della maggioranza degli italiani (che infatti votano Berlusconi, dimostrando al minimo di essere dei fessi che credono che gli aerei volano perché sbattono le ali), purtroppo erano italiani anch’essi, e decisero di lasciare troppo campo libero alla legislazione ordinaria su materie che non dovevano esserlo. Prima fra tutte quella elettorale, che dovrebbe prevedere (solo per esempio) che ogni modifica del sistema possa essere fatta solo nel primo anno (o nei primi due) di legislatura, e comunque non meno di un anno prima delle elezioni, per esempio. In questo modo, non avremmo avuto il Porcellum, perché Berlusconi non poteva sapere quattro anni prima che i suoi avversari si sarebbero presentati frantumati, e quindi non avrebbe approvato una legge elettorale che esasperava tale frantumazione.

    Sicché un Parlamento troppo libero dallo spirito costituzionale, si è trasformato in un covo di corrotti e di incapaci impossibilitato a fare qualunque cosa e con un governo debole che cadeva ogni dieci starnuti.

    Questa situazione ci ha riportato in una situazione simile a quelle dell’Italia prefascista: mancava solo la rivoluzione russa, ma Berlusconi, attaccando ogni dieci minuti i comunisti – che tra l’altro erano ormai quasi estinti, sopperì benissimo e riuscì a fare credere a un’incredibile massa di tonti che in Italia c’era il rischio di una rivoluzione comunista dopo che il comunismo stesso era crollato su sé stesso (lo vedete che siamo proprio dei tonti?).

    E come allora arrivò un duce che prometteva tutto e bastonava chiunque gli rompesse le scatole. E come allora il nuovo duce ha fatto approvare una legge elettorale che gli dava una maggioranza assurda in Parlamento.

    Paradossalmente, l’unica cosa che ci salva dal regime assoluto è proprio la Costituzione, che pure con la sua propria mancanza di audacia ha prodotto Berlusconi e il berlusconismo. Infatti, se Mussolini poteva cambiare a suo piacimento la Costituzione di allora, lo Statuto Albertino, oggi Berlusconi non può farlo, poiché occorre una procedura particolare che richiede il consenso delle forze politiche o di una maggioranza relativa degli italiani.

    E lui ha dimostrato di non avere né l’una né l’altra. Così come non lo dimostrò neppure Mussolini, che prima della svolta fascistissima aveva comunque bisogno di appoggio esterno per governare.

    Dunque la Costituzione antifascista resta valida fino a prova contraria, anche se ormai è stata ripetutamente stuprata (anche da sinistra, sia chiaro, gli ultimi sessant’anni sono stati un’orgia per tutti). E proprio per questo bisogna difenderla ad ogni costo, anche contro le semplici parole di uno, fosse anche un ministro degli Esteri che non conta una sega, che pretende di leggere nella Costituzione cose che non ci sono.

    E non ci sono perché noi Mussolini non lo rivogliamo.

    Photo credits | Presidenza della Repubblica italiana



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  • ago
    8

    Violante, datti fuoco

    Autore: Tooby; Categoria: Politica;

    (Confesso che faccio molta fatica a inserire questo pezzo nella categoria Politica: ci vorrebbe la categoria Stron*ata dell’anno)

    Stava per farcela, Violante. Stava per dire la prima cosa giusta da quando disse per la prima volta “Mamma”.

    Una nuova legge elettorale è assolutamente necessaria perché quella vigente ha stravolto il sistema politico, concentrando nelle mani di pochissime persone in tutti i partiti politici il potere di nominare i parlamentari questo ha tolto alla società civile la rappresentanza parlamentare e al parlamentare il diritto e il dovere di rappresentare i cittadini

    Vai Violante, continua così.

    Cambiare la legge elettorale è indispensabile, penso ai collegi nominali

    Forse ti riferivi ai collegi UNInominali (ma vabbé, in fondo fa politica solo da ottant’anni, non ha ancora compreso il lessico specialistico).

    non certo alle preferenze che hanno già innescato quei processi corruttivi che conosciamo. E’ necessario presentare una proposta alle forze di opposizione, trovare una linea comune e portare questa proposta alla maggioranza, finiani compresi

    E fin qui, applausi. Poi la catastrofe.

    L’ipotesi di una coalizione elettorale anti-Berlusconi che vada dal PD ai finiani è senz’altro plausibile

    Coalizione elettorale significa andare alle urne tutti insieme contro Berlusconi. Dai post-comunisti ai post-fascisti tutti insieme, peggio che l’Unione. Poniamo pure che questa coalizione vinca (ma non vincerebbe, perché gli elettori di destra continueranno a votare Berlusconi, piuttosto che i comunisti – perché per loro Minimo D’Alema è ancora un comunista – , mentre quelli di sinistra – a occhio una decina di milioni – voteranno i comunisti, Vendola, Di Pietro e Grillo o non voteranno affatto, piuttosto che mettersi assieme con i post-fascisti o, peggio, con Casini e Rutelli).

    Ma poniamo pure che questo accrocchio vinca, perché il desiderio di liberarsi del ducetto di Hardcore è più forte che mai: mi spiegate come accidenti volete governare assieme, che avrete sì e no in comune il numero degli occhi sotto la fronte? Una coalizione del genere dura sei minuti.

    Anche perché tu dovresti andare a chiedere a Casini e a Fini di rinnegare tutto il tempo passato con Berlusconi, tutte le leggi vergogna che loro hanno approvato senza colpo ferire. Sarebbe come dire: siamo degli immensi cretini. E dubito che lo farebbero: Casini [non] ha l’intelligenza politica per farlo, e a Fini (visto il numero di anni che ha impiegato a capire che il fascismo è feccia e Berlusconi è un criminale) lo capirà intorno al 2020.

    Poi però ti viene in mente che, dopotutto, Violante è stato alleato di governo di Berlusconi da tipo il 1996 al 2001 (dettagli qui, se non ve lo ricordate). Il punto è che neanche lui lo ha rinnegato, nemmeno lui ha detto di essere stato un immenso cretino, perché altrimenti sarebbe dovuto scappare in Etiopia. E invece niente, è ancora qua a regalarci simili perle.

    Violante, datti fuoco, ti presto pure l’accendino.

    (Il titolare sconsiglia vivamente di dare fuoco a Luciano Violante, specialmente perché la benzina costa. Lasciate che lo faccia da solo, che a lui i soldi non mancano – lo paghiamo noi!)

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  • ago
    6

    È qui. Commento:

    tutti noi dell’Italia dei Valori, della partita, pronti a mobilitare tutte le nostre strutture organizzative (e i due milioni ed oltre di firme raccolte per i tre referendum – acqua, nucleare e legittimo impedimento – stanno lì a dimostrare la forza della nostra organizzazione). Siamo pronti a tappezzare il Paese con manifesti per denunciare le nefandezze berlusconiane (cosa che, peraltro, stiamo già facendo). Siamo pronti a investire ulteriormente nella comunicazione in Rete (da settembre partirà una Web Tv dell’Italia dei Valori). Siamo pronti a girare (lo sono anche io personalmente e col megafono in mano), per tutte le piazze e i mercati d’Italia per “chiamare alle armi” il popolo democratico per una nuova grande manifestazione.

    Tutto quello che vuoi, ma Berlusconi ha sempre le televisioni, e l’italiano tipo che vota Berlusconi difficilmente s’informa in rete o, figuriamoci, leggendo i manifesti. Inutile: con questa legge elettorale a Berlusconi non serve la maggioranza degli italiani, serve solo una relativa maggioranza rincoglionita o rincoglionibile, che è certamente fuori dalla portata di qualunque partito di opposizione o simil-tale.

    Non esiste, e non può esistere, la possibilità che si realizzi un’inedita coalizione politica elettorale che veda insieme la destra di Fini e la sinistra del Partito democratico. Gli elettori di entrambi gli schieramenti li manderebbero a quel paese.

    C’è un problema di fondo: la coalizione sarebbe temporanea e solo parlamentare, non certo elettorale. Difficilmente gli elettori di entrambi gli schieramenti li manderebbero a quel Paese solo per avere abolito il Porcellum, anzi, io credo proprio il contrario. Oltretutto c’è la possibilità di sfruttare i (molti) parlamentari PdL-Berlusconiani che hanno il timore (piuttosto fondato) di non essere candidati, perché Berlusconi vorrà con sé solo cani più cani di loro, vuole gente che abbia un chip dentro la testa che possa essere usata con un telecomando, mentre loro (i trombati) hanno un misero guinzaglio, troppo 1.0.

    Di Pietro ripete la stessa cosa un milione di volte, quindi mi chiedo: riesce a distinguere le elezioni da un governo tecnico che cambi questa caz*o di legge elettorale? Perché mischi le due cose a me appare un mistero.

    Il Pd sta lavorando per costruire una nuova coalizione con l’Udc e con la resuscitata “balena bianca”

    Poniamo che sia vero (ma in tal caso gli elettori del PD sicuramente non capirebbero, e voterebbero altri), ma io preferisco morire democristiano piuttosto che fascista.

    Così stando le cose, non ci resta altro da fare che rimboccarci le maniche e intanto partire da soli nella costruzione di un’inedita coalizione.

    Che ruberebbe voti a tutti tranne che a Berlusconi. Con una legge elettorale diversa, il probabile proporzionale, questo avrebbe pure senso. Ma con questa legge Acerbo significa far diventare l’Italia una bambola gonfiabile full optional a disposizione di Berlusconi e Bossi. Roba che neanche le più “consumate” e ninfomani pornostar potrebbero farle concorrenza. È difficile fare questi due conti, Tonino?

    è inutile cercare di cambiare da dentro le regole del gioco (legge elettorale, conflitto di interessi o pluralità dell’informazione). Non lo faranno e non ce lo faranno fare.

    Provarci, almeno? Se Berlusconi rassegna le dimissioni perché, come è evidente, non ha una maggioranza, vogliamo dare una possibilità ad un nuovo governo che cambi questa accidenti di legge? Tanto se fallisce si va a votare comunque con questa stessa legge, quindi che cambia?  Chi ti vieta di fare tutte le coalizioni che vuoi, ma nel frattempo tentare di abolire la porcata? Perché remare contro a prescindere?

    Io cerco di immaginarmi, a settembre, Napolitano che affida al signor X l’incarico di formare il governo, programma: cambiare la legge elettorale. Tutti d’accordo tranne Berlusconi, Bossi e… Di Pietro. Il signor X fa i suoi conti e scopre che non ha una maggioranza, torna al Quirinale e dice a Napolitano: «non ce l’ho fatta». Il Capo dello Stato indice le elezioni per novembre, Berlusconi le vince perché, pur avendo il 40% tutti i suoi avversari si sono presentati a ca*zo di cane, e non ci rimane che piegarci in avanti e aspettare un ombrello che ci farà da ombra per minimo qualche anno.

    E questo non sarebbe un semplice autogol di Di Pietro, ma un vero e proprio cambio di casacca. E stia sicuro che io uno che fa un favore del genere a Berlusconi non lo voto, a costo di votare un post-democristiano o addirittura un post-fascista. O addirittura Grillo, se non si allea con cripto-berlusconiani.

    Sono deluso e incazzato.

    Photo credits | joelogon

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  • ago
    3

    Nel post del primo agosto parlavo di metodi innovativi per suicidare il Paese. C’è un aspetto che va esplicitato, e cioè che in caso di elezioni anticipate facciamo la fine della Grecia.

    Il motivo è semplice ed è spiegato in quest’altro vecchio post: la speculazione attacca i Paesi più deboli e non c’è Paese più debole di uno che soffre di una cronica crisi di debito assieme all’instabilità politica, alla mancanza di qualcuno che tenga il timone nella burrasca (l’etimologia di governare rimanda, appunto, all’atto di tenere il timone, in greco).

    Quindi se cade Berlusconi e non si forma un governo tecnico c’è il rischio concreto di anticipare il fatto che l’Italia faccia la fine della Grecia. I casi peggiori sono due:

    1. Berlusconi rimane in sella, e la fine greca la faremo fra qualche anno, magari con effetti limitati se c’è almeno un po’ di ripresa nel frattempo (perché dico che la crisi arriva comunque? Perché non pochi analisti stanno dubitando sulla veridicità e sulla coerenza dei nostri conti pubblici, ma questa è un’altra storia);
    2. Berlusconi cade e si va ad elezioni anticipate, e allora passeremo un Natale di mer*a perché rimaniamo con un’anatra zoppa al governo, con limitati margini di manovra.

    La terza opzione (il meno male) è quella di un governo di transizione che tenga le redini del Paese e che quindi mandi un messaggio ai mercati: il governo italiano funziona, per cui se provate ad attaccarci fate la fine del leopardo.

    Quindi chi chiede, minaccia o vuole elezioni anticipate, si dimostra essere una persona più assetata di potere che animata da vere e responsabili intenzioni di salvare il Paese. E questo accomuna Berlusconi, e, purtroppo, Di Pietro e Vendola.

    Chi parla di elezioni anticipate, dunque, tenga di conto che sta giocando sulla pelle di milioni di persone che fanno parte delle categorie più deboli della popolazione (e mi rivolgo a Di Pietro e Vendola, ché a Berlusconi non frega granché, visto che sulla pelle dei deboli si struscia le scarpe da decenni).

    Io non sono uno di quelli che vede qualche lato positivo dell’inciucio, ma la situazione attuale richiede posizioni che normalmente rifiuterei. Occorre tenere ferma la barra e il casino galattico che Berlusconi farebbe in campagna elettorale non è proprio ciò di cui abbiamo bisogno.

    Se poi ci aggiungiamo che in caso di elezioni anticipate Berlusconi vince e ci condanniamo ad altri vent’anni di agonia, abbiamo una ragione in più per essere responsabili. Alla fin fine, andare ad elezioni anticipate significa essere condannati al peggio in ogni caso.

    (E, o mio dio, sono d’accordo con D’Alema, Grillo e Scalfari,  oggi nevica).

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  • ago
    1

    Sono piuttosto deluso dalla posizione di Di Pietro: non vuole un governo di transizione che arrivi a cambiare la legge elettorale, bensì andare ad elezioni subito. Il motivo è chiaro, a mio avviso: vuole far valere il suo (massimo) 8% in Parlamento, mentre oggi ne vale la metà. Tonino si sente sottopesato in Parlamento e vuole avere il potere, il peso che gli spetta, in teoria.

    Peccato che così facendo si suicidi un intero Paese, perché non c’è dubbio che non esista un’opposizione in grado di impensierire anche solo un po’ Berlusconi e la Lega Nord. L’unico modo per vincere sarebbe allearsi con chiunque, ma voi riuscite a vederli Fini, Casini, Vendola e Di Pietro insieme per governare il Paese? Vogliamo aggiungere che probabilmente correranno anche le liste Grillo, sicuramente da sole? Per cui, se si va ad elezioni, Berlusconi, forte del suo 45% (e probabilmente più, visto che ci sarebbe una campagna elettorale senza precedenti, e tra l’altro la campagna elettorale è terreno indiscusso di Berlusconi) vince a fronte di un’opposizione divisa che deve spartirsi un residuo di seggi parlamentari, il 45%.

    Questa è la legge Acerbo, ragazzi: Tonino, forse non è il caso volere le elezioni per andare a cercare di conquistare una ventina di parlamentari in più, perché non li ruberesti a Berlusconi, ma alle opposizioni, per cui saremmo come oggi e peggio di oggi, visto che il posto dei cinquanta parlamentari di Fini nel nuovo Parlamento verrebbe preso da altre Carfagne, Dell’Utri e altri Sì-mio-padrone, che voterebbero senza colpo ferire pure una legge che li obbligasse a prostituirsi giornalmente a mandrie assatanate di cloni di Rocco Siffredi.

    Per cui, serve un governo tecnico con la missione di cambiare la legge elettorale, restituendo alla gente il diritto di voto ovvero le preferenze, oggi negate dal Porcellum. È l’unico governo che può tenere assieme le opposizioni e probabilmente pure la Lega. È una legge che va abbattuta e l’unico modo per farlo è costruire un muro abbastanza potente da resistere all’assalto mediatico che naturalmente conseguirà la caduta di Berlusconi. È evidente che siamo alla frutta e Berlusconi lo sa: le strade che ha davanti in questo momento, non finirò mai di ripeterlo, è o stravincere o finire dissolto, e Berlusconi lo sa bene e non si risparmierà neppure un po’, a costo di occupare pure le previsioni del tempo e le estrazioni del lotto alle tre del mattino.

    Per cui serve questo governo che guidi la transizione verso un sistema politico post-berlusconiano. Probabilmente ci sarà un ritorno al proporzionale, forse alla tedesca, ma certamente è meglio di un maggioritario fascista, conseguente ventennio piduista e corruzione ridotta a sistema peggio che nella Prima Repubblica, con la cricca dei Berluscones ad andare casa per casa a succhiare ogni goccia di sangue dagli ultracentenari fino ai neonati, perché è questo ciò che stanno facendo (io non ridevo a L’Aquila, avete presente?).

    Mi viene da piangere, perché il bipolarismo, che è la legge perfetta per l’alternanza e quindi per lo svecchiamento della classe dirigente (o, quantomeno, per il mantenimento della classe dirigente sana, grazie ad un principio di responsabilità fortissimo), è stato distrutto dagli stessi partiti che sin dall’inizio lo hanno annacquato (si pensi alla quota proporzionale del 1993), non è certo fallito da solo. Mantenendo e rafforzando tale quota di proporzionale nel corso degli anni, i partiti hanno potuto continuare a non cambiare mai: noi continuiamo ad avere gente vecchia (D’Alema, Veltroni) che già erano fatti e maturi da prima che il PCI cambiasse nome in PDS; continuiamo ad avere Berlusconi nonostante mieta fallimenti come mai nella storia d’Italia; oggi parliamo di Fini che ha impiegato trent’anni per capire che il fascismo è feccia e quindici per capire che Berlusconi è un criminale. Il fatto di non cambiare rafforza entrambe le coalizioni.

    A questo punto avere un Parlamento lento, pesante è meglio che avere un Parlamento fascista. Tanto con queste classi dirigenti, con questo PdL, questo PD, questo UdC, questa Lega, questo Futuro e Libertà e, da oggi, questo IdV che evidentemente pensa solo a sé stesso (oltre alle elezioni solo per aumentare la propria quota parlamentare, c’è pure l’insensato attacco a Vendola solo perché ha deciso di candidarsi a guidare il centrosinistra), siamo condannati comunque.

    Gente, volete svegliarvi o aspettate che la mer*a ci sommerga? Stiamo arrivando al punto in cui non sarà più una questione di SE ci sommergerà, ma di QUANDO e QUANTO ci sommergerà.

    (E no, Grillo non è la soluzione, come ha detto ieri Ugaciaka, Grillo ricorda troppo la Lega Nord degli inizi, certo con programmi più positivi e gente pulita, ma alla fin fine si tratta di una forza che può solo contribuire a destabilizzare il sistema. Voi direte: è proprio questo quello che vuole. Ma a giudicare dai metodi e dalle retoriche, la tendenza è non solo destabilizzare il sistema corrente, che non è male, ma vuole rendere la destabilizzazione a sistema stesso, e questo non è la soluzione a qualcosa, è un problema aggiuntivo. Ed è proprio questo che fece la Lega: destabilizzazione della Prima Repubblica dagli anni Ottanta al 1994 e destabilizzazione nella Seconda Repubblica fino a oggi).

    Photo credits | Incase

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