Tooby, L'Olandese volante
Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito
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ago16
E se lo dice Alfano che è incostituzionale…
Autore: Tooby; Categoria: Cazzeggi;View Comments
Una cosina veloce per completare questo articolo. L’album delle nostre vignette e strisce è su Flickr. Altra satira, come sempre, su Esse.
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ago15
Indossare un preservativo prima di stuprare la Costituzione (non sia mai v’infetti la legalità o peggio, il buonsenso)
Autore: Tooby; Categoria: Politica;View Comments
Questo è ciò che stanno facendo, immaginatela come una bella donna trascinata in una roulotte e violata per mesi o come carta igienica nelle mani di Alfano mentre si trastulla col suo giocattolino, ma questo è ciò che ministri e deputati PdL e Lega stanno facendo. Uno stupro alla Costituzione.Calderoli dice che un governo tecnico sarebbe un colpo di Stato. Alfano che sarebbe incostituzionale perché loro hanno vinto le elezioni. E tanti altri cretini a seguire.
La Costituzione, questi maiali, non l’hanno neanche letta. Un governo “tecnico” è incostituzionale quanto la madre di chi lo afferma è vergine.
Mettiamo subito in chiaro una cosa: nessuno può vincere le elezioni in Italia. La Costituzione non prevede un caso del genere: prevede soltanto che governi chi ha una maggioranza parlamentare (neppure una maggioranza assoluta, ne basta una relativa).
Dire “abbiamo vinto le elezioni, quindi solo noi possiamo governare” non ha alcun senso, perché la premessa è errata.
Consideriamo il caso di un partito che “vince” le elezioni e prende 49 seggi su 100 in Parlamento. Tutti gli altri 51 partiti prendono un parlamentare ognuno. Il capo del partito Tizio sale al Quirinale perché indubbiamente (ma solo tecnicamente) ha vinto le elezioni e quindi merita almeno di provare a formare un governo. Poi però si accorge che nessuno degli altri 51 parlamentari vuole appoggiarlo. Si va al voto di fiducia e si scopre che il partito che ha vinto le elezioni non ha una maggioranza, fine primo round.
Secondo round: uno dei 51 sconfitti sale al Quirinale e dice di potere mettere assieme tutti gli altri 50 sconfitti per formare il governo. Il capo dello Stato gli dà mandato e [oh, cielo] il Parlamento gli accorda la fiducia. Lo sconfitto è il nuovo capo del governo.
Una cosa del genere potrebbe avvenire anche a legislatura iniziata, ovvero, in un primo momento il partito con 49 seggi riesce ad avere la maggioranza grazie all’appoggio di almeno un paio di parlamentari sconfitti. Poi però la maggioranza si frantuma e una parte dei deputati passa all’opposizione, ora maggioranza e pronta a formare un nuovo governo.
E tutto questo sarebbe assolutamente legale e senza smentire la volontà popolare. Se quei 51 sono andati in Parlamento vuol dire che il Popolo li ha voluti lì, al pari degli altri 49. E se quei 51 riescono a mettersi d’accordo, pur avendo tecnicamente perso le elezioni, hanno il diritto e il dovere di governare perché così ha deciso il Popolo nelle forme e nei limiti della Costituzione. Punto. Ogni obiezione è una menzogna.
A voler essere cavillosi, possiamo pure dire che la volontà popolare ha deciso che PdL+Lega sono in minoranza, visto che han preso molto meno del 50%+1 dei voti, e che hanno una maggioranza parlamentare solo grazie ad una legge elettorale fascista. Ma la Costituzione non lo vieta, quindi è “giusto” che essi l’abbiano e governino. Finché possono. Altrimenti a casa e avanti un nuovo governo, se c’è, e solo poi le elezioni. Questo dicono lettera e prassi della Costituzione.
O vale solo quando fa comodo?
Quindi lasciate perdere la retorica populista: a parte che le elezioni, tecnicamente, voi fascistoidi non le avete neppure vinte (ma la legge è legge, anche se è un Porcellum, e la rispetto), rimanete al governo fintanto che avete una maggioranza che vi supporti. E se non ce l’avete, se ne cerca un’altra; e se ciò non è possibile, e solo allora, il Capo dello Stato indirà le elezioni. Così funziona in Italia: provate a rispettare le regole, una volta nella vita.
I padri costituenti non erano mica dei fessi: lo sapevano che gli italiani, che raramente hanno [abbiamo] brillato quanto a capitale sociale, prima o poi avrebbero rimandato al governo un tizio che con un po’ di belle parole, promesse vane e tanta violenza [fisica o verbale, poco importa] avrebbe portato il Paese al disastro politico, culturale, sociale, economico. Ed infatti, dopo l’assaggio di Craxi, è arrivato Berlusconi.
Allora i Costituenti approvarono un ordine del giorno firmato da Tomaso Perassi, che diceva:
La seconda sottocommissione [...], ritenuto che né il tipo del governo presidenziale né quello del governo direttoriale risponderebbero alle condizioni della società italiana, si pronuncia per l’adozione del sistema parlamentare, da disciplinarsi, tuttavia, con dispositivi idonei a tutelare le esigenze di stabilità dell’azione di governo e ad evitare degenerazioni del parlamentarismo
Che tradotto significa:
Siccome noi italiani siamo tremendamente masochisti, non possiamo avere né un presidente eletto direttamente né un direttorio, perché se no ci ritroveremo in una ventina d’anni con un nuovo Mussolini o con un Napoleone. Ma siccome siamo pure degli inguaribili fessi, bisogna evitare che ci sia un Parlamento troppo forte, altrimenti non saremo capaci di fare una sega.
Nonostante i Costituenti fossero più lungimiranti della maggioranza degli italiani (che infatti votano Berlusconi, dimostrando al minimo di essere dei fessi che credono che gli aerei volano perché sbattono le ali), purtroppo erano italiani anch’essi, e decisero di lasciare troppo campo libero alla legislazione ordinaria su materie che non dovevano esserlo. Prima fra tutte quella elettorale, che dovrebbe prevedere (solo per esempio) che ogni modifica del sistema possa essere fatta solo nel primo anno (o nei primi due) di legislatura, e comunque non meno di un anno prima delle elezioni, per esempio. In questo modo, non avremmo avuto il Porcellum, perché Berlusconi non poteva sapere quattro anni prima che i suoi avversari si sarebbero presentati frantumati, e quindi non avrebbe approvato una legge elettorale che esasperava tale frantumazione.
Sicché un Parlamento troppo libero dallo spirito costituzionale, si è trasformato in un covo di corrotti e di incapaci impossibilitato a fare qualunque cosa e con un governo debole che cadeva ogni dieci starnuti.
Questa situazione ci ha riportato in una situazione simile a quelle dell’Italia prefascista: mancava solo la rivoluzione russa, ma Berlusconi, attaccando ogni dieci minuti i comunisti – che tra l’altro erano ormai quasi estinti, sopperì benissimo e riuscì a fare credere a un’incredibile massa di tonti che in Italia c’era il rischio di una rivoluzione comunista dopo che il comunismo stesso era crollato su sé stesso (lo vedete che siamo proprio dei tonti?).
E come allora arrivò un duce che prometteva tutto e bastonava chiunque gli rompesse le scatole. E come allora il nuovo duce ha fatto approvare una legge elettorale che gli dava una maggioranza assurda in Parlamento.
Paradossalmente, l’unica cosa che ci salva dal regime assoluto è proprio la Costituzione, che pure con la sua propria mancanza di audacia ha prodotto Berlusconi e il berlusconismo. Infatti, se Mussolini poteva cambiare a suo piacimento la Costituzione di allora, lo Statuto Albertino, oggi Berlusconi non può farlo, poiché occorre una procedura particolare che richiede il consenso delle forze politiche o di una maggioranza relativa degli italiani.
E lui ha dimostrato di non avere né l’una né l’altra. Così come non lo dimostrò neppure Mussolini, che prima della svolta fascistissima aveva comunque bisogno di appoggio esterno per governare.
Dunque la Costituzione antifascista resta valida fino a prova contraria, anche se ormai è stata ripetutamente stuprata (anche da sinistra, sia chiaro, gli ultimi sessant’anni sono stati un’orgia per tutti). E proprio per questo bisogna difenderla ad ogni costo, anche contro le semplici parole di uno, fosse anche un ministro degli Esteri che non conta una sega, che pretende di leggere nella Costituzione cose che non ci sono.
E non ci sono perché noi Mussolini non lo rivogliamo.
Photo credits | Presidenza della Repubblica italiana
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giu7
Giulio, ma che ti ha fatto l’articolo 41?
Autore: Tooby; Categoria: Economia;View CommentsGiulio Tremonti vuole cambiare l’articolo 41 della Costituzione (sorvoliamo sulle varie altre scemenze che il nostro ha detto, evidentemente non ha letto l’articolo 138 della stessa).
Cosa dice l’articolo, comma per comma?
L’iniziativa economica privata è libera.
E fin qui penso che Tremonti non abbia niente da dire, a meno che non voglia il KOMUNISMO!
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
In altre parole significa che l’iniziativa economica privata non deve nuocere agli altri uomini (salvo i “danni” derivanti dall’iniziativa economica stessa, ovvero i “danni” dovuti alla concorrenza). Ad esempio, non puoi impiegare schiavi nella tua fabbrica (che poi lo si faccia lo stesso è un’altra storia), non puoi scaricare rifiuti tossici nei fiumi (ma tanto lo fanno lo stesso). Insomma, questo comma è già più o meno abolito de facto, quindi non penso che Giulio si riferisca ad esso.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali
A quanto pare è questo il comma che più fastidio dà a Tremonti: questi lacci e lacciuoli imposti dalla Costituzione all’iniziativa privata. Basta programmi, basta controlli.
Bene, bravo, hai ragione. Ma l’articolo afferma che quei programmi e quei controlli li stabilisce la Legge. In altre parole non serve alcuna modifica costituzionale per aumentare la libertà d’impresa. Basta fare un accidenti di legge. Tremonti, se vuoi fare la rivoluzione liberale, basta fare una normalissima legge che preveda autocertificazioni, sblocchi e controlli successivi.
Basta una legge! Siete troppo impegnati con le leggi porcata per farla? Vi siete dimenticati che le leggi dello Stato servono ai cittadini tutti e non solo a Berlusconi, a corruttori, mafiosi, evasori e puttanieri?
“Ah, quindi per fare qualcosa di buono per il Paese basta una legge? Non devo modificare la Costituzione?” Bravo Giulio, ci sei arrivato, ci hai messo solo quindici anni e qualche decina di condoni!
Questa gente guida il Paese e probabilmente non ha mai letto la Costituzione (Berlusconi, data l’età, sarà fermo allo Statuto albertino). O l’ha letta e spara cazzate perché noi ci mettiamo pure a discuterci su, come io sto pure facendo.
Da leggere l’articolo di Guido Gentili, capolavoro di scemenze sul maggiore quotidiano economico italiano (figuriamoci i quotidiani minori…). Dopo avere attaccato l’articolo 41, ritenendolo responsabile di tutti i mali dell’economia italiana, Gentili dice:
L’articolo 41 riconosce e garantisce la libera iniziativa economica privata ma vieta che si svolga in contrasto con l’utilità sociale. Questo, però, è un concetto non definito, che lascia troppo margine alla discrezionalità del legislatore
Appunto, che c’entra la Costituzione? La colpa è del legislatore nella sua discrezionalità, e il legislatore può e deve correggere le sue stesse storture. Si lasci in pace la Costituzione, che è bella così com’è.
mentre i poteri autorizzativi assegnati alle amministrazioni non fanno riferimento al principio della “concorrenza”, parola che insieme al “mercato” non compare nella Costituzione.
E chissene? Concorrenza e mercato sono implicite nella parola “libera” di cui all’articolo 41 stesso. Non serve modificare la Costituzione per creare mercato e concorrenza. Servono semplicissime leggi che aboliscano un paio di centinaia di autorizzazioni, rogiti, perizie, controlli preventivi inutili, che tolgano di mezzo gli aiuti di Stato, che facciano dissolvere le corporazioni, che modifichino il fisco, potente mezzo per indirizzare l’economia dove accidenti ti pare, che rendano più onerose (prevedendo il famoso gettone) le cause civili (quindi commerciali) per chi fa causa solo per sabotare un concorrente (questo aumenterebbe la velocità dei processi e quindi la possibilità di avere giustizia nelle cause vere).
Per fare tutto questo non serve modificare la Costituzione. Basta un quarto delle energie che si stanno sprecando per fare la legge bavaglio. Ma credo che a questa gente non interessi per nulla il bene del Paese: quella di Tremonti è solo l’ennesimo raglio di una banda d’incapaci.
Non vedo l’ora che arrivi il futuro, e sui libri di storia troverò scritto: «nel 2010 l’Italia era governata da un branco di scimmie urlatrici ubriache con profondi danni cerebrali». E purtroppo la storia condannerà pure noi che queste scimmie le abbiamo elette.
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mar7View Comments
(da Sciccherie)
Senza perdere troppo tempo con spiegazioni dottrinali e giurisprudenziali (se n’è già occupato ieri ottimamente Tooby, che ha scritto sul punto uno dei post politici migliori degli ultimi 150 anni – quasi cit. -), in questa occasione sarebbe difficile non schierarsi apertamente contro quanto ordito dal Consiglio dei Ministri venerdì sera. Solo chi è stato totalmente insufflato, tanto da approvare ogni parola di chi amministra lo Stato, potrebbe dichiararsi soddisfatto dell’operato del Governo nel frangente.
Il percorso è sintetizzabile in appena due punti. 1) Alcuni rappresentanti del PdL, partito di maggioranza, hanno combinato qualche casino di troppo (firme mancanti e ritardi) per loro negligenza; 2) I vertici del PdL, non riuscendo a fermare i “casotti” in maniera regolare (ovvero ai sensi di quanto previsto dalla Legge), hanno pensato bene di promulgare un “decreto interpretativo ministeriale”, quindi un atto di estrema urgenza (perché?), per tentare di salvare, stavolta inequivocabilmente, i proverbiali capra e cavoli. Tutto questo con il beneplacito, praticamente silente, di una Presidenza della Repubblica che se ne lava le mani.
Quanto sopra scritto non è sovversione, né polemica. In pratica, per evitare una esplicita figura di merda, è stato necessario un atto di imperio (sic). Che, di fatto, potrebbe pure essere impugnato per possibile antinomia costituzionale (si legga cosa è scritto nell’art. 72 della Carta; sarebbe qualche minuto ben speso). Tra l’altro, la creazione del decreto è avvenuta in un cortissimo lasso di tempo e inaudita altera parte (cioè senza considerare minimamente le proteste dei giorni scorsi delle opposizioni alla c.d. “leggina” – altra cazzata, perché non esistono deontologicamente “leggi piccole” o “grandi” – ). Ovviamente, la mossa è stata ponderata nel nome della democrazia.
Perché, secondo le logiche più opportune, “democrazia” può essere anche l’emanazione di un vero e proprio editto, pur di conseguire fini interessati. Come se in cima alla piramide sociale si trovasse un Dominus di romana memoria, capace di ricercare soluzioni a proprio vantaggio, dando viceversa l’illusione di svolgere un servizio utile alla Nazione. Infatti, se da un lato si è materializzato, in alcune zone dello Stivale, il concreto rischio di esclusione della principale lista votata (una lesione al diritto di voto, dovuta però alla mancata diligenza degli addetti ai lavori), dall’altro è stato giocato un jolly in barba a delle norme previgenti (una lesione legislativa e della sovranità popolare), che, inoltre, forma un “due pesi e due misure” nei confronti di fazioni minori escluse in altre competizioni per medesimi motivi. Semplice immaginare cosa sarebbe potuto accadere se, al posto del PdL, ci fossero state esponenze di centro-sinistra.
Oltretutto, c’è da chiedersi cosa vi sia da interpretare, in soldoni, in “le candidature devono essere presentate perentoriamente entro le ore 12 del trentesimo giorno che precede le elezioni”. Il termine più ostico da comprendere sarebbe “perentoriamente”, ma per sfogliare un vocabolario non serve un titolo di studio. Ergo, per rendere più chiara la nuova disciplina, il provvedimento ammette che le carte possono essere presentate anche successivamente. L’importante è che, 30 giorni prima della tornata, un impiegato fosse lì a mezzogiorno con i fascicoli opportuni. Quel che conta, dunque, è l’ “intenzione”.
Per qualcuno, la recente “lettura normativa” è stata un colpo basso: d’altronde, sono state cambiate le regole del gioco nel corso dello stesso. Si è parlato persino di golpe, abuso di potere, oligarchia, dittatura. Sembrerà strano, ma, al contrario, potrebbe formare una potenziale anarchia. Per analogia, chiunque potrebbe superare un esame o un concorso per la sola presenza, senza tener conto dell’esito del dialogo con l’esaminatore. Oppure, secondo l’ennesimo generatore di Metilparaben (sarcastico, ma non troppo), “i gol si considerano realizzati, a prescindere dall’effettiva entrata della palla in porta, a condizione che il centravanti si trovi all’interno dell’area di rigore entro il novantesimo più recupero”.
C’è chi riderà, c’è chi si muoverà. C’è pure chi, recandosi comunque alle urne fra qualche settimana, se ne frega di tutto. Ed ha preferito godersi, sdraiato sul divano, Fiorentina – Juventus o Roma – Milan. A proposito di “calcio”.
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mar6
Quando questa storia è cominciata…
Autore: Tooby; Categoria: Sideblog;View Comments… dissi da subito che alla fine un modo per riammettere le liste del PdL si sarebbe trovato. Io però pensavo a forzature messe in atto all’interno delle vie ordinarie, ovvero cercando cavillini o pressioni politiche per avere ragione al TAR o al Consiglio di Stato. La degenerazione degli eventi di ieri sera non erano un’eventualità che avevo preso in considerazione proprio perché si sarebbe oltrepassato un limite sinora mai visto, ovvero la sospensione de facto della Costituzione (finora, infatti, tutte le leggi porcata sono state approvate rimanendo all’interno del tessuto elastico della nostra Carta). Questa forzatura, enorme, sta a significare che il PdL non avrebbe avuto chance di avere ragione in tribunale, e che dunque la situazione illegale viene resa legale per decreto. Tipico di un Paese dove la democrazia sta morendo.
- Cinguettii del 01-09-2010
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