L'Olandese volante

Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito

  • nov
    13

    Non viviamo nel Paese delle meraviglie e non siamo nella trentaquattresima strada. Ciò che si sta annunciando in questi giorni sui media governativi, TG1 in primis, è una presa per i fondelli di quelle più subdole.

    Il fatto è semplice: si cerca di spacciare una dilazione delle tasse per un taglio delle tasse. Se devi pagare 100 euro di tasse, continuerai a pagarne 100. La differenza è che non ne pagherai 99 a novembre e 1 a giugno, bensì 79 a novembre e 21 a giugno.

    Questa manovra, secondo quel genio che è Paolo Bonaiuti (il quale addirittura afferma che si trattava di un punto del programma elettorale), dovrebbe servire a far ripartire i consumi in vista del Natale. Addirittura le mancate entrate sarebbero coperte dallo scudo fiscale: grande Giove, adesso devo fare il tifo per i criminali per sperare che il mio Paese non vada in bancarotta!

    Peccato però che non sia così. Il contribuente potrebbe comportarsi in due modi rispetto a questa notizia:

    1. È disinformato e si mangia tutto quello che risparmia;
    2. È informato e tutto quello che farà, al massimo, sarà investire la cifra risparmiata in titoli a brevissimo termine.

    Voglio ritenere che la maggioranza della gente sia informata: per questo motivo l’impatto sui consumi sarà minimo. Sapendo che quei soldi dovranno uscire a distanza di pochi mesi, il contribuente non li spende. Punto e basta.

    Il piccolo impatto che avrà grazie a spero una minoranza di contribuenti boccaloni sarà comunque compensato da un calo uguale e contrario quando quei soldi dovranno essere effettivamente sborsati.

    In tutto questo, l’unico beneficio che vedo in questa semplice messinscena mediatica per rincoglionire le masse, è che chi è un po’ a corto sul conto corrente, andrà un po’ meno in rosso e dovrà pagare meno interessi passivi. Tuttavia questo comporterà una nuova perdita di tempo, visto che ormai le rate da pagare erano già state belle e calcolate. Per questo motivo il falso risparmio potrebbe essere anche minore del previsto, visto che se non ne varrà la pena, molti contribuenti semplicemente ignoreranno la nuova misura.

    Tutto il resto sono favolette: non mangiatevi ciò che credete di risparmiare, perché non lo risparmiate. Non è un taglio delle tasse, è la solita presa in giro del governo.



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  • mar
    23

    Il ministro delle finanze USA Tim Geithner è uscito allo scoperto con il suo nuovo piano per liberare le banche dai titoli tossici.

    Cosa prevede questo piano? Il governo presterà denaro a investitori privati a un tasso agevolato, affinché questi ultimi acquistino al valore contabile (probabilmente superiore al valore effettivo) i titoli tossici delle banche. Il rischio di questa operazione a prezzi gonfiati, però, non ricadrà sui privati che hanno acquistato quei titoli, bensì sul governo, ovvero sui contribuenti: infatti, nel caso in cui quei titoli finiscano per non valere assolutamente nulla, i privati rivenderanno quei titoli allo Stato, che quindi pagherà 100 per avere 0 (zero).

    Lo scopo è ovvio: liberare le banche da queste bombe a orologeria, affinché queste ricomincino a prestare soldi. Il problema, però, è che le perdite finiranno sulle spalle dei contribuenti.

    In generale non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che con questa manovra il governo non controllerà un bel niente.

    Questo piano, insomma, è una bella scommessa: se il circuito riparte, forse può essere possibile che i titoli si rivelino meno tossici di quanto non sembrino, e allora le banche staranno bene, i privati avranno profitti e il governo non dovrà sborsare molto. Ma se qualcosa non dovesse funzionare, gli Stati Uniti, la locomotiva del mondo, esporrà al mondo la sua fragilità e allora saranno guai grossi.

    Ecco perché le borse sono tanto euforiche: perché si mangia gratis.

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  • mar
    11

    Esistono liberali (nel senso italiano del termine) che quando sentono parlare di nazionalizzazioni cominciano a sparare alzo zero col mitra, urlandoti “muori merda comunista!”. Il maccartismo ha creato gravi danni cerebrali, in certa gente e ai loro discendenti.

    Paul Krugman, ad esempio, sostiene con forza l’idea delle nazionalizzazioni. I soliti decerebrati, come fatto con Barack Obama, lo hanno prontamente accusato di voler nazionalizzare il sistema bancario USA, tacciandolo di socialismo.

    Peccato, però, che la reaganomics, lo Stato minimo, sia stato sepolto da George W. bush, il quale ha nazionalizzato diversi colossi finanziari, così come le idee di Friedman sono state demolite dagli ultimi anni dell’economia giapponese.

    Krugman, ovviamente, non ha lasciato intendere nulla del genere: le nazionalizzazioni non riguardano banche che sono sottocapitalizzate, ovvero sono in “semplice” difficoltà. Le banche che DEVONO essere nazionalizzate sono quelle che hanno un buco nero al posto dello stato patrimoniale, che non hanno praticamente capitale, eroso dalle perdite. E questo, scrive Krugman, per due motivi:

    • se garantisci per le banche, distribuisci denaro dei contribuenti senza alcun ritorno diretto;
    • se garantisci comunque per le banche in annichilimento in nome del sistema e della libertà, favorirai l’azzardo morale: ovvero «cerchiamo di tappare il buco investendo il denaro dello Stato in attività rischiose: se tutto va bene, siamo salvi; se tutto va male, che ci frega, paga Obama», e allora si perde anche il ritorno indiretto;

    Più una banca è senza speranza, insomma, peggio utilizzerà i fondi pubblici. Nazionalizzare consente sia un ritorno sia un controllo diretto sulle attività della banca. Senza dimenticare che il FDIC è agli sgoccioli.

    Da noi, ad esempio, il ministVo Giulio Tremonti ha stabilito che il nostro sistema bancario è più stabile, quindi possiamo dar loro soldi, sottoponendole semplicemente al controllo del prefetto (ovvero del ministero dell’Interno). Se la premessa è giusta, la cosa può anche funzionare. Ma l’opzione nazionalizzazione non deve essere esclusa per quelle banche che potrebbero risultare “essenzialmente insolventi”.

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  • mar
    5

    Giulio Tremonti oggi ha fatto notare che l’eccesso di burocrazia ruba 100 miliardi di euro l’anno.

    Racconto una storia di vita vissuta, che mi è capitata negli ultimi giorni.

    Il 23 febbraio noto che due buoni postali sono scaduti, e mi sono recato all’ufficio postale della città dove abito per farmeli cambiare in denaro contante.

    I buoni postali erano stati emessi dall’ufficio postale della città d’origine, dove risiedo, dunque era necessario ottenere la conferma di tale ufficio perché potessero essere cambiati (sul buono era scritto che la procedura doveva impiegare tre giorni).

    L’impiegata effettua la richiesta e prima di andar via le dico che sarei passato sette giorni dopo, ricevendo un sorridente «non c’è problema, quando arriva la conferma la mettiamo nella cartellina, non la perderemo».

    Ritorno otto giorni dopo (il 3 marzo), ma l’impiegata mi fa presente che hanno ricevuto “l’ok ma non la conferma” dell’altro ufficio postale, e che quindi bisognava reiterare la richiesta. «Passi domani».

    Il giorno dopo ovviamente c’è il diluvio universale, per recarmi all’ufficio devo attraversare la città e sono a piedi. Vi giungo inzuppato dalla testa ai piedi, aspetto il mio turno, il tutto per sentirmi dire che c’è un errore, e che devo passare domani (cioè oggi).

    Siccome comincio un po’ a stancarmi, chiamo i miei parenti perché mandino un parente (impiegato postale in pensione) all’ufficio postale per avere “una spintarella alla mia pratica”.

    Oggi diluvia ancora, rifaccio il mio solito tragitto a piedi, nuovamente inzuppato arrivo all’ufficio postale: «Sì, ieri abbiamo ricevuto la richiesta corretta». Alleluja, penso, ma la tragedia non è finita. Mi vengono richiesti i documenti, si cominciano a svolgere le pratiche, a chiedere i recapiti attuali, compilare moduli (tutto ovviamente in duplice copia) e come se non bastasse il sistema rileva che i buoni non sono miei (in effetti sono cointestati a mia madre, ma è irrilevante). Altri controlli, la stampante/scanner del codice a barre non legge il buono e altri problemi che a un certo punto ho smesso di voler capire.

    Dopo un’ora finalmente sembra tutto ok e ricevo il denaro che io (o meglio, i miei nonni e i miei genitori) avevano prestato gentilmente allo Stato.

    Quel giorno è arrivato, ma riaverli indietro è stata un’avventura.

    Il problema, ovviamente, è la burocrazia: insomma, io non sto ritirando milioni di euro, ma poche centinaia. Una volta portato il buono postale, buonsenso vorrebbe che l’impiegato controllasse l’autenticità dello stesso, verificasse i miei documenti, mi chiedesse una firma e mi desse il mio denaro. Nient’altro.

    Il problema è che la burocrazia è una delle leve del potere: avete notato che, a un certo punto, ho dovuto chiedere una spintarella? Ebbene, immaginate di doverla chiedere per ogni pratica, per ogni cosa che dovrebbe essere mio diritto, per ogni questione da risolvere entro tot giorni improvvisamente diventati il triplo. Alla fine ci ritroviamo addirittura con un favore da ripagare con qualcuno (solitamente un politico che chiederà un voto). Tutto per un sacrosanto diritto pagato con le tasse dei contribuenti.

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  • mar
    4

    Voi lo sabotate? Io ci sarò comunque

    Autore: Tooby; Categoria: Politica;

    L’ufficialità arriverà solo ad aprile, verso Pasqua, ma il governo dei “magna magna che tanto pagano quei pirla dei contribuenti” è orientato a tenere elezioni europee e referendum in giorni diversi, con lo scopo neanche tanto nascosto di farlo fallire (i fallimenti, per questo governo, sono all’ordine del giorno, dunque nessuna sorpresa).

    Pazienza se poi verranno persi 400 milioni di euro, mica è un problema loro. Lo stipendio lo avranno sempre e comunque, a differenza di quegli imbecilli che subiranno la crisi economica e verranno licenziati. Tanto per dire, con i 200 milioni di euro di soli costi diretti che si potrebbero risparmiare si potrebbe garantire un assegno di 700 euro per dodici mesi a circa 24mila persone (pare niente, ma è meglio che 0 euro al mese per un anno); oppure si potrebbe darli alle forze dell’ordine e alla magistratura, visto che il problema sembra essere la sicurezza (ma non lo è); oppure nuovi libri per le scuole. Gli esempi sono vari, ma tanto che je frega a Silvio o a Roberto (Maroni). Non hanno le palle per chiedere l’opinione alla gente, meglio rendere inutile il loro voto sfiancandoli con tre elezioni in due settimane (che tanto pagano i contribuenti idioti).

    Bene, io sono lontano diverse centinaia di chilometri dal mio seggio elettorale, ma non mancherò a nessuno degli appuntamenti. Mi sono assicurato con largo anticipo (e quindi con grande risparmio) la flessibilità che mi permetterà di partecipare al voto in ogni caso.

    Libertà è partecipazione, e non lascerò che una manica di fascistelli corrotti me la rubi.

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