L'Olandese volante

Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito

  • mag
    17

    L’arte di fare sondaggi

    Autore: Tooby; Categoria: Sociale;

    I sondaggi sono molto utili. Se fatti bene, possono rivelare un sacco di cose. Se fatti male possono dire quello che vuole il sondaggista. Prendiamo questo articolo di Panorama. In fondo ci sono due sondaggi effettuati da Ferrari Nasi & associati ricerche. Si legge anche che il “Sondaggio [è stato] condotto su un campione di casi, rappresentativo della popolazione italiana adulta.” Ma non dicono da quante persone è composto questo campione, la metodologia impiegata, e altre cose necessarie. Per trovarle sono andato su sondaggipoliticoelettorali.it, dove leggo che i casi sono 650 (pochi).

    Infine si nota che la rilevazione è del 23-24.3.2009. Due mesi fa. Troppo tempo fa, se pensate che i sondaggi politici vengono fatti settimanalmente. E l’hanno pubblicata appena due giorni fa. Assurdo.

    Ma andiamo alle domande. Sono due, ovvero:

    • Può dirmi quanto è d’accordo con la seguente affermazione? «Le autorità devono essere molto dure con i clandestini che arrivano in Italia e fanno i delinquenti».
    • Può dirmi quanto è d’accordo con la seguente affermazione? «La questione degli sbarchi di clandestini deve essere affrontata e risolta con urgenza e fermezza».

    Il 90% è molto/abbastanza d’accordo, dunque l’articolo sentenzia: Gli italiani chiedono la linea dura.

    Ma notate una cosa: le domande sono estremamente tendenziose, ovvero contengono praticamente la risposta. Un esempio: quanto sareste d’accordo con l’affermazione «I pedofili dovrebbero essere liberi di stuprare e uccidere i bambini»? Mi sa che avremo una unanimità di “Per niente d’accordo” (“buontemponi” e pedofili a parte).

    Dunque nella prima domanda si chiede di essere molto duri con i clandestini “che fanno i delinquenti”. Ma è ovvio che la quasi totalità degli intervistati è d’accordo, ma è d’accordo perché le autorità, secondo loro, dovrebbero essere molto più dure con tutti i delinquenti. Buontemponi e delinquenti a parte, chi risponderebbe di non volere la linea dura contro i delinquenti, clandestini o meno?

    La seconda è ugualmente tendenziosa. Ormai l’Italia è meta di sbarchi da anni e gli italiani hanno preso coscienza del problema (non hanno preso coscienza del perché questi migranti lasciano il loro Paese, né del come queste persone vivono nei centri di accoglienza disastrati, ma questo è un altro discorso). Dunque è ovvio che gli italiani risponderanno in massa allo stesso modo: fischia che siamo d’accordo.

    Panorama giunge quindi alla conclusione: Gli italiani vogliono la linea dura. Ma perché non hanno chiesto cos’è questa linea dura? Donne e bambini meritano ugualmente la linea dura? Sono delinquenti anche loro? Linea dura significa chiudere le frontiere a tutti? Abolire l’asilo politico? Cannoneggiare i barconi nelle acque internazionali?

    A che serve questo sondaggio inutile? Facile: l’uomo medio segue la direzione della massa. Se legge che la stragrande maggioranza degli italiani vuole la linea dura, si convincerà di volerla anche lui, perché lui non è mica più scemo degli altri. Anche se questa linea dura non è altro che una scatola vuota che alcuni partiti razzisti possono sventolare per raccogliere consenso (l’uomo che segue la massa) e che si potrà riempire di tante cose, a poco a poco. Oggi i respingimenti, domani, chessò, sparare ai barconi.

    Diffidate da Ferrari Nasi & associati; e non comprate Panorama per Periscopio: internet è pieno di donnine nude. Usate la testa.



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  • feb
    17

    Era attesa ed è arrivata la sentenza. L’avvocato inglese David Mills è stato condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi per essere stato corrotto. E se c’è un corrotto, c’è un corruttore.

    Mills aveva venduto la propria testimonianza alla Fininvest nel corso di due processi: tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian.

    In entrambi i casi fra gli imputati c’era Berlusconi. E Berlusconi era imputato in questo processo: Mills era il corrotto e Berlusconi il corruttore, secondo l’accusa.

    Lo scudo spaziale Alfano, però, ha stralciato la posizione di Berlusconi, il cui processo dovrà cominciare da capo, giusto per dichiararne la prescrizione, quando e se tornerà alla sbarra.

    La fedina penale di Berlusconi rimarrà quindi, ancora una volta, immacolata senza processo. Ancora una volta Berlusconi sarà impunito.

    Un copione già visto con Previti (lui fu condannato per aver corrotto per conto di Berlusconi, ma quest’ultimo si salvò grazie ai soliti magheggi legislativi). Ma questa volta c’è un elemento in più: il corrotto è stato anche condannato a pagare 250mila euro alla presidenza del Consiglio, ovvero al presunto corruttore, ovvero Berlusconi.

    Verrebbe da chiederne le dimissioni, ma sarebbe fiato sprecato. Forza Italia fa il solito quadrato della giustizia politica ad orologeria, un ritornello vecchio di quindici anni volto a seppellire con le parole la realtà; i telegiornali ne parleranno in due righe, soffocati dalla crisi del PD e dalla vittoria di Berlusconi in Sardegna; il PD ha le sue magagne da affrontare e non avrà tempo né voglia per affrontare la questione; Di Pietro attaccherà il premier, ne chiederà le dimissioni, ma passerà per un pazzo furioso grazie agli interventi di Cicchitto, Gasparri, Capezzone, Bonaiuti e gli altri lecchini. Tutto finirà nel rumore. Studio Aperto ha dato la notizia in due righe lette dall’anchorman, senza mai nominare Berlusconi e, anzi, ricordando che la Presidenza del Consiglio avrà un risarcimento.

    Gli italiani potranno anche rimanere indifferenti, apatici, come sempre, perché domani la sentenza verrà dimenticata, sempre che se ne sappia qualcosa.

    Quelli che non dimenticheranno (perché loro lo sapranno) saranno gli stranieri. Il Guardian mette il suo articolo sul caso in apertura; nel The Times l’articolo è in home page, la terza; stesso discorso per il New York Times. Per gli altri (che non sono affatto pochi) suggerisco di tenere d’occhio italiadallestero.info, che li tradurrà come sempre. Berlusconi è a capo del G8, in questo momento: anche se noi non ce ne accorgeremo, rinchiusi nella nostra bolla, loro, gli altri capi di Stato e di governo, lo sapranno, quando arriveranno alla Maddalena a luglio.

    Me ne può fregare del fatto che Berlusconi rimanga impunito. Questo episodio delegittima noi, gli italiani, agli occhi del mondo. Forza Italia e i suoi supporter potranno dire quello che vogliono, ma non hanno il potere di influenzare qualcuno fuori dal nostro Paese: agli occhi del mondo, l’Italia ha eletto e in gran parte continua ad amare un corruttore.

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  • gen
    12

    Breve riassunto delle puntate precedenti, prima di parlare di Alfano e il buco nero che sembra avergli disintegrato il cervello:

    1. Luigi De Magistris, che prima che magistrato è cittadino italiano, denuncia alcuni magistrati di Catanzaro, che prima di essere magistrati sono cittadini italiani, e lo fa presso la procura di Salerno, che è competente per i reati commessi dai magistrati di Catanzaro;
    2. La procura di Salerno si mette ad indagare (visto che l’azione penale è ancora obbligatoria) e chiede a Catanzaro la copia di certi atti, che Catanzaro nega più volte, adducendo motivi insussistenti, perché quei fascicoli stanno prendendo la polvere da quando De Magistris se n’è andato (circa un anno prima);
    3. Seguendo la procedura, a un certo punto (dopo diversi mesi) a Salerno passano alle vie di fatto, dolorose ma legali (coi normali cittadini succede così): sequestri e perquisizioni;
    4. Catanzaro commette un abuso: denuncia la procura di Salerno e controsequestra i fascicoli, che quindi vengono tenuti d’occhio da due militari, uno mandato da Salerno, l’altro da Catanzaro. La mossa di Catanzaro, però, è illecita, visto che avrebbe dovuto presentare denuncia presso la procura di Napoli (competente per i reati di Salerno), chiedendo magari il sequestro d’urgenza dei fascicoli, che in questo modo sarebbero stati comunque sottratti a Salerno.

    Questi sono i fatti: sui media tradizionali abbiamo letto di una guerra, ma di guerra non si è trattato. C’è una procura che ha fatto il suo dovere (Salerno) e una che ha abusato dei propri poteri (Catanzaro). Notate: ho riassunto la vicenda senza neppure accennare a quali siano le accuse di De Magistris verso Catanzaro; senza dire su quali casi stava indagando De Magistris. Tutte cose di cui non ci importa.

    Ma evidentemente in questa faccenda sono importanti: perché non si spiega che abbiano fatto di male quelli di Salerno; perché non si spiega perché il ministro (colpi di tosse) Angelino Alfano abbia chiesto la sospensione addirittura dallo stipendio per il procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella, che in tempi di crisi significa ridurlo alla fame. Spietato Alfano, altro che Clemente (Mastella).

    Alfano ha detto che quelli di Salerno hanno agito in “«un’assoluta spregiudicatezza» nell’esercizio delle loro funzioni, «un’assenza del senso delle istituzioni e del rispetto dell’ordine giudiziario», e «un’eccezionale mancanza di equilibrio»”.

    Ma questo è assurdo: un cittadino fa una denuncia presso la procura competente contro un magistrato e questa non deve muoversi per rispetto delle istituzioni? Ma allora è vero che esiste una casta dei magistrati: esiste nella testa bacata di Alfano!

    Ancora (sempre da repubblica.it): “Nell’atto di incolpazione il ministro definisce «abnormi» le azioni compiute dai pm di Salerno. «Non per cercare prove – dice – ma nell’ottica di una acritica difesa di Luigi De Magistris e con l’intento di ricelebrare i processi che gli erano stati avocati»”.

    Alfano continua a calpestare la giustizia che dovrebbe amministrare: la procura di Salerno non poteva ricelebrare quei processi perché non è competente. Lo so pure io che non sono né ministro né avvocato come Alfano. La procura di Salerno doveva fare quello che fanno tutte le procure del mondo (civilizzato): dare una risposta a un cittadino che ritiene di aver subito un torto. De Magistris crede di aver subito un torto e Salerno indaga. Punto. E siccome l’oggetto della denuncia sono quei fascicoli è normale che Salerno ne chieda una copia. Che Catanzaro ha negato, più e più volte. E quando un indagato si nega, la forza pubblica si muove. Esattamente come si è mossa Salerno.

    Ancora, lo ribadisco, io quei fascicoli li ho menzionati solo astrattamente, visto che c’entrano solo marginalmente nello “scontro fra procure” (sono, invece, il fulcro della sola denuncia di De Magistris). Eppure Alfano li menziona come se quei fascicoli fossero fondamentali, mentre invece non lo sono: l’oggetto di questo ginepraio è “quale procura non ha seguito le leggi e le procedure?”, non “Salerno voleva aiutare De Magistris” oppure “Catanzaro ha complottato contro De Magistris?”. Sono cose terribilmente diverse.

    Non solo, lo stesso Alfano che esercita una facoltà che ha uno scopo fondamentale: accelerare il trasferimento di tutti i magistrati chiamati in causa (specialmente Apicella, tirato in ballo anche dal procuratore generale della Cassazione, che ha lo stesso potere di Alfano). Non solo, si tratta di un abuso (come tanti altri commessi da altri politici, come per le autorizzazioni a procedere) di una facoltà: Alfano non deve entrare nel merito. Non sono cazzi suoi, per dirla papale papale: il merito (De Magistris è vittima di un complotto o no) spetta al potere giudiziario; al pm; al GIP, al GUP, al Riesame, al Tribunale, alla Corte d’Appello, alla Cassazione.

    A cosa è dovuta questa urgenza? Perché il ministro e il CSM si comportano come dei rincoglioniti? Alfano e il CSM si sarebbero mossi allo stesso modo se due procure diverse si fossero comportate come Salerno e come Catanzaro, ma per fascicoli non così “delicati” come quelli dell’inchiesta “Why not”?

    Poi se volete approfondire le inchieste di De Magistris, accomodatevi. Magari dirò due parole a riguardo in futuro. Ma in un altro post: in questa sporca faccenda non c’entrano niente.

    (Per qualche cavolo di disguido, questo articolo non è stato pubblicato quando l’ho scritto, il 10 – il giorno della presa di posizione di Alfano: era programmato per il 10 gennaio a 00:10, ma Wordpress non l’ha pubblicato.)

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  • nov
    6

    Leggo qua e là di borse che salgono e scendono e delle conseguenze dell’effetto Obama (il primo che mi è capitato è qua, ma basta googolare un po’ per vederlo un po’ ovunque). Chi era pro Obama diceva che era “grazie a lui”, chi era contro Obama diceva che era colpa sua.

    Ebbene, è una scemenza colossale in entrambi i casi. E il motivo è facile da spiegare.

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  • set
    24

    Esistono molti utenti italiani che ogni giorno si connettono alla rete, leggono giornali e blog, guardano video e talvolta pubblicano contenuti. Internet si sta evolvendo molto velocemente, e se una volta bisognava essere un tantino esperto per immettere qualcosa da far conoscere al mondo, oggi occorrono pochi secondi per scrivere un post su un blog, pubblicare audio e video, o addirittura per scrivere un articolo per informare o ancora, meraviglia delle meraviglie, per scrivere la più grande enciclopedia del mondo. E molto altro ancora.

    Ma non è tutto ora quel che luccica, poiché l’Italia ha una pesantissima zavorra che limita lo sviluppo e la diffusione di internet e della possibilità di pubblicare contenuti, spesso e volentieri riguardante temi che possono influenzare l’opinione pubblica, aprire un confronto, opposizioni, nuove linee di pensiero e così via. Forse non tutti sanno che chi scrive qualcosa su internet ha sulla testa una spada di Damocle pronta a trapassargli il cranio come “ricompensa” di questo grande e meraviglioso potere di dire al mondo ciò che si pensa.

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  • Cinguettii del 18-03-2010
    • Cinguettii del 17-03-2010 http://goo.gl/fb/a30K #sideblog #brevi
    • Photo: Politici in tv, tutto a governo e PdL (Schifo Aperto indecente, peggio del TG4) | via Polisblog http://tumblr.com/xuj7jr4cc
    • La Corte Costituzionale è in camera di consiglio per decidere la sospensione del decreto interpretativo
    • Le toghe "rosse" arrestano Frisullo (PD) a una settimana dal voto. Vediamo se Cicchitto rompe le scatole con la giustizia a orologeria.
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