Tooby, L'Olandese volante

Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito

  • set
    7

    A sentire qualcuno dell’opposizione, la risposta alla domanda di cui nel titolo parrebbe essere positiva. La risposta, da parte mia, è no. Se però mi si chiede se l’Italia sia un regime democratico, la mia risposta è, ancora, no.

    Cerchiamo di fare un’analisi un po’ più approfondita, pur con tutte le critiche che si possono fare e che spero si faranno: partiamo da una definizione di regime autoritario, ovvero quella più accettata di Juan Linz.

    Autoritario è un sistema politico con pluralismo politico limitato e non responsabile, senza una elaborata ideologia guida, ma con mentalità caratteristiche, senza mobilitazione politica estesa o intensa, tranne che in alcuni momenti del suo sviluppo, e con un leader o talora un piccolo gruppo che esercita il potere entro limiti formalmente mal definiti ma in realtà abbastanza prevedibili.

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  • set
    1

    Da Il Giornale in edicola il 18 brumaio di un certo anno:

    Vorrei innanzitutto esprimere tutta la mia felicità per il ritorno di Vittorio Feltri nella redazione del nostro amato Giornale. Senza nulla togliere a Mario Giordano, ma, insomma, negli ultimi tempi ci stavamo davvero rammollendo: il Giornale, vista la crisi autoritaria che sta vivendo il nostro Paese (qui c’è addirittura qualcuno che invoca la democrazia), che secondo alcuni è il 24 luglio di Silvio Berlusconi (illusi), aveva bisogno di un picchiatore, di qualcuno che si sporcasse le mani dicendo le cazzate che il nostro amato padrone, cioè, volevo dire fratello del padrone, non può dire per non attirare l’ira dei vescovi, anche se vorrebbe tanto dar loro dei “COMUNISTI!”.

    Ma veniamo dunque allo scoop del giorno: siamo riusciti a rintracciare l’autrice della querela che ha messo nei guai Dino Boffo, il quale, lo ricordiamo, aveva molestato una signora il cui marito aveva una tresca OMOSESSUALE con lo stesso Boffo. Siamo riusciti a rintracciare la signora grazie a un sacchetto che qualcuno aveva messo davanti alla porta di casa mia, il quale purtroppo è finito accidentalmente in fiamme (e sotto il sacchetto suppongo ci fosse della cacca lasciata da qualche cane, visto che me la sono ritrovata tutta sulle mie scarpe di pelle di negro albino).

    Dunque una traccia attendibilissima: ebbene, la signora in questione era la moglie di Antonio Di Pietro. Avete capito bene: il leader dell’Italia dei Valori, già attenzionato dai servizi segreti deviati per essere un oppositore (e secondo una fonte anonima, un terrorista islamico), avrebbe avuto (o forse sarebbe il caso di dire ha?) una tresca omosessuale con il direttore de L’Avvenire.

    Questo era probabilmente il tassello che mancava in questo quadro torbido: Di Pietro, approfittando della tresca con il Boffo, è riuscito ad influenzare l’opinione dei VESCOVI circa i presunti (e falsi) scandali sessuali in cui è stato coinvolto il premier, facendo moral suasion affinché il quotidiano dei vescovi attaccasse il premier, mentre intanto la moglie di Di Pietro, anch’ella parte del gioco, partecipava a riunioni segrete di MASSONI nei sotterranei del loft del Partito Democratico, durante le quali si facevano sacrifici umani, si beveva birra e si giocava a ping pong, alla presenza non solo dei leader del PD, ma anche dei direttori delle riviste del gruppo L’Espresso, e soprattutto dei direttori dei giornali stranieri (siamo riusciti a immortalare il direttore del Financial Times mentre beveva sangue come un vampiro… beh, in effetti poteva anche essere sangria… o forse vino… insomma, era buio… almeno credo fosse il direttore di FT, vabbé, decida Feltri se pubblicare questo particolare).

    E insomma, durante tali riunioni, si decideva il complotto ai danni del salvatore del mondo. Ecco dunque che finalmente tutto quadra: in questa turpe e fangosa storia c’è tutto, i COMUNISTI, i MASSONI, gli OMOSESSUALI e i VESCOVI, i maggiori nemici di Silvio Berlusconi, tutti insieme in un grande complotto volto a farlo cadere. E a uccidere o imprigionare tutti coloro che lo sostengono, quindi anche tu che mi stai leggendo potresti fare una brutta fine se questa gente riuscisse ad andare al potere. Pensaci. Ricorda com’è andata con STALIN.

    Questa settimana su Panorama niente di nuovo, solo 180 pagine di donne nude; oggi a Studio Aperto il saluto di Mario Giordano [questa è vera, ndT]; ma è su Chi la succosa di questa settimana: in un fotomontaggio mostriamo Beppe Grillo e Di Pietro in costume su una spiaggia del Kenya. Forse sono anche loro omosessuali? E perché la polizia non li attenziona per bene? Magari a manganellate?

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  • lug
    21

    Quello che sta succedendo attorno alle tessere del Partito Democratico ha il sapore della farsa. Nel Lazio e in Campania c’è stato un boom di tesseramenti piuttosto anomalo, anche perché in molte zone il numero degli iscritti supera quello dei votanti.

    Nulla di anomalo, dirà qualcuno, visto che succedeva anche ai tempi dei DS e della Margherita. Ma non cambia la sostanza.

    Perché accade tutto questo? Tutto è contenuto nel regolamento del PD per l’elezione del segretario. Fissato il numero dei delegati (mille e oltre, roba da Partito Comunista Cinese) che dovranno scegliere i tre candidati da portare alle primarie, questo viene ripartito al 50% in base ai voti presi nel 2008 e al 50% in base al numero degli iscritti.

    Pare che in Campania nell’ultimo mese si siano tesserate più persone di quante non se ne siano tesserate in tutta Milano dalla nascita del PD; non sono ancora usciti conteggi ufficiali, ma la Campania potrebbe avere addirittura un sesto degli iscritti totali. Molto strano in una regione che aspetta l’anno prossimo di passare al PdL, al centrodestra.

    Vari responsabili dei circoli, infatti, si mettono al telefono o visitano casa per casa, chiedendo un favore, l’iscrizione al PD; gli iscritti “coatti” ben volentieri si prestano, visto che al sud non si vive in base ad appartenenza od opinione, bensì allo scambio: io do a te, tu dai a me, io mi tessero e tu, quando sarai diventato potente, darai un lavoro a mio figlio che non capisce un cazzo di niente e nessuna azienda se lo vuole prendere. Pare che qualcuno tesseri anche i morti, ma non ci voglio credere. Salvo poi inventarsi deroghe a regolamenti o regole stesse pur di mantenere lo status quo: hanno rifiutato la tessera a Beppe Grillo perché a capo di un movimento politico ostile (ma pieno di potenziali elettori democratici), ma il PD è pieno di gente che fino a ieri e l’altro ieri guidava partiti che leccavano i piedi di Silvio Berlusconi (uno per tutti, Marco Follini, quello che vorrebbe trasformare il PD in una nuova Democrazia Cristiana propensa all’inciucio con qualunque cane o porco – ad esempio l’UdC di Totò Cuffaro – e che attacca un giorno sì e l’altro pure Antonio Di Pietro, che come unica colpa ha quella di essere poco propenso a scendere a patti coi mafiosi).

    In base al meccanismo detto sopra, alcuni capibastone del PD cercano di aumentare il proprio potere (ovvero i delegati da mandare alla Convenzione Nazionale l’11 ottobre) non impegnandosi, facendo qualcosa di buono, bensì andando a cercare dei tapini che si prestino al loro gioco, magari per quattro soldi, perpetuando la piaga del clientelismo e del nepotismo. Risultato: alcune zone, avendo una maggiore densità di iscritti, peseranno più di altre rispetto al numero di elettori (che è quello che dovrebbe importare, visto che il partito è un mezzo per andare al governo, e non il fine della politica). Quindi zone dove il PD ha un maggiore seguono rischiano di essere raggiunte e superate da zone dove il PD è una rovina.

    Quale credibilità può avere un simile meccanismo? Il peso dei circoli deve basarsi su dati validi: vanno premiati quei circoli che con la loro attività portano VOTI e non ISCRITTI. La ripartizione dei delegati va fatta in base ai voti presi, che sono l’unità di misura dell’impegno del partito verso la propria comunità di riferimento, non agli iscritti; solo così si costringerà tali circoli ad impegnarsi a rastrellare il più possibile i voti, convincendo i potenziali elettori della bontà del PD.

    Chi è contro l’idea del partito aperto (Minimo D’Alema, Pierluigi Bersani, per dirne due) non vogliono fare altro che perpetuare una concezione di partito che non ha alcuna credibilità: un partito chiuso non fa altro che aumentare la sensazione (per me molto legata alla realtà) che il fine del partito sia assegnare poltrone, mantenere ed accrescere il potere, e non, come dovrebbe essere, creare una grande forza che possa restituire ossigeno a questo Paese ormai ridotto in macerie, in buona parte proprio da quelle persone che, pur avendo governato, hanno fallito miseramente, ma non se ne vogliono andare.

    Le tessere, tra le altre cose, sono pure troppe.

    Aspettando la rivoluzione di un Partito veramente Democratico.

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  • lug
    17

    Il Partito Democratico, in risposta alla candidatura di Beppe Grillo alla segreteria nazionale, ha risposto in due modi: dapprima è stato attaccato dall’apparato in vario modo, salvo l’unico razionale: è troppo tardi per iscriversi e candidarsi. Il motivo? Per me si sono cagati sotto e hanno parlato senza pensare.

    In secondo luogo la Commissione di Garanzia gli ha rifiutato la tessera perché Grillo è a capo di un movimento politico ostile.

    Grillo è indubbiamente il capo “spirituale” di un movimento politico. Ma che tipo di movimento è il grillismo? Volendolo far rientrare in una delle categorie americane (liberal, centristi e conservatori), i grillini sono indubbiamente liberal, e il programma presentato dalla Carta di Firenze combacia in molti punti con quello di un altro liberal più famoso, tal Barack Obama. Con questo non voglio assolutamente dire che Grillo sia l’Obama italiano: i due hanno tipi diversi di carisma, si pongono diversamente rispetto alla politica (uno è fuori, l’altro è dentro), eccetera. A noi interessa il programma.

    Ora, i liberal sono cittadini che si pongono nell’area di centrosinistra, secondo le categorie italiane, che è oggi presidiata da due partiti: Partito Democratico ed Italia dei Valori (i comunisti non sono liberal). Sono questi i partiti di riferimento principali del grillismo. La differenza fra i due è la seguente: il Partito Democratico rappresenta un quarto degli italiani, l’IdV solo l’8%, questo significa che l’aspirazione di diventare (un giorno non lontano, si spera) partito di governo è più del primo che del secondo.

    Data la legge elettorale vigente, l’elettore è naturalmente portato per il voto utile, ovvero tentato di votare forze in grado di superare lo sbarramento, ma soprattutto il partito che può aspirare a diventare ad esprimere un governo. In altre parole, l’elettore non vuole sprecare il suo voto votando formazioni microscopiche.

    Arriviamo alla conclusione: il PD, rifiutando la tessera a Beppe Grillo, ha riconosciuto in lui la guida di un movimento politico ostile, movimento che però si troverebbe (in teoria) nella medesima zona politica dei democratici. In pratica, il PD ha dichiarato guerra ad una parte del suo potenziale elettorato.

    Come si comporterà questo elettorato rifiutato dal PD? Alle ultime politiche ritengo di credere che i grillini si siano in buona parte astenuti, come da indicazioni del capo spirituale. Il resto si è disperso soprattutto verso Di Pietro, poi verso il PD e infine verso la galassia delle sinistre. Alle ultime europee, invece, gli elettori delusi del PD si sono probabilmente spostati verso gli altri partiti di riferimento, in particolare IdV.

    Quali conseguenze avrà dunque questa dichiarazione di guerra contro i grillini? Molto dipenderà da come si comporterà Di Pietro: appare molto probabile che, nel percorso di consolidamento di partito iniziato dopo le europee (e quindi con la formazione di un programma politico organico e non solo basato sulla “pulizia”), accoglierà molte delle istanze dei grillini (in special modo giovani), riuscendo a intercettare un’altra fetta dell’elettorato liberal del PD. Sarebbe bello, ma è fantapolitica, vedervi convergere anche i radicali e i non comunisti di Sinistra e Libertà, ma le differenze sono ancora troppe.

    Infine chiediamoci come reagirà il PD. Tutto dipenderà da chi verrà eletto segretario a ottobre, su cui tornerò in futuro. Ma personalmente nutro poche speranze a riguardo: Debora Serracchiani, che per molti rappresenta il futuro del PD, rispondendo a Grillo, ha usato parole senza dire praticamente nulla, se non: “mi dispiace, piccolino, ma queste sono cose da grandi”. La speranza sarà il programma di Ignazio Marino, che fino ad ora si è occupato solo di laicità. Il che è un bene, ma è ancora troppo poco.

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  • lug
    13

    Le regole sono regole, però…

    Autore: Tooby; Categoria: Politica;

    (Come credo anche altri) Alessandro D’Amato fa notare che gli iscritti al Partito Democratico possono candidarsi alla carica di segretario solo se hanno preso la tessera prima del 26 giugno. Beppe Grillo, che ha annunciato la sua candidatura ieri, l’ha richiesta oggi (una richiesta è stata presentata online, l’altra ad Arzachena, in Sardegna, dove Grillo è in vacanza, scrive Agr), e questo lo metterebbe fuori dai giochi (d’altro canto già ieri sottolineavo che si trattava di una boutade).

    Quello che fa più senso di questa storia è che i candidati attuali e gli altri capoccia del PD non lo abbiano fatto notare subito. Ieri (e pure oggi) Piero Fassino addirittura escludeva la concessione della tessera, con motivazioni che, sinceramente, riflettevano paura.

    Seguendo la riflessione di Gregorj, «la cosa migliore che possono fare quelli del PD, adesso, è semplicemente andare a vedere il bluff (se di bluff realmente trattasi). Invece di appigliarsi a un regolamento [...] Peccato che questo non succederà mai. Impossibile immaginarsi i vari Fassino, Rutelli, D’Alema rischiare di trovarsi nel partito una “grana” come lui, con tutti i voti che sicuramente prenderebbe. D’altronde, si tratta di gente che ha paura del voto popolare [le primarie hanno spesso bastonato sonoramente i candidati dell'apparato, vedasi Nichi Vendola e Matteo Renzi, tanto per dirne due], che li ha spesso visti prendere degli schiaffi assai sonori. Bisogna capirli: sono terrorizzati.»

    Già hanno distrutto le primarie e il PD, dubito fortemente che cercheranno di distruggere anche sé stessi. Anche se forse sarebbe la cosa migliore (e per questo continuo a sostenere Ignazio Marino).

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  • Cinguettii del 07-09-2010
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    • «Lo studio della liquidità dei mercati finanziari è utile anche per trovare un[a] ragazza/o» Azz. ->
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