Tooby, L'Olandese volante
Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito
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apr17
Pietre miliari del giornalismo italiano /38
Autore: Tooby; Categoria: Pensieri;View CommentsOvvero come non si scrive un articolo. Stavolta tocca a la Repubblica (edizione di Bologna).
Oggi mi sono ritrovato fra i feed un articolo il cui titolo diceva: «La disperazione della moglie “Avremmo risolto tutto”.»
Dopo aver detto “Eh?”, mi dico: vabbé, tanto c’è la sommario che spiega qualcosa di più. Invece no: «Parlano gli amici di Mario Farisano. “Organizzava anche il karaoke. La musica era la sua passione”». Articolo di Alessandro Cori.
Mi pare d’intuire che un certo Mario Farisano ha fatto qualcosa di brutto: una rapina in banca, una litigata finita male o un suicidio mi sembrano le ipotesi più azzeccate. Ma comincio a innervosirmi, perché questo è un articolo di giornale, non certo “Chi vuol essere milionario?”. Sto cercando una notizia, non sto giocando per i 16 mila euro.
Allora apro l’articolo: premetto che di solito non l’avrei fatto, sarei passato oltre bestemmiando, ma stavolta no, mi sono sentito in dovere di leggere quella che si prospettava essere immondizia, come in effetti era, perché volevo scrivere questo post.Perché qualche futuro giornalista non commetta gli stessi errori.
E quindi inizio a leggere. Il pezzo comincia riportando le parole di qualcuno (viene poi rivelato che si tratta di una certa Ida e solo poi si capisce che si tratta della moglie del “protagonista” dell’articolo). Già questo di per sé è un crimine contro il giornalismo (han chiamato quelli del Pulitzer, vorrebbero assegnarlo a questo signor Cori, giusto per poi ritirarglielo con ignominia).
Dopo il primo paragrafo ho capito che un certo Gerardo ha trovato il corpo del marito di una certa Ida, la quale afferma che tutto questo è successo per colpa del lavoro. Il problema è che dopo un intero paragrafo il “tutto questo” non è ancora precisato, anche se la probabilità che si tratti di suicidio si è fatta più elevata. Ma vorrei comunque chiedere l’aiuto da casa.
Il giornalista non dice neppure nel secondo paragrafo cosa è successo: parla di “gesto estremo”, giusto perché noi possiamo dedurre che si tratta di suicidio, con buona confidenza, ma non con certezza.
E comunque la rivelazione è passeggera: il caro Cori, infatti, come se niente fosse, dopo le parole “gesto estremo” comincia a parlare del karaoke. Il resto leggetelo voi, io continuo facendo notare dove ha sbagliato.
Vedete, alla scuola di giornalismo non lo insegnano neanche più, perché lo fanno già alle scuole elementari: un articolo va scritto secondo le cinque W. Non solo, ma tu, giornalista serio, nel primo paragrafo dell’articolo devi riportare un sommario dell’intera storia completo di tutte e 5 le informazioni W, ovvero devi dire chi ha fatto cosa dove come quando e perché.
Poi, nella seconda parte del tuo bell’articolo, continui approfondendo le 5 W, riportando dettagli, in questo caso sul ritrovamento, sulle modalità del suicidio, le ipotesi dei carabinieri, e solo poi, nella terza parte del tuo bellissimo articolo, riporti le parole della vedova, degli amici, parli del passato del suicida, dove lavorava, che faceva, che dicevano di lui gli amici. Qui va la parte sul karaoke. Non nel titolo. Assolutamente: è un’informazione radicalmente inutile, che non merita di stare nel sommario.
Ma vediamo, dove sono le nostre 5 W, in questo articolo?:
- il Who (Mario Farisano, 44 anni, operaio in cassa integrazione) è sparpagliato un po’ ovunque: nel primo paragrafo sappiamo che c’è un cadavere, nel secondo che si tratta di un operaio di nome Mario, nel terzo che aveva 44 anni e che faceva il karaoke, nell’ultimo paragrafo che era in cassa integrazione e che si chiamava Mario Farisano;
- il What (il suicidio) resta avvolto nel mistero e solo la parola “gesto estremo” ci fa capire con una grossa probabilità che si tratta di suicidio;
- il Where (a Molinella, Bologna) viene rivelato nel secondo paragrafo, e neppure in modo chiaro (secondo l’articolo i colleghi sono di Molinella, ma non è detto che il suicidio sia ivi avvenuto, questo non viene mai dichiarato);
- il When mi sembra sia completamente assente;
- il Why (malessere da disoccupazione) viene rivelato alla fine del primo paragrafo (prima ancora che si dicesse cosa fosse successo).
Ci sarebbe pure l’How, il come (si è suicidato), ma ok, la cosa è trascurabile. Non è trascurabile, invece, il fatto che l’articolo non ha né capo né coda, che è scritto contro tutte le regole dell’arte.
Non c’è niente di male a essere originali, per carità. Ma qui sfociamo nell’inettitudine: non vuoi dire le 5 W nel primo paragrafo perché vuoi aprire con una frase a effetto? Va benissimo, fallo, ma poi le 5 W devi scriverle tutte, per bene, anche in modo creativo, nel secondo. Non in giro per tutto l’articolo che per trovarle serve Indiana Jones. E soprattutto, metticele tutte, queste accidenti di 5 W: manca il quando e anche una parte del dove!
Dunque, il titolo poteva essere: “Operaio suicida nel bolognese, la moglie: «Per colpa del lavoro»” (quattro su cinque W, essendo una cronaca il quando può essere sottinteso nel titolo). Il sommario “Mario Farisano, operaio in cassa integrazione, si è tolto la vita ieri perché non sopportava di non avere un lavoro. Il dolore degli amici: «Sembrava stesse bene»”. Non solo ci sono le 5 W, ma pure un bel po’ del resto.
Caro Cori e caro ignoto titolista, forse è il caso che rifacciate la scuola di giornalismo. Anzi, forse nemmeno quella, visto che io non l’ho fatta e comunque ho scritto le stesse cose secondo le regole della professione. Magari la scuola elementare?
(Davvero, è così facile prendere il tesserino da giornalista?)
(Ah, cara Repubblica, sotto articoli del genere dovresti scrivere che la riproduzione non solo è riservata, ma che dovrebbe essere pure vietata. A voi di Repubblica, prima di tutto).
(Davvero, è così facile prendere quel tesserino? Davvero?)
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mar21
Pietre miliari del giornalismo italiano /36
Autore: Tooby; Categoria: Pensieri;View CommentsE ritorna la rubrica degli strafalcioni giornalistici che con una semplice rilettura si potevano evitare. A onor del vero, devo dire che negli ultimi tempi dalle parti del Corriere non ne avevo notati, quindi diciamo che per la legge dei grandi numeri può capitare. Dunque:
La Roma passa in vantaggio al 15′ p.t. con Luca Toni
1-0
e raddoppia al 24′ p.t. grazie a Vucinic.
2-0
I bianconeri accorciano le distanze al 38′p.t. con un rigore di Di Natale
2-1
che al 16′ s.t. porta in vataggio (sic) i friulani.
2-2
La partita poi è finita 4-2, l’Udinese non è mai stata in vantaggio.
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gen28
Se vedo iPad
Autore: Tooby; Categoria: Pensieri;View CommentsPensando al corso di marketing, mi vengono due domande riguardo iPad: qual è il bisogno che soddisfa? Che prodotto dovrebbe sostituire? L’unica applicazione che ci trovo è il potermi mettere più comodo sul divano, ma non è che con un netbook (ma anche con il cellulare) stessi poi così male.
Passino i difetti (pare che dietro sia bombato… se lo metto su un tavolo dondola?), ma oltretutto mancano un bel po’ di cosettine, come webcam, GPS (versione non 3G), porte USB, ecc (mancanze che però mi spiego con una strategia di scrematura: Jobs cerca di vendere prima questa versione – con eventuali “estensioni”, come la tastiera che potrà essere solo Apple, poi ne fa uscire un’altra che verrà acquistata da molti che avevano già comprato la precedente e così via).
Infine è sigillato: puoi farci solo ciò che ti è permesso da Apple (il fatto che non ci sia né Flash né VoIP – pare -la dice molto brutta, per non parlare di iBook Store, visto che difficilmente si potranno infilarci libri acquistati altrove… e se poi voglio prestarli ad un amico come per i libri normali?). Insomma, tutta roba di cui avevo già parlato nel caso dello iPhone, di cui iPad è una versione un po’ più grande. Solo che iPad non serve a nulla. Ma grazie al solito hype andrà a ruba.
A molta gente si potrebbe vendere mer*a, dopotutto. L’han già fatto…
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gen11
Pietre miliari del giornalismo italiano /34
Autore: Tooby; Categoria: Pensieri;View CommentsIl Sole 24 Ore:

La Repubblica:
Va specificato che si tratta dello stesso sondaggio di IPR Marketing. A vedere le pagelle si direbbe che la ragione stia dalla parte di Repubblica: quelli del Sole, infatti, per motivi che mi sfuggono (oppure no), la vedono nera perché mettono in paragone il consenso registrato dal sondaggio con i risultati delle elezioni regionali (spesso con i ballottaggi), il che è una bella cretinata, a mio avviso. Io invece (e anche Repubblica) preferisco guardare i dati per quello che sono: ben 11 governatori su 17 e addirittura 94 sindaci su 110 hanno il consenso di almeno il 50% degli intervistati, il che è un buon risultato. Un risultato del genere, stando all’ultimo dato sulla fiducia di IPR Marketing, viene raggiunto solo da 11 ministri su 24 (comprendendo nel totale il premier). Per questo dire che i sindaci sono i più amati dai cittadini mi pare essere sostanzialmente corretto.
Perché ho infilato questa notizia fra le pietre miliari? Per dimostrare come si possa orientare le coscienze a credere una cosa o un’altra, pur partendo dagli stessi fatti. In particolare decidendo in che modo ignorarli.
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dic31
Beh, buon 2010, allora
Autore: Tooby; Categoria: Pensieri;View CommentsVi (e mi) auguro un 2010 almeno non troppo peggiore del precedente.
Di sicuro potremo tentare di renderlo migliore del precedente. Quindi rimbocchiamoci le maniche e proviamoci.
Buon 2010 e buon decennio.
- Cinguettii del 01-09-2010
- Cinguettii del 31-08-2010 http://goo.gl/fb/gEaqu #sideblog #brevi ->
- Mi ritornava alla mente il movimento Fascismo e Libertà. Fini è stato sfortunato a scegliere Futuro e Libertà (o no?) ->
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- Magari qualcuno s'offende, ma Foursquare mi sembra un regalo per i topi d'appartamento ->
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