L'Olandese volante
Spiacente, non riesco a farmi trattare da suddito
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gen28
Se vedo iPad
Autore: Tooby; Categoria: Pensieri;View CommentsPensando al corso di marketing, mi vengono due domande riguardo iPad: qual è il bisogno che soddisfa? Che prodotto dovrebbe sostituire? L’unica applicazione che ci trovo è il potermi mettere più comodo sul divano, ma non è che con un netbook (ma anche con il cellulare) stessi poi così male.
Passino i difetti (pare che dietro sia bombato… se lo metto su un tavolo dondola?), ma oltretutto mancano un bel po’ di cosettine, come webcam, GPS (versione non 3G), porte USB, ecc (mancanze che però mi spiego con una strategia di scrematura: Jobs cerca di vendere prima questa versione – con eventuali “estensioni”, come la tastiera che potrà essere solo Apple, poi ne fa uscire un’altra che verrà acquistata da molti che avevano già comprato la precedente e così via).
Infine è sigillato: puoi farci solo ciò che ti è permesso da Apple (il fatto che non ci sia né Flash né VoIP – pare -la dice molto brutta, per non parlare di iBook Store, visto che difficilmente si potranno infilarci libri acquistati altrove… e se poi voglio prestarli ad un amico come per i libri normali?). Insomma, tutta roba di cui avevo già parlato nel caso dello iPhone, di cui iPad è una versione un po’ più grande. Solo che iPad non serve a nulla. Ma grazie al solito hype andrà a ruba.
A molta gente si potrebbe vendere mer*a, dopotutto. L’han già fatto…
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gen11
Pietre miliari del giornalismo italiano /34
Autore: Tooby; Categoria: Pensieri;View CommentsIl Sole 24 Ore:

La Repubblica:
Va specificato che si tratta dello stesso sondaggio di IPR Marketing. A vedere le pagelle si direbbe che la ragione stia dalla parte di Repubblica: quelli del Sole, infatti, per motivi che mi sfuggono (oppure no), la vedono nera perché mettono in paragone il consenso registrato dal sondaggio con i risultati delle elezioni regionali (spesso con i ballottaggi), il che è una bella cretinata, a mio avviso. Io invece (e anche Repubblica) preferisco guardare i dati per quello che sono: ben 11 governatori su 17 e addirittura 94 sindaci su 110 hanno il consenso di almeno il 50% degli intervistati, il che è un buon risultato. Un risultato del genere, stando all’ultimo dato sulla fiducia di IPR Marketing, viene raggiunto solo da 11 ministri su 24 (comprendendo nel totale il premier). Per questo dire che i sindaci sono i più amati dai cittadini mi pare essere sostanzialmente corretto.
Perché ho infilato questa notizia fra le pietre miliari? Per dimostrare come si possa orientare le coscienze a credere una cosa o un’altra, pur partendo dagli stessi fatti. In particolare decidendo in che modo ignorarli.
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dic31
Beh, buon 2010, allora
Autore: Tooby; Categoria: Pensieri;View CommentsVi (e mi) auguro un 2010 almeno non troppo peggiore del precedente.
Di sicuro potremo tentare di renderlo migliore del precedente. Quindi rimbocchiamoci le maniche e proviamoci.
Buon 2010 e buon decennio.
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nov22
Pietre miliari del giornalismo italiano /29
Autore: Tooby; Categoria: Pensieri;View CommentsAggiornamento: L’articolo è stato corretto. Non posso che ringraziare kolui che ha segnalato a chi di dovere.
Oggi in RCD – Corriere della Sera, sarà che è domenica, ma stanno dando veramente i numeri. A parte vari typo veramente evitabili nei titoli (alcuni li trovate in fondo all’articolo, se siete curiosi – ma come si fa a scambiare la t con la p che sta da tutt’altra parte nella tastiera?), lo strafalcione del giorno titola: «Torino: primo trapianto di organo da paziente deceduto». Giusto per essere chiari, i trapianti esistono da almeno un secolo e, di solito, avvengono da donatore morto a ricevente vivo. Quindi un trapianto di organo prelevato da un morto non fa notizia.
Andiamo a leggere l’articolo, ma il mistero rimane: qual è la notizia? Stanno trapiantando un cuore di maiale? Un polmone alieno? Nel corpo dell’articolo infatti rileggiamo la stessa cosa: «trapianto da paziente deceduto». Ma allora quale ca**o è la notizia?
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nov9View Comments
(da Sciccherie)
Vent’anni. Tanto è trascorso dal 9 novembre del 1989. Cadevano ufficialmente divisioni sociali, contrasti politici, tabù. Le macerie del Muro di Berlino portavano via con loro quasi tutti gli screzi del post-conflitto mondiale. L’Unione Sovietica si apriva finalmente al mondo, dopo dispotismi, oscurità, rivoluzioni e domini. E sarebbe durata ancora poco con quel nome, tornando “Russia” a seguito di un periodo di transizione (durante la quale sorse la CSI) e liberandosi di quella bandiera rossa con falce e martello che tinse i colori dell’Europa dell’Est. Non a caso, spiragli si aprirono subito dopo in Paesi come Polonia (con Solidarnosc), Albania, Ungheria o Romania (dove le insurrezioni sfociarono nella tragica fine dei dittatori il successivo Natale). Ciò che non è successo in Cina, con la repressione popolare (anch’essa ancora ombrata) di Piazza Tiananmen cominciata nel precedente aprile.
Quel Muro non divideva semplicemente una città; divideva due teorie, due generi, due dottrine. La cosiddetta “Cortina di Ferro” spezzava fisicamente l’Europa in due realtà: una parte in mano all’Ovest, influenzata da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti (ossia coloro che, insieme al regime di Stalin, si spartirono la Germania), l’altra erede di una simbologia portata al socialismo estremo. Il tricolore tedesco dell’est, quello della parte definita “democratica”, contrapposta all’occidentalizzata “federale”, al suo centro, presentava compasso e mazzetta. Medesimo destino era accaduto da una quarantina d’anni a Berlino, spartita tra le quattro potenze e resa capitale di un sofferente oriente. Contrapposta a Bonn, centro strategicamente piazzato nella regione più industrializzata della Germania Ovest.
Era il 1961 quando il fil di ferro fu sostituito da pareti di cemento. Chiunque tentasse di scavalcare quel confine, circuendo i severi checkpoint, in concreto rischiava la vita. Poche le speranze di sopravvivere ai colpi. Erano profughi; scappavano dalla povertà e da leggi troppo severe per un popolo cresciuto sfavorito, almeno rispetto ai “cugini”. Gli stessi che, in fin dei conti, nessuna differenza etnica, religiosa o culturale nutrivano con i conterranei. Non esisteva compassione nelle guardie di frontiera, nemmeno su bambini e anziani: qualsiasi figura in movimento doveva essere mirata, senza pietà. Chi cercava asilo superando chilometri in mare o impervie catene montuose, forse, correva meno pericoli.
Poi la distensione, con la fine anche di embarghi e luoghi comuni. L’abbattimento del filo spinato, che segnava il confine tra i due blocchi, garantì l’apertura dei cancelli doganali e, di conseguenza, quel muro che divideva un qualcosa di unico, spezzando case e storie umane, non serviva più. Bastò una dichiarazione del Ministro della Propaganda della scioglienda DDR (la Germania Est) per dare il via ad una festa spontanea, ad una “riunione” tanto cercata e definitivamente trovata. Gli abbracci tra sconosciuti e fratelli nello stesso tempo, la birra offerta a chiunque, le picconate in cima all’inquietante barriera nei pressi della Porta di Brandeburgo e il crollo di interi murales dipinti sul solo versante di ponente sono e saranno i simboli di un evento imprescindibile per la memoria collettiva.
Momenti da brivido. Chissà se il mondo avrà possibilità di vedere abbattute altre separazioni. Tra Messico e USA, ad esempio, oppure quella meno celebre di Nicosia in Cipro, isola contesa tra turchi e discendenti greci, o ancora un’altra posta al confine tra territori spagnoli ed Africa. “Ultimi ma non ultimi”, per quanto inquietanti e nel contempo rappresentativi, sono gli alti blocchi che separano Israele da Palestina o le canne di bambù poste lungo il 38° parallelo, atte a spezzare in due la Corea.
Oggi, con estrema probabilità, molti sapranno e dunque ricorderanno ciò che è gravitato attorno a quei mattoni. Fino a qualche giorno fa, evidentemente, pochi conservavano davvero quelle immagini.
- Cinguettii del 18-03-2010
- Cinguettii del 17-03-2010 http://goo.gl/fb/a30K #sideblog #brevi
- Photo: Politici in tv, tutto a governo e PdL (Schifo Aperto indecente, peggio del TG4) | via Polisblog http://tumblr.com/xuj7jr4cc
- La Corte Costituzionale è in camera di consiglio per decidere la sospensione del decreto interpretativo
- Le toghe "rosse" arrestano Frisullo (PD) a una settimana dal voto. Vediamo se Cicchitto rompe le scatole con la giustizia a orologeria.
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